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Ci fu un altro silenzio. Mi venne in mente che forse il padre di Sam si sarebbe stupito meno del figlio degli exploit del fratello, ma decisi che sarebbe stata una magra consolazione.

Sam si tirò di nuovo indietro i capelli. «E poi c'è la mia casa» disse. «Lo sai che è mia, no?»

Annuii, con la sensazione di sapere dove voleva andare a parare.

«Già» continuò. «È una bella casa. Quattro camere da letto e tutto il resto. In realtà cercavo solo un appartamento, ma Red mi disse… sai, per quando avrò una famiglia. Non pensavo di potermi permettere granché ma lui… be'…» Si schiarì di nuovo la voce e fu un suono stridulo, inquietante. «Mi presentò al tizio dell'immobiliare. Mi disse che erano amici da tanto tempo e che mi avrebbe procurato un'occasione.»

«Be', è andata così. Non ci puoi fare molto, ormai.»

«Potrei venderla, per il prezzo al quale l'ho pagata. A una coppia giovane che altrimenti non riuscirebbe mai a comprarsene una.»

«Perché?» chiesi. Quella conversazione era diventata frustrante. Sam era come un grosso sanbernardo disorientato che cercava di fare il suo dovere nel bel mezzo di una tempesta che rendeva inutile qualunque sforzo. «Autoimmolarsi è un bel gesto, ma di solito non porta a grandi risultati.»

«Non conosco la parola» disse Sam stancamente, prendendo il bicchiere. «Ma capisco quello che vuoi dire. Mi stai dicendo che dovrei lasciar perdere.»

«Non ho la minima idea di quello che dovresti o non dovresti fare.» Ero assalito da un'ondata di stanchezza e di nausea. "Dio", pensai, "che settimana." «Forse sono l'ultima persona alla quale chiedere consigli. Però non vedo la ragione per fare di te stesso un martire e sbarazzarti della tua casa e della tua carriera, dato che non servirebbe comunque a nessuno. Tu non hai fatto niente di male, no?»

Sam mi guardò. «No» disse a bassa voce e in tono amaro. «Non ho fatto niente di male.»

«Bel tipo il tuo amico» commentò Heather, dopo che Sam se ne fu andato. Nessuna delle sue conquiste speed-dating era mai andata a finire bene. Dopo attenta analisi, aveva sempre concluso che si erano sentiti minacciati dalla prospettiva di uscire con una donna di ben altra classe che la loro. «Sei stato cattivo a cacciarmi in quel modo, ma ti perdono. È libero?»

«Credo sia gay» dissi.

«Be', potrei fargli cambiare idea» mi assicurò. «Non hai visto come mi guardava?» concluse poi, e se ne andò a letto, con le sue ciabatte trapuntate.

Cassie non era l'unica a dimagrire. Era passata più di una settimana dal mio ultimo pasto vero e proprio, con carboidrati, proteine e tutto il resto, e mi stavo accorgendo che quando mi radevo dovevo manovrare il rasoio intorno a nuovi vuoti che si erano creati sul mio viso. Ma solo quando mi spogliai, quella sera, mi resi conto che i pantaloni mi calavano sulle anche e che la giacca mi pendeva dalle spalle. Molti detective perdono o acquistano peso nel corso delle loro inchieste più importanti. Sam e O'Gorman cominciavano a mostrare un girovita un po' appesantito, dovuto all'eccesso di schifezze ingurgitate, cosa che su di me si nota sempre poco per via dell'altezza. Ma se la cosa si fosse protratta, avrei dovuto comprarmi un abito nuovo o andare in giro come Charlie Chaplin.

Questo è un segreto che non sa nemmeno Cassie: quando avevo dodici anni, ero un bambino grasso. Non uno di quei ragazzini sferici e senza lineamenti che si vedono adesso in qualche servizio televisivo sull'inferiorità morale della nuova gioventù. Nelle foto sembro solo massiccio, magari un po' tarchiato, alto per la mia età e terribilmente a disagio, ma io mi sentivo mostruoso. Il corpo mi aveva tradito. Si era allungato e allargato fino a diventare irriconoscibile, una specie di scherzo che ero costretto a portarmi in giro tutti i giorni, in ogni momento. A peggiorare la cosa c'era che Peter e Jamie erano invece uguali a prima: avevano le gambe più lunghe, avevano perso i denti da latte, ma erano ancora snelli, leggeri e invincibili come sempre.

Quella mia fase, diciamo, tarchiata non durò molto: in ossequio a una certa tradizione, il cibo in collegio era talmente cattivo che anche un ragazzino senza molta nostalgia di casa e in crescita veloce avrebbe avuto qualche difficoltà a mangiarne a sufficienza e acquistare peso. Non mangiai quasi nulla, il primo anno. All'inizio il preside mi faceva stare a un tavolo da solo, a volte per ore, fino a quando non mandavo giù a forza qualche boccone e lui non avesse raggiunto il suo scopo, qualunque fosse. Dopo un po' diventai un esperto nel far scivolare il cibo in un sacchetto di plastica che tenevo in tasca per buttarlo poi nel gabinetto. Il digiuno è, credo, un modo di chiedere aiuto profondamente istintivo. Per quanto assurdo possa sembrare, sono sicuro che il mio pensiero fosse questo: se avessi mangiato il meno possibile per un tempo sufficientemente lungo, Peter e Jamie sarebbero tornati e tutto sarebbe rientrato nella normalità. All'inizio del secondo anno, ero alto, magro e con troppi spigoli, così come si supponeva che dovesse essere un ragazzo di tredici anni.

Non so perché proprio questo, tra tutti i segreti possibili, sia stato quello meglio custodito. Potrei pensare che sia dipeso da una società in cui essere obesi è uno dei pochi peccati imperdonabili, oppure dalla mia sensibilità estetica, che mi diceva di vergognarmi per aver rovinato la perfetta aerodinamica di quell'estate con la mia pesantezza terrena. Credo che la verità sia un'altra: mi sono sempre chiesto se fosse questa la ragione per cui rimasi indietro quel giorno, nel bosco. Perché ero grasso, perché non riuscivo a correre velocemente, perché ero pesante e goffo e perdevo l'equilibrio, perché avevo paura di saltare dal muro del castello. A volte penso alla linea sottile e ondivaga che separa il venire risparmiato dal venire rifiutato. A volte penso agli antichi dei che chiedevano il sacrificio di esseri senza macchia e senza paura e mi domando se, chiunque o qualsiasi cosa fosse quella che portò via Peter e Jamie, non avesse deciso che io, invece, non andassi bene.

11

Quel martedì, come prima cosa, salii finalmente sull'autobus per Knocknaree per andare a prendere la mia auto. Non è che ne avessi particolarmente voglia. Potendo scegliere, avrei preferito non dover pensare mai più a quel posto, ma ero stanco di andare e tornare dal lavoro in treni pieni come uova e puzzolenti di sudore. Per di più, urgeva una spesa come si deve, prima che la testa di Heather implodesse.

Era ancora lì dove l'avevo lasciata, più o meno nelle stesse condizioni, anche se la pioggia l'aveva coperta di uno strato di sporcizia su cui qualcuno aveva scritto DISPONIBILE ANCHE IN BIANCO con un dito, dalla parte del passeggero. Mi incamminai tra le baracche di lamiera. Parevano deserte, a parte l'ufficio di Hunt, dove c'era lui che si soffiava rumorosamente il naso. Mi inoltrai nel sito archeologico per recuperare anche il sacco a pelo e il thermos.

L'atmosfera era cambiata: questa volta non c'erano guerre con l'acqua e grida allegre. La squadra era al lavoro in un silenzio cupo. Sembravano tanti forzati alla catena che lavorassero a un ritmo sostenuto e punitivo. Cercai di fare mentalmente un po' di calcoli: quella era la loro ultima settimana perché, se l'ingiunzione fosse stata respinta, il lunedì seguente sarebbero venuti quelli dell'autostrada e avrebbero iniziato i lavori. Vidi Mel che smetteva di zappettare e si raddrizzava con una mano sulla schiena e una smorfia. Ansimava, e la testa le ricadde all'indietro come se non avesse la forza di tenerla dritta. Dopo qualche secondo di stretching, fece un respiro profondo e si rimise al lavoro. Il cielo era grigio e pesante, sgradevolmente vicino. Da qualche parte nella zona residenziale, distante e ignorato, provenne l'urlo isterico dell'allarme di un'auto.

Il bosco era scuro e tetro, impenetrabile. Lo guardai e pensai che l'ultima cosa al mondo che desideravo era entrarci di nuovo. Il mio sacco a pelo sarebbe stato ormai fradicio, colonizzato da muffa, formiche e altre simili amenità; non l'avrei comunque usato mai più. E di sicuro non valeva quello che mi sarebbe costato addentrarmi in quel profondo silenzio. Magari l'avrebbe ritrovato uno degli archeologi, o uno dei ragazzi del posto, e se lo sarebbe preso prima che marcisse.