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Uno degli altri due imprecò e Aviendha all’improvviso si ritrovò avvolta in flussi di Aria, incapace di parlare o muoversi. Del sangue le inzuppò la blusa e si addensò contro il fianco ferito. L’uomo che aveva colpito annaspò e si dibatté a terra mentre moriva. Gli altri due non si mossero per aiutarlo.

Uno degli Amici delle Tenebre venne avanti, flessuoso, quasi invisibile nell’oscurità. Tirò la faccia di Aviendha più vicino per esaminarla, poi fece cenno all’altro di avvicinarsi.

Una luce soffusa comparve accanto a loro, così da consentire di guardarla meglio, ma anche a lei di vedere meglio loro. Indossavano veli rossi, ma questo l’aveva abbassato per combattere. Perché? Cos’era questo? Nessun Aiel che conoscesse lo faceva. Erano Shaido? Si erano uniti all’Ombra?

Uno degli uomini fece qualche gesto all’altro. Era linguaggio delle mani. Non quello delle Fanciulle, ma qualcosa di simile. L’altro annuì.

Aviendha si dibatté contro le corde invisibili. Schiantò la propria volontà contro quello schermo, mordendo il bavaglio di Aria. L’Aiel sulla destra — quello più alto, probabilmente quello che teneva il suo schermo — grugnì. Aviendha ebbe l’impressione che le sue dita stessero artigliando il bordo di una porta quasi chiusa, oltre la quale la attendevano luce, calore e potere. Quella porta non voleva muoversi di un pollice.

L’alto Aiel la guardò con occhi stretti. Lasciò che la luce che aveva evocato scomparisse, facendoli piombare nell’oscurità. Aviendha lo sentì estrarre una lancia.

Lì vicino vi fu il tonfo di un piede. I veli rossi lo udirono e ruotarono; Aviendha guardò meglio che poteva, ma non riuscì a distinguere il nuovo arrivato.

Gli uomini rimasero perfettamente immobili.

«E questo cos’è?» chiese una voce di donna. Cadsuane. Si avvicinò, una lanterna in mano. Aviendha fu strattonata via quando l’uomo che teneva i flussi la gettò all’indietro nelle ombre e Cadsuane non parve accorgersi di lei. Vide solo l’altro uomo, che si trovava vicino lungo il sentiero.

Quell’Aiel uscì dalle ombre. Si era anche abbassato il velo. «Mi è parso di sentire qualcosa vicino alle tende qui, Aes Sedai» disse. Aveva uno strano accento, un po’ fuori fase. Solo un tantino. Un abitante delle terre bagnate non avrebbe mai notato la differenza.

Questi non sono Aiel, pensò Aviendha. Sono qualcosa di diverso. La sua mente lottò con quel concetto. Aiel che non erano Aiel? Uomini in grado di incanalare?

Gli uomini che mandiamo, si rese conto con orrore. Gli uomini che tra gli Aiel venivano scoperti con la capacità di incanalare erano inviati a cercare di uccidere il Tenebroso. Da soli, arrivavano alla Macchia. Dopodiché nessuno sapeva cosa succedeva loro.

Aviendha iniziò di nuovo a dibattersi, cercando di fare rumore — qualunque rumore — per allertare Cadsuane. I tentativi furono vani. Era sospesa saldamente in aria, al buio, e Cadsuane non stava guardando nella sua direzione.

«Ebbene, non hai trovato nulla?» chiese Cadsuane all’uomo.

«No, Aes Sedai.»

«Parlerò con le guardie» disse Cadsuane in tono insoddisfatto. «Dobbiamo essere vigili. Se un Draghkar — o, peggio, un Myrddraal — riuscisse a intrufolarsi, potrebbe uccidere dozzine di persone prima di essere scoperto.»

Cadsuane si voltò per andare. Aviendha scosse il capo, con lacrime di frustrazione negli occhi. Così vicino!

Il velo rosso che era stato con Cadsuane tornò fra le ombre, andando da Aviendha. Quando giunse un lampo, lei colse un sorriso sulle sue labbra, imitato da quello che ancora la teneva stretta in corde di Aria.

Il velo rosso di fronte a lei fece scivolare un pugnale dalla cintura, poi si protese su verso di lei. Aviendha osservò quel coltello, inerme, mentre veniva sollevato verso la sua gola.

Percepì incanalare.

I lacci che la tenevano stretta scomparvero in un istante e lei crollò a terra. Aviendha afferrò la mano dell’uomo che reggeva il coltello e quello sgranò gli occhi. Anche se Aviendha abbracciò la Fonte per puro, folle istinto, le sue mani si stavano già muovendo. Torse il polso dell’uomo, rompendo le ossa dove la mano incontrava il braccio. Afferrò il coltello con l’altra mano, poi glielo conficcò nell’occhio mentre lui iniziava a urlare di dolore.

L’urlo si interruppe. Il velo rosso cadde ai suoi piedi e Aviendha guardò con ansia in direzione di quello accanto a lei: quello che l’aveva tenuta nei flussi. Giaceva morto per terra.

Annaspando, si precipitò verso il sentiero vicino e trovò Cadsuane.

«È una cosa semplice fermare il cuore di un uomo» disse Cadsuane, le braccia conserte. Pareva insoddisfatta. «Così simile alla Guarigione, eppure con l’effetto opposto. Forse è una cosa malvagia, eppure non ho mai capito in che modo sarebbe peggio di incenerire semplicemente un uomo con il fuoco.»

«Come?» domandò Aviendha. «Come hai fatto a riconoscere cos’erano?»

«Non sono una selvatica mezza addestrata» replicò Cadsuane. «Mi sarebbe piaciuto abbatterli non appena arrivata, ma dovevo essere certa prima di agire. Quando ti ha minacciato con il coltello, ho saputo.»

Aviendha inspirò ed espirò, cercando di fermare il suo cuore.

«E, naturalmente, c’era l’altro» disse Cadsuane. «Quello che incanalava. Quanti guerrieri aiel maschi possono incanalare in segreto? Era un’anomalia oppure il tuo popolo li ha sempre coperti?»

«Cosa? No! Non lo facciamo. O non lo facevamo.» Aviendha non era certa di cosa avrebbero fatto ora che la Fonte era stata ripulita. Di certo avrebbero dovuto smettere di mandare gli uomini da soli a morire per combattere il Tenebroso.

«Ne sei certa?» chiese Cadsuane, la voce piatta.

«Sì!»

«Peccato. Potevano essere un grosso vantaggio per noi, ora.» Cadsuane scosse il capo. «Non sarei rimasta sorpresa, dopo aver scoperto di quelle Cercavento. Dunque questi erano soltanto dei comuni Amici delle Tenebre, di cui uno aveva nascosto la sua capacità di incanalare? Cos’erano in giro a fare stanotte?»

«Questi sono tutto tranne comuni Amici delle Tenebre» disse Aviendha piano, esaminando i cadaveri. Veli rossi. L’uomo in grado di incanalare aveva i denti a punta, gli altri due no. Cosa voleva dire?

«Dobbiamo allertare l’accampamento» continuò Aviendha. «È possibile che questi tre siano semplicemente entrati senza che nessuno li fermasse. Molte delle guardie delle terre bagnate evitano di fermare gli Aiel. Suppongono che tutti noi serviamo il Car’a’carn.»

Per troppi abitanti delle terre bagnate un Aiel era solo un Aiel. Sciocchi. Anche se... in tutta sincerità, Aviendha doveva ammettere che il suo primo istinto nel vedere quegli Aiel era stato di ritenerli alleati. Quando era successo? Nemmeno due anni fa, se avesse scoperto degli algai’d’siswai che non conosceva aggirarsi furtivi, avrebbe attaccato.

Aviendha continuò la sua ispezione degli uomini morti: un coltello su ciascuno, lance e archi. Nient’altro di rivelatore. Comunque, i pensieri le sussurravano che le stava sfuggendo qualcosa.

«C’era anche una donna a incanalare» disse all’improvviso, alzando lo sguardo. «È stata lei ad attirarmi usando l’Unico Potere, Aes Sedai. Eri tu?»

«Non ho incanalato finché non ho ucciso quell’uomo» disse Cadsuane accigliandosi.

Aviendha si mise in posa da battaglia, abbracciando le ombre. Cos’altro avrebbe scoperto? Sapienti che servivano l’Ombra? Cadsuane aggrottò le ciglia mentre Aviendha esaminava ulteriormente la zona. Superò la tenda di Darlin, dove i soldati all’esterno si rannicchiavano attorno a lampade e proiettavano ombre che danzavano sulla tela. Superò soldati in capannelli stretti che camminavano lungo i sentieri, senza parlare. Portavano torce, accecando i loro occhi alla notte.