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«La dovrebbero piantare tutti quanti con questa gran cazzata dell'infermità mentale» disse O'Kelly, amaro. «Quei cazzoni che vanno al banco dei testimoni e dicono non è colpa loro. Vostro Onore, mammina li ha costretti a usare troppo presto il cesso invece del vasino e così non sono riusciti a trattenersi e hanno ammazzato la bambinetta… Tutte cagate. Quello non è più matto di me. Fatelo visitare da uno dei nostri e mettete nero su bianco.» Sam annuì e prese nota.

O'Kelly sfogliò le sue carte e ci sventolò sotto il naso un rapporto. «Ora, cos'è questa faccenda della sorella?»

L'aria nella stanza si fece pesante. «Rosalind Devlin» disse Cassie sollevando la testa. «Lei e Damien avevano una storia. Da quello che dice lui, l'idea dell'assassinio è venuta a lei, è stata lei a fargli pressione.»

«Sì, d'accordo. Ma perché?»

«Secondo Damien» disse Cassie con voce pacata, «Rosalind gli avrebbe detto che Jonathan Devlin abusava sessualmente delle sue tre figlie e picchiava Rosalind e Jessica. Katy, che era la sua preferita, lo incoraggiava e a volte causava gli abusi sulle altre due. Rosalind gli diceva che se si eliminava Katy gli abusi sarebbero cessati.»

«Prove a sostegno di questa versione?»

«No, tutto il contrario. Damien sostiene che Rosalind gli avrebbe raccontato che Devlin le aveva fracassato la testa e aveva rotto un braccio a Jessica. Di questo non c'è traccia sulle cartelle cliniche, niente che indichi abusi. Jessica si è rotta il braccio a scuola, davanti a decine di testimoni. E Katy, che secondo questo racconto avrebbe avuto per anni rapporti sessuali con suo padre, è morta vergine.»

«Allora perché perdete tempo con queste stronzate?» O'Kelly dette una manata sul rapporto. «Abbiamo il colpevole, Maddox. Adesso va' a casa e lascia agli avvocati il resto.»

«Perché le stronzate le ha dette Rosalind, non Damien» disse Cassie, e per la prima volta nella sua voce c'era una pallida traccia di energia. «Qualcuno ha fatto stare male Katy per anni. E non è stato Damien. La prima volta che doveva andare alla scuola di balletto, molto prima che Damien sapesse perfino della sua esistenza, qualcuno l'ha fatta stare così male che ha dovuto rifiutare il posto all'accademia. Qualcuno ha messo in testa a Damien di uccidere una ragazzina che non aveva praticamente mai visto… Lo ha detto anche lei, signore, il ragazzo non è pazzo, non sentiva vocine che gli dicevano di farlo. L'unica persona che corrisponde a questa versione dei fatti è Rosalind.»

«E quale sarebbe il suo movente?»

«Non riusciva a sopportare il fatto che Katy avesse su di sé tutta l'attenzione e l'ammirazione. Signore, sono pronta anche a scommetterci dei soldi, e molti. Anni fa, quando si è resa conto che Katy aveva davvero talento per la danza, Rosalind ha cominciato ad avvelenarla. È facilissimo, purtroppo: candeggina, emetici, sale da cucina… In tutte le case ci sono decine di sostanze che possono provocare misteriosi disturbi gastrici in una ragazzina se si riesce a convincerla che deve ingerirle. Magari facendole credere che è una medicina segreta, che la farà stare meglio, e se ha solo sette o otto anni e chi lo dice è la sorella maggiore… Ma quando Katy ha saputo di avere una seconda occasione alla scuola di balletto, non si è fatta più convincere così facilmente. Ormai aveva dodici anni, era abbastanza grande da mettere in discussione quello che le veniva detto. Si è rifiutata di prendere quella roba. Questo, più l'articolo sul giornale, la raccolta fondi e il fatto che Katy stava diventando una celebrità per Knocknaree… È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Aveva osato sfidare Rosalind apertamente, e Rosalind non poteva permetterlo. Quando ha conosciuto Damien ha capito che poteva usarlo. Quel poveretto è un idiota nato. Non è una cima, e farebbe qualsiasi cosa per accontentare una ragazza. Per qualche mese, è ricorsa al sesso, alle storie lacrimevoli, alle blandizie, ai sensi di colpa, a tutto quello che poteva per convincerlo a uccidere Katy. E finalmente, il mese scorso, è riuscita a rimbambirlo, a eccitarlo, a imbonirlo a tal punto che a lui è sembrato di non avere più scelta. In un certo senso, un po' matto lo era diventato sul serio.»

«Non andare a raccontare questa roba fuori da questa stanza» tagliò corto O'Kelly. Cassie fece qualcosa di simile a una stretta di spalle e si rimise a disegnare.

La sala operativa piombò nel silenzio. La storia era orribile in sé, vecchia quanto Caino e Abele ma con nuovi, acuti risvolti. È impossibile per me riuscire a descrivere il misto di emozioni che provai ascoltando il racconto di Cassie. Non guardavo lei, guardavo le fragili e indistinte ombre fuori dalla finestra, ma non c'era modo di evitare di ascoltarla. Ha una bellissima voce quando racconta, bassa, duttile, flautata. Ma le parole che usava sembravano strisciare sibilando lungo le pareti, lasciando una traccia appiccicosa di buio nella luce e andando ad annidarsi negli angoli più remoti, tra pavimento e soffitto, in un intrico di filamenti.

«Ci sono prove?» chiese finalmente O'Kelly. «O ti stai solo fidando della parola di Donnelly?»

«No, prove vere e proprie no» rispose Cassie. «Possiamo provare la relazione tra Damien e Rosalind, abbiamo i tabulati con le chiamate dei loro cellulari, ed entrambi ci hanno dato la stessa falsa pista sull'inesistente tizio in tuta, il che indica che dopo il fatto è stata sua complice, ma potrebbe benissimo non aver saputo nulla dell'omicidio prima che avvenisse.»

«Certo che non ci sono prove» ribadì secco O'Kelly. «E io che ve lo chiedo pure. Siete tutti e tre della stessa opinione? O è solo una crociata personale di Maddox?»

«Io sono d'accordo con il detective Maddox, signore» disse subito Sam, deciso. «È tutto il giorno che interrogo Donnelly e credo che dica la verità.»

O'Kelly sospirò, esasperato, e fece un cenno con il mento verso di me. Era ovvio che pensava che Cassie e Sam stessero solo complicando le cose, voleva finirla con le carte che riguardavano Damien e dichiarare chiuso il caso. Ma nonostante tutti i suoi sforzi, in fondo in fondo è uno che non riesce a essere un despota. Non sarebbe mai riuscito a ignorare l'opinione unanime della squadra. Mi dispiaceva per lui perché ero di sicuro l'ultima persona alla quale avrebbe voluto essere costretto a chiedere sostegno.

Alla fine, anche se per qualche motivo non riuscii a dirlo ad alta voce, annuii anch'io. «Fantastico» disse O'Kelly stancamente. «Davvero fantastico. Va bene. La storia di Donnelly basta a malapena ad accusarla, di certo non a incriminarla. Abbiamo bisogno di una confessione. Quanti anni ha?»

«Diciotto» risposi. Non parlavo da così tanto che la voce mi uscì come un gracidio spaventato. Mi schiarii la gola. «Diciotto.»

«Grazie a Dio per le sue piccole benevolenze, almeno. Se non altro non sarà necessario interrogarla in presenza dei genitori. Bene, O'Neill e Maddox, portatela qui, dateci dentro più che potete, spaventatela a morte fino a quando non crolla.»

«Non funzionerebbe» disse Cassie, aggiungendo un altro ramo all'albero che stava disegnando. «Gli psicopatici hanno un livello d'ansia molto basso. Bisognerebbe puntarle una pistola alla tempia per spaventarla davvero.»

«Psicopatici?» dissi, dopo un istante di sorpresa.

«Cristo, Maddox» disse O'Kelly, seccato, «un po' meno hollywoodiana, se puoi. Non se l'è mica mangiata, la sorella.»

Cassie sollevò lo sguardo dal taccuino, le sopracciglia sollevate che formavano due archi perfetti e delicati. «Non lo dicevo in senso cinematografico. Rosalind corrisponde al profilo clinico. Niente coscienza, nessuna empatia, bugiarda patologica, manipolatrice, affascinante, intuitiva, desiderosa di attenzione, facile alla noia, narcisista, diventa molto cattiva quando viene contrastata… di sicuro mi dimentico qualcosa ma più o meno corrisponde, no?»