Выбрать главу

L’ho sentito, le trasmise Androl. «Emarin, da me. Pevara Sedai, se vuoi cortesemente acconsentire ad accompagnarci…»

Lei lo guardò sprezzante, ma si unì agli altri due mentre si muovevano lungo la base sudoccidentale delle Alture, superando alcuni feriti che barcollavano verso il punto di raccolta. Androl lanciò loro un’occhiata, poi intessé un passaggio verso l’accampamento. Quegli uomini claudicanti urlarono dalla sorpresa e in ringraziamento, mettendosi in salvo attraverso di esso.

Androl era cresciuto… Era più fiducioso da quando avevano lasciato la Torre Nera. La prima volta che si erano incontrati, aveva mostrato esitazione su ogni cosa che faceva. Una specie di nervosa umiltà. Ora non più.

«Androl.» disse Emarin, indicando il pendio con la spada.

«Li vedo» disse Androl. Sopra, i Trolloc si riversavano oltre la sommità delle Alture come pece che ribolliva fuori dal bordo di una pentola. Dietro, il passaggio di Androl si chiuse, il gruppo di soldati ormai al sicuro. Altri urlarono quando lo videro chiudersi.

Non puoi salvarli tutti, pensò Pevara con severità rivolta ad Androl, percependo la sua punta di angoscia. Resta concentrato sul compito attuale. I tre si fecero strada tra i soldati, deviando verso diversi incanalatori che potevano percepire più avanti. Jonneth, Canler e Theodrin erano lì, a scagliare fuoco contro gruppi di Trolloc. La loro posizione stava soffrendo.

«Jonneth, Canler, a me» disse Androl, superandoli di corsa e aprendo un passaggio di fronte a sé. Pevara ed Emarin lo attraversarono dopo di lui, ritrovandosi sulla cima delle Alture, a qualche centinaio di passi di distanza.

Jonneth e gli altri li seguirono, unendosi a loro mentre il gruppo schizzava davanti a un manipolo di Trolloc sorpresi.

«Qualcuno sta incanalando!» urlò Pevara. Luce, quanto era difficile correre con queste gonne. Androl lo sapeva, vero?

Androl aprì un altro passaggio per loro mentre alcuni zampilli di fiamma provenivano da certi Sharani in cima alle Alture. Pevara vi passò attraverso, cominciando ad avere il fiatone. Comparvero dall’altro lato degli Sharani, che stavano bersagliando il punto dove Pevara si era trovata solo pochi istanti prima.

Pevara aprì i suoi sensi, cercando di notare — o percepire — la loro preda. Gli Sharani si voltarono verso di loro e indicarono, poi urlarono quando Androl fece calare su di loro una valanga di neve da un passaggio su un lato. Aveva cercato di creare quei Cancelli della Morte che usavano gli altri Asha’man, ma il flusso apparentemente era diverso quanto bastava da dargli problemi. Invece si atteneva a quello in cui era bravo.

Gruppi di uomini della Guardia della Torre combattevano ancora in cima alle Alture, tenendo terreno contravvenendo agli ordini. Pezzi di Draghi, inclusi i grossi tubi di lancio in bronzo, giacevano fumanti lì vicino tra cadaveri bruciati. Migliaia e migliaia di Trolloc ululavano, soprattutto ai bordi delle Alture, scagliando frecce su quelli al di sotto. I loro ruggiti gioiosi mettevano Pevara in apprensione e lei ordì Terra e mandò i flussi verso il suolo vicino a loro. Una grossa zolla di terra tremolò, poi si staccò, facendo precipitare due dozzine di Trolloc oltre il bordo.

«Stiamo attirando di nuovo l’attenzione!» disse Emarin, dando fuoco a un Myrddraal che si stava muovendo di soppiatto verso di loro. Quello si dimenò tra le fiamme, stridendo con voce inumana, rifiutandosi di morire. Sudando, Pevara prestò il suo Fuoco a Emarin, bruciando la creatura finché non ne rimasero che le ossa.

«Be’, non è poi così male!» disse Androl. «Se attiriamo abbastanza attenzione, presto o tardi una dell’Ajah Nera oppure uno degli uomini di Taim deciderà di affrontarci.»

Jonneth imprecò. «È un po’ come saltare dentro un formicaio e aspettare di essere morsi!»

«In effetti, è molto simile a quello» disse Androl. «Montate la guardia. Io mi occuperò dei Trolloc!»

Questa è un’affermazione forte, gli trasmise Pevara.

La sua risposta fu calda, come il calore emanato da un piatto da cucina. Eroica.

Suppongo potrebbe tornarti utile un po’ di forza in più

Sì, grazie, trasmise lui.

Pevara gli offrì un collegamento. Lui attinse la forza, prendendo il controllo del loro circolo. Come sempre, collegarsi con Androl era un’esperienza travolgente. Percepì le proprie emozioni rimbalzare contro di lui e tornare di nuovo verso di lei, e questo la fece arrossire. Androl percepiva come stava iniziando a considerarlo?

Sciocca come una ragazza con le gonne al ginocchio, pensò Pevara di sé — attenta a schermare i propri pensieri a lui -, grande solo quanto basta per conoscere la differenza tra ragazzi e ragazze. E nel mezzo di una guerra, perfino.

Trovava difficile indurire le proprie emozioni — come avrebbe dovuto fare una Aes Sedai — quando era collegata con Androl. Le loro identità si mischiavano, come colori che turbinavano, versati nella stessa dotala. Lottò, determinata a mantenere la propria identità. Era vitale quando ci si collegava, come le era stato insegnato più e più volte.

Androl gettò una mano in avanti verso un gruppo di Trolloc che avevano cominciato a scagliare frecce contro di lui. Il passaggio si formò, inghiottendo le frecce. Lei si guardò attorno e le trovò che cadevano su un altro gruppo di Trolloc.

Dei passaggi si aprivano nel terreno e i Trolloc vi cadevano dentro, apparendo a centinaia di piedi nell’aria. Un minuscolo passaggio staccò la testa dal collo di un Myrddraal, lasciandolo a dibattersi e a zampillare sangue nero come inchiostro sul terreno. La squadra di Androl si trovava vicino alla parte occidentale delle Alture, dove prima erano stati posizionati i Draghi. Su tutti i lati c’erano Sharani e Progenie dell’Ombra.

Androl, qualcuno sta incanalando! Pevara poteva percepirlo, si sollevava sopra di loro sulle Alture. Qualcosa di potente.

Taim! A Pevara parve che la scarica improvvisa di Androl potesse consumarla. In essa c’era la perdita di amici e la furia per essere stato tradito da uno che avrebbe dovuto proteggerli.

Attento, trasmise lei. Non sappiamo se sia lui.

Quello che li attaccava era in un circolo con uomini e donne, altrimenti Pevara non sarebbe stata in grado di percepirlo. Allo stato attuale, non poteva vedere i flussi. Però poté vedere la spessa colonna di fuoco che si abbatté su di loro, del diametro di un passo, il cui calore era sufficiente ad arrossare il terreno roccioso sotto di loro.

Androl creò un passaggio appena in tempo, intercettando la colonna di fuoco e indirizzandola da dove era venuta. Torrenti gemelli arsero cadaveri di Trolloc e infiammarono erbacce e chiazze di vegetazione.

Pevara non vide cosa accadde dopo. Il passaggio di Androl scomparve, come strappatogli via, e un’esplosione di fulmini colpì proprio accanto a loro. Pevara crollò a terra scomposta e Androl le cadde addosso.

In quel momento, lei si lasciò andare.

Lo fece per caso, a causa del trauma dell’impatto. In molti casi, il collegamento sarebbe scivolato via, ma Androl aveva una stretta forte. La diga che tratteneva l’identità di Pevara da quella di Androl si ruppe e si mescolarono. Fu come attraversare uno specchio, poi voltarsi a guardare sé stessa.

Si costrinse a tirarsene fuori, ma con una consapevolezza che non riusciva a descrivere. Dobbiamo andarcene di qui, pensò, ancora collegata con Androl. Tutti gli altri sembravano vivi, ma non sarebbero durati a lungo se il nemico avesse usato altri fulmini. Pevara iniziò d’istinto il flusso complesso per un passaggio, anche se non avrebbe fatto nulla. Androl aveva il comando del circolo, perciò solo lui…

Il passaggio si aprì. Pevara rimase a bocca aperta. Era stata lei a farlo, non lui. Era tra i flussi più complessi, più difficili e più costosi in termini di Potere che lei conoscesse, ma l’aveva creato con la stessa facilità con cui muoveva una mano. Mentre era in un circolo guidato da qualcun altro.