«Ti è venuto in mente» disse Ituralde, cavalcando alla sinistra di Rand «che quello che stiamo facendo qui potrebbe costituire un’invasione?»
Rand annuì verso Bashere, il quale cavalcava attraverso quella boscaglia alla sua destra.
«Porto con me truppe del loro stesso sangue» disse. «I Saldeani sono miei alleati.» Bashere rise. «Dubito che la regina la vedrà a quel modo, amico mio! Sono passati mesi dall’ultima volta che le ho chiesto ordini. Insomma, non sarei sorpreso se a quest’ora avesse domandato la mia testa.»
Rand strabuzzò gli occhi. «Io sono il Drago Rinato. Non è un’invasione marciare contro le forze del Tenebroso.» Davanti a loro sorgevano le pendici delle montagne di Dhoom. Avevano un aspetto fosco, come se i loro versanti fossero coperti di fuliggine.
Cosa avrebbe fatto lui se un altro sovrano avesse usato un passaggio per depositare quasi cinquantamila truppe all’interno dei suoi confini? Era un atto di guerra, ma le forze delle Marche di Confine erano lontane a fare solo la Luce sapeva cosa, e lui non avrebbe lasciato sguarnite queste terre. Solo a un’ora a cavallo verso sud, i Domanesi di Ituralde avevano montato un campo fortificato accanto a un fiume la cui sorgente si trovava fra le montagne della Fine del Mondo. Rand aveva ispezionato il loro campo e i ranghi. Dopodiche Bashere aveva suggerito che Rand andasse a ispezionare la Macchia. Gli esploratori erano rimasti sorpresi della rapidità con cui la Macchia stava avanzando, e Bashere riteneva importante che Ituralde e Rand lo vedessero con i propri occhi. Rand era d’accordo. Le mappe a volte non riuscivano a trasmettere la verità che gli occhi potevano vedere.
Il sole stava calando verso l’orizzonte come un occhio pendulo che non vede l’ora di dormire. Tai’daishar pestò uno zoccolo, gettando indietro la testa. Rand sollevò la mano, arrestando il suo gruppo: due generali, cinquanta soldati e un ugual numero di Fanciulle, con Narishma in retroguardia per intessere passaggi.
A nord, sul basso pendio, una boscaglia di erbe a foglia larga e tozzi arbusti si agitava come onde al vento. Non c’era una specifica linea dove cominciava la Macchia. Una chiazza su un filo d’erba qui, l’aspetto malaticcio di uno stelo lì. Ogni singola macchiolina era innocente, tuttavia ce n’erano tante, troppe. Sulla cima della collina, non c’era una singola pianta priva di quelle chiazze. Quel vaiolo pareva diffondersi perfino mentre guardava.
La Macchia aveva in se un untuoso senso di morte, di piante che sopravvivevano a stento, tenute in vita come prigionieri messi a digiuno e a un passo dalla morte. Se Rand avesse visto qualcosa del genere in un campo nei Fiumi Gemelli, avrebbe bruciato l’intero raccolto e sarebbe rimasto sorpreso che non fosse ancora stato fatto.
Al suo fianco, Bashere si toccò con le nocche i lunghi baffi scuri. «Ricordo quando non cominciava prima di qualche altra lega» rilevò. «Non era così tanto tempo fa.»
«Ho già predisposto alcune pattuglie che ne percorrono l’intera lunghezza» disse Ituralde. Fissò il paesaggio malsano. «Tutti i rapporti dicono lo stesso. Là fuori è tutto tranquillo.»
«Questo dovrebbe essere un avvertimento sufficiente che qualcosa non va» disse Bashere.
«Ci sono sempre pattuglie o scorrerie di Trolloc da combattere. E se non ci sono, vuoi dire che qualcosa di peggio li ha spaventati. Vermi o sanguivori.»
Ituralde appoggiò un braccio sulla sua sella, scuotendo il capo mentre continuava a fissare la Macchia. «Non ho esperienza nel combattere cose del genere. So come pensano gli uomini, ma le squadre di razziatori Trolloc non hanno linee di approvvigionamento, e ho solo sentito delle storie su quello che i vermi possono fare.»
«Lascerò alcuni degli ufficiali di Bashere con te come consiglieri» disse Rand.
«Questo sarebbe d’aiuto,» ribatte Ituralde «ma mi domando se non sarebbe meglio lasciare semplicemente lui qui. I suoi soldati possono pattugliare questa zona, e tu potresti avvalerti delle mie truppe nell’Arac! Doman. Senza offesa, mio signore, ma non ritieni strano farci lavorare uno nel regno dell’altro?»
«No» asserì Rand. Non era strano, era amaro buonsenso. Si fidava di Bashere, e i Saldeani avevano servito bene Rand, ma sarebbe stato pericoloso lasciarli nella loro patria. Bashere era cugino della regina in persona… e i suoi uomini? Come avrebbero reagito quando la loro stessa gente avrebbe domandato perché erano diventati Fautori del Drago? Per strano che fosse, Rand sapeva che avrebbe causato una conflagrazione decisamente minore lasciando degli stranieri su suolo saldeano.
Il suo ragionamento su Ituralde era ugualmente spietato. L’uomo gli aveva giurato fedeltà , ma le lealtà potevano cambiare. Quassu’, vicino alla Macchia, Ituralde e le sue truppe avrebbero avuto ben poche opportunità di ribellarsi contro Rand. Erano in territorio ostile, e gli Asha’man di Rand sarebbero stati il loro unico mezzo rapido per ritornare nell’Arad Doman. Se l’avesse lasciato nella sua terra natale, invece, Ituralde avrebbe potuto radunare truppe e forse decidere che non bisogno della protezione del Drago Rinato.
Era molto più sicuro tenere gli eserciti in territorio ostile.
Rand odiava pensarla in quel modo, ma era una delle differenze principali fra l’uomo che era stato e l’uomo che era diventato. Solo uno di quegli uomini poteva fare quello che andava fatto, a prescindere da quanto lo odiasse.
«Narishma» chiamò Rand. «Passaggio.»
Non dovette voltarsi per percepire Narishma afferrare l’Unico Potere e iniziare a tessere. Quella sensazione fece formicolare Rand, allettandolo, ma la ricacciò indietro. Stava diventando sempre più difficile per lui afferrare il Potere senza svuotarsi lo stomaco, e non aveva intenzione dì rigettare di fronte a Ituralde.
«Avrai cento Asha’man entro la fine della settimana» disse Rand, rivolto a Ituralde.
«Sospetto che ne farai buon uso.»
«Sì, penso proprio di poterlo fare.»
«Voglio rapporti giornalieri, perfino se non accade nulla» replicò Rand. «Manda i messaggeri attraverso un passaggio. Io smonterò il campo e mi sposterò a Bandar Eban tra quattro giorni.»
Bashere mugugno’; questa era la prima volta che Rand parlava di un trasferimento. Rand fece voltare il suo cavallo verso l’ampio passaggio aperto dietro di loro. Alcune delle Fanciulle l’avevano già attraversato, andando per prime come sempre.
Narishma stava da un lato, i suoi capelli raccolti in due trecce nere adornate di campanelli. Anche lui era stato un uomo delle Marche di Confine prima di diventare un Asha’man. Troppe lealtà confuse. Quale sarebbe venuta prima per Narishma?
La sua patria? Rand? La Aes Sedai di cui era Custode? Rand era piuttosto certo che l’uomo fosse leale; era uno di quelli che erano venuti con lui ai Pozzi di Dumai. Ma i nemici più pericolosi erano quelli di cui supponevi di poterti fidare.
Non ci si può fidare di nessuno di loro!, disse Lews Therin. Non avremmo mai dovuto lasciarci avvicinare tanto. Ci si rivolteranno contro!
Il pazzo aveva sempre problemi con altri uomini in grado di incanalare. Rand spronò Tai’daishar in avanti, ignorando le farneticazioni di Lews Therin, anche se sentire la voce lo riportava a quella notte. La notte in cui aveva sognato Moridin e non c’era stato nessun Lews Therin nella sua mente. A Rand si torceva lo stomaco al pensiero che i suoi sogni non erano più sicuri. Era arrivato ad affidarsi a essi come un rifugio. Poteva essere assalito dagli incubi, vero, ma erano i suoi incubi.
Perche Moridin era venuto ad aiutare Rand a Shadar Logoth, durante il combattimento con Sammael? Quali contorte trame stava ordendo? Aveva affermato che era stato Rand a invadere il suo sogno, ma se fosse stata solo un’altra menzogna?