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Darlin annuì. «Richiederò dei passaggi per mettere delle Fanciulle in cima a quei pendii. Possono eliminare quei Trolloc che scagliano frecce giù sui nostri ragazzi. Tu puoi occuparti degli incanalatori nemici?»

«Sì.»

Aviendha tornò al suo gruppo, poi iniziò ad attingere al loro potere. Quanto più Unico Potere trattenevi, tanto più era difficile separarti dalla Vera Fonte. Lei intendeva trattenerne così tanto che nessun uomo potesse separarla da essa.

Impotenza. Lei odiava sentirsi impotente. Lasciò che la rabbia per quello che le era stato fatto infuriasse dentro di lei e guidò il gruppo verso la sorgente più vicina di incanalatori maschi che Flinn riusciva a identificare.

34

Alla deriva

Rand si trovava in un luogo che non era.

Un luogo fuori dal tempo, fuori dal Disegno stesso.

Tutt’attorno a lui si estendeva un vasto nulla. Affamato e vorace, bramava mangiare. Lui poteva davvero vedere il Disegno. Assomigliava a migliaia e migliaia di nastri di luce ritorti; filavano attorno a lui, sopra di lui, ondeggianti e scintillanti, intrecciandosi. Almeno quello era il modo in cui la sua mente sceglieva di interpretarlo.

Tutto ciò che era mai stato, tutto quello che poteva essere, tutto ciò che sarebbe potuto essere... giaceva tutto proprio lì, davanti a lui.

Rand non riusciva a comprenderlo. Le tenebre attorno lo risucchiavano, lo tiravano verso di esse. Si protese verso il Disegno e in qualche modo vi si ancorò, per evitare di essere consumato.

Quello cambiò la sua percezione. Lo bloccò, lentamente, dentro un tempo. Il Disegno davanti a lui si increspò e Rand lo osservò mentre veniva intessuto. Sapeva che non era realmente il Disegno, ma la sua mente lo vedeva a quel modo. Familiare, com’era stato descritto, fili di vite che si intrecciavano.

Rand si ancorò di nuovo alla realtà e si mosse con esso. Il tempo ebbe di nuovo significato e lui non riuscì a vedere davanti o dietro. Poteva ancora vedere tutti i luoghi, come un uomo in piedi sopra una sfera mentre ruotava.

Rand fronteggiò il vuoto. «Dunque» disse dentro di esso. «È qui che accadrà davvero. Moridin avrebbe voluto farmi credere che un semplice duello con la spada avrebbe deciso tutto questo.»

Lui è un mio emissario. Ma i suoi occhi sono piccoli.

«Sì» disse Rand. «Avevo notato la stessa cosa.»

Piccoli attrezzi possono essere efficaci. Il coltello più sottile può fermare un cuore. Lui ti ha portato qui, avversario.

Nulla di tutto ciò era accaduto l’ultima volta, quando Rand aveva portato il nome di Lews Therin. Poteva solo interpretarlo come un buon segno.

Ora la battaglia iniziava davvero. Guardò dentro il nulla e lo percepì gonfiarsi. Poi, come una tempesta improvvisa, il Tenebroso gettò tutta la sua forza contro Rand.

Perrin cadde all’indietro contro un albero, senza fiato per il dolore. La freccia dell’Assassino gli aveva trafitto la spalla e la punta gli usciva dalla schiena. Non osava strapparla via, non con...

Vacillò. I pensieri gli arrivavano lentissimi. Dov’era? Aveva traslato il più lontano che poteva dall’Assassino, ma... non riconosceva questo posto. Le cime degli alberi avevano una forma strana: erano troppo frondosi, di una varietà che non aveva mai visto prima. Qui soffiava la tempesta, ma più debole.

Perrin scivolò e colpì il terreno con un grugnito. La sua spalla avvampò di dolore. Rotolò su sé stesso, fissando il cielo. Aveva rotto la freccia con la caduta.

È.... è il sogno del lupo. Posso semplicemente far svanire la freccia.

Cercò di radunare la forza per farlo, ma era troppo debole. Si ritrovò a fluttuare e si protese all’esterno, in cerca di lupi. Trovò le menti di alcuni e quelli sussultarono, trasmettendogli sorpresa.

Un due-gambe che sa parlare? Cos’è questo? Cosa sei tu?

La sua natura parve spaventarli e lo spinsero fuori dalle loro menti. Come potevano non sapere cos’era? I lupi avevano una lunghissima memoria. Di certo... di certo...

Faile, pensò lui. Così bella, così intelligente. Dovrei andare da lei. Devo solo... devo solo chiudere questa Porta delle Vie... e potrò tornare ai Fiumi Gemelli da lei...

Perrin rotolò e si mise lentamente in ginocchio. Quello per terra era sangue? Così tanto rosso. Lo guardò sbattendo le palpebre.

«Eccoti qua» disse una voce.

Lanfear. Perrin alzò lo sguardo verso di lei, la vista sfocata.

«Così ti ha sconfitto» disse lei, incrociando le braccia. «Deludente. Non volevo dover scegliere quello. Trovo te molto più attraente, lupo.»

«Per favore» gracidò lui.

«Sono tentata, anche se non dovrei esserlo» disse lei. «Ti sei dimostrato debole.»

«Io... io posso batterlo.» All’improvviso la vergogna di aver fallito di fronte a lei schiacciò Perrin. Perché aveva cominciato a preoccuparsi di quello che Lanfear pensava di lui? Non riusciva a individuare il motivo.

Lei si picchiettò un dito sul braccio.

«Per favore...» disse Perrin, sollevando una mano. «Per favore.»

«No» disse lei, voltandosi. «Ho imparato l’errore di concedere il mio cuore a uno che non lo merita. Addio, cucciolo di lupo.»

Scomparve, lasciando Perrin carponi in questo strano luogo.

Faile, disse un pezzo della sua mente. Non preoccuparti di Lanfear. Devi andare da Faile.

Sì... Sì, poteva andare da lei, vero? Dov’era? Al Campo di Merrilor. Era lì che l’aveva lasciata. Era lì che sarebbe stata. Traslò lì, radunando in qualche modo abbastanza forze da riuscirci. Ma naturalmente lei non era lì. Perrin era nel sogno del lupo.

Il portale che Rand avrebbe mandato. Quello sarebbe stato lì. Doveva solo arrivarci. Aveva bisogno di... Aveva bisogno di...

Crollò a terra e rotolò sulla schiena. Si sentì andare alla deriva nel nulla. La sua vista si offuscò mentre fissava il cielo ribollente. Almeno... almeno ero lì per Rand, pensò Perrin.

I lupi potevano difendere Shayol Ghul su questo lato ora, vero? Potevano tenere Rand al sicuro... Avrebbero dovuto farlo.

Faile pungolò il loro magro fuoco da campo con un bastoncino. Era scesa l’oscurità e il fuoco brillava di una debole luce rossa. Non avevano osato farlo più grande. Nella Macchia si aggiravano cose mortali. I Trolloc erano il minore dei pericoli qui.

L’aria aveva un odore pungente e Faile si aspettava di trovare un cadavere in putrefazione dietro ogni cespuglio punteggiato di nero. Il suolo si crepava quando lei camminava, la terra secca schiacciata sotto i suoi stivali come se non si ve desse pioggia da secoli. Mentre era seduta nel campo, vide un gruppo di luci verde malsano — come insetti luminosi in uno sciame — passare in lontananza, sopra una macchia di alberi di cui si vedeva il contorno. Faile sapeva abbastanza della Macchia da trattenere il fiato finché non furono passate. Non sapeva cosa fossero e non voleva saperlo.

Aveva condotto il gruppo in una breve scarpinata per trovare questo posto dove accamparsi. Lungo la strada, uno dei membri della carovana era stato ucciso da un ramoscello, un altro per aver messo un piede in quello che sembrava fango, ma che gli aveva dissolto la gamba. Glien’era finito un po’ sulla faccia. Si era dibattuto e aveva urlato mentre moriva.

Avevano dovuto imbavagliarlo a forza per impedire che le grida attirassero altri orrori.

La Macchia. Non potevano sopravvivere quassù. Una semplice camminata aveva ucciso due di loro, e Faile aveva un centinaio di persone che doveva cercare di proteggere. Guardie della Banda, alcuni membri dei Cha Faile e i carrettieri e i lavoratori della carovana di rifornimenti. Otto dei carri funzionavano ancora e per adesso li avevano portati a questo accampamento. Probabilmente sarebbero stati troppo evidenti per portarli oltre.