Il ragazzo finalmente uscì, aiutandosi con le mani, poi si sedette e rimase con gli occhi chiusi, come stremato. Gli uomini gli si fecero intorno curiosi, ma pazienti. Costigan spense la macchina. I nervi di Devan erano tesi, in attesa della rivelazione e dei suoi effetti.
— Ebbene? — disse Sam Otto che non riuscì a controllarsi più a lungo.
— Non so — disse il ragazzo.
— Cos’è che non sai, figlio?
— Non so cosa ho visto.
— Be’, cerca di descrivercelo come puoi.
— C’era buio…
Sam mugolò.
— …e umido.
— Così non è Chicago — disse Tooksberry.
— Ma potrebbe benissimo essere Chicago. Ci sono parti scure e umide anche là. Dipende dai posti.
— Lasciate parlare il ragazzo — disse Sam — non ha potuto dire altro che faceva freddo e buio.
— C’è un odore diverso — disse Johnny. — Ma c’era solo buio e non sono riuscito a vedere niente in giro.
E Devan pensava: “Potrei dirti io dove eri, piccolo”.
— Una fogna — disse Orcutt — potrebbe essere una fogna. Che ridere se fosse così!
— C’è odore cattivo?
— Non buono.
Devan non si ricordava dell’odore. Non ne era stato colpito particolarmente.
— Può darsi che fosse una cantina.
— Non c’era aria là dentro.
— Al diavolo — disse Orcutt. — Vado a dare un’occhiata e vuol dire che il dottor Van Ness mi sistemerà i denti. — Johnny a questo punto gli lanciò un’occhiata mortificata e Orcutt cercò di rimediare: — Oh, non è che io non mi fidi di quello che tu dici, mio caro. È solo perché tu non hai mai visto una città e può darsi che non ne distingui bene i suoi aspetti, di modo che ti è difficile interpretare quello che hai visto.
— Ma io non ho visto niente — protestò il ragazzo.
“Devo parlare?” si chiese Devan. Ma prima che potesse aprir bocca, Tooksberry disse: — Che senso c’è a infilarci la testa, uno dopo l’altro, se si sa che non c’è niente da vedere! — Si tolse gli occhiali e li pulì. — Il ragazzo ha buoni occhi!
— Potrebbe essere Chicago durante un oscuramento — disse Sam.
— Un’altra guerra, Sam? Oh, no!
— Quello che voglio dire — disse Tooksberry — è che qualcuno deve entrarci e vedere se è Chicago o no.
“Ci siamo di nuovo. Avrei dovuto parlare” pensò Devan.
Basher scherzò. — Mi volete indicare qual è la via per uscire?
— Scherza pure Glenn — disse Orcutt — ma Howard ha ragione. Si deve fare così.
— Tutti ci stiamo chiedendo chi entrerà nell’Ago questa volta — disse Tooksberry guardandosi in giro.
— Il ragazzino qui — disse Orcutt — è l’unico senza capsule in bocca. Ma non possiamo far fare a un ragazzino ciò che deve essere fatto da un uomo.
— E poi abbiamo promesso ai suoi di non farlo entrare completamente — soggiunse Holcombe.
Devan si decise finalmente a farsi avanti per dire qualcosa che li facesse smettere, ma l’espressione che vide sul volto di Tooksberry lo fermò. Aveva un’aria molto divertita.
— Signori, osservate per piacere — disse e si tolse le due parti che componevano la dentiera, la superiore e l’inferiore.
— Ma non potete entrare voi, Howard — disse Orcutt.
— E perché no? Se è Chicago, state sicuri che parlerò. E me ne tornerò molto in fretta.
— Ma se non è Chicago… se non tornate…
— Avanti, dottore — continuò Tooksberry a Costigan — sono pronto.
Il dottore lo guardò e alla fine si decise, dopo aver scambiato uno sguardo con Devan, ad accendere lo strumento.
Tooksberry si avvicinò e, prima di entrare, si tolse gli occhiali. — Li uso solo quando leggo — disse — sarò capace di vedere anche senza.
Un momento dopo, provocando un leggero rumore, entrò lasciando dietro di sé i suoi abiti.
— Spero e prego che torni — disse Basher.
— Andrà tutto bene — rispose Orcutt.
— Howard è veramente cambiato — osservò Holcombe — prima era sempre intrattabile.
Orcutt, che si stava accendendo la pipa commentò: — Il merito è di Beatrice Treat.
Era giustissimo. Non c’era, nel campo, coppia più felice di Beatrice e Howard. Tutto il cinismo e l’amaro di Tooksberry erano spariti, a poco a poco, dopo il matrimonio e il grosso lavoro di formazione della Costituzione che era stata adottata, con formula piena, dai cittadini della Nuova Chicago.
La conversazione languì, erano tutti silenziosi e preoccupati, con gli occhi fissi sull’Ago. Devan non poteva immaginare che cosa Tooksberry stesse facendo su quelle rocce desolate e immaginava che stesse cercando disperatamente la via per tornare.
Dopo quindici minuti, quindici minuti che furono una lenta agonia per tutti, si vide finalmente apparire una testa nell’Ago.
— Congratulazioni — disse Tooksberry emergendo.
Quindi raccolse i suoi abiti sparsi.
— È Chicago?
— Cosa hai visto?
— Avanti, Howard, non tenerci in ansia!
Non avrebbe parlato prima di essere completamente vestito. Infine, dopo essersi sistemato gli occhiali, si guardò in giro e sorrise. Era di scena e nessuno lo volle ostacolare nell’interpretazione del ruolo di cui si sentiva interprete eccezionale.
— Era Chicago!
“Chicago!”
Devan era allibito.
Gli altri si affollarono intorno a Tooksberry chiedendo precisazioni.
“Impossibile!” si disse Devan. Lui pure era entrato nell’Ago e non aveva visto che deserto e roccia. Forse che Tooksberry mentisse? Comunque, fin che gli altri rumoreggiarono, tacque.
Quando si ristabilì il silenzio, parlò: — Era Chicago. Non appena entrato nell’Ago, ho visto ciò che Johnny aveva descritto. Buio e freddo. Me ne sono rimasto là un po’, cercando di capire dove fossi capitato, tastando il terreno sotto di me. Conclusi infine che si trattava di terreno argilloso, ammollato dalla pioggia.
“Mi sono seduto per un po’, poi mi sono alzato. Sentivo un’arietta leggera. I miei occhi si sono abituati un poco al luogo in cui mi trovavo, riuscivo a percepire i leggeri rumori che sentivo intorno a me, rumori che mi facevano temere che prima o poi uno dei topolini palesemente presenti mi venisse a passeggiare sui piedi. Così mi sono allontanato di pochi passi e scorsi alla mia destra un ingresso. Ho compiuto sette passi e mezzo, sino a raggiungere il centro di questa entrata. Dopo di che ho tirato un sospiro di sollievo, dal momento che potevo tornare nell’Ago (questa volta!) se solo lo desideravo. Tutto quello che mi proponevo di fare era di fissare la porta che mi stava davanti come punto di riferimento.
“Dall’altra parte, c’era più luce. Al livello del mio occhio ho visto alcune finestre senza vetri. Ho pensato che si trattasse di uno stabile abbandonato, perché da una delle finestre potevo vedere le stelle e, dalle altre, i muri delle case vicine.
“Dall’altra parte dello scantinato c’era una scala che ho percorso, camminando su un alto strato di rifiuti e carta straccia. Saliti i gradini cigolanti, mi son trovato in uno spiazzo deserto dietro la costruzione, e da qui, attraverso il passaggio tra due case, sono giunto nella strada, di fronte al luogo da cui ero uscito.
“Non ho visto nessuno e sono proprio sicuro che nessuno mi ha visto perché, se fosse successo, avrebbero certamente chiamato qualcuno, conciato come ero, nudo come un verme.
“Ma fuori di lì, era tutto diverso. Le macchine schizzavano via, tanto in fretta quanto me ne ero dimenticato. E avevo anche dimenticato cosa possono fare dieci anni di progresso. E stando lì, in ombra, vidi la gente che passava, e alla luce dei fanali vedevo le loro facce, facce preoccupate, nervose e tese, per nulla simili a noi. E pallidi. Camminavano tutti molto in fretta, o almeno così mi parve.