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Commovente esempio di solidarietà scientifica, pensò Sadler. Logico che avesse prodotto una profonda impressione su Jamieson. Molti, specialmente quelli che non erano scienziati, avrebbero considerato trascurabile la cosa, ma nei momenti critici sono le cose poco importanti come questa a colpire maggiormente.

— Non so che cosa ne deduciate voi — disse Sadler, al quale pareva di pattinare su una esilissima lastra di ghiaccio. — Dopo tutto è risaputo che la Federazione abbonda di uomini onesti, benintenzionati e premurosi. Ma non si può governare il Sistema Solare col sentimento. Esitereste davvero qualora la Terra e la Federazione dovessero venire ai ferri corti?

Seguì una lunga pausa, poi Jamieson sospirò.

— Non lo so — rispose. — Non lo so proprio.

Era una risposta onesta e sincera, per cui Sadler si sentì indotto a escludere Jamieson dalla lista dei sospetti.

Il fantastico incidente del faro nel Mare Imbrium avvenne circa ventiquattr’ore dopo. Sadler ne sentì parlare quando si unì a Wagnall per bere il caffè del mattino come sempre faceva se si trovava nei pressi dell’Amministrazione.

— È successo qualcosa che dà da pensare — lo informò Wagnall mentre Sadler entrava nel suo ufficio. — Un tecnico del reparto Elettronica si trovava poco fa in una cupola ad ammirare il panorama, quando d’un tratto ha visto scaturire dall’orizzonte un raggio luminoso. È durato un secondo, e dice che era di intenso colore bianco-azzurro. È più che certo che proveniva dal posto che Jamieson e Wheeler hanno visitato qualche giorno fa. So che alla sezione Strumenti hanno dei fastidi a causa di quelli. Sono andato adesso a controllare: i loro magnetometri sono letteralmente saltati dieci minuti fa, e c’è stato un forte sconvolgimento tellurico.

— Non riesco a capire come un raggio luminoso abbia potuto provocare un simile fenomeno — ribatté Sadler sinceramente stupito. Poi, ripensandoci, afferrò appieno il senso di quanto l’altro gli aveva detto.

— Un raggio luminoso! Ma è impossibile. Non sarebbe visibile, qui nel vuoto.

— Esattamente! — confermò Wagnall compiaciuto che l’altro fosse caduto nel tranello. — Un raggio di luce diventa visibile solo quando passa attraverso la polvere o l’aria. E questo era proprio luminosissimo, quasi abbagliante. Le testuali parole di Williams sono: «Pareva una sbarra solida». Sapete che cosa è quel posto, per me?

— No — rispose Sadler, domandandosi di quanto Wagnall si fosse avvicinato alla verità. — Non ne ho la minima idea.

Il segretario pareva un po’ impacciato, come se volesse esporre una teoria di cui si vergognava.

— Io credo che sia una specie di fortezza. So bene che sembra fantastico, ma se ci pensate, vedrete che non si può trovare un’altra spiegazione logica.

Prima che Sadler avesse il tempo di rispondere, o meglio di pensare a una risposta conveniente, il cicalino sulla scrivania si mise a ronzare, e lina strisciolina di carta scivolò giù dalla telescrivente di Wagnall. Era, quella, una forma normale di comunicazione, ma il testo non era affatto dei soliti. In primo luogo aveva il segno rosso indicante urgenza. Wagnall lo lesse a voce alta, assumendo un’espressione di momento in momento più stupefatta.

URGENTE AL DIRETTORE OSSERVATORIO PLATONE. SMANTELLATE TUTTI GLI STRUMENTI E TRASPORTATE SOTTOTERRA TUTTI APPARECCHI DELICATI E SPECCHI. SERVIZIO FERROVIARIO SOSPESO FINO A NUOVO ORDINE. CHE IL PERSONALE RESTI IL PIÙ POSSIBILE SOTTOTERRA. INSISTETE AFFINCHÉ QUESTE MISURE DI PRECAUZIONE VENGANO ESEGUITE. NON SI PREVEDE PERICOLO IMMEDIATO.

— Ecco come stanno le cose — commentò Wagnall. — Temo che i miei sospetti fossero fin troppo fondati.

Era la prima volta, quella, che Sadler vedeva riunito tutto il personale dell’Osservatorio. Il professor Maclaurin era in piedi sul palco eretto in fondo alla sala comune, luogo dove per tradizione venivano annunciate le comunicazioni importanti, dove si tenevano i concerti e si recitavano le commedie, dove si svolgevano, insomma, tutte le manifestazioni e i trattenimenti dell’Osservatorio. Ma ora nessuno era lì per divertirsi.

— Comprendo appieno — diceva Maclaurin in tono amaro — che cosa significhi tutto questo per i vostri programmi. Ci resta solo da sperare che questa decisione si riveli inutile e che si possa riprendere il lavoro tra pochi giorni. Ma è evidente che non possiamo far correre rischi ai nostri apparecchi: gli specchi da cinque e dieci metri debbono essere messi subito al riparo. Non ho la minima idea dei pericoli che ci minacciano, ma a quanto pare ci troviamo in una bratta posizione. Se dovessero scoppiare le ostilità, io manderei immediatamente un messaggio sia a Marte sia a Venere per ricordare che questa è un’istituzione scientifica, che molti di loro sono graditi ospiti qui e che siamo di scarsa importanza militare. E ora, per favore, fate in modo di eseguire con la maggior rapidità e il maggior ordine possibile le istruzioni ricevute.

Il direttore scese dal palco. Era già piccolo, ma ora sembrava ancora più minuto. In quel momento nessuno dei presenti dissentiva da lui, per quanto avesse potuto inveirgli contro in passato.

— Posso fare qualcosa? — domandò Sadler che non aveva avuto alcun incarico in quei frettolosi preparativi.

— Mai indossata una tuta spaziale? — s’informò Wagnall.

— No, però potrei provare.

Con sua grande delusione, il segretario scosse fermamente la testa.

— Troppo pericoloso. Potrebbe succedervi qualche cosa, e non ci sono abbastanza tute, del resto. Però potreste dare una mano in ufficio. Dobbiamo stracciare tutti i programmi vigenti ed elaborare un sistema a due turni. Quindi tutti gli orari debbono essere modificati. Potreste aiutarmi in questo.

“Ecco che cosa succede a volersi rendere utili!” pensò Sadler. Ma Wagnall aveva ragione, lui non poteva in alcun modo aiutare a sbrigare i lavori scientifici. Quanto alla missione che l’aveva portato lì, avrebbe potuto forse eseguirla meglio nell’ufficio del segretario che in qualsiasi altro posto, poiché d’ora in avanti quell’ufficio sarebbe stato il quartier generale delle operazióni.

“Non che me ne importi molto” pensò ancora Sadler con amarezza. Infatti, se il signor X esisteva e si trovava all’Osservatorio, ormai non gli sarebbe restato altro da fare che mettersi a riposo, con la consapevolezza di aver svolto un buon lavoro.

Era stato deciso che alcuni strumenti, i più piccoli e i più facilmente sostituibili, sarebbero rimasti al loro posto. L’Operazione Salvezza, come qualcuno con un debole per il linguaggio militare l’aveva battezzata, doveva prima di tutto preoccuparsi di mettere al sicuro i componenti ottici d’inestimabile valore dei telescopi giganti e dei cielostati.

Jamieson e Wheeler uscirono a bordo di Ferdinando per smontare gli specchi dell’interferometro, il grande strumento i cui occhi gemelli, distanti venti chilometri l’uno dall’altro, rendevano possibile la misurazione del diametro delle stelle. La più febbrile attività, però, riguardava il riflettore da dieci metri.

Molton era a capo della squadra specchi. Sarebbe stato impossibile svolgere il lavoro senza la sua minuziosa conoscenza della struttura tecnica e ottica del telescopio. E sarebbe stato impossibile anche con il suo aiuto, se lo specchio fosse stato fuso in un sol blocco come quello dello storico telescopio che stava ancora a Monte Palomar. Questo specchio, invece, era composto di oltre cento sezioni esagonali incastrate l’una nell’altra come un immenso mosaico. Ognuna di queste parti poteva venire rimossa e messa al sicuro, per quanto fosse un lavoro lungo e noioso, e ci volessero poi settimane e settimane per ricomporre lo specchio, data l’altissima precisione richiesta.