Stava diventando abile con questi passaggi per osservare. Aveva creato questo su un tavolo portato nel loro accampamento da Tar Valon. Gawyn stava guardando giù verso il campo di battaglia come avrebbe fatto con una mappa.
«Se hai davvero reso invisibile l’altro lato,» disse Egwene in tono ipotetico «potrebbe essere davvero utile…»
«Sarebbe più facile da notare da vicino» ammise Yukiri. «Questo si trova così in alto nel cielo che nessuno da sotto sarebbe in grado di distinguerlo.»
A Gawyn non piaceva che Egwene stesse lì, con testa e spalle sospese sopra il campo di battaglia. Trattenne la lingua; il passaggio era quanto di più sicuro potessero creare. Lui non poteva proteggerla da tutto.
«Luce,» disse Bryne piano «ci stanno facendo a pezzi.»
Gawyn gli lanciò un’occhiata. L’uomo rifiutava i suggerimenti — pure pressanti — di tornare alle sue tenute. Insisteva di essere ancora in grado di impugnare una spada; solo non poteva essergli permesso di comandare. Inoltre, obiettava, chiunque di loro poteva essere sotto coercizione. In un certo senso, sapere che lui lo era dava loro un vantaggio. Almeno potevano sorvegliarlo.
E Siuan lo faceva, tenendogli il braccio con fare protettivo. Le uniche altre persone nella tenda erano Silviana e Doesine.
La battaglia non stava andando bene. Cauthon aveva già perso le Alture — il piano originario era stato tenerle il più possibile — e i Draghi erano a pezzi. L’attacco di Demandred con l’Unico Potere era giunto con molta più forza di quanto chiunque di loro avesse previsto. E l’altro vasto esercito di Trolloc era arrivato da nordest e stava premendo contro i difensori di Cauthon a monte del fiume.
«Cos’ha in mente?» disse Egwene, picchiettando il lato del tavolo. Urla distanti giunsero attraverso l’apertura. «Se continua così, le nostre armate saranno circondate.»
«Sta cercando di mettere l’esca nella trappola» disse Bryne.
«Che tipo di trappola?»
«È un’ipotesi,» disse Bryne «e la Luce sa se sul mio giudizio non si può fare affidamento come un tempo. Pare che Cauthon stia progettando di accumulare tutto in una battaglia, senza indugi, senza cercare di stancare i Trolloc. Per come sta andando, tutto sarà deciso entro pochi giorni. Forse ore.»
«Sembra esattamente qualcosa che Mat farebbe» disse Egwene, rassegnata.
«Non riesco a vedere i flussi,» disse Lelaine «ma quel potere…»
«Demandred è in un circolo» disse Egwene. «I testimoni oculari dicono che si tratta di un circolo completo. Qualcosa che non si vede dall’Epoca Leggendaria. E ha un sa’angreal. Alcuni dei soldati l’hanno visto: uno scettro.»
Gawyn osservò il combattimento molto più in basso, la mano sulla spada. Poteva sentire uomini urlare mentre Demandred indirizzava contro di loro un’ondata di fuoco dopo l’altra.
La voce del Reietto rimbombò all’improvviso, diffondendosi su nell’aria. «Dove sei, Lews Therin! Sei stato visto su ognuno degli altri fronti, travestito. Sei anche qui? Combattimi!»
La mano di Gawyn si serrò sulla spada. I soldati si riversarono giù per il lato sudoccidentale delle Alture, per attraversare il guado. Alcuni piccoli gruppi resistevano sui pendii e i dragonieri — minuscoli come insetti per Gawyn — condussero in salvo i Draghi rimasti, tirati da muli.
Demandred scagliò distruzione contro le truppe che fuggivano. Era un esercito di per sé, che gettava corpi in aria, faceva esplodere cavalli, bruciava e distruggeva. Attorno a lui, i Trolloc conquistarono il terreno elevato. Le loro rozze acclamazioni si levarono attraverso il passaggio.
«Dovremo fare i conti con lui, Madre» disse Silviana. «Molto presto.»
«Sta cercando di spossarti» disse Egwene. «Ha quel sa’angreal. Noi stessi potremmo costituire un circolo di settantadue, ma poi? Cadremmo nella sua trappola? Saremmo massacrati?»
«Che scelta abbiamo, Madre?» chiese Lelaine. «Luce. Sta uccidendo migliaia di persone.»
Migliaia. E loro se ne stavano qui.
Gawyn indietreggiò.
Nessuno parve notarlo tranne Yukiri, che avanzò con impazienza e prese posto accanto a Egwene. Gawyn scivolò fuori dalla tenda e, quando le guardie gli lanciarono un’occhiata, disse di aver bisogno di un po’ d’aria fresca. Egwene avrebbe approvato. Lei percepiva quanto era stanco di recente; gliel’aveva fatto notare diverse volte. Aveva l’impressione di avere pesi di ferro legati alle palpebre, a trascinarle giù. Gawyn guardò verso il cielo annerito. Poteva sentire i boati distanti. Quanto tempo se ne sarebbe stato a far niente mentre degli uomini morivano?
Hai promesso, pensò tra sé. Hai detto di essere disposto a stare nella sua ombra.
Questo non voleva dire smettere di fare un lavoro importante, giusto? Frugò nel borsellino e tirò fuori un anello dei Coltelli del Sangue. Se lo infilò e la sua forza tornò immediatamente mentre la spossatezza se ne andava.
Esitò, poi tirò fuori gli altri anelli e infilò anche quelli.
Sulla riva meridionale del fiume Mora, di fronte alle rovine a nordest del Bozzo di Dashar, Tam al’Thor fece appello al vuoto come Kimtin gli aveva insegnato tutti quegli anni addietro. Tam immaginò l’unica fiamma e vi riversò dentro le sue emozioni. Diventò calmo, poi la calma lo lasciò e non rimase nulla. Come un muro appena verniciato, bello e bianco, che fosse appena stato lavato. Tutto si dissolse.
Tam era il vuoto. Estrasse il suo arco, il buon legno di tasso nero che si piegava, la freccia contro la guancia. Prese la mira, ma era solo una formalità. Quando era dentro il vuoto con questa forza, la freccia faceva esattamente come lui ordinava. Lui non sapeva questo, non più di quanto il sole sapesse di dover sorgere o i rami sapessero che le foglie sarebbero cadute. Queste non erano cose che si sapevano, ma cose che erano.
Scoccò: la corda scattò e la freccia perforò l’aria. Ne seguì un’altra, poi un’altra ancora. Ne lanciò cinque in aria allo stesso tempo, ciascuna mirata in previsione dei venti mutevoli.
I primi cinque Trolloc caddero mentre cercavano di passare su uno dei ponti di zattere che erano riusciti a posizionare sul fiume. I Trolloc odiavano l’acqua; perfino quella poco profonda li intimoriva. Qualunque cosa Mat avesse fatto per proteggere il fiume più a monte, stava funzionando, dato che scorreva ancora. L’Ombra avrebbe cercato di fermarlo. Stava cercando di fermarlo. Ogni tanto la carcassa di un Trolloc o di un mulo veniva trascinata dalla corrente.
Tam continuò a lanciare frecce mentre Abell e gli altri uomini dei Fiumi Gemelli si univano a lui. A volte miravano nella massa, non scegliendo nessun Trolloc in particolare, anche se lo facevano di rado. Un soldato normale poteva tirare senza prendere la mira e supporre che la sua freccia avrebbe trovato la carne, ma non un bravo arciere dei Fiumi Gemelli. Per i soldati le frecce avevano poco valore, ma per i boscaioli non era così.
I Trolloc cadevano a ondate. Accanto a Tam e agli uomini dei Fiumi Gemelli, i balestrieri caricavano le armi e scagliavano una salva dopo l’altra contro la Progenie dell’Ombra. I Fade frustavano i Trolloc da dietro, cercando di spronarli ad attraversare il fiume… con poco successo.
La freccia di Tam colpì un Fade proprio dove si sarebbero dovuti trovare i suoi occhi. Lì vicino, un omone di nome Bayrd fischiò di apprezzamento, appoggiandosi sull’ascia e osservando le frecce cadere. Era parte di un gruppo di soldati posizionati appena dietro gli arcieri per muoversi a loro protezione, una volta che i Trolloc fossero stati costretti ad attraversare.
Bayrd era uno dei capi mercenari che erano confluiti nell’esercito e, anche se era Andorano, né lui né i cento uomini circa che guidava volevano dire da dove provenissero. «Ho bisogno di avere uno di quegli archi» disse Bayrd ai suoi compagni. «Che io sia folgorato, l’avete visto?»