«Saldi!» urlò Juilin ai suoi uomini. «Che siate folgorati, dobbiamo restare saldi!»
Attaccò un altro Sharano che lo assalì. Uno dei picchieri alzò la sua arma in tempo per bloccare l’uomo alla spalla e Juilin lo infilzò nel petto ricoperto di cuoio.
L’aria tremolò. Le orecchie gli fischiavano debolmente per tutte le esplosioni. Juilin indietreggiò, gridando ordini ai suoi uomini.
Non sarebbe dovuto essere qui. Sarebbe dovuto essere in qualche posto caldo, con Amathera, a pensare al prossimo criminale che doveva catturare.
Immaginò che ogni uomo sul campo avesse la sensazione di doversi trovare altrove. L’unica cosa da fare era continuare a combattere.
Stai bene in nero, trasmise Androl a Pevara mentre si muovevano tra l’esercito nemico in cima alle Alture.
Questo, replicò lei, è qualcosa che nessuno dovrebbe mai, mai dire a una Aes Sedai. Mai. L’unica risposta di Androl fu un senso di nervosismo attraverso il legame. Pevara comprendeva. Stavano camminando tra Amici delle Tenebre, Progenie dell’Ombra e Sharani, indossando flussi invertiti della Maschera degli Specchi. E stava funzionando. Pevara portava un abito bianco e sopra un mantello nero — non erano parte di un flusso -, ma chiunque avesse guardato dentro il cappuccio di quel mantello avrebbe visto il volto di Alviarin, un membro dell’Ajah Nera. Theodrin portava la faccia di Riarma.
Androl ed Emarin indossavano flussi che davano loro i volti di Nensen e Kash, due dei tirapiedi di Taim. Jonneth era molto diverso da sé, con la faccia di un Amico delle Tenebre qualunque, e recitava bene la parte, muovendosi furtivo dietro di loro e portando il loro equipaggiamento. Nessuno avrebbe mai potuto vedere il bonario uomo dei Fiumi Gemelli in quel tipo aquilino dai capelli untuosi e l’atteggiamento nervoso.
Si mossero a passo rapido lungo le retrovie dell’esercito sharano sulle Alture. Dei Trolloc trascinavano avanti fasci di frecce; altri lasciavano le file per banchettare su pile di cadaveri. Qui bollivano pentoloni. Quello sconcertò Pevara. Si stavano fermando per mangiare? Ora?
Solo alcuni di loro, trasmise Androl. È comune anche per gli eserciti umani, anche se quei momenti non vengono narrati nelle ballate. Il combattimento dura da questa mattina e i soldati hanno bisogno di energie mentre lottano. Di solito si usa una rotazione ternaria. Le prime linee, le riserve e quelli fuori servizio, ovvero truppe che si staccano dal combattimento e mangiano più in fretta che possono prima di dormire un poco. E poi tornano alle prime linee.
Una volta lei aveva visto la guerra in modo diverso. Aveva immaginato ogni uomo impegnato in ogni momento della giornata. Una battaglia vera, però, non era una corsa: era un lento, prolungato arrancare demoralizzante.
Era già tardo pomeriggio e si avvicinava la sera. A est, sotto le Alture, le linee di battaglia si estendevano lontano in entrambe le direzioni lungo l’alveo asciutto. Molte migliaia di uomini e Trolloc si davano battaglia lì. Numerosi Trolloc erano impegnati in quello scontro, ma altri venivano fatti ruotare di nuovo sulle Alture per mangiare o crollare privi di conoscenza per qualche tempo.
Pevara non guardò troppo attentamente i pentoloni, anche se Jonneth cadde in ginocchio e vomitò accanto al sentiero. Aveva notato parti di corpi galleggiare nello stufato denso. Mentre svuotava lo stomaco per terra, un gruppo di Trolloc di passaggio sbuffò e fischiò in segno di scherno.
Perché si stanno spingendo giù dalle Alture per prendere il fiume? trasmise ad Androl. Quassù sembra una posizione migliore.
Forse lo è, trasmise Androl. Ma l’Ombra è l’aggressore. Se restano in questa posizione, ne trae vantaggio l’esercito di Cauthon. A Demandred serve continuare a incalzarlo. Questo significa attraversare il fiume.
Dunque Androl ne sapeva anche di tattica. Interessante.
Ho imparato alcune cose, trasmise lui. Ma non mi metterò certo a comandare una battaglia a breve.
Ero solo curiosa di quante vite hai vissuto, Androl.
Una strana affermazione, da parte di una donna che è abbastanza vecchia da essere la nonna di mia nonna.
Continuarono lungo il lato orientale delle Alture. Lontano, sul lato occidentale, le Aes Sedai stavano combattendo per salire fino in cima, ma per ora le Alture erano sotto il controllo delle forze di Demandred. La zona che Pevara stava attraversando era piena di Trolloc. Alcuni si inchinarono in modo goffo mentre Pevara e gli altri passavano, altri erano raggomitolati sulle rocce per dormire, senza cuscini o coperte. Ciascuno teneva l’arma a portata di mano.
«Questo non sembra buono» disse Emarin piano da dietro la maschera. «Non ce lo vedo Taim a socializzare con i Trolloc più di quanto deve.»
«Più avanti» disse Androl. «Guardate lì.»
Trolloc erano separati da un gruppo di Sharani con indosso delle uniformi sconosciute. Portavano armature avvolte con della stoffa, cosicché non traspariva nulla del metallo tranne sulla schiena, anche se la forma delle corazze era comunque evidente. Pevara guardò verso gli altri.
«Riuscirei a vedere Taim in quel gruppo» disse Emarin. «Tanto per cominciare, è probabile che puzzi meno di questi Trolloc.»
Pevara stava ignorando il fetore: aveva imparato a farlo anni fa, annullando odori forti nello stesso modo in cui ignorava caldo e freddo. Come diceva Emarin, però, un accenno di quello che gli altri stavano fiutando filtrò attraverso le sue difese. Riacquistò rapidamente il controllo. Era tremendo.
«Gli Sharani ci lasceranno passare?» chiese Jonneth.
«Vedremo» disse Pevara, avviandosi verso gli Sharani; gli altri si misero al passo e la attorniarono. Le guardie sharane mantenevano una linea inquieta contro i Trolloc, guardandoli come avrebbero fatto con dei nemici. Questa alleanza, o qualunque cosa fosse, non era molto apprezzata dai soldati sharani. Non cercavano di mascherare le espressioni di disgusto, e molti si legavano dei panni alla faccia per stemperare gli odori.
Mentre Pevara passava davanti alla fila, un nobile — o tale lo ritenne dalla sua armatura di anelli di ottone — si mosse per fronteggiarla. Uno sguardo ben studiato da Aes Sedai lo tenne a bada. Sono troppo importante perché mi importuni, diceva quello sguardo. Funzionò alla perfezione e passarono.
L’accampamento delle riserve sharane era ordinato e gli uomini ruotavano da ovest, dove combattevano contro le forze della Torre Bianca. Il feroce incanalare che proveniva da quella direzione continuava ad attirare l’attenzione di Pevara, come una luce forte.
Cosa pensi? le trasmise Androl.
Ci occorrerà parlare con qualcuno. Il campo di battaglia è troppo grande perché riusciamo a trovare Taim per conto nostro.
Lui le trasmise il suo accordo. Non per la prima volta, Pevara trovò che il loro legame la distraeva. Non solo doveva fare i conti con il proprio nervosismo, ma anche con quello di Androl. Quello si insinuava dal fondo della mente e doveva tenerlo a bada a forza, con esercizi di respirazione che aveva imparato appena arrivata alla Torre.
Si fermò al centro dell’accampamento, guardandosi attorno per cercare di decidere chi avvicinare. Poteva distinguere i servitori dai nobili. Avvicinare i primi sarebbe stato meno pericoloso, ma avrebbe anche avuto meno probabilità di successo. Forse…
«Voi!»
Pevara sussultò, ruotando.
«Voi non dovreste essere qui.» Lo Sharano attempato era completamente calvo, con una corta barba grigia. Else di spade gemelle a forma di teste di serpente gli spuntavano da sopra le spalle; portava le lame incrociate sulla schiena e aveva un bastone con strani buchi per tutta la lunghezza. Un flauto di qualche tipo?