Ma chiunque fosse ad avere messo in piedi quello show, aveva fatto bancarotta in una sola notte.
Indegno di un professionista.
Quindi non si trattava di Boss.
Però ancora non riuscivo a capire chi fosse dietro quella gimcana idiota perché non capivo chi ne traesse vantaggio. La mia idea precedente, e cioè che fosse una delle multinazionali a reggere il gioco, non mi sembrava più troppo esatta: impossibile concepire che una grande multinazionale (la Interworld, per esempio) non assumesse i migliori professionisti.
Ma era ancora più difficile immaginare che fosse una nazione territoriale ad aver avviato quel grottesco tentativo di conquista del mondo.
In quanto ai gruppi di fanatici, gente come gli Angeli del Signore o gli Stimolatori, era un lavoro troppo grosso per loro. Indubbiamente, però, l’intera faccenda aveva un sapore di fanatismo: niente razionalità, niente pragmatismo.
Non sta scritto fra le stelle che io debba capire sempre quello che succede: un’ovvia verità che spesso trovo maledettamente irritante.
Il mattino dopo quel secondo attacco, Vicksburg bassa fremeva d’eccitazione. Ero appena entrata in un saloon per conferire col barista capo, quando mi raggiunse una staffetta. — Buone notizie — mi disse il ragazzino, in un sussurro da galera. — La Predatori Rachel sta arruolando. Rachel mi ha detto di informare in particolare te.
— Baggianate sacrosante — ribattei, cortese. — Rachel non mi conosce e io non conosco lei.
— Parola di scout!
— Tu non sei mai stato scout e non sai nemmeno cosa sia una parola.
— Senti, capo — insistette lui — oggi non ho ancora mangiato un boccone. Tu vieni con me. Non sei mica costretta a firmare. È dall’altra parte della strada.
Era scheletrico, ma probabilmente solo perché era appena arrivato alle soglie dell’adolescenza, alla fase di crescita improvvisa; la città bassa non è un posto dove si muoia di fame. Però il barista scelse proprio quel momento per abbaiare: — Dacci un taglio, Bassotto! Piantala di disturbare i clienti. Vuoi un pollice rotto?
— Tutto okay, Fred — intervenni io. — Mi rifaccio viva più tardi. — Gettai un dollaro sul banco e non chiesi il resto. — Andiamo, Bassotto.
L’ufficio di reclutamento di Rachel si rivelò una massa di fango più giù sulla strada, e altre due staffette cercarono di strapparmi a Bassotto prima che ci arrivassimo. Niente da fare; il mio unico obiettivo era far avere a quel povero ragazzo il suo compenso.
Il sergente reclutatore, una donna, mi ricordò la tizia che vendeva profumi e affini nella toilette del palazzo di San José. Mi guardò e disse: — Niente puttane da campo, tette di zucchero. Ma se ti fai rivedere in giro ti offro da bere.
— Paga la tua staffetta — dissi io.
— Pagarlo per cosa? — rispose quella. — Leonard, te l’avevo detto. Niente perditempo, ti avevo detto. Adesso torna fuori e alza il culo.
Tesi una mano e le afferrai il polso sinistro. Liscio come l’olio, un coltello apparve nella sua mano destra. Riaggiustai le cose: le presi il coltello e lo piantai nella scrivania di fronte a lei, e contemporaneamente provvidi a rendere molto più dolorosa la stretta alla mano sinistra. — Riesci a pagarlo con una mano sola? — chiesi. — O devo romperti il dito?
— Vacci piano — rispose lei, senza fare resistenza. — Piglia, Leonard. — Aprì il cassetto, tirò fuori una moneta texana da due cent. Il ragazzo arraffò i soldi e scomparve. Allentai la pressione sul dito. — Non gli dai altro? Oggi che tutti i reclutatori stanno battendo la piazza?
— Avrà la vera commissione quando firmerai — rispose lei. — Perché nemmeno io vengo pagata se non consegno un corpo caldo. E mi buttano a mare se non vale una cicca. Adesso ti spiace lasciarmi andare il dito? Mi serve per compilare le tue carte.
Mollai il dito. All’improvviso, il coltello fu di nuovo nella sua mano, diretto verso di me. Questa volta spezzai la lama prima di restituirglielo. — Non rifarlo — le dissi. — Per favore. E dovresti usare un acciaio migliore. Quello non era Solingen.
— Dedurrò il costo della lama dal tuo premio di arruolamento, dolcezza — rispose lei, imperturbabile. — C’è un raggio puntato su di te da che hai varcato la porta. Devo premere il grilletto? O la piantiamo coi giochini?
Non le credetti, ma le sue intenzioni mi stavano bene. — Basta coi giochini, serge’. Cosa mi proponi? La tua staffetta mi ha detto un accidenti di niente.
— Caffè e gallette e tariffe sindacali. Premio di arruolamento sindacale. Novanta giorni, con un’opzione per la ditta di raffermarti per altri novanta. Diritti di bottino fifty fifty, metà te e metà la ditta.
— Gli altri reclutatori offrono le tariffe sindacali più il cinquanta per cento. — (Un colpo alla cieca; l’atmosfera era molto tesa.)
Lei scrollò le spalle. — Se è vero, ci adegueremo. Che armi conosci? Non arruoliamo pivellini. Non questa volta.
— Posso insegnarti a usare tutte le armi che pensi di conoscere. Dove si va? Chi è il primo?
— Mmm, un tipo duro. Per caso stai cercando di arruolarti come sergente istruttore? Non ci casco.
Chiesi: — Dove si va? Risaliamo il fiume?
— Non hai ancora firmato e mi chiedi già informazioni classificate.
— Sono pronta a pagare. — Tirai fuori cinquanta dollari della Stella Solitaria, in pezzi da dieci, e glieli misi davanti. — Dove si va, serge’? Ti comprerò un buon coltello al posto di quell’acciaio da due soldi che ho dovuto rompere.
— Sei una Pa.
— Piantiamola con gli indovinelli. Voglio solo sapere se risaliremo o no il fiume. Fino a Saint Louis, per esempio.
— Hai intenzione di firmare come sergente istruttore?
— Cosa? Al diavolo, no! Come ufficiale comandante. — Non avrei dovuto dirlo; o per lo meno, non così presto. Nell’agenzia di Boss i ranghi tendono a essere vaghi, ma io ero senz’altro un ufficiale superiore, visto che facevo rapporto solo a (e ricevevo ordini solo da) Boss; il che era confermato dal fatto che per tutti, a parte Boss, ero la signorina Friday, a meno che e finché io non instaurassi un clima meno formale. Nemmeno il dottor Krasny mi si era rivolto en tutoyant finché non glielo avevo chiesto. Ma non avevo mai riflettuto troppo sul mio vero grado perché, pur non avendo alcun superiore a parte Boss, non avevo neanche qualcuno che lavorasse sotto di me. Su un’organigramma formale (non ne avevo mai visto uno dell’agenzia di Boss) sarei stata una di quei rettangolini che partono in orizzontale dalla base per arrivare fino al comandante in capo; cioè uno specialista anziano, se vi piace il burocratese.
— Arcicorbezzoli fritti! Se vuoi portare avanti la richiesta, lo farai col colonnello Rachel, non con me. La aspetto verso le tredici. — Quasi soprappensiero, tese una mano per raccogliere i soldi.
Invece li presi io. Li sistemai in bell’ordine e li rimisi giù davanti a lei, ma più vicino a me. — Allora chiacchieriamo un po’ prima che arrivi. Oggi in città stanno reclutando tutti quanti. Io voglio un buon motivo per arruolarmi con una compagnia piuttosto che con un’altra. Si presume di risalire il fiume o no? E fino a che punto? Combatteremo contro veri professionisti? O contro indigeni buzzurri? O magari con pagliacci di città? Una battaglia come si deve? O un’incursione alla mordi e fuggi? O tutte e due? Chiacchieriamo, serge’.
Lei non rispose, non si mosse. Non staccò gli occhi dal denaro.
Dopo un po’ tirai fuori un altro biglietto da dieci, lo ammucchiai sui cinquanta dollari, e aspettai.
Il sergente dilatò le narici, ma non prese il grano. Dopo diversi momenti aggiunsi il settimo pezzo da dieci.
Lei disse, roca: — O metti via quella roba o me la dai. Potrebbe entrare qualcuno.
Presi tutto e glielo passai. Lei disse: — Grazie sorella — e fece svanire il malloppo. — Penso che risaliremo il fiume come minimo fino a Saint Louis.