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La tempesta era molto peggio di prima. Il terreno qui — si trovavano da qualche parte nel Sud, con cespugli troppo cresciuti e rampicanti aggrovigliati che si abbarbicavano su per i lati degli alberi — era butterato e lacerato. Il fulmine colpiva ripetutamente, così spesso che riusciva a malapena a contare fino a tre senza vedere una saetta.

Non c’era pioggia, ma il paesaggio si sgretolava. Intere colline si disintegravano all’improvviso. Quella appena alla sinistra di Perrin si dissolse come un enorme cumulo di polvere, con una scia di terra e sabbia che sfrecciava via nel vento.

Perrin balzò per il cielo carico di detriti, dando la caccia all’Assassino. L’uomo aveva traslato di nuovo su a Shayol Ghul? No. Altre due frecce attraversarono il cielo, dirette verso Perrin. L’Assassino era molto bravo a fare in modo che ignorassero il vento.

Perrin schiaffò via le frecce e si scagliò nella direzione dell’Assassino. Notò l’uomo su un picco di roccia, il terreno che si sgretolava da entrambi i lati e veniva sbalzato nell’aria.

Perrin piombò agitando il martello. L’Assassino traslò via, naturalmente, e il martello colpì la pietra con un rumore simile a un tuono. Perrin ringhiò. L’Assassino era troppo veloce!

Anche Perrin era veloce. Presto o tardi uno di loro avrebbe commesso un errore. Un errore sarebbe stato sufficiente.

Scorse l’Assassino che balzava via e lo seguì. Quando Perrin saltò via dalla collina successiva, le pietre si frantumarono dietro di lui, sollevandosi nel vento. Il Disegno si stava indebolendo. Oltre a quello, adesso che era in carne e ossa la sua volontà era molto più forte. Non doveva più preoccuparsi di entrare nel sogno con troppa forza e perdersi. Ci era entrato con tutta la forza possibile.

E così, quando Perrin si muoveva, il paesaggio tremolava attorno a lui. Il balzo successivo gli mostrò il mare più avanti. Avevano viaggiato molto più a sud di quanto Perrin si fosse reso conto. Erano a Illian? A Tear?

L’Assassino colpì la spiaggia, dove l’acqua andava a sbattere contro le rocce; la sabbia — sempre che ci fosse stata — era stata spazzata via. Sembrava che la terra stesse tornando a uno stadio primordiale, l’erba sradicata, il suolo eroso, lasciando solo pietra e onde poderose.

Perrin atterrò accanto all’Assassino. Per una volta nessuno traslò. Entrambi gli uomini erano concentrati sullo scontro, sui colpi di martello e spada. Metallo sferragliava contro metallo.

Perrin andò vicino ad assestare un colpo: il suo martello sfiorò gli abiti dell’Assassino. Udì un’imprecazione, ma l’attimo dopo l’Assassino stava ruotando dalla schivata con una grossa ascia in mano. Perrin si fece forza e la prese sul fianco, indurendosi la pelle.

L’ascia non spillò sangue, non con Perrin così preparato, ma portò parecchia forza dietro di sé. Il colpo scagliò Perrin sopra il mare.

L’Assassino apparve sopra di lui un secondo dopo, tuffandosi giù con l’ascia. Perrin la intercettò con il martello mentre cadeva, ma la forza del colpo lo gettò in basso, verso l’oceano.

Ordinò all’acqua di ritirarsi. Quella lo fece rapidamente, mulinando e gorgogliando, come inseguita da un vento potente. Perrin si rimise dritto mentre cadeva, atterrando sul fondo roccioso ancora umido della baia e incrinandolo. L’acqua del mare si sollevava da ciascun lato, un muro circolare alto una trentina di piedi.

L’Assassino piombò lì vicino. L’uomo stava annaspando per lo sforzo del combattimento. Bene. La stessa fatica di Perrin si manifestava come un intenso bruciore nei muscoli.

«Sono contento che fossi lì» disse l’Assassino, sollevandosi la spada alla spalla mentre il suo scudo scompariva. «Avevo sperato così tanto che, quando fossi apparso per uccidere il Drago, tu avresti interferito.»

«Cosa sei, Luc?» domandò Perrin, cauto, traslando di lato, tenendosi di fronte all’Assassino nel cerchio di pietra tra pareti d’acqua. «Cosa sei davvero?»

L’Assassino si mosse furtivo di lato, parlando — come Perrin sapeva — per placare la sua preda. «Io l’ho visto, sai» disse l’Assassino piano. «Il Tenebroso, il Sommo Signore come lo chiamano alcuni. Entrambi i termini sono rozzi eufemismi, quasi degli insulti.»

«Pensi davvero che ti ricompenserà?» esclamò Perrin. «Come puoi non capire che, una volta che avrà fatto quello che vuole con te, ti eliminerà e basta, come ha fatto con tanti altri?»

L’Assassino rise. «Ha eliminato i Reietti quando hanno fallito e sono stati imprigionati con lui nel Foro? Li avrebbe potuti massacrare tutti e tenere le loro anime in un tormento eterno. L’ha fatto?»

Perrin non replicò.

«Il Tenebroso non elimina strumenti utili» disse l’Assassino. «Deludilo e può pretendere una punizione, ma non uccide mai. È come una donna di casa, con le sue matasse di filo aggrovigliato e le teiere rotte nascoste sul fondo di cestini, in attesa del momento giusto per farle tornare utili. È qui che ti sbagli, Aybara. Un semplice umano potrebbe distruggere un attrezzo che adempie il suo scopo, temendo che quell’attrezzo lo minaccerà. Non è così che agisce il Tenebroso. Egli mi ricompenserà.»

Perrin aprì la bocca per replicare e l’Assassino traslò proprio di fronte a lui per attaccare, ritenendolo distratto. Perrin scomparve e l’Assassino colpì solo l’aria. L’uomo ruotò, la spada che fendeva l’aria, ma Perrin aveva traslato dal lato opposto. Piccole creature marine dai molti arti si contorcevano vicino ai suoi piedi, confuse dall’improvvisa mancanza d’acqua. Qualcosa di grosso e scuro nuotava nell’acqua ombrosa dietro l’Assassino.

«Non hai mai risposto alla mia domanda» disse Perrin. «Cosa sei

«Sono audace» disse l’Assassino, avanzando a grandi passi. «E sono stanco di essere spaventato. In questa vita, ci sono predatori e prede. Spesso gli stessi predatori diventano cibo per qualcun altro. L’unico modo per sopravvivere è risalire la catena, diventare il cacciatore.»

«È questo il motivo per cui uccidi i lupi?»

L’Assassino gli rivolse un sorriso pericoloso, la sua faccia avvolta nelle ombre. Con le nubi di tempesta nel cielo e le alte pareti d’acqua, sul fondo era buio, anche se la strana luce del sogno del lupo penetrava questo posto, seppure in modo offuscato.

«Lupi e uomini sono i cacciatori più abili in questo mondo» disse l’Assassino piano. «Uccidili e ti eleverai al di sopra di loro. Non tutti abbiamo avuto il privilegio di crescere in una casa confortevole con un focolare caldo e fratelli che ridevano.»

Perrin e l’Assassino si girarono attorno, le ombre che si fondevano, i lampi in cielo che scintillavano attraverso l’acqua.

«Se conoscessi la mia vita» disse l’Assassino «ululeresti.

La disperazione, l’agonia... Presto ho trovato la mia strada. Il mio potere. In questo luogo, io sono un Re.»

Superò lo spazio con un balzo, una forma indistinta. Perrin si preparò a vibrare un colpo, ma l’Assassino non sfoderò la spada. Andò a sbattere contro Perrin, gettandoli entrambi dentro la parete d’acqua. Il mare ribollì e gorgogliò attorno a loro.

Oscurità. Perrin creò una luce, facendo risplendere in qualche modo le rocce ai suoi piedi. L’Assassino teneva stretto il mantello con una mano e stava vibrando un colpo verso di lui nell’acqua scura, la spada seguita da una scia di bolle che si muovevano rapide come nell’aria. Perrin urlò e delle bolle gli uscirono dalla bocca. Cercò di parare, ma le sue braccia si mossero pigramente.

In quel momento di immobilità, Perrin cercò di immaginare che l’acqua non lo ostacolasse, ma la sua mente rifiutò quel pensiero. Non era naturale. Non poteva esserlo.

Preso dalla disperazione, con la spada dell’Assassino quasi abbastanza vicina da mordergli la carne, Perrin fece congelare l’acqua attorno a entrambi. Farlo per poco non lo schiacciò, ma mantenne l’Assassino immobile per un momento precario mentre Perrin riacquistava l’orientamento. Fece scomparire il suo mantello in modo da non portare l’Assassino con sé, poi traslò via.