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«Sì, o sommo» disse l’esploratore, rivolgendogli il saluto e precipitandosi in piedi, uscendo dalla stanza senza alzare lo sguardo per evitare di incontrare quello di Mat.

Tutto sommato, Elayne era impressionata dalla facilità con cui l’esploratore mischiava l’obbedienza al suo rapporto. Era anche nauseata. Nessun governante avrebbe dovuto esigere questo dai suoi sudditi. La forza di una nazione derivava dalla forza del suo popolo: se lo spezzavi, era come se spezzassi la tua stessa schiena.

«Sapevi che stavo arrivando» disse Elayne dopo che Mat ebbe dato altri ordini ai suoi aiutanti. «E hai previsto la rabbia che i tuoi cambi di piani avrebbero causato. Che tu sia folgorato, Matrim Cauthon, perché hai sentito il bisogno di fare questo? Pensavo che il nostro piano di battaglia fosse solido.»

«Lo era» disse Mat.

«Allora perché cambiarlo!»

«Elayne» disse Mat, lanciandole un’occhiata. «Tutti mi hanno messo al comando contro la mia volontà, perché la mia mente non può essere cambiata dai Reietti, giusto?»

«Quella era l’idea generale» disse Elayne. «Anche se suppongo che abbia meno a che fare con quel tuo medaglione e più con il fatto che la tua testa è troppo dura perché la coercizione possa penetrarla.»

«Dannatamente corretto» disse Mat. «Comunque, se i Reietti stanno usando la coercizione su persone nei nostri accampamenti, probabilmente hanno qualche spia ai nostri incontri.»

«Suppongo di sì.»

«Dunque conoscono il nostro piano. Il nostro grande piano, che abbiamo trascorso così tanto tempo a preparare. Lo sanno.»

Elayne esitò.

«Luce!» disse Mat, scuotendo il capo. «La prima e più importante regola per vincere una guerra è sapere cosa farà il nemico.»

«Pensavo che la prima regola fosse conoscere il terreno» disse Elayne, incrociando le braccia.

«Anche quello. Comunque, mi rendo conto che, se il nemico sa cosa stiamo per fare, dobbiamo cambiarlo. Immediatamente. Meglio avere pessimi piani di battaglia piuttosto che quelli che il tuo nemico prevederà.»

«Perché non hai ipotizzato che sarebbe successo?» domandò Elayne.

Lui la guardò, inespressivo. Un lato della sua bocca si contrasse verso l’alto, poi si abbassò la tesa del cappello, mettendo in ombra la benda sull’occhio.

«Luce» disse Elayne. «Tu sapevi. Hai passato questa intera settimana a elaborare piani con noi e per tutto il tempo sapevi che li avresti gettati fuori con la risciacquatura dei piatti.»

«Questo vuol dire attribuirmi troppi dannati meriti» disse Mat, tornando a guardare le mappe. «Penso che una parte di me possa averlo saputo da sempre, ma non l’ho capito fino a poco prima dell’arrivo degli Sharani.»

«Dunque qual è il nuovo piano?»

Lui non rispose.

«Hai intenzione di tenerlo segreto» disse Elayne, sentendosi le gambe deboli. «Hai intenzione di guidare la battaglia e nessuno di noi saprà cosa, per la Luce, stai progettando, giusto? Altrimenti qualcuno potrebbe sentirlo e la notizia viaggerebbe fino all’Ombra.»

Lui annuì.

«Che il Creatore ci protegga» sussurrò lei.

Mat si accigliò. «Sai, è proprio quello che ha detto Tuon.»

Sulle Alture, Uno si coprì le orecchie mentre i Draghi vicini eruttavano fuoco contro i Trolloc e gli Sharani a ovest. L’odore di qualcosa di pungente ardeva nell’aria e gli scoppi erano così assordanti che non poteva sentire le proprie dannate imprecazioni.

Più in basso, i cavalieri di Lan Mandragoran stavano spazzando i lati della forza d’assalto, mantenendoli contenuti affinché i Draghi potessero causare più danni. Gli Sharani avevano con sé i Trolloc. Dovevano avere anche incanalatori, parecchi. Più a monte del fiume, un altro numeroso esercito di Trolloc, quelli che avevano causato così tanti danni alle armate di Dai Shan, era sceso da nordest e presto avrebbe raggiunto il Campo di Merrilor.

Draghi si fermarono per un momento, mentre i dragonieri riempivano di nuovo le fauci con la misteriosa sostanza che li faceva funzionare. Uno non aveva la dannata intenzione di avvicinarsi a essi. Quelle cose erano malasorte. Ne era certo. Il capo dei dragonieri era un Cairhienese segaligno, e Uno non aveva mai visto una grande utilità in quella gente. Lo guardavano dannatamente torvo ogni volta che parlava. Questo sedeva altezzoso sul suo cavallo, e non trasalì quando i Draghi spararono di nuovo.

L’Amyrlin Seat li aveva messi assieme a questi uomini, e anche ai Seanchan. Uno non aveva dannatamente intenzione di lamentarsi. Avevano bisogno di ogni spada che potevano ottenere, inclusi Cairhienesi e maledetti Seanchan.

«Ti piacciono i Draghi, capitano?» gridò il condottiero — Talmanes — a Uno. Capitano. Uno era stato dannatamente promosso. Ora guidava una truppa di picchieri e cavalleria leggera della Torre appena reclutati.

Non sarebbe dovuto essere al comando di un maledetto nulla; era stato felice come soldato semplice. Ma aveva sia l’addestramento che l’esperienza sul campo, cose di cui c’era penuria di questi tempi, come aveva detto Bryne a Salidar. Così ora era un folgorato ufficiale e comandava cavalleria e fanteria, nientemeno! Be’, sapeva come maneggiare una picca, se doveva usarne una, anche se di solito preferiva combattere a cavallo.

I suoi uomini erano pronti a difendere il margine delle Alture, nel caso in cui il nemico fosse riuscito ad arrivare in cima al pendio. Finora, gli arcieri posizionati di fronte ai dragonieri lo avevano impedito, ma molto presto gli arcieri avrebbero dovuto ripiegare e allora sarebbero stati i dannati soldati semplici a occuparsi del maledetto combattimento. Sotto, gli Sharani si fecero da parte per lasciare che il grosso delle forze dei Trolloc caricasse su per il pendio.

I picchieri sarebbero avanzati per resistere all’attacco dei Trolloc, e le picche avrebbero funzionato bene qui, dal momento che i Trolloc si sarebbero spinti su per la collina. Aggiungendo un po’ di folgorata cavalleria sui fianchi e alcuni dannati arcieri che lanciavano attraverso quei passaggi creati nell’aria, probabilmente potevano mantenere questa posizione per giorni. Forse settimane. Quando fossero stati pressati da una superiorità numerica, sarebbero indietreggiati pollice dopo pollice, aggrappandosi a ogni brandello di terra.

Uno immaginava che non ci fosse alcun modo per cui sarebbe sopravvissuto a questa folgorata battaglia. Era sorpreso di avercela fatta finora. Davvero, il maledetto Masema avrebbe dovuto prendere la sua testa, oppure i Seanchan vicino Falme, o un Trolloc qua o là. Lui aveva cercato di tenersi snello per avere un sapore terribile quando l’avessero ficcato in uno di quei maledetti pentoloni.

Draghi spararono di nuovo, squarciando buchi enormi tra orde di Trolloc che avanzavano. Uno si premette le mani contro le orecchie. «Avvisate quando lo fate, folgorati pezzi pendenti dal sedere di una capra…» colpo successivo lo sommerse del tutto.

I Trolloc più in basso furono sbalzati in aria quando i Draghi polverizzarono il terreno sotto di lui. Quelle uova esplodevano quando erano scagliate da quei maledetti tubi. Che genere di cosa, a parte l’Unico Potere, poteva far esplodere il metallo? Uno era certo di non volerlo dannatamente sapere.

Talmanes si avvicinò al bordo delle Alture, esaminando il danno. A lui si unì una donna tarabonese, quella che aveva inventato queste armi. Si guardò attorno e vide Uno, poi gli gettò qualcosa. Un pezzetto di cera. La donna tarabonese si picchiettò l’orecchio, poi iniziò a parlare con Talmanes, gesticolando. Poteva avere il comando delle truppe, ma la donna aveva il controllo di quegli aggeggi: diceva agli uomini dove posizionare i Draghi per combattere.

Uno bofonchiò, ma si mise in tasca la cera. Un manipolo di circa cento Trolloc si era fatto strada attraverso l’esplosione, e lui non aveva il tempo di preoccuparsi delle sue orecchie. Uno afferrò una picca, spianandola e facendo segno ai suoi uomini di fare lo stesso. Indossavano tutti il bianco della Torre; anche Uno portava un tabarro bianco.