Egwene avrebbe dovuto accostarsi a questa faccenda con molta delicatezza, e non voleva iniziare finché il Consiglio non fosse arrivato. Non poteva accusare Bryne, ma non poteva ignorare Mat. Era un furfante e uno sciocco, ma Egwene si fidava di lui. Che la Luce la aiutasse, si fidava. Gli avrebbe affidato la sua stessa vita. E le cose erano andate in modo strano sul campo di battaglia.
Le Adunanti si radunarono relativamente in fretta. Erano al comando dello sforzo bellico e si incontravano ogni sera per ottenere rapporti e spiegazioni tattiche da Bryne e dai suoi comandanti. Bryne non pareva ritenere strano che venissero da lui ora; continuò col suo lavoro.
Molte delle donne rivolsero occhiate curiose a Egwene entrando. Lei rispose con cenni del capo, cercando di trasmettere il peso dell’Amyrlin Seat.
Alla fine ne arrivò un numero tale per cui Egwene decise di cominciare. Il tempo scorreva inesorabile. Aveva bisogno di scacciare dalla mente le accuse di Mat una volta per tutte, oppure avrebbe dovuto agire sulla base di esse.
«Generale Bryne» disse Egwene. «Stai bene? Abbiamo avuto qualche difficoltà a trovarti.»
Lui alzò lo sguardo e sbatté le palpebre. Aveva gli occhi rossi. «Madre» disse. Annuì alle Adunanti. «Mi sento stanco, ma probabilmente non più di te. Sono stato per tutto il campo di battaglia, occupandomi di ogni genere di dettagli; sai com’è.»
Gawyn si precipitò dentro. «Egwene» disse, il volto pallido. «Guai.»
«Cosa?»
«Io...» Prese un respiro profondo. «Il generale Bashere si è rivoltato contro Elayne. Luce! È un Amico delle Tenebre. La battaglia sarebbe stata persa se non fossero arrivati gli Asha’man.»
«Cosa?» domandò Bashere, alzando lo sguardo dalle sue mappe. «Bashere, un Amico delle Tenebre?»
«Sì.»
«Impossibile» disse Bryne. «Ha accompagnato il Lord Drago per mesi. Non lo conosco bene, ma... Un Amico delle Tenebre? Non può essere.»
«È piuttosto irragionevole supporre...» disse Saerin.
«Puoi parlare con la Regina in persona, se vuoi» disse Gawyn, ergendosi alto. «L’ho sentito dalla sua stessa bocca.»
Sulla tenda calò il silenzio. Le Adunanti si guardarono con volti preoccupati.
«Generale,» disse Egwene a Bryne «come mai hai mandato due unità di cavalleria a proteggerci dai Trolloc sulle colline a sud di qui, facendole finire in una trappola e lasciando esposto il fianco sinistro dell’esercito principale?»
«Come mai, Madre?» chiese Bryne. «Era evidente che stavate per essere sopraffatti, chiunque poteva vederlo. Sì, gli ho fatto lasciare il fianco sinistro, ma ho spostato le riserve illianesi in quella posizione. Quando ho visto quell’unità di cavalleria sharana dividersi per attaccare il fianco destro di Uno, ho inviato gli Illianesi a intercettarli; era la cosa giusta da fare. Non sapevo che ci sarebbero stati così tanti Sharani!» La sua voce si era alzata in un urlo, ma si fermò e le sue mani iniziarono a tremolare. «Ho commesso un errore. Non sono perfetto, Madre.»
«Questo è stato più di un errore» disse Faiselle. «Ho parlato poco fa con Uno e gli altri sopravvissuti del massacro di quella cavalleria. Uno ha detto che ha fiutato una trappola non appena lui e i suoi uomini hanno iniziato a cavalcare verso le sorelle, ma tu gli avevi promesso aiuto.»
«Vi ho detto che gli ho mandato dei rinforzi: solo non mi aspettavo che gli Sharani avrebbero inviato una forza tanto numerosa. Inoltre avevo tutto sotto controllo. Avevo ordinato a una legione di cavalleria seanchan di fare da rinforzo alle nostre truppe; si sarebbero dovuti occupare di quegli Sharani. Li avevo schierati al di là del fiume. Solo non mi aspettavo che arrivassero così tardi!»
«Sì» disse Egwene, indurendo la voce. «Quegli uomini — diverse migliaia — sono stati schiacciati fra i Trolloc e gli Sharani, senza alcuna speranza di scappare. Li hai perduti, e senza un buon motivo.»
«Dovevo portare fuori le Aes Sedai!» disse Bryne. «Sono la nostra risorsa più preziosa. Perdonami, Madre, ma tu hai usato la stessa argomentazione con me.»
«Le Aes Sedai avrebbero potuto aspettare» disse Saerin. «Io ero lì. Sì, ci serviva aiuto — eravamo incalzate — ma abbiamo resistito e avremmo potuto resistere ancora.
«Hai lasciato migliaia di bravi uomini a morire, generale Bryne. E sai qual è la parte peggiore? Non era necessario. Hai lasciato tutti quei Seanchan al di là del guado, quelli che avrebbero salvato la situazione, ad attendere un tuo ordine per attaccare. Ma quell’ordine non è mai arrivato, vero, generale? Li hai abbandonati, proprio come hai abbandonato la nostra cavalleria.»
«Ma ho ordinato loro di attaccare; alla fine sono arrivati, giusto? Ho mandato un messaggero. Io... io...»
«No, se non fosse stato per Mat Cauthon sarebbero ancora lì ad aspettare su questo lato del fiume, generale!» Egwene gli voltò le spalle.
«Egwene» disse Gawyn, prendendole il braccio. «Cosa stai dicendo? Solo perché...»
Bryne si portò una mano alla testa. Poi si afflosciò, come se i suoi arti avessero perso forza all’improvviso. «Non so cosa c’è che non va in me» sussurrò come vuoto. «Continuo a commettere errori, Madre. Quelli da cui ci si può riprendere, e continuo a ripetermelo. Poi commetto un altro errore e devo affannarmi ancora di più per aggiustarlo.»
«Sei solo stanco» disse Gawyn con voce addolorata, guardandolo. «Lo siamo tutti.»
«No» disse Bryne piano. «No, è più di quello. Sono stato stanco in altre occasioni. Qui è come se... come se i miei istinti all’improvviso fossero sbagliati. Do gli ordini e solo dopo vedo i buchi, i problemi. Io...»
«Coercizione» disse Egwene, provando un senso di freddo. «Sei vittima di coercizione. Stanno attaccando i nostri gran capitani.»
Diverse donne nella tenda abbracciarono la Fonte.
«Com’è possibile?» protestò Gawyn. «Egwene, abbiamo delle sorelle che controllano l’accampamento in cerca di segni che qualcuno stia incanalando!»
«Non so come sia successo» disse Egwene. «Forse è stato messo in atto mesi fa, prima che cominciasse la battaglia.» Si voltò verso le sorelle. «Propongo che il Consiglio sollevi Gareth Bryne dal ruolo di comandante delle nostre armate. La decisione sta a voi, Adunanti.»
«Luce» disse Yukiri. «Noi... Luce!»
«Dev’essere fatto» disse Doesine. «È una mossa astuta, un modo per distruggere le nostre armate senza che vediamo la trappola. Avremmo dovuto capirlo... I gran capitani dovevano essere protetti meglio.»
«Luce!» disse Faiselle. «Dobbiamo mandare la notizia a Lord Mandragoran e a Thakan’dar! Questo potrebbe riguardare anche loro: un tentativo di far crollare tutti e quattro i fronti nello stesso momento in un attacco coordinato.»
«Provvedo subito» disse Saerin, muovendosi verso i lembi della tenda. «Per ora, sono d’accordo con te, Madre. Bryne dev’essere sollevato dall’incarico.»
Una a una, le altre annuirono. Non era un voto formale del Consiglio, ma sarebbe bastato. Accanto al tavolo, Gareth Bryne si sedette. Poveruomo. Senza dubbio era scosso, preoccupato.
Inaspettatamente, sorrise.
«Generale?» chiese Egwene.
«Grazie» disse Bryne, sembrando rilassato.
«Per cosa?»
«Temevo di star perdendo la testa, Madre. Continuavo a vedere cosa avevo fatto... Ho lasciato migliaia di uomini a morire... Ma non ero io. Non ero io.»
«Egwene» disse Gawyn. Nascondeva bene il dolore. «L’esercito. Se Bryne è stato costretto a guidarci verso il pericolo, dobbiamo cambiare immediatamente la struttura di comando.»
«Portate i miei comandanti» disse Bryne. «Lascerò a loro il controllo.»
«E se fossero stati corrotti anche loro?» chiese Doesine.
«Sono d’accordo» disse Egwene. «Qui c’è puzza di uno dei Reietti, forse Moghedien. Lord Bryne, se dovessi cadere in questo scontro, lei saprebbe che i tuoi comandanti sarebbero i prossimi ad assumere l’incarico. Potrebbero avere i tuoi stessi istinti difettosi.»