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Brav’uomo. I Draghi potevano ancora combattere, ma probabilmente sembravano sfasciati per bene. In quello avevano un vantaggio: nessuno sapeva come funzionavano tranne Mat e Aludra. Dannate ceneri, e lui che si preoccupava che ogni volta che sparavano lo facessero dalla parte sbagliata.

Cinque o sei Draghi erano del tutto funzionanti; Mat li aveva portati in salvo attraverso un passaggio. Aludra li aveva posizionati a sud del guado, mirati verso le Alture. Mat li avrebbe usati, ma avrebbe lasciato che la spia avesse l’impressione che il grosso dei Draghi era stato distrutto. Talmanes invece poteva ripararli; poi Mat avrebbe potuto usarli di nuovo.

Ma, nel momento in cui lo farò, pensò Mat, Demandred userà tutto quello di cui dispone contro di essi. Doveva farlo al momento giusto. Dannate ceneri, di recente la sua vita era stata incentrata completamente sui momenti giusti. Quei tipi di momenti andavano scarseggiando. Per ora, ordinò ad Aludra di usare la mezza dozzina di Draghi funzionanti per bersagliare i Trolloc dall’altra parte del fiume che stavano scendendo lungo il pendio sudoccidentale delle Alture.

Lei era abbastanza lontana dalle Alture e si sarebbe mantenuta in movimento, così Demandred avrebbe avuto difficoltà a individuarla e ad abbattere i Draghi. Presto il fumo che emettevano avrebbe reso indistinta la posizione di Aludra.

«Mat» disse Elayne dal trono sul lato della stanza. Lui notò con divertimento che, per trovare una posizione ‘comoda’, in qualche modo aveva indotto Birgitte a puntellarlo e alzar lo di qualche pollice, così adesso era seduta esattamente allo stesso livello di Tuon. Forse un pollice più in alto. «Per favore. Puoi spiegarci almeno una parte di cosa stai facendo?»

Non senza che anche quella spia lo senta, pensò lui, guardandosi attorno. Chi era? Una delle tre coppie di damane e sul’dam Una damane poteva essere un’Amica delle Tenebre senza che la sua sul’dam lo sapesse? E il contrario? Quella nobildonna con la striscia bianca tra i capelli pareva sospetta.

Oppure era uno dei generali? Galgan? Tylee? Il Generale di Stendardo Gerish? Lei si trovava da un lato della stanza, guardandolo torvo. Sul serio. Donne. Gerish aveva davvero un bel didietro, ma Mat lo aveva menzionato solo per amicizia. Era un uomo sposato.

Il fatto era che c’erano così tante persone lì in giro che Mat immaginava che, se avesse sparso del miglio sul pavimento, per la fine della giornata avrebbe avuto della farina. In teoria erano tutti assolutamente affidabili e incapaci di tradire l’imperatrice, che potesse vivere per sempre. Cosa che non avrebbe fatto, se le spie avessero continuato a intrufolarsi.

«Mat?» disse Elayne. «Occorre che qualcun altro sappia qual è il tuo piano. Se tu dovessi cadere, dovremmo proseguirlo noi.»

Be’, questa era un’ottima argomentazione. Ci aveva riflettuto lui stesso. Assicuratosi che i suoi ordini stessero per essere eseguiti, si avvicinò a Elayne. Si guardò attorno per la stanza, poi sorrise agli altri con aria innocente. Non dovevano sapere che sospettava di loro.

«Perché quegli sguardi maliziosi verso tutti quanti?» chiese Elayne piano.

«Non sto guardando in modo dannatamente malizioso» disse Mat. «Fuori. Voglio fare una passeggiata e prendere un po’ d’aria fresca.»

«Knotai?» chiese Tuon, alzandosi in piedi.

Mat non guardò verso di lei: quegli occhi potevano penetrare solido acciaio. Invece si fece strada con noncuranza fuori dall’edificio di comando. Elayne e Birgitte lo seguirono pochi istanti dopo.

«Di che si tratta?» chiese Elayne piano.

«Ci sono molte orecchie là dentro» disse Mat.

«Sospetti che ci sia una spia all’interno dell’edificio…»

«Aspetta» disse Mat, prendendola per il braccio e strattonandola via. Mat rivolse un educato cenno del capo ad alcuni Sorveglianti della Morte. Quelli grugnirono come risposta. Per i Sorveglianti della Morte, equivaleva a essere loquaci.

«Puoi parlare liberamente» disse Elayne. «Ho appena intessuto una protezione contro orecchie indiscrete.»

«Grazie» disse Mat. «Ti voglio lontano dal centro di comando. Ti dirò cosa sto facendo. Se qualcosa va storto, dovrai scegliere un altro generale, d’accordo?»

«Mat,» disse Elayne «se pensi che ci sia una spia…»

«So che c’è una spia,» disse Mat «e ho intenzione di sfruttarlo. Funzionerà. Fidati di me.»

«Sì, e sei così fiducioso che hai già preparato un piano di riserva nel caso dovessi fallire.»

Mat ignorò quell’affermazione e annuì a Birgitte. Lei si guardò attorno con noncuranza, attenta che nessuno cercasse di avvicinarsi troppo.

«Quanto sei brava a carte, Elayne?» chiese Mat.

«A… Mat, non è il momento per giocare d’azzardo.»

«È precisamente il momento per giocare d’azzardo. Elayne, non vedi quanto siamo in inferiorità numerica? Non senti la terra quando Demandred attacca? Siamo fortunati che non abbia deciso di Viaggiare direttamente qui al centro di comando e attaccarci: sospetto che tema che Rand sia nascosto qui da qualche parte e che cadrebbe in un’imboscata. Ma sangue e dannate ceneri, è forte. Senza un azzardo, siamo morti. Finiti. Sepolti.»

Lei tacque.

«Per quanto riguarda le carte» disse Mat, sollevando un dito. «Le carte non sono come i dadi. A dadi, vuoi vincere più tiri possibile. Tanti tiri, tante vincite. È casuale, capisci? Ma le carte no. A carte, devi fare in modo che gli altri inizino a scommettere. Scommettere tanto. E puoi farlo lasciandoli vincere un poco. O molto.

«Qui non è così difficile, dato che siamo inferiori come forza e come numeri. L’unico modo che abbiamo per vincere è scommettere tutto sulla mano giusta. A carte, puoi perdere novantanove volte ma avere la meglio se vinci quella mano giusta. Fintantoché il nemico inizia a scommettere in modo avventato. Fintantoché riesci a far fronte alle perdite.»

«Ed è questo che stai facendo?» chiese Elayne. «Stai simulando che stiamo perdendo?»

«Dannate ceneri, no» disse Mat. «Non posso simularlo. Lo capirebbe. Io sto perdendo, ma sto anche osservando. Tenendo da parte quell’ultima puntata, quella che potrebbe fard vincere tutto.»

«Allora quando ci muoviamo?»

«Quando ci arrivano le carte giuste» disse Mat. Sollevò la mano, impedendole di obiettare. «Lo saprò, Elayne. Lo saprò dannatamente e basta. Questo è tutto ciò che posso dire.»

Elayne incrodò le braccia sopra il ventre gonfio. Luce, sembrava più grande ogni giorno. «D’accordo. Quali sono i tuoi piani per le forze dell’Andor?»

«Ho già Tam e i suoi uomini impegnati lungo il fiume alle rovine» disse Mat. «Per quanto riguarda il resto delle tue armate, vorrei che andassi ad aiutarli al guado. Probabilmente Demandred conta sul fatto che quei Trolloc a nord di qui attraversino il fiume e spingano i nostri difensori verso valle sul lato shienarese mentre il resto dei Trolloc e degli Sharani scendono dalle Alture per ricacciarci indietro oltre il guado e a monte del fiume.

«Cercheranno di stringerà nel mezzo, circondarci, e sarà la fine. Solo che Demandred ha mandato una truppa su per il Mora per fermare il flusso del fiume, e presto ci riusciranno. Vedremo se c’è un modo per far sì che la cosa funzioni a nostro vantaggio. Ma una volta che il fiume non ci sarà più, ci servirà una difesa solida per fermare i Trolloc quando tenteranno di precipitarsi lungo il letto del fiume. Ecco a cosa servono le tue forze.»

«Ci andremo» disse Elayne.

«Andremo?» sbraitò Birgitte.

«Io cavalcherò con le mie truppe» disse Elayne, dirigendosi verso le linee dei cavalli. «È sempre più evidente che non sarò in grado di fare nulla qui, e Mat vuole che stia lontano dalla posizione di comando. Quindi, che io sia dannata, ma andrò.»

«In battaglia?» disse Birgitte.

«Siamo già in battaglia, Birgitte» disse Elayne. «Gli incanalatori sharani potrebbero sferrare un assalto entro pochi minuti al Bozzo di Dashar e a questa fenditura con diecimila uomini. Vieni. Prometto che ti lascerò mettere attorno a me tante guardie che non sarò in grado di starnutire senza schizzare una dozzina di loro.»