— Chi è Kolodny?
— Era il nome sul registro. Dov’è?
— Non lo so — rispose Case, raggiungendo il frigobar per versarsi un bicchiere di acqua minerale. — Se n’è andata.
— Dov’è stato stanotte, Case? — La ragazza raccolse la pistola e se l’appoggiò sulla coscia, senza puntarla contro di lui.
— In un paio di bar sulla Jules Verne… E voi? — Si sentiva tremare le ginocchia. L’acqua minerale era calda e stantia.
— Non credo che lei afferri la sua situazione — disse l’uomo alla sua sinistra, tirando fuori un pacchetto di Gitanes dal taschino della camicia bianca di maglia. — Lei è finito, Case. Le imputazioni citano una cospirazione per incrementare un’intelligenza artificiale. — Estrasse un accendino Dunhill d’oro dallo stesso taschino e lo cullò nel palmo della mano. — L’uomo che lei chiama Armitage è già stato arrestato.
— Corto?
L’agente fece tanto d’occhi. — Sì. Come fa a sapere che è quello il suo nome?
Un millimetro di fiamma guizzò dall’accendino.
— Me lo sono scordato — rispose Case.
— Se lo ricorderà — disse la ragazza.
I loro nomi, veri o ufficiali, erano Michèle, Roland e Pierre. Case decise che Pierre avrebbe recitato la parte del cattivo. Roland avrebbe preso invece le sue parti, non rifiutandogli qualche gentilezza (trovò un pacchetto ancora intero di Yeheyuan quando Case rifiutò una Gitane) e in generale avrebbe arginato la fredda ostilità di Pierre. Michèle sarebbe stata l’angelo impassibile, provvedendo a reindirizzare, se e quando si fosse reso necessario, il corso dell’interrogatorio. Era certo che uno di loro, o tutti, fossero dotati di audio, molto probabilmente di simstim, e qualunque cosa lui avesse fatto o detto sarebbe stata giudicata una prova. Prova, si chiese durante la stressante procedura, ma di cosa?
Sapendo che lui non avrebbe potuto seguire il loro francese, parlavano liberamente fra loro. O almeno davano l’impressione di farlo. Ma anche in queste condizioni Case poté afferrare abbastanza: nomi come Pauley, Armitage, Senso/Rete, Pantere Moderne, spuntavano come iceberg dal mare agitato del loro francese di Parigi. Ma era senz’altro possibile che quei nomi venissero buttati là apposta. Riferendosi a Molly, la chiamavano sempre Kolodny.
— Lei sostiene di essere stato assoldato per compiere un’operazione, Case, e di non essere consapevole della natura dell’obiettivo — disse Roland, con una cadenza pigra che intendeva infondere una nota di ragionevolezza. — Non è insolito nel suo mestiere? Una volta penetrate le difese, non si troverebbe poi in condizioni di non poter svolgere il compito richiesto? E certamente le sarà stato chiesto di svolgere un’operazione d’un qualche tipo, no? — Si sporse in avanti, con i gomiti appoggiati su quelle sue ginocchia abbronzate a stencil, il palmo delle mani spalancato per ricevere ogni spiegazione. Intanto Pierre si aggirava per la stanza: un momento si trovava accanto alla finestra, un istante dopo accanto alla porta. Case decise che era Michèle quella collegata all’audio e al simstim. I suoi occhi non lo abbandonavano mai.
— Posso mettermi qualcosa addosso? — chiese. Pierre aveva insistito perché si spogliasse, esaminando poi ogni cucitura dei suoi jeans. Adesso Case sedeva nudo su uno sgabello di vimini, con un piede oscenamente pallido.
Roland domandò qualcosa a Pierre, in francese. Pierre, di nuovo alla finestra, stava guardando fuori con l’aiuto di un piccolo binocolo piatto. — Non - rispose con aria assente, e Roland scrollò le spalle, guardando Case con un’alzata di sopracciglia. Case decise che era il momento buono per sorridere. Roland gli restituì il sorriso.
La più vecchia pagliacciata del manuale dello sbirro, secondo Case. — Sentite, sto male. Ho preso quell’orrenda droga lì al bar, sapete. Voglio stendermi. Mi avete già pizzicato. Avete detto di aver già beccato Armitage. Avete lui, chiedetelo a lui. Io sono stato assunto soltanto come spalla.
Roland annuì. — E Kolodny?
— Era con Armitage quando mi ha assoldato. Soltanto muscoli, una ragazza-rasoio… per quanto ne so. E non è molto.
— Lei sa che il vero nome di Armitage è Corto — interloquì Pierre, con gli occhi ancora nascosti dalle flange di plastica morbida del binocolo. — Come fa a saperlo, amico mio?
— Immagino che sia stato lui a dirmelo — rispose Case, seccato per quella svista. — Tutti hanno un paio di nomi. Lei si chiama davvero Pierre?
— Sappiamo che lei è stato riparato a Chiba — intervenne Michèle. — Potrebbe essere stato il primo errore di Invernomuto. — Case la fissò con l’aria meno espressiva che gli riusciva. Quel nome non era mai stato fatto prima. — Il procedimento impiegato su di lei ha portato il proprietario della clinica a richiedere sette brevetti fondamentali. Sa cosa vuol dire?
— No.
— Significa che il gestore d’una clinica clandestina a Chiba City adesso possiede abbastanza capitale per controllare tre fra i più importanti consorzi di ricerca medica. Vede, questo rovescia il normale ordine delle cose. Ha attirato una certa attenzione. — La donna incrociò le braccia abbronzate sulle mammelle piccole e alte e si lasciò cadere sul cuscino stampato. Case si chiese quanti anni potesse avere, in realtà. La gente diceva che l’età si poteva sempre capire dagli occhi, ma lui non c’era mai riuscito. Julie Deane aveva gli occhi d’un ragazzino distratto di dieci anni dietro al quarzo rosa degli occhiali. E non c’era niente di vecchio in Michèle, salvo le nocche. — L’avevamo rintracciata nello Sprawl, poi l’abbiamo persa di nuovo, poi l’abbiamo ritrovata mentre stava partendo per Istanbul. Abbiamo ricostruito il suo tragitto attraverso la griglia, scoprendo che lei aveva istigato una sommossa nella Senso/Rete. La Senso/Rete era più che desiderosa di collaborare. Hanno fatto un inventario per noi. Hanno scoperto che la personalità ROM di McCoy Pauley era sparita.
— A Istanbul è stato molto facile. La donna si era inimicata il contatto di Armitage con i servizi segreti — intervenne Roland, quasi scusandosi.
— E poi siete venuti qui — disse Pierre, facendo scivolare il binocolo in una tasca dei calzoncini. — Ne siamo stati felicissimi.
— Per la possibilità di migliorare le vostre abbronzature?
— Lei sa cosa vogliamo intendiamo — ribatté Michèle. — Se preferisce fingere di non saperlo, non farà altro che rendere più difficili le cose per lei. C’è ancora la faccenda dell’estradizione. Lei tornerà con noi, Case, come Armitage. Ma con esattezza, dove andremo tutti quanti? In Svizzera, dove lei sarà soltanto una pedina nel processo contro un’intelligenza artificiale? Oppure al BAMA, dove sì potrà dimostrare che lei ha partecipato non soltanto al furto e all’invasione di dati, ma a un attentato all’ordine pubblico costato quattordici vite innocenti? La scelta è sua.
Case prese una Yeheyuan dal pacchetto. Pierre gliela accese col suo Dunhill d’oro. — Lei è ancora convinto che Armitage possa proteggerla? — La domanda fu sottolineata dalle fauci luccicanti dell’accendino che si chiudevano di scatto.
Case posò lo sguardo su di lui attraverso il dolore e l’amarezza della betafenetilammina. — E lei, quanti anni ha, capo?
— Sono vecchio abbastanza per sapere che lei è fottuto, bruciato, che questa storia è finita, sì, e che lei è solo un intralcio.
— Una cosa — replicò Case, mentre aspirava una boccata dalla sigaretta. Soffiò il fumo in su, verso l’agente del registro del Turing. — Voi ragazzi avete una vera giurisdizione, da queste parti? Voglio dire, la squadra della sicurezza del Freeside non dovrebbe essere qui insieme a voi? Questo è il loro territorio, no? — Vide gli occhi duri su quel magro volto di ragazzo indurirsi ancora di più e tese ogni muscolo per prepararsi al colpo, ma Pierre si limitò a scrollare le spalle.