Faile non era nemmeno sicura che sarebbero sopravvissuti alla notte. Luce! La loro unica speranza di salvezza pareva legata alle Aes Sedai. Avrebbero notato ciò che era successo e avrebbero mandato aiuto? Pareva una speranza molto flebile, ma lei non sapeva come funzionava l’Unico Potere.
«D’accordo» disse Faile piano a quelli che sedevano con lei: Mandevwin, Aravine, Haman, Setalle e Arrela dei Cha Faile. «Parliamo.»
Gli altri avevano un aspetto vuoto. Probabilmente, come Faile, erano stati spaventati con storie della Macchia fin dall’infanzia. I rapidi decessi nella loro compagnia appena dopo essere entrati in questa terra non avevano fatto che rafforzare quelle convinzioni. Sapevano quanto era pericoloso questo posto. Continuavano a sobbalzare a ogni suono nella notte.
«Spiegherò quello che posso» disse Faile, cercando di distoglierli dalla morte tutt’attorno. «Durante la bolla di male, uno di quei cristalli ha trapassato il piede destro di Berisha Sedai proprio mentre creava il passaggio.»
«Una ferita?» chiese Mandevwin dal suo posto accanto al fuoco. «Sarebbe stato sufficiente per distorcere il passaggio? Davvero, so poco delle faccende delle Aes Sedai, né ho mai voluto saperne. Se una viene distratta, è possibile che crei un’apertura accidentale verso il posto sbagliato?»
Setalle si accigliò e quell’espressione attirò l’attenzione di Faile. Setalle non era né nobile né un ufficiale. Però c’era qualcosa in quella donna... Proiettava autorità e saggezza.
«Tu sai qualcosa?» le chiese Faile.
Setalle si schiarì la gola. «So... qualcosina sull’incanalare. Un tempo era un ambito che mi incuriosiva. A volte, se un flusso viene ordito in modo inesatto, non fa nulla e basta. Altre volte, il risultato è disastroso. Non ho mai sentito di un flusso che facesse qualcosa del genere: funzionare, ma nella maniera sbagliata.»
«Be’,» disse Haman, osservando quell’oscurità e rabbrividendo visibilmente «l’alternativa è pensare che lei volesse mandarci nella Macchia.»
«Forse era disorientata» disse Faile. «La pressione del momento l’ha indotta a mandarci nel posto sbagliato. Mi è accaduto di fare dietrofront in un attimo di tensione e mi sono ritrovata a correre nella direzione sbagliata. Potrebbe essere una cosa simile.»
Gli altri annuirono, ma di nuovo Setalle parve preoccupata.
«Cosa c’è?» la pungolò Faile.
«L’addestramento delle Aes Sedai è molto ampio in relazione a questo genere di situazioni» disse Setalle. «Nessuna donna raggiunge il rango di Aes Sedai senza imparare come incanalare sotto estrema pressione. Ci sono specifiche... barriere che una donna deve abbattere per indossare l’anello.»
Dunque, pensò Faile, Setalle deve avere una parente che sia Aes Sedai. Una persona vicina, se ha condiviso informazioni così private. Una sorella, forse?
«Allora ipotizziamo che sia qualche sorta di trappola?» Aravine sembrava confusa. «Che Berisha fosse qualche tipo di Amico delle Tenebre? Di sicuro l’Ombra ha cose più importanti da fare che sviare un semplice convoglio di rifornimenti.»
Faile non disse nulla. Il Corno era al sicuro; il baule che lo conteneva adesso era nella sua piccola tenda lì vicino. Avevano girato attorno ai carri e avevano permesso solo quest’unico fuoco. Il resto della carovana dormiva o cercava di farlo.
L’aria immobile e troppo silenziosa fece sentire Faile come se fosse osservata da mille occhi. Se l’Ombra aveva progettato una trappola per il convoglio, voleva dire che sapeva del Corno. In tal caso erano in serio pericolo. Ancora più serio che essere nella Macchia stessa.
«No» disse Setalle. «No, Aravine ha ragione. Questa non poteva essere una trappola premeditata. Se non ci fosse stata la bolla di male, non ci saremmo mai precipitati attraverso l’apertura senza guardare dove conduceva. Per quanto ne sappiamo, queste bolle sono completamente casuali.»
A meno che Berisha non stesse semplicemente approfittando delle circostanze, pensò Faile. Inoltre c’era la questione della morte della donna. Quella ferita allo stomaco non pareva causata dagli spuntoni. Era sembrata una ferita di coltello. Come se qualcuno avesse attaccato Berisha una volta che il Corno aveva attraversato il passaggio. Per impedirle di dire cosa aveva fatto?
Luce, pensò Faile. Sto diventando sospettosa.
«Allora,» disse Haman «cosa facciamo?»
«Dipende» disse Faile, guardando verso Setalle. «C’è qualche modo per una Aes Sedai di capire dove siamo stati mandati?»
Setalle esitò, come riluttante di rivelare quanto sapeva. Quando continuò, però, parlò con sicurezza. «I flussi si lasciano dietro un residuo. Perciò sì, una Aes Sedai potrebbe scoprire dove siamo andati. Il residuo non rimane a lungo, però: qualche giorno al massimo, per un flusso potente. E non tutte le incanalatrici sono capaci di leggere i residui: si tratta di un talento raro.»
Il modo in cui parlava, così imperioso e autorevole... Il modo in cui parlava proiettava la sensazione immediata di essere affidabile. Non si trattava di una parente, allora, pensò Faile. Questa donna si è addestrata nella Torre Bianca. Era forse come la Regina Morgase? Troppo debole nell’Unico Potere per diventare Aes Sedai?
«Aspetteremo un giorno» disse Faile. «Se per allora nessuno sarà venuto a cercarci, ci dirigeremo a sud e cercheremo di sfuggire alla Macchia il più velocemente possibile.»
«Mi domando quanto siamo a nord» disse Haman sfregandosi il mento. «Non mi piace l’idea di superare le montagne per tornare a casa.»
«Preferiresti rimanere nella Macchia?» domandò Mandevwin.
«Be’, no» disse Haman. «Ma potrebbero volerci mesi per tornare in un luogo sicuro. Mesi di viaggio attraverso la Macchia stessa...»
Luce, pensò Faile. Viaggiare per mesi in un luogo dove siamo fortunati di aver perso solo due uomini in una giornata. Non ce l’avrebbero mai fatta. Perfino senza i carri, la carovana sarebbe spiccata su questo paesaggio come una ferita fresca su pelle malata. Sarebbero stati fortunati a durare un altro giorno o due.
Resistette all’impulso di lanciare un’occhiata indietro, verso la tenda. Cosa sarebbe successo se non l’avesse portato a Mat in tempo?
«C’è un’altra possibilità» disse Setalle con esitazione.
Faile la guardò.
«Quel picco che vedi a est rispetto a noi» disse Setalle, parlando con evidente riluttanza. «Quella è Shayol Ghul.»
Mandevwin sussurrò sottovoce qualcosa che Faile non afferrò, stringendo forte gli occhi. Gli altri parevano nauseati. Faile però colse quello che Setalle intendeva.
«È lì che il Drago Rinato sta facendo guerra all’Ombra» disse Faile. «Uno dei nostri eserciti sarà lì. Con incanalatori che possano portarci fuori.»
«Proprio così» disse Setalle. «Ed è risaputo che i tenitori attorno a Shayol Ghul sono chiamati le Terre Inaridite, terre che si dice che gli orrori della Macchia evitino.»
«Perché è davvero terribile!» disse Arrela. «Se non vanno lì, è perché temono il Tenebroso in persona!»
«Il Tenebroso e i suoi eserciti dovrebbero essere concentrati sullo scontro» disse Faile lentamente, annuendo. «Non possiamo sopravvivere a lungo nella Macchia: saremo morti prima che la settimana sia finita. Ma se le Terre Inaridite fossero libere da quegli orrori e potessimo raggiungere la nostra armata lì...»
Pareva un’opportunità di gran lunga migliore — per quanto effimera — che non cercare di marciare per mesi nel posto più pericoloso al mondo. Disse agli altri che avrebbe riflettuto sul da farsi e li congedò.
I suoi consiglieri si dispersero per preparare i loro giacigli, con Mandevwin che andava a controllare gli uomini di guardia. Faile rimase a fissare le braci del fuoco, sentendosi nauseata.
Qualcuno ha ucciso Berisha, pensò lei. Ne sono certa. L’ubicazione del passaggio potrebbe davvero essere stata una coincidenza. Gli incidenti capitavano, perfino a una Aes Sedai, a prescindere da quello che pensava Setalle. Ma se c’era un Amico delle Tenebre nel convoglio, uno che si era tuffato attraverso l’apertura e aveva visto che portava alla Macchia, avrebbe potuto facilmente decidere di uccidere Berisha per lasciare Corno e carovana dispersi.