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All’Ombra non serviva abbattere l’Amyrlin in persona per fermarla. Bastava che uccidesse un ragazzo idiota.

«Cosa stanno facendo quegli Sharani?» chiese Elayne piano.

Birgitte tenne fermo il cavallo, prendendo il cannocchiale da Elayne. Lo sollevò, guardando dall’altra parte del fiume asciutto verso il pendio delle Alture dove si era radunato un vasto numero di truppe sharane. Grugnì. «Probabilmente stanno aspettando che i Trolloc si riempiano di frecce.»

«Non sembri molto convinta» disse Elayne, riprendendo il cannocchiale. Tratteneva l’Unico Potere ma per ora non lo stava utilizzando. Il suo esercito combatteva al fiume da due ore. I Trolloc si erano precipitati nell’alveo del fiume su e giù per il Mora, ma le sue truppe li stavano tenendo a bada, non facendo mettere loro piede su suolo shienarese. Gli acquitrini impedivano che il nemico lo aggirasse sul fianco sinistro; il fianco destro era più vulnerabile e avrebbe dovuto tenerlo sotto controllo. Sarebbe stato molto peggio se tutti i Trolloc avessero spinto per attraversare il fiume, ma la cavalleria di Egwene li stava colpendo da dietro. Quello alleviava parte della pressione dalla sua armata.

Gli uomini tenevano indietro i Trolloc con le picche e il piccolo flusso d’acqua che ancora scorreva per il letto del fiume era diventato completamente rosso. Elayne sedeva risoluta al cospetto delle sue truppe. Gli uomini migliori dell’Andor sanguinavano e morivano, trattenendo i Trolloc con difficoltà. Pareva che l’esercito sharano stesse preparando una carica giù dalle Alture, ma Elayne non era convinta che avrebbero lanciato un attacco così presto; l’assalto della Torre Bianca sul lato occidentale doveva costituire una preoccupazione per loro. Il fatto che Mat avesse mandato l’armata di Egwene ad attaccare le Alture da dietro era un colpo di genio.

«Non sono molto certa di ciò che ho detto» disse Birgitte piano. «Niente affatto. Ormai non ho più molte certezze.»

Elayne si accigliò. Aveva pensato che la conversazione fosse finita. Cosa stava dicendo Birgitte? «E i tuoi ricordi?»

«La prima cosa che ricordo ora è che mi sono svegliata con te e Nynaeve» disse Birgitte piano. «Riesco a ricordare le nostre conversazioni sull’essere nel Mondo dei Sogni, ma non riesco a ricordare il posto. Tutto è scivolato via, come acqua tra le dita.»

«Oh, Birgitte…»

La donna scrollò le spalle. «Non può mancarmi quello che non ricordo.» Il dolore nella voce tradiva le parole.

«Gaidal?»

Birgitte scosse il capo. «Nulla. Ho come l’impressione che dovrei conoscere qualcuno con quel nome, ma no.» Ridacchiò. «Come ho detto. Non so cos’ho perso, perciò è tutto a posto.»

«Stai mentendo?»

«Dannate ceneri, certo che sto mentendo. È come un buco dentro di me, Elayne. Un buco profondo, spalancato. Da cui fuoriescono la mia vita e i miei ricordi.» Distolse lo sguardo.

«Birgitte… Sono spiacente.»

Birgitte voltò il cavallo e si allontanò un poco, non volendo chiaramente discutere ancora della faccenda. Il dolore irradiava fitte in fondo alla mente di Elayne.

Come sarebbe stato perdere tanto? Birgitte non aveva un’infanzia, non aveva genitori. La sua intera vita, tutto ciò che ricordava, di solito abbracciava meno di un anno. Elayne fece per andarle dietro, ma le guardie si scostarono per lasciar avvicinare Galad, con indosso armatura, tabarro e mantello del Lord Capitano Comandante dei Figli della Luce.

Elayne serrò le labbra. «Galad.»

«Sorella» disse Galad. «Suppongo che sarebbe completamente inutile informarti di quanto è inappropriato per una donna nella tua condizione essere sul campo di battaglia.»

«Se perdiamo questa guerra, Galad, i miei figli nasceranno schiavi del Tenebroso, sempre che nascano. Credo che combattere valga il rischio.»

«Sempre che tu ti astenga dall’impugnare la spada personalmente» disse Galad, schermandosi gli occhi per esaminare il campo di battaglia. Le parole implicavano che le stava dando il permesso — il permesso — di guidare le truppe.

Strisce di luce schizzarono dalle Alture, colpendo gli ultimi Draghi che sparavano dal campo appena dietro le truppe. Una tale forza! Demandred aveva un potere che eclissava quello di Rand. Se rivolge quel potere contro le mie truppe

«Perché Cauthon mi porterebbe quaggiù?» disse Galad piano. «Voleva una dozzina dei miei uomini migliori…»

«Non mi starai chiedendo di indovinare cosa pensa Matrim Cauthon, vero?» chiese Elayne. «Sono convinta che Mat agisca in modo semplice soltanto affinché la gente gliela faccia passare liscia più volte.»

Galad scosse il capo. Elayne poteva vedere un gruppo dei suoi radunato lì vicino. Stavano indicando i Trolloc che si stavano dirigendo lentamente a monte del fiume sulla riva arafelliana. Elayne si rese conto che il suo fianco destro era in pericolo.

«Manda a chiamare sei compagnie di balestrieri» disse Elayne a Birgitte. «È necessario che Guybon rinforzi le truppe a monte.»

Luce. La situazione inizia a sembrare brutta. La Torre Bianca era là fuori sul pendio occidentale delle Alture, dove si stava incanalando in modo più furibondo. Lei non poteva vedere molto di tutto ciò, ma poteva percepirlo.

Del fumo si levava sopra la cima delle Alture, illuminate da esplosioni diffuse di fulmini. Come una bestia di tempesta e fame che si agitava tra l’oscurità, i suoi occhi che lampeggiavano mentre si svegliava.

All’improvviso Elayne fu consapevole dell’odore penetrante nell’aria, delle urla di dolore degli uomini. Dei tuoni dal cielo, dei tremori nella terra. Dell’aria fredda posata su un suolo dove non cresceva nulla, delle armi che si rompevano, delle picche che si schiantavano contro gli scudi. La fine. Era arrivata davvero, e lei si trovava sul precipizio.

Un messaggero giunse al galoppo, portando una busta. Diede le giuste parole d’ordine alla guardia di Elayne, smontò e gli fu permesso di avvicinarsi a lei e a Galad. Si rivolse a Galad, porgendogli la lettera. «Da Lord Cauthon, signore. Ha detto che saresti stato qui.»

Galad prese la lettera e, accigliato, l’aprì. Fece scivolare fuori un foglio di carta.

Elayne attese con pazienza — pazienza — contando fino a tre, poi accostò il cavallo a quello di Galad e allungò il collo per leggere. Sul serio, c’era da pensare che si sarebbe preoccupato che una donna incinta stesse comoda.

La lettera era scritta con la grafia di Mat. E, come notò Elayne divertita, la calligrafia era molto più chiara e l’ortografia decisamente migliore in questa rispetto a quella che le aveva mandato settimane fa. A quanto pareva, la pressione della battaglia trasformava Mat Cauthon in un funzionario migliore.

Galad, non c’è molto tempo per un linguaggio elaborato. Tu sei il solo di cui mi fido per questa missione. Farai ciò che è giusto, perfino quando nessuno dannatamente lo vuole. Gli uomini delle Marche di Confine potrebbero non avere il fegato, ma scommetto di potermi fidare di un Manto Bianco. Prendi questo. Di’ a Elayne di crearti un passaggio. Fai ciò che va fatto.

Mat.

Galad si accigliò, poi rovesciò la busta e qualcosa di argenteo cadde fuori. Un medaglione a una catena. Un unico marco di Tar Valon scivolò accanto a esso.

Elayne espirò, poi toccò il medaglione e incanalò. Non poteva. Questa era una delle copie che aveva fatto, una di quelle che aveva dato a Mat. Mellar ne aveva rubata un’altra.

«Protegge chi lo indossa dai flussi» disse Elayne. «Ma perché mandarlo a te?»

Galad rigirò il foglio di carta, apparentemente notando qualcosa. Scritto sul retro, in una calligrafia più affrettata, c’era:

P.S. In caso tu non sappia cosa significa ‘fare ciò che va fatto’, significa che voglio che tu vada dannatamente a massacrare quante più incanalatrici sharane puoi. Scommetto un intero marco di Tar Valon — è stato limato solo un poco ai bordi — che non riesci a ucciderne venti.