Lì vicino, Abell e Azi sorrisero, continuando a tirare. Tam non sorrise. Non c’era buonumore dentro il vuoto, anche se al di fuori svolazzava un pensiero. Tam sapeva perché Abell e Azi avevano sorriso. Avere un arco dei Fiumi Gemelli non trasformava una persona in un arciere dei Fiumi Gemelli.
«Penso» disse Galad Damodred da cavallo, lì accanto «che probabilmente potresti fare più male a te stesso che al nemico, se tentassi di usare uno di quelli. Al’Thor, quanto manca?»
Tam scagliò un’altra freccia. «Altre cinque» disse, allungando la mano verso la freccia successiva nella faretra che aveva al fianco. La sollevò, la scagliò, poi continuò. Due, tre, quattro, cinque.
Altri cinque Trolloc morti. In totale aveva scagliato oltre trenta frecce. Li aveva mancati solo una volta, ma solo perché Abell aveva ucciso il Trolloc a cui Tam aveva mirato.
«Arcieri, fermi!» urlò Tam.
Gli uomini dei Fiumi Gemelli ripiegarono e Tam lasciò andare il vuoto mentre un gruppo sparso di Trolloc arrancava sulle rive del fiume. Tam guidava ancora le truppe di Perrin, in un certo senso. Manti Bianchi, Ghealdani e la Guardia del Lupo, tutti guardavano a Tam per l’ultima parola, ma ciascuno aveva il proprio condottiero. Lui comandava personalmente gli arcieri.
Perrin, farai meglio a guarire come si deve. Quando Haral aveva trovato il ragazzo steso per terra ai margini dell’accampamento il giorno prima, coperto di sangue e prossimo alla morte… Luce, quello aveva causato a tutti loro un bello spavento.
Perrin era al sicuro a Mayene, dove avrebbe trascorso probabilmente il resto dell’Ultima Battaglia. Un uomo non si ristabiliva rapidamente dal tipo di ferite che erano state inferte a lui, perfino con la Guarigione delle Aes Sedai. Probabilmente Perrin sarebbe quasi impazzito per essere mancato al combattimento, ma a volte accadeva. Era parte dell’essere un soldato.
Tam e gli arcieri si ritirarono fino alle rovine per ottenere un miglior punto d’osservazione sulla battaglia, e lui organizzò gli arcieri nel caso fossero serviti mentre dei galoppini portavano frecce. Mat aveva posizionato le truppe di Perrin accanto ai Fautori del Drago, guidati da Tinna, una donna statuaria. Tam non immaginava da dove fosse venuta o perché fosse al comando: aveva il portamento di una nobildonna, la corporatura di una Aiel e il colorito di una Saldaeana. Gli altri parevano darle ascolto. I Fautori del Drago avevano poco senso per Tam, così se ne teneva alla larga.
All’armata di Tam era stato detto di mantenere la posizione. Mat si era aspettato che l’attacco degli Sharani e dei Trolloc da ovest fosse il più forte; pertanto Tam rimase sorpreso nel vedere che Mat inviava altri rinforzi a monte del fiume dal guado. I Manti Bianchi erano un arrivo recente e i loro abiti si increspavano mentre caricavano lungo la sponda del fiume, abbattendo i Trolloc che scendevano barcollando dai loro ponti instabili.
Cominciarono a volare frecce dai Trolloc sull’altra riva verso Galad e i suoi uomini. I clangori e i tintinnii delle punte di freccia su armature e scudi dei Manti Bianchi assomigliavano a grandine su un tetto. Tam ordinò ad Arganda di far avanzare la loro fanteria, inclusi Bayrd e i mercenari.
Non avevano abbastanza picche, così gli uomini di Arganda impugnavano alabarde e lance corte. Gli uomini iniziarono a urlare e morire tra gli ululati dei Trolloc. Vicino alla posizione di retroguardia di Tam, Alliandre giunse a cavallo, circondata da fanti ben armati. Tam sollevò l’arco verso di lei e la donna annuì, poi si sistemò per osservare. Aveva voluto essere lì per la battaglia.
Tam non poteva biasimarla per quello, né per aver dato ordine ai suoi soldati di portarla via al primo segno che questa stesse volgendo a loro sfavore.
«Tam! Tam!» Dannil arrivò al galoppo e Tam fece cenno ad Abell di prendere il comando degli arcieri. Si diresse da Dannil, incontrando il ragazzo all’ombra delle rovine.
All’interno di quelle mura diroccate, le riserve di Tam osservavano la battaglia con nervosismo. Molti di loro erano arcieri mercenari e Fautori del Drago. Molti di quest’ultimo gruppo non erano mai stati in battaglia prima. Be’, nemmeno molti degli uomini dei Fiumi Gemelli fino a pochi mesi addietro. Imparavano in fretta. Colpire un Trolloc con una freccia non era così diverso dal colpire un cervo.
Però, se mancavi il cervo, quello non ti sventrava con una spada pochi secondi dopo.
«Cosa c’è, Dannil?» chiese Tam. «Ordini da Mat?»
«Ti sta inviando compagnie di fanteria dalla Legione del Drago» disse Dannil. «Dice di tenere il fiume qui, a ogni costo.»
«Cos’ha in mente quel ragazzo?» disse Tam, guardando verso le Alture. La Legione del Drago aveva una buona fanteria, balestrieri ben addestrati che sarebbero stati utili. Ma cosa stava succedendo sulle Alture? lampi di luce si riflettevano da colonne di denso fumo nero che si sollevavano dalle Alture verso le nuvole in cielo. Il combattimento lassù era nel vivo.
«Non lo so, Tam» disse Dannil. «Mat… è cambiato. Penso V di non conoscerlo più. È sempre stato un po’ una canaglia, ma ora… Luce, Tam. È come qualcuno usato dalle storie.»
Tam grugni. «Siamo cambiati tutti. Probabilmente Mat direbbe cose simili su di te.»
Dannil rise. «Oh, ne dubito, Tam. Anche se a volte mi domando cosa sarebbe successo se fossi andato con loro tre. Voglio dire, Moiraine Sedai stava cercando ragazzi dell’età giusta e immagino che io fossi un po’ troppo vecchio…»
Pareva pensieroso. Dannil poteva dire e pensare quello che voleva, ma Tam dubitava che gli sarebbe piaciuto patire le cose che avevano costretto Mat, Perrin e Rand a diventare le persone che erano adesso. «Prendi il comando di questa truppa» disse Tam, indicando con il capo gli arcieri di riserva. «Mi assicurerò che Arganda e Galad sappiano che stiamo per ricevere rinforzi.»
Spesse frecce trolloc piovvero attorno a Pevara mentre intesseva disperatamente Aria. La folata soffiò via le frecce come sassolini gettati giù dalla plancia da un giocatore infuriato. Sudando, si aggrappò a saldar e ordì uno schermo più forte di Aria, spostandolo nel cielo per difendersi contro ulteriori raffiche.
«È sicuro!» urlò. «Andate!»
Un gruppo di soldati schizzò fuori da sotto una sporgenza sul ripido pendio delle Alture dal lato del fiume. Altre spesse frecce nere piombarono dall’alto. Colpirono il suo schermo; ciò le rallentò a un punto tale che, una volta attraversato, caddero indolenti come piume. I soldati che aveva aiutato scattarono verso il punto di raduno al Guado Hawal. Altri decisero di restare dov’erano e combattere mentre bande di Trolloc si riversavano giù dai pendii. Gran parte della Progenie dell’Ombra rimase in cima alle Alture per mantenere salda la posizione e terminare di spingere giù gli umani.
Dove? Le giunse il pensiero furioso di Androl, un sussurro sommesso dentro la sua mente.
Qui, gli trasmise lei. Non completamente un pensiero, più un’immagine, un senso di luogo.
Un passaggio si divise accanto a lei e Androl vi scattò attraverso, con Emarin che lo seguiva. Entrambi portavano spade, ma Emarin ruotò e protese la mano all’indietro, sparando una scia di fuoco attraverso il passaggio aperto. Dall’altro lato risuonarono delle urla. Urla umane.
«Siete andati fin dall’esercito sharano?» domandò Pevara. «Logain voleva che restassimo assieme!»
«Dunque ti importa di quello che vuole, adesso?» chiese Androl sogghignando.
Sei insopportabile, pensò lei. Attorno a loro, frecce sbatacchiavano sul terreno. I Trolloc più in alto ulularono dalla rabbia.
«Ottimo flusso» disse Androl.
«Grazie.» Lei lanciò un’occhiata alla spada.
«Sono un Custode ora.» Scrollò le spalle. «Tanto vale averne anche l’aspetto, eh?»
Androl poteva tagliare un Trolloc in due con un passaggio a trecento passi di distanza e chiamare a raccolta il fuoco dall’interno di Montedrago stesso, eppure voleva portare una spada. Pevara decise che era una mania da uomini.