— Questo è il problema fondamentale — ammise Sadler. Discuteva volentieri gli aspetti generali del caso, in quanto forse il direttore avrebbe potuto illuminarlo. Sadler era fin troppo conscio delle difficoltà in cui si dibatteva e dell’enormità del compito che gli era stato affidato. Nel ruolo di ufficiale del controspionaggio, la sua esperienza era quasi nulla. L’unica consolazione era che anche il suo ipotetico antagonista si trovava nelle sue stesse condizioni. Le spie di professione non sono mai state molto numerose, in nessuna epoca, e l’ultima doveva essere morta da almeno un secolo.
— A proposito — disse Maclaurin con un sorriso sforzato e poco convincente — come potete avere la certezza che non sia io la spia?
— Non l’ho affatto — ribatté allegramente Sadler. — La certezza è un lusso estremamente raro nel controspionaggio. Tuttavia facciamo del nostro meglio. Spero quindi che non vi abbiano dato troppo fastidio nel corso della vostra permanenza sulla Terra.
Maclaurin lo guardò un attimo senza capire, poi spalancò la bocca. — Dunque mi tenevate d’occhio! — urlò indignato.
Sadler si strinse nelle spalle.
— Succede alle persone più insospettabili. Se può consolarvi, pensate un po’ a quello che ho passato io prima di ricevere questo incarico. E tenete presente che io non l’avevo affatto sollecitato, anzi…
— E allora che cosa devo fare? — borbottò Maclaurin. La sua voce suonava inaspettatamente profonda, data la corporatura, ma Sadler sapeva che quando era davvero irritato parlava con un acutissimo falsetto.
— Naturalmente vi sarei grato se mi informaste di tutto quello che pare sospetto. Di tanto in tanto potrei venirmi a consultare con voi su questo o quel punto, e gradirei molto un vostro consiglio. Per il resto vi prego di ignorarmi il più possibile e di continuare a considerarmi una seccatura.
— Il che non sarà per niente difficile — ammise Maclaurin con un mezzo sorriso. — Comunque potrete contare sul mio appoggio, in qualsiasi momento, se non altro servirà a convincervi che i vostri sospetti sono infondati.
— Spero di tutto cuore che lo siano — rispose Sadler. — E grazie per la vostra collaborazione.
Chiudendosi la porta alle spalle, soffocò a stento un fischio di soddisfazione per il buon andamento del colloquio. Ricordandosi in tempo che nessuno era nello stato d’animo di fischiare dopo aver parlato col direttore, si stampò in faccia un’espressione seria e, dopo aver attraversato l’ufficio di Wagnall, uscì nel corridoio principale dove s’imbatté in Jamieson e Wheeler.
— Avete visto il vecchio? — domandò Wheeler ansioso. — È di buon umore?
— È la prima volta che lo vedo quindi non ho dati di confronto su cui basarmi. Però è andata piuttosto bene. Ma a voi cos’è successo? Avete l’aria di due studenti bocciati.
— Ci ha fatto chiamare — rispose Jamieson — e non sappiamo il perché. S’è già congratulato per la scoperta della Nova, quindi non può averci fatto chiamare per questo. Temo che abbia scoperto che abbiamo noleggiato un “cat” per una gita.
— E che c’è di male in questo?
— Ecco, bisognerebbe usarli soltanto per motivi di lavoro. Ma tutti se ne servono, e se si paga il carburante adoperato nessuno dice niente. Ahi! Proprio a voi dovevo venirlo a raccontare!
Sadler ebbe un sussulto, poi capì che l’altro alludeva alle sue mansioni di segugio della finanza.
— Non vi preoccupate — disse, ridendo. — Alla peggio vi ricatterò obbligandovi a portarmi con voi nella prossima gita. Spero che il vec… che il professor Maclaurin non vi tratti troppo male.
Tutti e tre sarebbero rimasti sbalorditi se avessero saputo con quanti dubbi in mente il direttore si preparava al colloquio.
Fidando della benevolenza che la scoperta della Nova Draconis aveva suscitato nei suoi riguardi, Wheeler fece un resoconto della loro missione privata, cercando di far apparire se stesso e il suo compagno come un paio di cavalieri antichi, partiti alla ricerca del drago feroce che minacciava l’Osservatorio. Non nascose niente d’importante, il che fu intelligente da parte sua, dal momento che il direttore sapeva già tutto.
Mentre ascoltava il racconto di Wheeler, Maclaurin trovò che i pezzi del mosaico combinavano. Il misterioso messaggio della Terra che gli ordinava di tenere lontani i suoi dipendenti dal Mare Imbrium doveva essere partito dal posto che i due giovani avevano visitato. E anche la falla su cui Sadler stava indagando doveva avere a che fare con quella storia. Maclaurin faticava ancora a persuadersi che uno dei suoi uomini fosse una spia, però era convinto che una vera spia non avrebbe mai avuto l’aria di esserlo.
Congedò Jamieson e Wheeler con bonomia distratta che li sorprese non poco, e rimase immerso in pensieri cupi. Certo poteva trattarsi di una combinazione, però tutto coincideva. Ma se uno dei due giovani era l’uomo che Sadler cercava, aveva giocato bene le sue carte. Ma era possibile? Una vera spia avrebbe agito così apertamente, sapendo di attirarsi i sospetti? Che si trattasse magari di un audace doppio gioco, basato sull’idea che nessuno poteva aspettarsi un attacco frontale così diretto?
Grazie a Dio, quel problema non era di sua competenza! Se ne sarebbe lavato le mani al più presto. Premette il pulsante con la scritta “Trasmissione” e parlò al personale dell’altro ufficio. — Cercatemi per favore il signor Sadler. Ho ancora bisogno di parlargli — disse.
9
Dopo il ritorno del direttore era avvenuto un impercettibile mutamento nella situazione di Sadler.
Sadler l’aveva previsto, pur avendo fatto di tutto per evitarlo.
Al suo arrivo era stato trattato con educata diffidenza da tutti e gli ci erano voluti parecchi giorni di convivenza per abbattere la barriera, finché gli altri erano diventati cordiali e l’avevano trattato con fiducia, permettendogli di fare qualche progresso. Ma ora pareva che rimpiangessero qualla franchezza, e lui si trovava più che mai isolato.
Il motivo lo conosceva: nessuno, certo, sapeva la vera ragione per cui era venuto all’Osservatorio, ma tutti sapevano che il ritorno del direttore, lungi dal limitare la sua attività, aveva consolidato la sua posizione.
Nell’Osservatorio, echeggiante camera acustica, dove voci e pettegolezzi viaggiavano a velocità di poco inferiore a quella della luce, era impresa ardua mantenere un segreto. Doveva essere corsa la voce che Sadler era assai più importante di quanto non sembrasse, e l’unica speranza dell’investigatore era che passasse molto tempo prima che qualcuno indovinasse “quanto” fosse importante…
Fino a quel momento aveva limitato la propria indagine alla sezione amministrativa, soprattutto per buona politica, in quanto tutti dovevano aspettarsi che agisse a quel modo. Ma la spina dorsale dell’Osservatorio erano gli scienziati, e non i cuochi, o i contabili, o i segretari, per quanto essenziale potesse essere il loro compito.
Se nell’Osservatorio c’era una spia, due erano i problemi capitali che essa doveva risolvere. Il possedere delle informazioni non è di alcuna utilità, se la spia non può farle pervenire ai suoi superiori. Il signor X, quindi, doveva essere non solo in contatto con chi passava notizie e documenti, ma doveva avere anche il modo di far uscire il tutto dall’Osservatorio.
Tre soli erano i modi di uscire materialmente dall’Osservatorio: per monorotaia, su trattore, o a piedi. Quest’ultimo modo era quasi sicuramente da scartare. In teoria, il misterioso signor X avrebbe anche potuto allontanarsi a piedi per qualche chilometro e incontrarsi col compare al quale consegnare le informazioni, e sarebbe stato facilissimo agli addetti al reparto Sussistenza scoprire chi usava chiedere più frequentemente tute spaziali. Infatti vigeva la regola che ogni entrata e ogni uscita venissero registrate, sebbene Sadler avesse dei dubbi sul rispetto di questa norma.