«Siamo ancora a parecchia distanza da Thakan’dar» disse Faile. «E quel villaggio ci blocca la strada. Potrebbe essere più facile intrufolarci in uno di quei passaggi che cercare di arrivare fino a valle.»
«Finiremmo dietro le linee nemiche!»
«Siamo già dietro le loro linee,» disse Faile in tono cupo «perdo in quel senso non cambierebbe nulla.»
Arrela tacque.
«Quello sarà un problema» disse Mandevwin piano, voltando il cannocchiale. «Guardate i tizi che si avvicinano al campo dal villaggio.»
Faile sollevò di nuovo il cannocchiale. «Aiel?» bisbigliò. «Luce! Gli Shaido si sono uniti alle forze del Tenebroso?»
«Perfino i cani Shaido non lo farebbero» disse Arrela, poi sputò da una parte. I nuovi arrivati sembravano davvero diversi. Portavano i veli alzati, come per uccidere, ma quei veli erano rossi. A ogni modo, sgattaiolare davanti a degli Aiel sarebbe stato quasi impossibile. Probabilmente soltanto il fatto che il gruppo era così distante aveva impedito che venissero scoperti. Quello e il fatto che nessuno si aspettava di trovare qui un gruppo come quello di Faile.
«Indietro» disse lei, arretrando piano giù per la collina. «Dobbiamo elaborare un piano.»
Perrin si svegliò sentendosi come se fosse stato gettato dentro un lago in inverno. Annaspò.
«Stenditi, sciocco» disse Janina, mettendogli la mano sul braccio. La Sapiente dai capelli biondi pareva esausta quanto lui.
Si trovava in qualche posto morbido. Troppo morbido. Un bel letto, lenzuola pulite. Fuori dalle finestre, le onde si infrangevano gentilmente contro ima costa e i gabbiani lanciavano richiami. Sentiva anche dei gemiti che riecheggiavano da qualche posto vicino.
«Dove mi trovo?» chiese Perrin.
«Nel mio palazzo» disse Berelain. Era in piedi vicino alla porta e non l’aveva notata in precedenza. La Prima indossava il suo diadema, il falco in volo, e portava un abito cremisi con finiture gialle. La stanza era sontuosa, con oro e bronzo su specchi, finestre e montanti del letto.
«Potrei aggiungere» disse Berelain «che è una situazione piuttosto familiare per me, Lord Aybara. Ho preso delle precauzioni stavolta, nel caso te lo stessi domandando.»
Precauzioni? Perrin annusò l’aria. Uno? Poteva fiutarlo. In effetti, Berelain indicò da una parte con un cenno del capo e Perrin si voltò e trovò Uno seduto su una sedia lì vicino, il braccio al collo.
«Uno! Cosa ti è successo?» chiese Perrin.
«Mi sono successi dei dannati Trolloc» bofonchiò Uno. «Sto aspettando il mio turno per la Guarigione.»
«Quelli con ferite potenzialmente mortali vengono Guariti per primi» disse Janina. Era la Sapiente più esperta nella Guarigione; a quanto pareva, aveva deciso di restare con le Aes Sedai e Berelain. «Tu, Perrin Aybara, sei stato Guarito fino al punto di sopravvivenza. Solo fino al punto di sopravvivenza. Solo ora ci siamo potuti occupare delle ferite che non minacciavano la tua vita.»
«Aspetta!» disse Perrin. Si sforzò di mettersi a sedere. Luce, quanto era esausto. «Da quanto tempo sono qui?»
«Dieci ore» disse Berelain.
«Dieci ore! Devo andare. Il combattimento…»
«Il combattimento continuerà senza di te» disse Berelain. «Sono spiacente.»
Perrin ringhiò piano. Così stanco. «Moiraine conosceva un modo per annullare la fatica di una persona. Tu lo conosci, Janina?»
«Anche se lo conoscessi, non lo farei per te» disse Janina. «Hai bisogno di dormire, Perrin Aybara. La tua partecipazione all’Ultima Battaglia è finita.»
Perrin digrignò i denti, poi fece per alzarsi.
«Scendi da quel letto» disse Janina, voltando gli occhi verso di lui «e ti avvolgerò in Aria e ti lascerò appeso lì per ore.»
Il primo istinto di Perrin fu di traslare via. Iniziò a formare il pensiero nella sua testa e si sentì sciocco. In qualche modo era tornato nel mondo reale. Non poteva traslare qui. Era inerme come un bambino.
Si appoggiò all’indietro nel letto, frustrato.
«Gioisci, Perrin» disse Berelain piano, accostandosi al letto. «Dovresti essere morto. Come hai raggiunto quel campo di battaglia? Se Haral Luhhan e i suoi uomini non ti avessero notato steso lì…»
Perrin scosse il capo. Quello che aveva fatto sfidava ogni spiegazione per qualcuno che non conoscesse il sogno del lupo. «Cosa sta succedendo, Berelain? La guerra? I nostri eserciti?»
Lei increspò le labbra.
«Posso fiutare la verità su di te» disse Perrin. «Preoccupazione, ansia.» Sospirò. «Ho visto che i fronti si erano spostati.
Se anche gli uomini dei Fiumi Gemelli si trovano al Campo di Merrilor, tutti e tre i nostri eserciti sono stati spinti indietro verso lo stesso posto. Tutti tranne quelli a Thakan’dar.»
«Non sappiamo come sta andando per il Lord Drago» disse lei piano, sedendosi con grazia su uno sgabello accanto al letto. Vicino alla parete, Janina prese Uno per il braccio. Lui rabbrividì quando fu attraversato dalla Guarigione.
«Rand combatte ancora» disse Perrin.
«È passato troppo tempo» disse lei. C’era qualcosa che non gli stava dicendo, qualcosa a cui stava girando attorno. Poteva fiutarlo su di lei.
«Rand combatte ancora» ripete Perrin. «Se avesse perso, non saremmo qui.» Si appoggiò all’indietro, la spossatezza che gli arrivava nel profondo delle ossa. Luce! Non poteva starsene semplicemente sdraiato qui mentre degli uomini morivano, giusto? «Il tempo è diverso al Foro. L’ho visitato e l’ho visto con i miei occhi. Sono passati molti giorni qua fuori, ma scommetto che si è trattato solo di un giorno per Rand. Forse meno.»
«Questo è un bene. Riferirò ciò che dici agli altri.»
«Berelain,» disse Perrin «ho bisogno che tu faccia qualcosa per me. Ho mandato Elyas con un messaggio per i nostri eserciti, ma non so se l’abbia recapitato. Graendal sta interferendo con le menti dei nostri gran capitani. Vuoi scoprire per me se il suo messaggio è arrivato?»
«È arrivato» disse lei. «Quasi troppo tardi, ma è arrivato. Hai agito bene. Ora dormi, Perrin.» Berelain si alzò.
«Berelain?» chiese lui.
Lei si voltò di nuovo nella sua direzione.
«Faile» disse Perrin. «Che ne è di Faile?»
L’ansia di Berelain si accentuò. No.
«La sua carovana di rifornimenti è stata distrutta in una bolla di male, Perrin» disse Berelain piano. «Sono spiacente.»
«Il suo corpo è stato ritrovato?» si costrinse a chiedere Perrin.
«No.»
«Allora è ancora viva.»
«Ma…»
«È ancora viva» insistette Perrin. Avrebbe presunto che fosse vero. Se non l’avesse fatto…
«Naturalmente c’è speranza» disse lei, poi si diresse da Uno, che stava flettendo il braccio Guarito, e gli fece cenno di unirsi a lei mentre lasciava la stanza. Janina stava lavoricchiando preso il portacatino. Perrin poteva ancora sentire gemiti nei corridoi lì fuori, e il posto odorava di erbe curative e dolore.
Luce, pensò. La carovana di Faile aveva con sé il Corno. Adesso era l’Ombra ad averlo?
E Gaul. Doveva tornare da Gaul. L’aveva lasciato nel sogno del lupo, a guardare le spalle a Rand. Se poteva basarsi sulla propria spossatezza, Gaul non poteva reggere ancora a lungo.
Perrin si sentiva come se potesse dormire per settimane. Janina tornò al suo capezzale, poi scosse il capo. «Non serve a nulla tenere gli occhi aperti a forza, Perrin Aybara.»
«Ho troppo da fare, Janina. Per favore. Devo tornare al campo di battaglia e…»
«Tu resterai qui, Perrin Aybara. Non sei di alcuna utilità a nessuno nelle tue condizioni, e non otterrai ji cercando di dimostrare altrimenti. Se il fabbro che ti ha portato qui sapesse che ti ho lasciato barcollare via e morire sul campo di battaglia, credo che verrebbe qui per provare ad appendermi fuori dalla finestra per i talloni.» Esitò. «E quel tipo… Quasi penso che potrebbe riuscirci.»