Выбрать главу

Sigmont arrossì e Mat gli porse di nuovo il bastone. Ragazzi di città. Sospirò.

«Guardate, tutto quello che voglio è che siate in grado di difendervi. Non ho tempo di rendervi grandi guerrieri, ma posso insegnarvi a lavorare assieme, tenere una formazione e non darvela a gambe quando arriveranno i Trolloc. Questo vi farà arrivare più lontano di qualunque elaborata mossa di scherma, fidatevi di me.»

I giovani annuirono con riluttanza.

«Tornate a esercitarvi» disse Mat, asciugandosi la fronte e guardandosi sopra la spalla. Maledette ceneri! I Sorveglianti della Morte erano diretti dalla sua parte.

Afferrò la sua ashandarei e si precipitò via, poi svoltò attorno a una tenda, solo per imbattersi in un gruppo di Aes Sedai che si avvicinavano lungo il sentiero.

«Mat?» disse Egwene, in mezzo al gruppo di donne. «Stai bene?»

«Mi stanno maledettamente dando la caccia» disse, dando un’occhiata oltre il lato della tenda.

«Chi ti sta dando la caccia?» disse Egwene.

«I Sorveglianti della Morte» disse Mat. «Dovrei tornare alla tenda di Tuon.»

Egwene agitò le dita, mandando via le altre donne, tranne le sue due ombre — Gawyn e Leilwin, addirittura — che rimasero con lei. «Mat,» disse Egwene in tono sofferente «sono lieta che tu abbia finalmente deciso di vedere la ragione e lasciare l’accampamento seanchan, ma non avresti potuto aspettare la fine della battaglia per disertare?»

«Spiacente» disse lui, ascoltando solo in parte. «Ma possiamo dirigerci verso la sezione del campo delle Aes Sedai? Lì non mi seguiranno.» Forse no. Se tutti i Sorveglianti della Morte erano come Karede, forse l’avrebbero fatto. Karede si sarebbe tuffato da un dirupo per prendere un uomo che stava inseguendo.

Egwene si avviò, all’apparenza contrariata con Mat. Come facevano le Aes Sedai a essere così perfettamente prive di emozioni, eppure far capire a un uomo che lo disapprovavano? A ripensarci, probabilmente anche una Aes Sedai avrebbe seguito un uomo giù da un dirupo, anche solo per spiegargli — in dettaglio — tutte le cose che stava sbagliando nel modo in cui si stava suicidando.

Mat desiderò che così tanti dei suoi pensieri recenti non riguardassero sentirsi come se fosse lui quello che balzava giù dal dirupo.

«Dovremo trovare un modo per spiegare a Fortuona perché sei scappato» disse Egwene mentre si avvicinavano al settore delle Aes Sedai. Mat lo aveva posizionato nel punto più ragionevolmente lontano dai Seanchan. «Il matrimonio rappresenterà un problema. Ti suggerisco...»

«Aspetta, Egwene» disse Mat. «Di cosa stai parlando?»

«Stai scappando dalle guardie seanchan» disse Egwene. «Non stavi ascoltando... Certo che non stavi ascoltando. È bello sapere che, mentre il mondo si sgretola, alcune cose restano immutabili. Il cuendillar e Mat Cauthon.»

«Sto scappando da loro» disse Mat, guardandosi sopra la spalla «perché Tuon vuole che io sieda in giudizio. Ogni volta che un soldato cerca la grazia dell’imperatrice per un crimine, sono io quello che dovrebbe dannatamente ascoltare il suo caso!»

«Tu,» disse Egwene «che emetti sentenze?»

«Lo so» disse Mat. «Troppo dannato lavoro, se vuoi il mio parere. È tutto il giorno che vado evitando guardie, cercando di rubare un po’ di tempo per me stesso.»

«Un po’ di lavoro onesto non ti ucciderebbe, Mat.»

«Suvvia, sai che non è vero. Fare il soldato è un lavoro onesto e la gente rimane uccisa tutto il dannato tempo.»

Gawyn Trakand a quanto pareva si stava esercitando a diventare una Aes Sedai in futuro, poiché continuava a scoccare a Mat delle occhiatacce che avrebbero reso Moiraine orgogliosa. Be’, che facesse pure. Gawyn era un principe. Era stato allevato per fare cose come emettere sentenze. Probabilmente mandava alcuni uomini al patibolo ogni giorno durante la pausa pranzo, giusto per tenersi in esercizio.

Ma Mat... Mat non aveva intenzione di ordinare che degli uomini venissero giustiziati, e questo era quanto. Superarono un gruppo di Aiel che si esercitavano assieme. Era questo il gruppo che Urien stava correndo per raggiungere? Una volta passati — con Mat che cercava di far camminare più veloci gli altri affinché i Seanchan non li raggiungessero — si avvicinò a Egwene.

«L’avete trovato?» chiese piano.

«No» disse Egwene, gli occhi in avanti.

Non c’era bisogno di menzionare a cosa si riferiva. «Come avete fatto a perderlo? Dopo tutta la dannata fatica che abbiamo fatto per trovarlo?»

«Abbiamo? Da quanto ho sentito raccontare, Rand, Loial e gli uomini delle Marche di Confine hanno avuto molto più a che fare con il suo ritrovamento di te.»

«Io ero lì» disse Mat. «Ho cavalcato per l’intero dannato continente, giusto? Che io sia folgorato, prima Rand, dopo tu. Avete tutti intenzione di tormentarmi su quei giorni? Gawyn, vuoi anche tu il tuo turno?»

«Sì, grazie.» Sembrava impaziente.

«Chiudi il becco» disse Mat. «Pare che nessuno tranne me riesca a ricordare le cose per bene. Sono stato io a dare la caccia a quel dannato Corno come un pazzo. E, lasciatemelo dire, sono stato io a suonare quella cosa e permettere a tutti voi di scappare da Falme.»

«È così che te lo ricordi?» chiese Egwene.

«Certo» disse Mat. «Intendo dire, ho qualche lacuna qua e là, ma ho rimesso assieme quasi tutti i pezzi.»

«E il pugnale?»

«Quel gingillo? Non vale quasi la pena perderci tempo.» Si accorse che stava allungando la mano verso il fianco, nel punto dove una volta lo portava. Egwene lo guardò con un sopracciglio alzato. «Comunque non è questo il punto. Ci servirà quel dannato aggeggio, Egwene. Ci servirà.»

«Abbiamo delle persone che lo cercano» disse lei. «Non siamo certi di cosa sia successo con esattezza. C’era un residuo di Viaggio, ma era passato un po’ di tempo e.... Luce, Mat. Stiamo tentando. Lo prometto. Non è l’unica cosa che l’Ombra ci ha rubato di recente...»

Lui le lanciò un’occhiata, ma lei non lo guardò più. Folgorate Aes Sedai. «Qualcuno ha più visto Perrin?» domandò Mat. «Non voglio essere io a dovergli dire che sua moglie è scomparsa.»

«Non l’ha visto nessuno» disse Egwene. «Suppongo che stia lavorando per aiutare Rand.»

«Bah» disse Mat. «Puoi crearmi un passaggio per la cima del Bozzo?»

«Pensavo che volessi andare al mio accampamento.»

«È di strada» disse Mat. Be’, lo era, più o meno. «E quei Sorveglianti della Morte non se l’aspetteranno. Che io sia folgorato, Egwene, ma penso che abbiano indovinato dove eravamo diretti.»

Egwene — dopo essersi fermata per un attimo — aprì un passaggio per il terreno di Viaggio in cima al Bozzo. Lo attraversarono.

Più di una collina, meno di una montagna, il Bozzo di Dashar si elevava in aria per cento piedi buoni vicino al centro del campo di battaglia. Era impossibile arrampicarsi su quella formazione rocciosa e i passaggi erano l’unico modo per raggiungere la cima. Da qui, Mat e i suoi comandanti sarebbero stati in grado di osservare l’intera battaglia mentre si svolgeva.

«Non ho mai conosciuto nessun altro» gli disse Egwene «che si sforzasse tanto per evitare di lavorare sodo, Matrim Cauthon.»

«Non hai trascorso molto tempo tra i soldati.» Mat agitò la mano verso gli uomini che gli rivolsero il saluto mentre usciva dal terreno di Viaggio.

Guardò a nord verso il fiume Mora e, al di là, verso l’Arafel. Poi a nordest, verso le rovine di quello che un tempo era stato una specie di forte o di torre di guardia. A est, verso la palizzata in costruzione e la foresta. Continuò a girarsi a sud per guardare il fiume Erinin in lontananza e lo strano boschetto di alti alberi per cui Loial provava così tanto rispetto. Dicevano che era stato Rand a farli crescere, durante l’incontro in cui era stato firmato il trattato. Mat guardò a sudovest verso l’unico buon guado sul Mora nelle vicinanze, chiamato Guado Hawal dalla gente del luogo che aveva coltivato questa zona; oltre il guado sul lato arafelliano c’era una vasta distesa di acquitrini.