Cerano reticoli di fratture per tutto il terreno. L’Ombra stava distruggendo questa Terra.
Molti Trolloc si stavano radunando sulle Alture che davano sul Guado Hawal, anche se una manciata di essi erano occupati a pungolare corpi sul pendio. Forse erano stati attirati dall’odore di carne bruciata. Un Myrddraal emerse dal fumo e iniziò a rimproverarli in un linguaggio che Gawyn non comprese. Sferzò la frusta contro le schiene dei Trolloc.
Gawyn si immobilizzò dove si trovava, ma il Mezzo Uomo non lo notò. Condusse i Trolloc che si erano staccati dagli altri nel punto dove si era radunato il resto delle creature. Gawyn attese, respirando piano attraverso il fazzoletto, sentendo le ombre dei Coltelli del Sangue avvolgerlo. I tre anelli avevano avuto effetto su di lui. Si sentiva euforico e i suoi arti si muovevano troppo rapidamente quando camminava. Gli ci era voluto del tempo per abituarsi ai cambiamenti, per mantenere l’equilibrio ogni volta che si muoveva.
Un Trolloc con le fattezze di lupo si levò da dietro una pila di rottami e annusò l’aria, guardando oltre il Fade. Il Trolloc poi usci dal suo nascondiglio, con un cadavere sopra la spalla. Passò davanti a Gawyn, a meno di cinque piedi, si soffermò e annusò di nuovo l’aria. Poi, ingobbendosi, prosegui. Il corpo che portava sopra la spalla trascinava dietro di sé il mantello di un Custode. Povero Symon. Non avrebbe mai giocato un’altra mano a carte. Gawyn ringhiò piano e, prima di potersi fermare, balzò in avanti. Si mosse in ‘badare la vipera’, piroettando e alleviando le spalle del Trolloc dal peso della sua testa.
La carcassa piombò a terra. Gawyn rimase con la spada all’infuori, poi si maledisse, accucciandosi e spostandosi di nuovo nel fumo. Avrebbe camuffato il suo odore e quell’oscurità mulinante avrebbe mascherato la sua forma indistinta. Era stato sciocco a rischiare di esporsi per uccidere un solo Trolloc. Il cadavere di Symon sarebbe finito comunque in un pentolone. Gawyn non poteva uccidere l’intero esercito. Era qui per un uomo preciso.
Gawyn si accovacciò, attendendo per vedere se il suo attacco era stato notato. Forse non sarebbero stati in grado di vedere lui — non era certo di quanto gli anelli lo nascondessero — ma chiunque avesse guardato avrebbe visto il Trolloc cadere.
Nessun grido d’allarme. Gawyn si alzò e continuò. Solo allora notò che le sue dita mostravano del rosso tra il nero della cenere. Se l’era ustionate. Il dolore era distante. Gli anelli. Gli riusciva difficile pensare correttamente, ma questo — per fortuna — non comprometteva la sua capacità di combattere. Semmai ora i suoi istinti erano più forti.
Demandred. Dov’era Demandred? Gawyn percorse rapidamente la sommità delle Alture avanti e indietro. Cauthon aveva posizionato truppe al fiume vicino al guado, ma il fumo rendeva impossibile vedere chi c’era. Dall’altro lato, gli uomini delle Marche di Confine erano impegnati con un’unità di cavalleria sharana. Eppure qui, sulla cima, tutto era pacifico, malgrado la presenza di Progenie dell’Ombra e Sharani. Ora Gawyn procedeva di soppiatto lungo le retrovie della Progenie dell’Ombra, mantenendosi tra le chiazze più accidentate di legna morta ed erbacce. Nessuno pareva notarlo. Qui c’erano delle ombre, e le ombre erano protezione. Più in basso, nel corridoio tra le Alture e gli acquitrini, i fuochi si stavano spegnendo. Pareva che avessero fatto troppo in fretta a estinguersi. Qualcuno aveva incanalato?
Gawyn era stato intenzionato a trovare Demandred cercando l’origine dei suoi attacchi, ma se stava solo incanalando per spegnere gli incendi, allora…
L’esercito dell’Ombra caricò, precipitandosi giù per il pendio verso il Guado Hawal. Anche se gli Sharani rimasero indietro, il grosso dei Trolloc si mosse. Era evidente che intendevano spingersi oltre l’alveo del fiume ora asciutto e affrontare l’esercito di Cauthon.
Se Cauthon aveva voluto attirare tutte le forze di Demandred giù dalle Alture, aveva fallito. Molti Sharani rimasero indietro, sia unità di fanteria che di cavalleria, osservando impassibili mentre i Trolloc si precipitavano verso la battaglia. Delle esplosioni colpirono tutto il pendio, scagliando i Trolloc in aria come lo sporco da un tappeto battuto. Gawyn esitò, accucciandosi. Draghi, i pochi funzionanti. Mat li aveva posizionati da qualche parte al di là del fiume: era difficile individuare la posizione precisa a causa del fumo. Dal rumore, erano solo una mezza dozzina circa, ma il danno che causavano era enorme, in particolare considerando la distanza.
Uno scoppio di luce rossa dalla cima delle Alture lì vicino balzò verso il fumo dei Draghi. Gawyn sorrise. Grazie mille. Mise la mano sulla spada. Era il momento di verificare quanto funzionavano bene questi anelli.
Scattò fuori dalla copertura, basso e rapido. La maggior parte dei Trolloc si stava riversando giù per il pendio, procedendo a grandi passi verso il letto del fiume asciutto. Quadrelli di balestra e frecce li bersagliarono e un’altra salva di fuoco di Draghi provenne da una posizione leggermente diversa. Cauthon stava facendo muovere i Draghi e Demandred aveva problemi a individuarli.
Gawyn corse tra la Progenie dell’Ombra ululante. Il terreno risuonava come un cuore palpitante per gli impatti lungo il suolo dietro di lui. Il fumo sferzava tutt’attorno, denso nella gola. Le sue mani erano annerite e Gawyn ipotizzò che lo fosse anche la sua faccia. Sperava che avrebbe aiutato a tenerlo nascosto.
Trolloc si girarono, strepitando o grugnendo, ma nessuno si fissò su di lui. Sapevano che qualcosa era passato, ma per loro Gawyn era semplicemente una forma indistinta.
La rabbia di Egwene si riversò attraverso il legame. Gawyn sorrise. Non si era aspettato che sarebbe stata contenta. Mentre correva e delle frecce tranciavano il terreno attorno a lui, trovò pace nella sua scelta. Una volta, forse, l’avrebbe fatto per l’orgoglio della battaglia e l’opportunità di confrontarsi con Demandred.
Non era questa la sua intenzione ora. La sua intenzione era la necessità. Qualcuno doveva combattere questa creatura, qualcuno doveva ucciderla oppure avrebbero perso la battaglia. Lo capivano tutti. Rischiare Egwene o Logain sarebbe stato un azzardo troppo grande.
Gawyn era sacrificabile. Nessuno l’avrebbe mandato a fare questo — nessuno avrebbe osato -, ma era necessario.
Aveva un’opportunità di cambiare le cose, di avere davvero importanza. Lo faceva per l’Andor, per Egwene, per il mondo stesso.
Più avanti, Demandred urlava la sua sfida ormai familiare. «Mandatemi al’Thor, non questi cosiddetti Draghi!» Da lui volò un’altra scia di fuoco.
Gawyn superò i Trolloc che caricavano e giunse dietro un gruppo numeroso di Sharani con strani archi, grandi quasi quanto quelli dei Fiumi Gemelli. Circondavano un uomo a cavallo in un’armatura di monete interconnesse, legate per i buchi al centro, con una gorgiera e dei parabraccia. La piastra frontale del suo elmo temibile era aperta. Quel volto orgoglioso era inspiegabilmente familiare a Gawyn, avvenente e imperioso.
Dovrà essere rapido, pensò Gawyn. E, Luce, farò meglio a non dargli l’opportunità di incanalare.
Gli arcieri sharani erano in allerta, ma solo due di loro si voltarono quando Gawyn scivolò lì in mezzo. Gawyn estrasse il pugnale dal fodero alla cintura. Avrebbe dovuto trascinare Demandred giù da cavallo, poi colpirlo al volto con il coltello. Gli sembrava un attacco da codardo, ma era il modo migliore. Se l’avesse fatto cadere a terra, Gawyn avrebbe potuto…
Demandred si girò all’improvviso e guardò verso Gawyn. Un secondo dopo, protese la mano in avanti e un fascio di fuoco incandescente — sottile come un ramoscello — schizzò verso Gawyn.
Lo mancò, colpendo appena accanto a Gawyn mentre balzava via. Delle fratture si aprirono nel terreno tutt’attorno. Crepe nere e profonde, che parevano spalancate sull’eternità stessa.