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Le Aes Sedai e le sul’dam non erano particolarmente timide, ma in genere erano caute. Gli incanalatori sharani erano tutto il contrario, in particolare gli uomini.

«Portatemi alcune damane per creare luci per il fiume» disse Mat. «E sigillate l’accampamento con un anello di damane a intervalli regolari per controllare se qualcuno incanala. Nessuno dovrà incanalare, nemmeno per accendere una dannata candela.»

«Alle... Aes Sedai... questo potrebbe non piacere» disse il generale Galgan. Anche lui esitò nell’usare le parole Aes Sedai. Avevano cominciato a usare quel termine al posto di marath’damane su ordine di Mat, un ordine che lui si era aspettato che Tuon rescindesse. Lei non l’aveva fatto.

Tylee entrò nella stanza. Alta e con il volto sfregiato, la donna dalla carnagione scura camminava con la fiducia di un soldato di lungo corso. Si prostrò davanti a Tuon, gli abiti insanguinati e l’armatura ammaccata. La sua legione aveva subito un duro colpo oggi e probabilmente lei si sentiva come un tappeto sbattuto per bene.

«La nostra posizione qui mi preoccupa.» Mat si girò e si accovacciò, guardando attraverso il buco. Come aveva previsto, i Trolloc avevano cominciato a ripiegare.

«In che senso?» chiese il generale Galgan.

«Abbiamo spremuto le nostre incanalatrici fino all’osso» disse Mat. «E ci siamo messi con le spalle contro il fiume, una posizione difficile da mantenere a lungo andare, in particolare contro un esercito enorme. Se incanalassero dei passaggi e muovessero parte dell’esercito sharano da questa sponda del fiume durante la notte, potrebbero schiacciarci.»

«Capisco cosa intendi» disse Galgan, scuotendo il capo. «Data la loro forza, continueranno a spossarci, finché non saremo così deboli che potranno gettarci un cappio attorno e stringerlo.»

Mat guardò Galgan direttamente. «Penso che sia il momento di abbandonare la posizione.»

«Sono d’accordo: sembra la nostra sola linea d’azione ragionevole» disse il generale Galgan annuendo. «Perché non scegliere un campo di battaglia più vantaggioso per noi? Le tue amiche della Torre Bianca acconsentiranno a una ritirata?»

«Vediamo» disse Mat, raddrizzandosi completamente. «Qualcuno mandi a chiamare Egwene e le Adunanti.»

«Non verranno» disse Tuon. «Le Aes Sedai non ci incontreranno qui. Dubito che questa Amyrlin mi accetterà nel suo accampamento, non con le protezioni che richiederei.»

«D’accordo.» Mat agitò la mano verso il passaggio sul pavimento, che la damane stava chiudendo. «Useremo un passaggio e vi parleremo attraverso come una porta.»

Tuon non fece alcuna obiezione specifica, così Mat mandò i messaggeri. Ci volle un po’ di organizzazione, ma a Egwene quell’idea parve piacere. Tuon si tenne occupata durante l’attesa facendo spostare il trono dall’altra parte della stanza; Mat non aveva idea del perché. Poi si dedicò a importunare Min. «E questo?» chiese Tuon quando un allampanato membro del Sangue entrò e si inchinò.

«Si sposerà presto» disse Min.

«Darai prima il presagio,» disse Tuon «poi l’interpretazione, se desideri.»

«So con esattezza cosa significa questo» protestò Min. Era stata posta su un trono più piccolo accanto a quello di Tuon. La ragazza era così bardata di merletto che l’avrebbero potuta scambiare per un topo nascosto in una balla di seta. «A volte lo so immediatamente e....»

«Darai prima il presagio» disse Tuon, il tono immutato. «E ti riferirai a me come Eccellentissima. Ti è stato accordato un onore importante nel potermi parlare direttamente. Non lasciare che l’attitudine del Principe dei Corvi si dimostri un modello per te.»

Min tacque, anche se non parve intimidita. Aveva passato troppo tempo con le Aes Sedai per lasciare che Tuon la prevaricasse. Quello fece esitare Mat. Lui aveva idea di ciò di cui Tuon poteva essere capace, se fosse stata contrariata da Min. Lui l’amava... Luce, era piuttosto certo di amarla. Ma permetteva anche a sé stesso di essere un po’ spaventato da lei.

Avrebbe dovuto stare attento che Tuon non deridesse di ‘educare’ Min.

«Il presagio per quest’uomo» disse Min, controllando il suo tono con quella che sembrava qualche difficoltà «è una scia di merletto bianco in uno stagno. So che questo indica il suo matrimonio nel prossimo futuro.»

Tuon annuì. Agitò le dita verso Selucia: l’uomo di cui stavano discutendo era del basso Sangue, un rango non abbastanza elevato per parlare direttamente con Tuon. Nell’inchinarsi aveva la testa così vicino a terra che pareva essere rimasto affascinato dagli scarafaggi.

«Lord Gokhan del Sangue» pronunciò Selucia «dev’essere spostato sulle linee anteriori. Gli è proibito sposarsi fino alla fine di questo conflitto. I presagi hanno decretato che vivrà quanto basta per trovare una moglie, perdo sarà protetto.»

Min fece una smorfia, poi aprì la bocca, probabilmente per obiettare che non funzionava a quel modo. Mat intercettò il suo sguardo e scosse il capo, così lei si trattenne.

Tuon fece entrare il prossimo, una giovane soldatessa, non del Sangue. La donna aveva la pelle chiara e un volto niente male, anche se Mat non poteva vedere molto altro sotto quell’armatura. Le armature di uomini e donne non sembravano molto diverse in realtà, cosa che lui trovava un peccato. Mat aveva chiesto a un armatolo seanchan se certe parti della corazza femminile non dovessero essere evidenziate, per così dire, e l’armaiolo lo aveva guardato come se fosse un cretino. Luce, questa gente non aveva alcun senso della morale. Un tizio doveva sapere se stava combattendo contro una donna sul campo di battaglia. Era soltanto giusto.

Mentre Min dava i suoi presagi, Mat si accomodò sulla sedia, mettendo gli stivali sul tavolo delle mappe e frugando in tasca in cerca della pipa. Quella soldatessa era piuttosto graziosa, anche se lui non poteva vedere alcune delle parti importanti. Forse poteva essere adatta per Talmanes. Quel tipo passava troppo poco tempo a guardare le dorme. Era timido con loro, Talmanes.

Mat ignorò gli sguardi dei presenti mentre inclinava la sedia all’indietro su due gambe, metteva i talloni sul tavolo e riempiva la pipa. I Seanchan potevano essere permalosi.

Non era certo di cosa pensare del fatto che tante donne seanchan fossero soldatesse. Parecchie di loro sembravano simili a Birgitte, il che non sarebbe stato male. Mat avrebbe preferito trascorrere una sera alla taverna con lei piuttosto che con metà degli uomini che conosceva.

«Sarai giustiziata» pronunciò Tuon tramite Selucia, parlando al soldato.

Per poco Mat non cadde dalla sedia. Afferrò il tavolo di fronte a sé, le gambe anteriori della sedia che sbattevano a terra.

«Cosa?» domandò Min. «No!»

«Hai visto il segno del cinghiale bianco» disse Tuon.

«Non ne conosco il significato!»

«Il cinghiale è il simbolo di un certo Handoin, uno dei miei rivali a Seanchan» spiegò Tuon in tono paziente. «Il cinghiale bianco è un presagio di pericolo, forse tradimento. Questa donna lavora per lui, o lo farà in futuro.»

«Non puoi semplicemente giustiziarla

Tuon sbatté le palpebre una volta, guardando dritto Min. La stanza parve piombare nell’ombra e diventare più fredda. Mat rabbrividì. Non gli piaceva quando Tuon diventava così. Quel suo sguardo... pareva quello di un’altra persona. Una persona priva di compassione. Una statua aveva più vita dentro di sé.

Lì vicino, Selucia agitò le dita verso Tuon. Tuon le osservò, poi annuì.

«Tu sei la mia Voce della Verità» disse a Min, quasi con riluttanza. «Puoi correggermi in pubblico. Vedi errore nelle mie decisioni?»

«Sì, lo vedo» disse Min, imperturbata. «Tu non usi le mie capacità come dovresti.»

«E come dovrei usarle?» domandò Tuon. La soldatessa a cui era stata data la sentenza di morte continuava a stare prostrata. Non protestava: non aveva un rango sufficiente da potersi rivolgere all’imperatrice. Era tanto in basso che parlare a qualcun altro in presenza di Tuon sarebbe stato una violazione dell’onore.