Il letto del fiume era stato rallentato fino a un ruscelletto fangoso e i Trolloc di Demandred lottavano per prendere il controllo della riva meridionale. Per ora i difensori resistevano, ma presto li avrebbe spazzati via. Più a monte del fiume, M’Hael aveva svolto bene il suo lavoro per deviare quell’acqua, anche se aveva riferito di una resistenza insolita. Popolani e una piccola unità di soldati? Una stranezza che Demandred non aveva ancora decifrato.
Quasi aveva desiderato che M’Hael fallisse. Anche se era stato Demandred in persona a reclutarlo, non si era aspettato che M’Hael si facesse strada così rapidamente tra i ranghi dei Prescelti.
Demandred si voltò di lato. Davanti a lui si inchinarono tre donne in nero con nastri bianchi. Accanto a loro, Shendla.
Shendla. Aveva pensato che ormai non avrebbe più tenuto a una donna: in che modo l’affetto poteva prosperare accanto alla passione ardente del suo odio per Lews Therin? Eppure Shendla… Subdola, capace, potente. Era quasi sufficiente per cambiare il suo cuore.
«Qual è il vostro rapporto?» chiese alle tre donne in nero inchinate.
«La caccia è stata un fallimento» disse Galbrait a testa bassa.
«È fuggito?»
«Sì, Wyld. Ti ho deluso.» Demandred sentì il dolore nella voce della donna. Era lei a capo delle Ayyad.
«Il tuo compito non era ucciderlo» disse Demandred. «È un nemico che va oltre le tue capacità. Hai distrutto il suo centro di comando?»
«Sì» disse Galbrait. «Abbiamo ucciso mezza dozzina delle sue incanalatrici, abbiamo dato alle fiamme l’edificio e abbiamo distrutto le mappe.»
«Lui ha incanalato? Si è rivelato?»
Lei esitò, poi scosse il capo.
Dunque Demandred non poteva sapere per certo se questo Cauthon era Lews Therin travestito. Lui sospettava di sì, ma c’erano rapporti da Shayol Ghul secondo cui Lews Therin era stato visto lì, sulle pendici della montagna. Si era già rivelato subdolo nel corso dell’Ultima Battaglia, saltando da un fronte all’altro, mostrandosi qua e là.
Quanto più Demandred manovrava contro il generale nemico, tanto più credeva che Lews Therin fosse qui. Sarebbe proprio stato da lui inviare un’esca a nord mentre veniva a combattere questa battaglia di persona. Lews Therin aveva difficoltà a lasciare che altri combattessero per lui. Voleva sempre fare tutto in prima persona, comandando ogni battaglia… Perfino ogni carica, se poteva.
Sì… In quale altro modo Demandred avrebbe potuto spiegare l’abilità del generale nemico? Solo un uomo con l’esperienza di un antico poteva essere così magistrale nella danza dei campi di battaglia. Essenzialmente, molte tattiche erano semplici. Evitare di essere attaccati ai fianchi, opporre picche a forze pesanti, una fila ben addestrata a fanteria, incanalatoti ad altri incanalatori. Eppure, quella sottigliezza… I piccoli dettagli… Erano cose che richiedevano secoli per essere padroneggiate. Nessuno di quest’Epoca aveva vissuto abbastanza da imparare i dettagli con tale cura.
Durante la Guerra del Potere, l’unica cosa che Demandred aveva mai fatto meglio del suo amico era ricoprire il ruolo di generale in battaglia. Gli doleva ammetterlo, ma non si sarebbe più nascosto da quella verità. Lews Therin era stato più forte nell’Unico Potere. Lews Therin era stato più abile a catturare i cuori degli uomini. Lews Therin aveva preso Ilyena.
Ma Demandred… Demandred era stato più capace nella guerra. Lews Therin non era mai stato in grado di equilibrare correttamente cautela e audacia. Quell’uomo si tratteneva e meditava, preoccupandosi delle sue decisioni finché non scoppiava in un’avventata azione militare.
Se questo Cauthon era Lews Therin, allora era migliorato.
Il generale nemico sapeva quando lanciare la moneta e lasciare che fosse il destino a fare il suo corso, ma non permetteva che ogni risultato influenzasse troppe cose. Sarebbe stato un eccellente avversario a carte.
Demandred l’avrebbe sconfitto comunque, naturalmente. Questa battaglia sarebbe stata semplicemente più… interessante.
Posò la mano sulla spada, riflettendo sulla sua ispezione del campo di battaglia di pochi istanti prima. I Trolloc continuavano il loro attacco nell’alveo del fiume, ma Lews Therin aveva schierato i picchieri di fronte alle creature in formazioni a quadrato disciplinate, una mossa difensiva. Dietro Demandred, i boati degli incanalatori che scuotevano la terra contrassegnavano la guerra più grande, quella tra i suoi Ayyad sharani e le Aes Sedai.
Lui era in posizione di vantaggio lì. I suoi Ayyad erano più abili nella guerra rispetto alle Aes Sedai. Quando Cauthon avrebbe impegnato le damane? Moghedien aveva riferito di alcuni dissensi tra loro e le Aes Sedai. Forse Demandred poteva allargare la frattura in qualche modo?
Diede degli ordini e le tre Ayyad lì vicino si ritirarono. Shendla rimase, attendendo che le desse il permesso per andare. La incaricò di esplorare la zona circostante e stare in allerta contro altri assassini.
«Sei preoccupata?» le chiese. «Ora sai per quale fazione combattiamo. A quanto ne so, non sei votata all’Ombra.»
«Mi sono votata a te, Wyld.»
«E per me combatti accanto ai Trolloc? Ai Mezzi Uomini? A creature da incubo?»
«Hai detto che alcuni avrebbero definito le tue azioni malvagie» disse lei. «Ma io non le vedo come tali. Il nostro sentiero è chiaro. Una volta che avrai vinto, ricreerai il mondo e il nostro popolo sarà preservato.» Lei gli prese la mano e qualcosa si agitò dentro di lui. Fu rapidamente soffocato dal suo odio.
«Getterei via tutto quanto» disse lui, guardandola negli occhi. «Tutto quanto per avere una possibilità di affrontare Lews Therin.»
«Hai promesso di provare» disse lei. «Quello sarà sufficiente. E se distruggerai lui, distruggerai un mondo e ne preserverai un altro. Io ti seguirò. Noi ti seguiremo.»
La sua voce pareva sottintendere che forse, una volta che Lews Therin fosse morto, Demandred sarebbe stato in grado di diventare nuovamente sé stesso.
Lui non ne era certo. Il dominio lo interessava solo nella misura in cui poteva usarlo contro il suo ancestrale nemico. Gli Sharani, devoti e fedeli, erano solo uno strumento. Ma dentro di lui c’era qualcosa che desiderava che così non fosse. Quella era una novità. Sì, lo era.
L’aria vicino si deformò, piegandosi. Non era visibile nessun flusso: era uno squarcio del tessuto del Disegno, Viaggiare con il Vero Potere. M’Hael era arrivato.
Demandred si voltò e Shendla gli lasciò andare il braccio, ma non abbandonò il suo fianco. A M’Hael era stato dato accesso all’essenza. Quello non faceva ingelosire Demandred. M’Hael era solo un altro strumento. Tuttavia lo faceva dubitare. C’era qualcuno a cui fosse negato il Vero Potere, in questi giorni?
«Perderai la battaglia vicino alle rovine, Demandred» disse M’Hael con un sorriso arrogante. «I Trolloc lì saranno annientati. Il tuo nemico era in netta inferiorità numerica eppure ti sconfiggerà lo stesso! Pensavo che dovessi essere il nostro più grande generale, eppure perdi di fronte a questa marmaglia? Sono deluso.»
Demandred sollevò la mano con noncuranza, muovendo due dita.
M’Hael sussultò quando due dozzine di incanalatori sharani lì vicino interposero schermi tra lui e l’Unico Potere. Lo avvolsero in Aria, strattonandolo all’indietro. Lui si oppose, circondato dall’aura del Vero Potere che deformava l’aria, ma Demandred fu più veloce. Intessé uno schermo di Vero Potere, costruendolo da fili ardenti di Spirito. I fili tremolarono nell’aria, ciascuno con serpeggianti barbigli di energia così piccoli che le estremità scomparivano nel nulla. Il Vero Potere era instabile, pericoloso. Uno schermo foggiato con esso aveva un effetto strano, attingendo il Potere di un altro che tentava di incanalarlo.
Lo schermo di Demandred sottrasse il Potere di M’Hael e usò l’uomo come condotto. Demandred radunò il Vero Potere e lo intessé in una palla crepitante di forza sopra la sua mano. Solo M’Hael sarebbe stato in grado di vederla e gli occhi fieri di quell’uomo si spalancarono mentre Demandred lo prosciugava.