Выбрать главу

Birgitte sospirò e Mat le rivolse un’occhiata consolatoria. Lei si congedò con un cenno del capo e poi si allontanò con Elayne.

D’accordo, pensò Mat, voltandosi di nuovo verso l’edificio di comando. Elayne stava facendo quello che doveva e Talmanes aveva ricevuto il segnale. Adesso c’era la vera sfida.

Poteva convincere Tuon a fare quello che voleva lui?

Galad condusse la cavalleria dei Figli della Luce in un attacco dirompente lungo il Mora, vicino alle rovine. I Trolloc avevano costruito altri ponti di zattere lì, e i corpi galleggiavano fitti come foglie autunnali su uno stagno. Gli arcieri avevano svolto bene il loro lavoro.

Quei Trolloc che alla fine erano riusciti a passare ora si ritrovavano a dover affrontare i Figli. Galad si sporse in basso, la lancia stretta, mentre spezzava il collo di un imponente Trolloc dalla faccia d’orso; continuò al galoppo, con la punta della lancia che gocciolava sangue e il Trolloc che cadeva in ginocchio dietro di lui.

Guidò il suo destriero Sidama tra la massa di Trolloc, travolgendoli o costringendoli a togliersi di mezzo con un balzo. La potenza di una carica di cavalleria era nei numeri, e quelli che Galad costringeva a scansarsi potevano essere travolti dai cavalli che lo seguivano.

Dopo la carica giunse una salva dagli uomini di Tam, che lanciarono frecce nel corpo principale di Trolloc mentre arrancavano sulle sponde del fiume. Quelli dietro spinsero su di loro, schiacciando i feriti.

Golever e diversi altri Figli si unirono a Galad mentre la loro carica — che spazzò la prima fila di Trolloc — perdeva energia. Lui e i suoi uomini si impennarono e si voltarono, le lance in alto, galoppando indietro per individuare gruppetti di uomini separati che combattevano da soli.

Il campo di battaglia era enorme. Galad trascorse quasi un’ora a cercare tali gruppi, salvandoli e ordinando loro di dirigersi alle rovine affinché Tam o uno dei suoi capitani potesse organizzarli in nuove compagnie. Lentamente, man mano che i numeri diminuivano, le formazioni originarie si mischiavano tra loro. I mercenari adesso non erano più i soli a cavalcare con i Figli. Galad aveva Ghealdani, membri della Guardia Alata e un paio di Custodi sotto il suo comando. Kline e Alix. Entrambi avevano perso le loro Aes Sedai. Galad non si aspettava che durassero a lungo, ma stavano combattendo con ferocia terribile.

Dopo aver rimandato un altro gruppo di sopravvissuti verso le rovine, Galad fece rallentare Sidama al passo, sentendo il respiro affannoso del cavallo. Questo campo accanto al fiume era diventato un coacervo insanguinato di corpi e fango. Cauthon aveva avuto ragione a lasciare i Figli qui in posizione. Forse Galad attribuiva troppo pochi meriti a quell’uomo.

«Da quanto tempo diresti che stiamo combattendo?» chiese Golever, accanto a lui. Il tabarro di quel Figlio era stato strappato via, lasciando esposta la cotta di maglia. Una sezione di anelli lungo il lato destro era stata frantumata dalla lama di un Trolloc. La cotta aveva retto, ma la macchia di sangue indicava che molti degli anelli erano stati conficcati nel giaco imbottito di Golever e nel suo fianco. Non sembrava che la ferita fosse brutta, così Galad non disse nulla.

«Abbiamo toccato mezzodì» ipotizzò Galad, anche se non poteva vedere il sole a causa delle nuvole. Era ragionevolmente certo che stessero combattendo ormai da quattro o cinque ore.

«Pensi che si fermeranno per la notte?» chiese Golever.

«Ne dubito» disse Galad. «Sempre che questa battaglia duri così a lungo.»

Golever lo guardò preoccupato. «Pensi…»

«Non riesco a capire cosa sta succedendo. Cauthon ha mandato così tante truppe quassù e ha tolto tutti quanti dalle Alture, da quello che riesco a capire. Non so perché. È l’acqua nel fiume… Non ti sembra che scorra a tratti? Lo scontro a monte sicuramente sta andando male…» Scosse il capo. «Forse se potessi vedere di più del campo di battaglia potrei capire il piano di Cauthon.»

Era un soldato. Un soldato non aveva bisogno di capire la battaglia nel suo complesso per seguire gli ordini. Però, Galad di solito era almeno in grado di ricomporre la strategia del suo schieramento dagli ordini che venivano dati.

«Hai mai immaginato una battaglia così vasta?» chiese Golever, voltando la testa. La fanteria di Arganda si stava scontrando con i Trolloc al fiume. Sempre più Progenie dell’Ombra stava riuscendo a passare… Allarmato, Galad si rese conto che il fiume aveva smesso del tutto di scorrere.

La Progenie dell’Ombra aveva conquistato una posizione nell’ultima ora. Sarebbe stato uno scontro duro, ma almeno i numeri adesso erano più equilibrati, con tutti i Trolloc che avevano ucciso prima. Cauthon aveva saputo che il fiume avrebbe smesso di scorrere. Ecco perché aveva mandato così tante truppe lassù, per arginare questo massacro dall’altra parte.

Luce, pensò Galad, sto guardando il Gioco delle Casate sul campo di battaglia stesso. Sì, non aveva dato abbastanza credito a Cauthon.

Una palla di piombo con un pennacchio rosso cadde all’improvviso dal cielo circa venti passi più avanti, colpendo un Trolloc morto al cranio. Più in alto, il raken stridette e continuò il suo volo. Galad spronò Sidama in avanti e Golever smontò per prendere la lettera per lui. I passaggi erano utili, ma i raken potevano vedere il campo di battaglia nella sua vastità, cercare uomini specifici nelle compagnie e consegnare ordini.

Golever gli porse la lettera e Galad tirò fuori la sua lista di codici dalla busta di cuoio che portava in cima a uno stivale. I codici erano semplici: un elenco di numeri con parole accanto. Se gli ordini non usavano la parola giusta e il numero giusto assieme, erano sospetti.

Damodred, recati assieme a una dozzina degli uomini migliori della tua compagnia ventidue e spostati lungo la riva verso il Guado Hawal. Fermati quando riesci a vedere lo stendardo di Elayne e rimani lì in attesa di altri ordini.

P.S. Se vedi dei Trolloc con bastoni da guerra, ti suggerisco di lasciare che sia Golever a combatterli, dato che so che hai problemi con quei tipi.

Mat.

Galad sospirò, mostrando la lettera a Golever. Il codice la autenticava: il numero ventidue e il termine bastone da guerra erano appaiati.

«Cosa vuole da noi?» chiese Golever.

«Vorrei saperlo» disse Galad. Lo voleva davvero.

«Andrò a radunare alcuni uomini» disse Golever. «Immagino che vorrai Hamesh, Mallone, Brokel…» Continuò enunciando un elenco completo.

Galad annuì. «Una buona lista. Be’, non posso dire che questo ordine mi dispiaccia. Mia sorella è entrata in campo, pare. Così la terrò d’occhio.» Oltre a quello, voleva sorvegliare un’altra sezione del campo di battaglia. Forse lo avrebbe aiutato a capire cosa stava facendo Cauthon.

«Come ordini, Lord Capitano Comandante» disse Golever.

Il Tenebroso attaccò.

Era un tentativo per fare a brandelli Rand, distruggerlo pezzo dopo pezzo. Il Tenebroso cercava di rivendicare gli elementi stessi che componevano l’essenza di Rand, poi annichilirli.

Rand non riusciva a prendere fiato, non riusciva a urlare. Questo attacco non era al suo corpo, poiché in questo posto non aveva un vero corpo, solo un ricordo.

Rand si tenne assieme. Con difficoltà. Di fronte a questo attacco terrificante, ogni idea di sconfiggere il Tenebroso — di ucciderlo — scomparve. Rand non poteva sconfiggere nulla. Poteva a stento resistere.

Non avrebbe saputo descrivere quella sensazione se l’avesse provata. Era come se il Tenebroso lo stesse facendo a pezzi mentre allo stesso tempo tentava di schiacciarlo completamente, giungendo a Rand da direzioni infinite, tutto al lo stesso tempo, in un’ondata.