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Perrin aveva ucciso Rolan. Quella era un’altra ragione per cui a suo marito non occorreva sapere della gentilezza del Senza Fratelli. Perrin sarebbe stato lacerato se avesse saputo cosa aveva fatto.

Perrin si rilassò, chiudendo gli occhi. Era cambiato durante questi due mesi, forse quanto lei. Questo era un bene. Nelle Marche di Confine, la gente aveva un detto: ‘Solo il Tenebroso rimane lo stesso.’ Gli uomini crescevano e progredivano; l’Ombra rimaneva com’era. Malvagia.

«Dovremo fare dei programmi domani» disse Perrin con uno sbadiglio. «Non appena i passaggi saranno disponibili, dovremo decidere se costringere la gente ad andare e chi andrà per primo. Qualcuno ha scoperto cos’è successo a Masema?»

«Non che io sappia» rispose lei in tono cauto. «Ma con così tanta della sua roba sparita dalla sua tenda…»

«A Masema non interessano i beni materiali» borbottò piano Perrin, gli occhi ancora chiusi.

«Anche se forse li avrebbe presi per ricostruire. Suppongo che possa essere fuggito via, anche se è strano che nessuno sappia dove o come.»

«Probabilmente è sgattaiolato via durante la confusione dopo la battaglia.»

«Probabilmente» convenne Perrin. «Mi domando…» Sbadigliò. «Mi domando cosa dirà Rand. Masema era l’obiettivo di questo intero viaggio. Dovevo prenderlo e riportarlo da lui, e suppongo di aver fallito.»

«Tu hai distrutto gli uomini che stavano uccidendo e rubando in nome del Drago» disse Faile «e hai colpito al cuore i capi degli Shaido, per non parlare di tutto quello che hai appreso sui Seanchan. Penso che il Drago riterrà che quello che hai ottenuto qui è di gran lunga più importante di non aver riportato Masema.»

«Forse hai ragione» borbottò Perrin con voce assonnata. «Dannati colori… non voglio guardarti dormire, Rand. Cosa ti è successo alla mano? Brutto sconsiderato, prenditi cura meglio di te stesso… Sei tutto quello che abbiamo… L’Ultima Caccia sta arrivando…»

Faile riuscì a stento a capire quell’ultima parte. Perche stava parlando della mano di Rand che andava a caccia? Si stava davvero addormentando stavolta?

Com’era prevedibile, presto iniziò a russare piano. Lei sorrise, scuotendo la testa con affetto. Era davvero un bue, a volte. Ma era il suo bue. Scese dal giaciglio e si mosse per la tenda, mettendosi una vestaglia e allacciando la cintura. Poi fu la volta di un paio di sandali, quindi scivolò fuori dai lembi della tenda. Arrela e Lacile erano di guardia lì, assieme a due Fanciulle. Le Fanciulle le rivolsero un cenno col capo: avrebbero mantenuto il suo segreto.

Faile lasciò le Fanciulle di guardia, ma prese con se Arrela e Lacile mentre si avventurava nell’oscurità. Arrela era una Tarenese dai capelli scuri più alta di molte Fanciulle, e aveva un atteggiamento brusco. Lacile era bassa, pallida e molto magra, e camminava con un’aggraziata andatura ondeggiante. Non potevano esistere due donne più diverse fra loro, forse, anche se la prigionia le aveva unite tutte. Entrambe membri dei Cha Faile, erano state catturate con lei ed erano andate a Malden come gai’shain.

Dopo un breve tragitto, presero con se altre due Fanciulle: probabilmente Bain e Chiad si erano messe d’accordo con loro. Uscirono fuori dall’accampamento, muovendosi verso un punto dove si trovavano due salici affiancati. Lì La Faile vennero incontro due donne che indossavano ancora il bianco da gai’shain. Anche Bain e Chiad erano Fanciulle, sorelle prime e care a Faile. Erano addirittura ancora più leali di coloro che le avevano giurato fedeltà. Leali a lei, eppure senza alcun giuramento a vincolarle. Una contraddizione che solo gli Aiel potevano far cadere. A differenza di Faile e degli altri, Bain e Chiad non avrebbero rimosso il bianco solo perché coloro che le avevano catturate erano stati sconfitti. Avrebbero indossato quegli abiti per un anno e un giorno. In effetti, venire qui stanotte — riconoscendo le loro vite di prima di essere state catturate — era la massima forzatura consentita al loro onore. Comunque, loro stesse ammettevano che essere gai’shain nell’accampamento shaido era stato tutto tranne normale. Faile le incontrò con un sorriso, ma non le disonorò chiamandole per nome o usando il linguaggio segreto delle Fanciulle. Però, mentre accettava un piccolo involto da Chiad, non riuscì a trattenersi dal chiedere: «State bene?»

Chiad era una donna bellissima, con occhi grigi e corti capelli biondo-rossicci nascosti sotto il cappuccio della sua veste da gai’shain. Fece una smorfia a quella domanda. «Gaul ha ispezionato l’intero accampamento shaido per trovarmi, e i rapporti dicono che ha sconfitto dodici algai’d’siswai con la sua lancia. Forse dovrò intrecciare una ghirlanda nuziale per lui, dopotutto, quando questo sarà finito.»

Faile sorrise.

Chiad sorrise a sua volta. «Non si aspettava che uno degli uomini che ha ucciso si sarebbe rivelato quello a cui Bain era gai’shain. Non penso che Gaul sia contento di averci entrambe a servirlo.»

«Uomo stolto» disse Bain, la più alta delle due. «È proprio da lui non guardare dove infilza la sua lancia. Non poteva uccidere l’uomo giusto senza ammazzarne accidentalmente degli altri.» Entrambe le donne ridacchiarono.

Faile sorrise e annuì; non capiva proprio l’umorismo aiel.

«Molte grazie per aver preso questi» disse, tenendo sollevato il piccolo fagotto avvolto nella stoffa, «Non è nulla» disse Chiad. «C’erano troppe mani a lavorare quel giorno, perciò è stato facile. Alliandre Maritila Kigarin già ti aspetta presso gli alberi. Noi dovremmo tornare al campo.»

«Sì» aggiunse Bain. «Forse Gaul gradirà un altro massaggio al la schiena o che gli si porti dell’acqua. Si arrabbia tal mente quando glielo chiediamo, ma i gai’shain ottengono onore solo attraverso il servizio. Cos’altro dovremmo fare?»

Le donne risero di nuovo e Faile scosse il capo mentre si allontanavano di corsa verso il campo, con le vesti che frusciavano. Trasalì al pensiero di dover indossare di nuovo quei vestiti, anche solo perché le faceva ripensare ai suoi giorni al servizio di Sevanna.

La dinoccolata Arrela e l’aggraziata Lacile si unirono a lei alla base dei due salici. Le Fanciulle rimasero indietro di guardia, sorvegliandole da lontano. Una terza Fanciulla si unì a quelle due, sbucando dalle ombre, probabilmente mandata da Bain e Chiad per proteggere Alliandre. Faile trovò la regina dai capelli neri in piedi alla base degli alberi, di nuovo con un aspetto nobile ora che indossava un abito rosso fiammante con catene dorate intrecciate fra i capelli. Era un’ostentazione stravagante, come se fosse determinata a confutare i giorni che aveva trascorso comportandosi come una serva. L’abito di Alliandre rese Faile più consapevole della propria veste semplice. Ma non c’era molto che avrebbe potuto fare senza svegliare Perrin. Arrela e Lacile indossavano solo le camicie e i pantaloni ricamati comuni fra i Cha Faile.

Alliandre portava una piccola lanterna con gli scuri chiusi, lasciando passare solo una lama di luce che illuminava il suo volto giovanile, sormontato da capelli scuri. «Hanno trovato nulla?

» chiese. «Ti prego, dimmi di sì.» Era sempre stata una donna decisamente con i piedi per terra, per essere una regina, anche se in qualche modo esigente. Il suo periodo a Malden pareva aver smorzato quell’ultimo tratto.

«Sì.» Faile soppesò l’involto. Le quattro donne si unirono attorno a lei mentre si inginocchiava per terra, con le punte dei corri fili d’erba illuminate dalla lanterna che brillavano come lingue di fiamma. Faile aprì l’involto. I contenuti non erano nulla di straordinario. Un piccolo fazzoletto di seta gialla. Una cintura di cuoio lavorato con impresso un motivo di piume d’uccello. Un velo nero. E una sottile fascia di pelle con una pietra legata al centro.

«Quella cintura apparteneva a Kinhuin» disse Alliandre indicandola. «L’ho visto indossarla prima…» Lasciò morire la frase, poi si inginocchiò e la raccolse.

«Il velo è quello di una Fanciulla» disse Arrela.