Doesine scosse il capo. «Di chi possiamo fidarci? Qualunque dannato uomo o donna che mettessimo al comando potrebbe essere stato vittima della coercizione.»
«Potremmo doverci guidare da sole» disse Faiselle. «Arrivare a un uomo che non può incanalare sarebbe più facile che con una sorella, che percepirebbe qualcuno che sta incanalando e noterebbe una donna con quella capacità. È più probabile che noi siamo pulite.»
«Ma chi tra noi sa di tattica militare?» chiese Ferane. «Io mi considero abbastanza istruita da supervisionare i piani, ma elaborarli?»
«Saremo meglio di qualcuno che possa essere stato corrotto» disse Faiselle.
«No» disse Egwene, appoggiandosi al braccio di Gawyn.
«Allora cosa?» domandò Gawyn.
Egwene serrò i denti. Allora cosa? Conosceva solo un uomo di cui poteva fidarsi che non fosse stato vittima della coercizione, almeno non da parte di Moghedien. Un uomo che era immune agli effetti di saidar e saidin. «Dovremo mettere le nostre armate sotto il comando di Matrim Cauthon», disse «Che la Luce vegli su di noi. »
32
Un ragno-fiore giallo
La damane teneva aperto un buco nel pavimento per Mat. Dava sul campo di battaglia.
Mat si sfregò il mento, ancora impressionato, anche se aveva usato questi buchi nell’ultima ora per controbattere alla trappola che Bryne aveva predisposto per le armate di Egwene. Aveva inviato compagnie aggiuntive di cavalleria seanchan a rinforzare entrambi i fianchi delle truppe al fiume e altre damane per contrastare gli incanalatori sharani e arginare la piena di Trolloc che premevano contro i difensori.
Naturalmente non valeva comunque quanto essere sul campo di battaglia di persona. Forse sarebbe dovuto andar fuori di nuovo e combattere ancora un po’. Lanciò un’occhiata a Tuon, che sedeva su un trono — un trono imponente alto dieci piedi — da un lato dell’edificio di comando. Tuon strinse gli occhi verso di lui, come se potesse leggergli nei pensieri.
È una Aes Sedai, si disse Mat. Oh, non può incanalare... Non si è ancora permessa di imparare. Ma è comunque una di loro. E io l’ho sposata.
Tuon era qualcosa di incredibile, però. Mat provava un brivido ogni volta che lei dava ordini: lo faceva in modo così naturale. Elayne e Nynaeve avrebbero potuto prendere lezioni. Tuon stava proprio bene su quel trono. Mat lasciò indugiare lo sguardo su di lei e questo gli fruttò un’occhiataccia, cosa che era proprio ingiusta. Se un uomo non poteva rivolgere occhiate lascive a sua moglie, a chi poteva rivolgerle?
Mat si voltò di nuovo verso il campo di battaglia. «Bel trucchetto» disse, chinandosi per ficcare la mano nel foro. Erano molto in alto. Se fosse caduto, avrebbe avuto il tempo di canticchiare tre strofe di Lei non mi mostra le sue caviglie prima di colpire il terreno. E forse anche un ritornello in più.
«Questo l’ha imparato» disse la sul’dam, riferendosi alla sua nuova damane «osservando i flussi delle Aes Sedai.» La sul’dam, Catrona, quasi si strozzò alle parole ‘Aes Sedai’. Mat non riusciva a biasimarla. Quelle potevano essere parole difficili da pronunciare.
Lui cercava di non fissare la damane né i tatuaggi di rami in fiore sulle sue guance, che si protendevano dalla nuca come mani a sorreggerle la faccia. Mat era responsabile della sua cattura. Era meglio che lasciarla a combattere per l’Ombra, giusto?
Sangue e maledette ceneri, pensò tra sé. Stai facendo un buon lavoro a convincere Tuon a non usare le damane. Matrim Cauthon. Catturarne una tu stesso...
Era irritante la rapidità con cui la donna sharana si era adattata alla prigionia. La sul’dam l’aveva rimarcato più volte. A malapena un attimo di lotta, poi sudditanza assoluta. Si aspettavano che con una damane appena catturata ci volessero mesi per addestrarla a dovere, eppure questa era stata pronta entro poche ore. Catrona era praticamente raggiante, come se fosse personalmente responsabile per il temperamento della donna sharana.
Quel buco era notevole. Mat stava proprio sul bordo, guardando il mondo più in basso, contando le compagnie e gli squadroni mentre se li segnava nella testa. Cosa avrebbe fatto Classen Bayor con uno di questi?, si domandava. Forse la battaglia di Kolesar avrebbe avuto un esito differente. Non avrebbe mai perso la cavalleria nelle paludi, quello era certo.
Le forze di Mat continuavano a trattenere l’Ombra al confine orientale di Kandor, ma a lui l’attuale situazione non piaceva. La natura della trappola di Bryne era stata sottile, difficile da vedere come un ragno-fiore giallo rannicchiato su un petalo. Ecco come l’aveva capito Mat. C’era voluto vero genio militare per mettere l’esercito in una situazione tanto terribile senza far sembrare che fosse pessima. Quel genere di cose non accadevano per caso.
Mat aveva perso più uomini di quanti ne volesse contare. La sua gente era schiacciata contro il fiume e Demandred — malgrado continuasse a vaneggiare sul Drago Rinato — stava mettendo continuamente alla prova le difese di Mat, cercando di trovare un punto debole, mandando una scorreria di cavalleria pesante da un lato, poi un attacco di arcieri sharani e una carica di Trolloc dall’altro. Di conseguenza, Mat doveva tenere d’occhio attentamente i movimenti di Demandred per essere in grado di contrastarli in tempo.
Presto sarebbe scesa la notte. L’Ombra avrebbe ripiegato? I Trolloc potevano combattere al buio, ma quegli Sharani probabilmente no. Mat diede un’altra serie di ordini e i messaggeri galopparono attraverso i passaggi per recapitarli. Parvero passare solo pochi istanti prima che le truppe lì sotto reagissero. «Così rapido...» disse Mat.
«Questo cambierà il mondo» disse il generale Galgan. «I messaggeri possono reagire all’istante; i comandanti possono osservare le battaglie e pianificare al momento.»
Mat grugnì in assenso. «Scommetto che ci vorrà tutta la dannata sera per avere la cena dalla tenda della mensa, però.»
Galgan sorrise davvero. Era come vedere un macigno fratturarsi a metà.
«Dimmi, generale» chiese Tuon. «Qual è la tua valutazione delle capacità del nostro consorte?»
«Non so dove tu l’abbia trovato, Eccellentissima, ma è un diamante di grande valore. L’ho osservato in queste ultime ore mentre salvava le forze della Torre Bianca. Nonostante il suo... stile non convenzionale, di rado ho visto un comandante dotato quanto lui.»
Tuon non sorrise, ma Mat poté vedere dai suoi occhi che era compiaciuta. Erano occhi davvero belli. E, in effetti, con Galgan che non si comportava in modo burbero, forse dopotutto questo non sarebbe stato un brutto posto.
«Grazie» disse Mat sottovoce a Galgan mentre si sporgevano entrambi per studiare il campo sottostante.
«Mi considero un uomo sincero, mio Principe» disse Galgan, sfregandosi il mento con un dito calloso. «Tu servirai bene il Trono di Cristallo. Sarebbe un peccato vederti assassinato troppo presto. Mi accerterò che i primi sicari che invierò siano appena addestrati, in modo che tu possa fermarli con facilità.»
Mat avvertì la bocca spalancarsi. Quell’uomo l’aveva detto con franchezza assoluta, quasi con affetto. Come se stesse pensando di fare un favore a Mat tentando di ucciderlo!
«I Trolloc qui» indicò un gruppo di creature lì sotto «ripiegheranno presto.»
«Concordo» disse Galgan.
Mat si sfregò il mento. «Dovremo vedere cosa farà Demandred con loro. Mi preoccupa che gli Sharani possano cercare di infiltrare alcuni loro incanalatori nel nostro accampamento durante la notte. Mostrano una dedizione notevole alla loro causa. O un disprezzo dannatamente sciocco per l’autoconservazione.»