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Sangue e dannate ceneriSono tutti pazzi. Purtroppo, cos’altro poteva fare Mat contro uno dei Reietti? In questo momento il suo piano di battaglia ruotava attorno al tenere Demandred occupato, costringendolo a rispondere. Se Demandred doveva agire come generale, non poteva fare tanti danni incanalando.

Mat avrebbe dovuto escogitare qualcosa per occuparsi del Reietto. Ci stava lavorando. Ci aveva lavorato per l’intera dannata battaglia e non gli era venuto in mente nulla.

Mat lanciò un’occhiata all’indietro attraverso il passaggio. Elayne veniva incalzata con troppa forza. Lui doveva fare qualcosa. Far intervenire i Seanchan? Li aveva posizionati all’estremità meridionale del campo sulle sponde dell’Erinin. Sarebbero stati un asso nella manica per Demandred, impedendogli di impegnare tutte le truppe nelle battaglie che venivano combattute sotto le Alture. In aggiunta, aveva dei progetti per loro. Progetti importanti.

Logain non aveva molte possibilità contro Demandred, stando alla stima di Mat, ma avrebbe dovuto occuparsi di quell’uomo in qualche modo. Se Logain voleva provare, che facesse pure.

«Puoi combatterlo» disse Mat. «Fallo ora oppure aspetta finché non si sarà indebolito un poco. Luce, spero che possiamo indebolirlo. Comunque lascio la cosa a te. Scegli il momento migliore e attacca.»

Logain sorrise, poi creò un passaggio proprio nel mezzo della stanza e lo attraversò, la mano sulla spada. Aveva abbastanza orgoglio da essere il Drago Rinato, quello era sicuro. Mat scosse il capo. Cosa avrebbe dato per non aver più a che fare con tutti questi blasonati. Mat poteva essere uno di loro adesso, ma quello si poteva aggiustare. Tutto ciò che doveva fare era convincere Tuon ad abbandonare il trono e scappare via con lui. Quello non sarebbe stato facile, ma dannate ceneri, stava combattendo l’Ultima Battaglia. Paragonata alla sfida che stava affrontando ora, Tuon sembrava un nodo facile da sciogliere.

«Gloria degli uomini…» sussurrò Min. «Deve ancora accadere.»

«Qualcuno vada a controllare quelle guardie» disse Mat, tornando alle mappe. «Tuon, potremmo volerti trasferire. Questo posto non è mai stato sicuro e Logain l’ha appena dimostrato.»

«Posso proteggermi da sola» disse lei in tono altezzoso.

Troppo altezzoso. Lui la guardò sollevando un sopracciglio e lei annuì.

Davvero?, pensò Mat. È di questo che vuoi discutere? Mat non era certo che la spia se la sarebbe bevuta. Era una ragione troppo inconsistente.

Ó suo piano con Tuon era prendere esempio da quello che Rand una volta aveva fatto con Perrin. Se Mat fosse riuscito a fingere una divisione tra lui e i Seanchan e nel farlo avesse convinto Tuon a ritirare le sue forze, forse l’Ombra l’avrebbe ignorata. Mat aveva bisogno di un vantaggio di qualche tipo.

Entrarono due guardie. No, tre. Il terzo era facile non notarlo. Mat scosse la testa rivolto a Tuon — avevano bisogno di trovare qualcosa di più realistico su cui litigare — e tornò a guardare le mappe.

Qualcosa sulla piccola guardia non gli tornava. Assomiglia più a un servitore che a un soldato, pensò Mat. Si costrinse ad alzare lo sguardo, anche se in effetti non si sarebbe dovuto lasciar distrarre da comuni servitori. Sì, il tizio era lì, in piedi accanto al tavolo di Mat. Non era il caso di prestargli attenzione, perfino se stava tirando fuori un coltello.

Un coltello.

Mat barcollò all’indietro mentre l’Uomo Grigio attaccava. Mat urlò, allungando la mano verso uno dei pugnali, proprio mentre Mika urlava: «Qualcuno sta incanalando! Qui vicino!»

Min si gettò contro Fortuona mentre la parete dell’edificio di comando veniva avvolta dalle fiamme. Sharani in strane armature di bande di metallo dipinte d’oro irruppero attraverso l’apertura ardente. Erano accompagnati da incanalatori con i volti tatuati: le donne con abiti neri, lunghi e rigidi, gli uomini senza camicia e con pantaloni laceri. Min osservò tutto questo appena prima di rovesciare il trono di Fortuona.

Del fuoco bruciò nell’aria sopra Min, strinando le sue sete eleganti e consumando la parete dietro di loro. Fortuona si precipitò via dalla stretta di Min, restando bassa, e Min sbatté le palpebre dalla sorpresa. La donna aveva abbandonato il suo costume voluminoso — era fatto per staccarsi — e sotto portava dei pantaloni di seta e una camicia attillata, entrambi neri.

Tuon si mise in piedi con un pugnale in mano, ringhiando in modo quasi selvaggio. Lì vicino, Mat cadde a terra all’indietro, sovrastato da un uomo che impugnava un coltello. Da dove era uscito quell’uomo? Min non si ricordava di averlo visto entrare.

Tuon corse verso Mat mentre gli incanalatori sharani iniziavano a bersagliare il centro di comando con il fuoco. Min si sforzò di rimettersi in piedi in quegli abiti tremendi. Tirò fuori un pugnale e si rannicchiò accanto al trono, mettendosi con le spalle contro di esso mentre la terra sussultava.

Non poteva raggiungere Fortuona, perciò si costrinse a uscire dalla parte posteriore, fatta del materiale simile a carta che i Seanchan chiamavano tenni.

Tossì per il fumo, ma adesso che era fuori l’aria era più limpida. Su questo lato dell’edificio non c’erano Sharani. Stavano tutti attaccando dalle altre direzioni. Min scattò lungo il muro. Gli incanalatori erano pericolosi, ma se fosse riuscita a trapassarli con un coltello, tutto l’Unico Potere del mondo non avrebbe avuto importanza.

Sbirciò oltre l’angolo e fu sorpresa da un uomo accucciato lì con un’espressione selvaggia negli occhi. Aveva un volto angoloso; i tatuaggi rosso sangue sul collo sembravano artigli che gli sostenevano testa e mento dalla pelle chiara.

Ringhiò e Min si getto all’indietro per terra, tuffandosi sotto un nastro di fuoco e scagliando il coltello.

L’uomo lo prese a mezz’aria. Venne avanti in una posa accucciata, bestiale, sorridendole.

Poi sussultò all’improvviso e piombò a terra, dibattendosi. Dalle labbra gli uscì un rivoletto di sangue.

«Quello» disse una donna lì vicino, un totale disprezzo nel tono «è qualcosa che non dovrei saper fare, ma fermare il cuore di qualcuno con l’Unico Potere è silenzioso. Richiede pochissimo Potere, sorprendentemente, cosa che mi si adatta.»

«Siuan!» disse Min. «Non dovresti essere qui.»

«Sei fortunata che lo sia» disse Siuan con uno sbuffo, esaminando il corpo e restando bassa. «Bah. Pessima faccenda quella, ma se hai intenzione di mangiare un pesce, dovresti essere disposta a togliere tu stessa le interiora. Cosa c’è che non va, ragazza? Sei al sicuro ora. Non c’è bisogno di essere così pallida.»

«Tu non dovresti essere qui!» disse Min. «Te l’ho detto. Sta’ vicino a Gareth Bryne!»

«Sono stata vicino a lui, quasi quanto i suoi indumenti intimi, se vuoi saperlo. Grazie a questo ci siamo salvati la vita a vicenda, perdo suppongo che le visioni siano esatte. Si sono mai rivelate sbagliate?»

«No, te l’ho detto» sussurrò Min. «Mai. Siuan… Ho visto un’aura attorno a Bryne che significava che dovevate restare assieme, oppure tutti e due sareste morti. È sospesa sopra di te in questo momento. Qualunque cosa pensi di aver fatto, la visione non si è realizzata. È ancora lì.»

Siuan rimase impietrita per un momento. «Cauthon è in pericolo.»

«Ma…»

«Non m’importa, ragazza!» Lì accanto la terra tremò per la forza dell’Unico Potere. Le damane stavano rispondendo all’attacco. «Se Cauthon cade, questa battaglia è perduta! Non m’importa se moriamo entrambi per questo. Dobbiamo aiutarlo. Muoviti!»

Min annuì, poi si unì a lei mentre aggirava il lato dell’edificio rovinato. Lo scontro lì fuori era un miscuglio scomposto di esplosioni, fumo e fiamme. Membri dei Sorveglianti della Morte caricavano gli Sharani, le spade sguainate, incuranti dei compagni che venivano massacrati attorno a loro. Quello almeno stava tenendo impegnati gli incanalatori.