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Haman era un uomo di corporatura robusta, con una faccia ampia e un falco tatuato sulla guancia. Talmanes credeva ciecamente in quell’uomo, definendolo un veterano sopravvissuto sia al ‘Massacro dei Sei Piani’ che a Hinderstap, di qualunque cosa si trattasse.

«Ehi, questo mi ferisce, Haman» disse Vanin da dietro. «Mi ferisce molto.»

«Ne dubito» disse Haman con una risata. «Per ferirti molto, un attacco dovrebbe penetrare prima quel grasso per raggiungere il muscolo. Non sono certo che le spade dei Trolloc siano abbastanza lunghe per farlo!»

Mandevwin rise e i tre si allontanarono. Faile esaminò le ultime pagine del registro, poi iniziò a scendere dal carro per chiamare Setalle Anan. La donna era stata sua assistente per queste spedizioni con le carovane. Però, mentre scendeva, Faile notò che non tutti e tre i membri della Banda si erano allontanati. Solo due. Il corpulento Vanin era ancora lì dietro. Lei lo vide e si fermò.

Vanin se ne andò immediatamente a passi pesanti verso altri soldati. La stava forse controllando?

«Faile! Faile! Aravine dice di aver finito di controllare i manifesti di carico per te. Possiamo andare, Faile.»

Olver si precipitò con impazienza sulla cassetta del carro. Aveva insistito per unirsi alla carovana e i membri della Banda l’avevano convinta a permetterglielo. Perfino Setalle aveva consigliato che sarebbe stato saggio portarlo. A quanto pareva, era preoccupata che, se non fosse stato costantemente sotto il loro controllo, in qualche modo sarebbe riuscito ad arrivare ai luoghi degli scontri. Faile con riluttanza lo aveva assegnato al ruolo di galoppino.

«D’accordo, allora» disse Faile, risalendo sul carro. «Suppongo che possiamo partire.»

I carri si misero lentamente in moto. Faile passò l’intero tragitto per uscire dalla città tentando di non guardare il baule.

Cercò di non pensarci, ma questo non fece altro che portare la sua mente a un’altra preoccupazione incalzante. Perrin. L’aveva visto solo brevemente durante una consegna di provviste nell’Andor. Lui l’aveva avvertita che avrebbe potuto avere un altro compito, ma era stato riluttante a parlargliene.

Adesso era scomparso. Aveva nominato Tarn sovrintendente al suo posto, aveva preso al volo un passaggio per Shayol Ghul ed era sparito. Faile aveva domandato a quelli che erano stati lì, ma nessuno l’aveva più visto dalla sua conversazione con Rand.

Tutto sarebbe andato bene per lui, giusto? Faile era la figlia di un soldato e la moglie di un soldato: sapeva di non doversi preoccupare troppo. Ma una persona non poteva fare a meno di preoccuparsi un poco. Era stato Perrin a proporre lei per custodire il Corno.

Faile si domandò distrattamente se l’aveva fatto per tenerla lontano dal campo di battaglia. Non le sarebbe dispiaciuto tanto se fosse stato per quello, anche se non gliel’avrebbe mai detto. In effetti, una volta che tutto questo fosse finito, avrebbe insinuato che era rimasta offesa e avrebbe visto la sua reazione. Lui aveva bisogno di sapere che Faile non se ne sarebbe stata lì a farsi coccolare, anche se il suo vero nome suggeriva altrimenti.

Faile indirizzò il carro, il primo del convoglio, sul ponte Jualdhe che usciva da Tar Valon. A metà strada, il ponte tremolò. I cavalli batterono gli zoccoli e gettarono indietro la testa mentre Faile li faceva rallentare e si guardava sopra la spalla. La vista di edifici che ondeggiavano a Tar Valon le dimostrò che il tremolio non era il ponte, ma un terremoto.

Gli altri cavalli balzellavano e nitrivano, e il tremore scuoteva i carretti.

«Dobbiamo toglierci dal ponte, Lady Faile!» gridò Olver.

«È troppo lungo perché riusciamo ad arrivare dall’altra parte prima che tutto finisca» disse Faile con calma. Aveva sperimentato i terremoti nella Saldaea in precedenza. «Rischieremmo maggiormente di farci male nella corsa che rimanendo qui. Questo ponte è opera degli Ogier. Probabilmente siamo più al sicuro qui di quanto lo saremmo sulla terraferma.»

In effetti il terremoto passò senza che nemmeno una pietra si staccasse dal ponte. Faile riportò sotto controllo i cavalli e ripartì. Volesse la Luce che i danni alla città non fossero troppo gravi. Faile non sapeva se i terremoti lì fossero comuni. Con Montedrago lì vicino, dovevano esserci almeno dei sommovimenti occasionali, giusto?

Tuttavia il terremoto la preoccupava. La gente diceva che la terra stava diventando instabile e i suoi gemiti andavano a fare il paio con il cielo che veniva spezzato da fulmini e tuoni. Aveva sentito più di un racconto dei reticoli di fratture che apparivano nelle rocce, di un nero totale, quasi si aprissero sull’eternità stessa.

Una volta che il resto della carovana ebbe lasciato la città, Faile fece arrestare i carri accanto ad alcune bande di mercenari che attendevano il loro turno con una Aes Sedai per Viaggiare. Faile non poteva permettersi di insistere per saltare la coda: doveva evitare l’attenzione. Perdo, pur innervosita com’era, si mise lì ad aspettare.

La sua carovana era l’ultima della fila per la giornata. Alla fine, Aravine giunse al carro di Faile e Olver si spostò per farle spazio. Lei gli diede una pacca sulla testa. Parecchie donne reagivano a quel modo con Olver, e lui pareva innocente buona parte del tempo. Faile non ne era convinta: guardò Olver con occhi stretti mentre si accoccolava accanto ad Aravine. Sembrava che Mat avesse avuto una forte influenza sul ragazzo.

«Sono lieta di questa consegna, mia signora» disse Aravine. «Con questa tela, dovremmo avere materiale sufficiente per mettere delle tende sopra le teste di molti uomini dell’esercito. Ma ci serve ancora cuoio. Sappiamo che la Regina Elayne ha costretto i suoi uomini a marce forzate e avremo richieste di nuovi stivali.»

Faile annuì distrattamente. Davanti a lei si aprì un passaggio per Merrilor e poté vedere gli eserciti che ancora si stavano radunando. Nel corso dell’ultimo paio di giorni, erano lentamente tornati indietro zoppicando per leccarsi le ferite. Tre fronti, tre disastri di gradi variabili. Luce. L’arrivo degli Sharani era stato devastante, così come i tradimenti dei gran capitani, incluso lo stesso padre di Faile. Gli eserciti della Luce avevano perso oltre un terzo delle forze.

Sul Campo di Merrilor, i comandanti deliberavano e i loro soldati riparavano armi e armature, aspettando ciò che sarebbe stato. Un’ultima resistenza.

«...anche bisogno di più carne» disse Aravine. «Dovremmo proporre delle rapide battute di caccia usando dei passaggi nel corso dei prossimi giorni per vedere cosa riusciamo a trovare.»

Faile annuì. Avere Aravine era un sollievo. Anche se Faile continuava a supervisionare i rapporti e visitare i furieri, l’attenzione scrupolosa di Aravine rendeva il compito più facile, come un bravo sergente che si era accertato che i suoi uomini fossero in forma per un’ispezione.

«Aravine» disse Faile. «Non hai mai preso uno dei passaggi per andare a vedere come sta la tua famiglia in Amadicia.»

«Lì non c’è più nulla per me, mia signora.»

Aravine rifiutava ostinatamente di ammettere che era stata una nobildonna prima di essere catturata dagli Shaido. Be’, almeno non si comportava allo stesso modo di alcuni ex gai’shain, docili e sottomessi. Se Aravine era decisa a lasciarsi alle spalle il passato, Faile era lieta di dargliene l’opportunità. Era il minimo che le doveva.

Mentre parlavano, Olver scese dal carro per andare a chiacchierare con alcuni suoi ‘zii’ tra le Braccia Rosse. Faile lanciò un’occhiata da un lato mentre Vanin passava a cavallo con altri due esploratori della Banda. Parlava con loro in tono gioviale.

Stai interpretando male la sua espressione, si disse Faile. In quell’uomo non c’è nulla di sospetto: sei solo suscettibile per via del Corno.

Tuttavia, quando Haman venne a chiedere se lei aveva bisogno di qualcosa — un membro della Banda lo faceva ogni mezz’ora — gli domandò di Vanin.

«Vanin?» disse Haman dalla sella. «Bravo tipo. Può lamentarsi tanto da farti dolere l’orecchio, a volte, mia signora, ma non lasciarti fuorviare da quello. È il nostro miglior esploratore.»