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Richiamò undici minuti dopo. Parlava con l’aria di chi soffre molto. — I soldi per il biglietto e il kilodollaro saranno alla stazione. Ma il kilodollaro ti sarà dedotto dal salario e lo restituirai se non avrai il lavoro. In entrambi i casi, io avrò la mia commissione.

— Non lo restituirò per nessun motivo, e voi non avrete alcuna commissione da me perché non vi ho nominato mio agente. Forse potrete avere qualcosa dal signor Mosby, ma in questo caso non verrà dal mio stipendio o dal mio compenso per il colloquio. E non andrò ad aspettare alla stazione come un ragazzino che gioca a nasconderello. Se fate sul serio, manderete i soldi qui.

— Sei impossibile! — Il suo viso svanì dallo schermo, ma la comunicazione non s’interruppe. Apparve l’assistente di Fawcett. — Senti — disse — questo lavoro è di un’urgenza pazzesca. Vogliamo vederci alla stazione sotto New Cortez? Farò il più in fretta possibile, e porterò i soldi per il biglietto e il tuo compenso.

— Certo, tesoro. Sarà un piacere.

Chiamai il padrone di casa, gli dissi che lasciavo la chiave in frigorifero, e che non facesse marcire la roba.

Quello che Fawcett non sapeva era che nulla mi avrebbe impedito di presentarmi a quel colloquio. Il nome e l’indirizzo erano gli stessi che Boss mi aveva fatto imparare a memoria prima di morire. Non ne avevo mai fatto nulla perché lui non mi aveva spiegato perché dovevo memorizzarli. Adesso lo avrei scoperto.

28

La targhetta sulla porta diceva solo FINDERS, INC. E SPECIALISTI IN PROBLEMI INTERPLANETARI. Entrai e un’impiegata in carne e ossa mi disse: — Il posto non è più libero, cara. L’ho avuto io.

— Chissà per quanto lo terrai. Sono qui perché ho un appuntamento col signor Mosby.

Lei mi scrutò attentamente, senza fretta. — Ragazza squillo?

— Grazie. Dov’è che ti fai tingere i capelli? Senti, mi mandano le Linee IperSpazio, ufficio di Las Vegas. Ogni secondo costa orsi al tuo capo. Sono Friday Jones. Annunciami.

— Scherzi? — quella toccò la consolle, parlò in un microfono smorzavoce. Io tesi le orecchie. — Frankie, qui c’è una scema che dice di avere un appuntamento con te. Dice che la manda la Ipo di Las Vegas.

— Porcaccia miseria, ti ho detto di non chiamarmi Frankie su! lavoro. Falla entrare.

— Secondo me non la manda Fawcett. Mi stai tirando il bidone?

— Chiudi il becco e falla entrare.

Quella spinse via il microfono. — Siediti lì. Il signor Mosby è in riunione. Ti saprò dire appena si libera.

— Non è quello che ti ha detto lui.

— Eh? Da quando in qua ne sai tanto?

— Ti ha detto di non chiamarlo Frankie sul lavoro e di farmi entrare. Tu hai risposto qualche fesseria e lui ti ha ordinato di chiudere il becco e lasciarmi entrare. Quindi entro. È meglio che mi annunci.

Mosby era sulla cinquantina e cercava di dimostrare trentacinque anni. Aveva un’abbronzatura costosa, un abito costoso, un grosso sorriso e settantaquattro denti e occhi freddi. Mi indicò una poltroncina. — Perché ci avete messo tanto? Ho detto a Fawcett che volevo vedervi prima di mezzogiorno.

Mi guardai l’indice, poi l’orologio sulla scrivania. Le dodici e quattro. — Dalle undici ad adesso ho percorso quattrocentocinquanta chilometri, più uno shuttle urbano. Devo tornare a Vegas e vedere se mi riesce di battere il record? Oppure vogliamo parlare d’affari?

— Ho detto a Fawcett di fare in modo che prendeste la sotterranea delle dieci. Okay, okay. A quanto ne so, avete bisogno di lavorare.

— Non sono ridotta alla fame. Mi è stato detto che vi serve un corriere per un lavoro interplanetario. — Tirai fuori una copia del mio curriculum, gliela passai. — Queste sono le mie referenze. Guardatele, e se io sono quello che volete, parlatemi del lavoro. Vi ascolterò e vi dirò se mi interessa o no.

Lui diede uno sguardo al foglio. — I rapporti che ho in mano mi dicono che siete alla fame.

— Solo nel senso che è quasi ora di pranzo. Lì ci sono le mie tariffe. Possiamo discuterne… solo per alzarle.

— Siete molto sicura di voi. — Guardò di nuovo il mio curriculum. — Come sta Marmittone?

— Chi?

— Qui c’è scritto che avete lavorato per la System Enterprises. Vi ho chiesto come sta Marmittone. Marmittone Baldwin.

(Era un test? Tutto quanto, dalla colazione in poi, era stato calcolato al millimetro per farmi perdere le staffe? Se sì, la risposta più adatta era non perdere affatto le staffe, in qualunque situazione). — Il presidente della System Enterprises era il dottor Hartley Baldwin. Non l’ho mai sentito chiamare Marmittone.

— Sì, credo che abbia una laurea o un’altra. Ma nel nostro mestiere lo chiamano tutti Marmittone. Vi ho chiesto come sta.

(Attenta, Friday!) — È morto.

— Sì, lo so. Volevo sapere se lo sapete anche voi. Nel nostro mestiere si incontrano un sacco di imbroglioni. Okay, vediamo il vostro marsupio.

— Prego?

— Sentite, ho fretta. Fatemi vedere l’ombelico.

(Quando si è sparsa la notizia? Be’… No, quelli li abbiamo uccisi. Tutti, o così credeva Boss. Ovviamente, la notizia può essere partita da lì prima che li uccidessimo. Cosa importa? È partita, come aveva previsto Boss.) — Frankie, ragazzo mio, se vuoi fare giochetti col mio ombelico, devo avvertirti che la bionda fasulla qui fuori ci ascolta, e quasi certamente sta registrando.

— Oh, non ci ascolta. Ha istruzioni in proposito.

— Istruzioni che segue come segue il tuo ordine di non chiamarti Frankie nelle ore di lavoro. Senti, signor Mosby, tu hai cominciato a parlare di faccende classificate in condizioni di sicurezza minima. Se vuoi che sappia tutto anche lei, falla entrare. Se non vuoi, escludila dal circuito. Ma finiamola con queste infrazioni alle misure di sicurezza.

Lui tamburellò sulla scrivania, poi si alzò di colpo, passò nell’altro ufficio. L’isolamento acustico della porta non era perfetto; udii, smorzate, voci furibonde. Mosby tornò, piuttosto irritato. — È andata a pranzo. Adesso basta con le stronzate. Se tu sei davvero chi dici di essere, Friday Jones, alias Marjorie Baldwin, ex corriere di Marmi… del dottor Baldwin, direttore della System Enterprises, devi avere dietro l’ombelico una sacca artificiale. Fammela vedere. Dimostra la tua identità.

Ci pensai su. La richiesta di provare la mia identità non era assurda. L’identificazione in base alle impronte digitali è una barzelletta, almeno per noi del mestiere. Chiaramente, l’esistenza della mia sacca era un segreto ormai divulgato. Non mi sarebbe più servita a nulla; solo che in quel momento mi serviva per dimostrare che io ero me. Che io ero io? Mi sembrava stupido in tutte e due le forme.

— Signor Mosby, hai pagato un kilodollaro per questo colloquio con me.

— Puoi giurarci! E per adesso ho sentito solo scemenze.

— Mi spiace. Nessuno mi aveva mai chiesto di mostrare la sacca del mio ombelico, perché fino a poco tempo fa era un segreto gelosamente custodito. O così pensavo. È chiaro che non è più un segreto, se tu ne sei al corrente. Dal che deduco che non potrò più usarla per lavori classificati. Se l’incarico che vuoi offrirmi richiede l’uso della sacca, forse dovresti ripensarci. Un segreto un poco conosciuto è come una ragazza un poco incinta.

— Be’, sì e no. Fammi vedere.

Gli fece vedere. Tengo sempre una sfera di nylon, un centimetro di diametro, dentro la sacca; non voglio che si restringa o magari si chiuda fra un lavoro e l’altro. Tirai fuori la sfera, lo lasciai guardare, la rimisi a posto; dopo di che, gli dimostrai che il mio ombelico era assolutamente identico a un ombelico normale. Lui studiò tutto con cura.

— Non contiene molto.