— Preferisci assumere un canguro?
— È grande abbastanza per quello che ci occorre, più o meno. Trasporterai il carico più prezioso dell’intera galassia, ma non occuperà troppo spazio. Rivestiti e mettiti in ordine. Andiamo a pranzo e non dobbiamo, non dobbiamo, arrivare in ritardo.
— Cos’è questa storia?
— Te lo dico per strada. Andiamo.
C’era una carrozza ad aspettarci. Dietro Beverly Hills, fra le colline che danno il nome a questa città, c’è un hotel molto vecchio che è anche molto snob. Puzza di dollari, un odore che non disprezzo. Tra gli incendi e il Grande Terremoto è stato ricostruito diverse volte, sempre con lo stesso aspetto, però (a quanto mi dicono) l’ultima volta è stato ricostruito assolutamente a prova di incendio e di terremoto.
Occorsero una ventina di minuti a un trotto discreto per andare dal palazzo Shipstone all’hotel. Mosby li usò per informarmi. — Questa carrozza è l’unico posto dove possiamo essere sicuri che non ci sia qualche Orecchio ad ascoltarci…
(Ci credeva sul serio? A me venivano in mente tre posti ovvi per un Orecchio: la mia sacca, le sue tasche, e i cuscini della carrozza. E poi c’era un’altra infinità di posti meno appariscenti. Ma era un problema suo. Io non avevo segreti, nessuno, adesso che il mio ombelico era stato svelato al mondo.)
— … Quindi lascia parlare me. Accetto le tue tariffe. Ci sarà anche un premio a missione completata. Il viaggio è dalla Terra al Regno. Ti paghiamo per questo. Il viaggio di ritorno non riveste il minimo interesse, ma per tornare qui occorrono quattro mesi, quindi ti pagheremo per quattro mesi. Il premio di ingaggio lo avrai alla capitale imperiale. Lo stipendio… Un mese di anticipo, il resto di mese in mese. Okay?
— Okay. — Dovetti sforzarmi di non sembrare troppo entusiasta. Un viaggio pagato fino al Regno? Mio caro, solo ieri ero ansiosa di imbarcarmi coi miseri stipendi dell’equipaggio di bordo.
— E per le spese?
— Non ne avrai molte. Gli incrociatori di linea offrono già tutti i lussi necessari.
— Mance, bustarelle, escursioni planetarie, soldi in tasca, spiccioli per il bingo e per altri giochi di bordo… Come minimo, queste spese non sono mai del venticinque per cento del prezzo del biglietto. Se devo fingere di essere una turista straricca, devo stare nella parte. Ci ho azzeccato?
— Be’… Sì. Va bene, va bene. Nessuno farà storie se spenderai qualche migliaio di dollari per entrare nella parte della riccona. Tieni il conto e presentacelo alla fine.
— No. Anticipatemi i soldi. Il venticinque per cento del biglietto. Non terrò i conti. Non sarebbe adatto al personaggio. La riccona non terrebbe i conti di queste miserie.
— Va bene! Chiudi il becco e lasciami parlare. Arriveremo tra poco. Tu sei una creatura artificiale.
Non provavo più da un pezzo quel brivido gelido. Mi feci forza e decisi di fargli pagare cara quella frase cattiva, vigliacca. — Stai cercando di essere offensivo?
— No, affatto. Non scaldarti. Tu e io sappiamo che è impossibile, così a occhio, distinguere una persona artificiale da una naturale. Tu porterai, in stasi, un ovulo umano modificato. Lo terrai nella sacca dell’ombelico, dove la temperatura costante e gli strati di carne proteggeranno la stasi. Quando arriverai al Regno, ti prenderai l’influenza o qualcosa del genere e andrai in ospedale. Mentre sarai lì, quello che trasporti sarà trasferito nel luogo più adatto. Ti verrà pagato il premio e lascerai l’ospedale… con la felice certezza di avere aiutato una giovane coppia ad avere un figlio perfetto, mentre era quasi sicuro al cento per cento che sarebbe nato malato. Emofilia.
Decisi che la storia era abbastanza vera. — La delfina.
— Cosa? Non essere idiota!
— Ed è qualcosa di molto di più dell’emofilia, che di per sé potrebbe essere ignorata in una persona di rango reale. Il Primo Cittadino stesso è interessato, visto che questa volta la successione passa attraverso una figlia e non un figlio. Il mio lavoro è molto più importante e pericoloso di quello che mi hai detto… Quindi il prezzo sale.
La pariglia di splendidi bai percorse un altro centinaio di metri di Rodeo Drive prima che Mosby rispondesse. — Va bene. Dio ti aiuti se aprirai bocca. Non vivresti a lungo. Aumenteremo il premio. E…
— Sarà meglio che tu lo raddoppi e lo depositi sul mio conto prima della partenza. In lavori del genere, la gente tende a dimenticare a cose fatte.
— Okay, farò quello che posso. Stiamo per pranzare col signor Sikmaa… E tu sei tenuta a non accorgerti che è il rappresentante personale del Primo Cittadino, con le cariche interplanetarie di ambasciatore straordinario e minimostro plenipotenziario. Adesso datti un contegno e stai attenta a come ti comporti a tavola.
Quattro giorni più tardi stavo ancora attenta a come comportarmi a tavola, seduta sulla destra del capitano della Forward, Linee IperSpazio. Il mio nome era adesso signorina Marjorie Friday, ed ero così oltraggiosamente ricca da aver percorso il tragitto Terra/Stazione Stazionaria sullo yacht antiG del signor Sikmaa, dopo di che ero salita sulla Forward senza dovermi preoccupare di noie plebee come il controllo del passaporto, l’esame sanitario, eccetera. I miei bagagli erano arrivati nello stesso momento (scatola dopo scatola di abiti costosi, d’alta classe, coi gioielli del caso), ma se n’era occupata altra gente; io non avevo dovuto pensare a nulla.
Avevo trascorso tre di quei giorni in Florida, in quello che pareva un ospedale ma era (lo sapevo!) un superbo laboratorio d’ingegneria genetica. Avevo anche dedotto quale laboratorio fosse, ma tenni per me le mie ipotesi, perché lì nessuna deduzione veniva incoraggiata. Mi fecero l’esame fisico più minuzioso di cui abbia mai sentito parlare. Non sapevo perché controllassero il mio stato di salute in modo generalmente riservato a capi di stato e presidenti multinazionali, ma probabilmente erano un tantino nervosi all’idea di affidare a qualcuno che non godesse di una salute di ferro l’ovulo che, col trascorrere degli anni, sarebbe diventato Primo Cittadino del favolosamente ricco Regno. Per me fu la migliore delle occasioni per tenere la bocca chiusa.
Il signor Sikmaa non usò le tecniche intimidatorie tentate da Fawcett e Mosby. Dopo aver deciso che io andavo bene, rispedì Mosby a casa e mi coprì talmente d’oro che non ebbi bisogno di mercanteggiare. Il venticinque per cento delle spese extra? Non basta; facciamo il cinquanta per cento. Ecco qui, prendete (in oro e certificati di credito in oro di Luna City), e se vi serve dell’altro ditelo al commissario di bordo; basterà una vostra firma per addebitare a me tutte le spese. No, non ci sarà un contratto scritto; non è quel tipo di missione. Ditemi cosa volete e lo avrete. Ed ecco qui un opuscoletto che vi dice chi siete e dove avete studiato e tutto il resto. Nei prossimi tre giorni avrete tutto il tempo per memorizzarlo e se vi scorderete di bruciarlo, non preoccupatevi; la carta è impregnata di una sostanza che lo farà autodistruggere nel giro di tre giorni. Non stupitevi se il quarto giorno le pagine saranno gialle e un po’ bruciacchiate.
Il signor Sikmaa aveva pensato a tutto. Prima di lasciare Beverly Hills, fece venire una fotografa, che mi riprese da diversi angoli: io vestita di un sorriso, coi tacchi alti, coi tacchi bassi, a piedi nudi. Quando i miei bagagli arrivarono sulla Forward, tutto mi andava alla perfezione, stili e colori erano adatti a me, e gli abiti erano firmati dai più famosi stilisti italiani, parigini, dei Bei-Jing, eccetera.
Non sono abituata all’haute couture e non so come affrontarla, ma il signor Sikmaa aveva provveduto anche a quello. Al boccaporto mi accolse una piccola e deliziosa creatura orientale, Shizuko, che mi disse di essere la mia cameriera personale. Dato che mi lavavo e vestivo da sola dall’età di cinque anni, non sentivo alcun bisogno di una cameriera, ma per l’ennesima volta bisognava abbandonarsi alla corrente.