«È stato molto chiaro» fece notare Bair. «Sarà lieto di sapere che tu e Dobraine Taborwin avete protetto Bandar Eban, come lui ha chiesto.»
Rhuarc annuì. «Eppure le sue intenzioni non sono chiare. Ci ha chiesto di ripristinare l’ordine. Dobbiamo forse essere come le guardie cittadine delle terre bagnate? Non è questo il ruolo degli Aiel. Non dobbiamo conquistare, perciò non otteniamo il quinto. Eppure quello che facciamo è molto simile alla conquista. Gli ordini del Car’a’carn possono essere chiari e vaghi allo stesso tempo. Ha un dono in questo, ritengo.»
Bair sorrise annuendo. «Forse ha intenzione che facciamo qualcosa con questi profughi.»
«E cosa dovremmo fare?» domandò Amys scuotendo il capo. «Siamo forse Shaido, che rendono gai’shain gli abitanti delle terre bagnate?» Il suo tono lasciava pochi dubbi su quello che pensava sia degli Shaido, sia dell’idea di rendere gai’shain gli abitanti delle terre bagnate. Aviendha annuì, concorde. Come diceva Rhuarc, il Car’a’carn li aveva inviati nell’Arad Doman per ‘ripristinare l’ordine’. Ma quello era un concetto da abitanti delle terre bagnate: gli Aiel portavano con se il proprio ordine. Nella guerra e nella battaglia c’era il caos, vero, ma ogni Aiel, fino all’ultimo, conosceva il proprio posto e si sarebbe comportato di conseguenza. Anche i bimbi piccoli comprendevano l’onore e il toh, e una fortezza avrebbe continuato a funzionare dopo che tutti i capi e le Sapienti fossero stati uccisi.
Non era così con gli abitanti delle terre bagnate. Se ne andavano in giro come un canestro di lucertole lasciato cadere all’improvviso su pietre calde, non curandosi di prendere con se delle provviste quando fuggivano. Fintantoche i loro capi erano occupati o distratti, regnavano il caos e il brigantaggio. I forti rubavano ai deboli, e perfino i fabbri non erano al sicuro.
Cosa poteva aspettarsi Rand al’Thor che gli Aiel facessero al riguardo? Non potevano insegnare il ji’e’toh a un’intera nazione. Rand al’Thor aveva detto loro di evitare di uccidere le truppe domanesi. Ma quelle truppe — spesso corrotte e datesi esse stesse al banditismo — erano parte del problema.
«Forse ci spiegherà meglio quando arriveremo a questo suo maniero» disse Melaine, scuotendo la testa, con i capelli rosso dorati che scintillavano alla luce. La sua gravidanza stava appena iniziando a trasparire sotto la blusa da Sapiente. «E se non dovesse farlo, di sicuro per noi sarà meglio essere qui nell’Arad Doman che passare altro tempo a oziare nella terra degli assassini dell’albero.»
«Come dici tu» convenne Rhuarc. «Procediamo, dunque. Dobbiamo correre ancora per un lungo tratto.» Si allontanò per parlare con Bael. Aviendha fece un passo indietro, ma uno sguardo arcigno da parte di Amys la immobilizzo.
«Aviendha» disse la donna severa dai capelli bianchi. «Quante Sapienti sono andate con Rhuarc per la ricognizione di questa carovana di profughi?»
«Nessuna tranne me» ammise Aviendha.
«Oh, così sei una Sapiente ora?» chiese Bair.
«No» si affrettò a rispondere Aviendha, poi si coprì di ulteriore vergogna arrossendo. «Mi sono espressa male.»
«Allora sarai punita» disse Bair. «Non sei più una Fanciulla, Aviendha. Non è il tuo compito andare in esplorazione; spetta ad altri.»
«Sì, Sapiente» disse Aviendha abbassando gli occhi. Non aveva pensato che andare con Rhuarc le avrebbe portato vergogna: aveva visto altre Sapienti occuparsi di compiti simili. Ma io non sono una Sapiente, ricordò a se stessa. Sono solo un’apprendista.
Bair non aveva detto che una Sapiente non poteva andare in esplorazione; solo che non era il posto di Aviendha. Riguardava Aviendha stessa. E qualunque cosa aveva fatto — o forse continuava a fare — per provocare le Sapienti.
Pensavano forse che si fosse rammollita trascorrendo del tempo con Elayne? Aviendha stessa temeva che fosse vero. Durante i suoi giorni a Caemlyn, aveva cominciato a scoprire che le piacevano le sete e i bagni. Verso la fine, aveva obiettato solo debolmente quando Elayne aveva escogitato una scusa per vestirla con degli indumenti frivoli e poco pratici con ricami e merletti. Era un bene che le altre fossero venute a prenderla.
E quelle altre stavano proprio qui, guardandola con aria di aspettativa, i volti come pietre rosse del deserto, impassibili e severi. Aviendha digrignò di nuovo i denti. Avrebbe completato il suo apprendistato e avrebbe trovato l’onore. L’avrebbe fatto.
Giunse l’ordine di iniziare a muoversi, e donne e uomini avvolti nel cadin’sor lo fecero, correndo assieme a piccoli gruppi. Le Sapienti si muovevano con la stessa facilità dei soldati, malgrado le loro gonne voluminose. Amys toccò il braccio di Aviendha. «Correrai con me in modo da poter discutere la tua punizione.»
Aviendha si mise a fianco della Sapiente, adattandosi al suo passo svelto. Era una velocità che qualsiasi Aiel avrebbe potuto mantenere per un tempo quasi indefinito. Il suo gruppo, proveniente da Caemlyn, si era incontrato con Rhuarc mentre lui stava viaggiando da Bandar Eban per incontrarsi con Rand al’Thor nella parte occidentale del Paese. Dobraine Taborwin, un Cairhienese, stava ancora mantenendo l’ordine nella capitale, dove, secondo quanto riferito, aveva individuato un membro dell’organo di governo domanese.
Forse il gruppo di Aiel avrebbe potuto percorrere il resto della distanza Viaggiando attraverso un passaggio. Ma non era lontano — solo pochi giorni a piedi — ed erano partiti con sufficiente anticipo per arrivare nel momento prestabilito senza usare l’Unico Potere. Rhuarc voleva effettuare personalmente una ricognizione di parte del territorio vicino al maniero che Rand al’Thor stava usando come base. Altri gruppi di Aiel Goshien o Taardad si sarebbero uniti a loro a quella base, usando passaggi se necessario.
«Cosa pensi delle richieste che ci ha fatto il Car’a’carn qui nell’Arad Doman, Aviendha?» chiese Amys mentre correvano.
Aviendha represse il suo disappunto. E la sua punizione? «E una richiesta irregolare,» disse «ma Rand al’Thor ha molte strane idee, perfino per un abitante delle terre bagnate. Questa non sarà la più insolita che ci abbia mai avanzato.»
«E il fatto che Rhuarc ritenga tale compito disorientante?»
«Dubito che il capoclan sia a disagio» disse Aviendha. «Sospetto che Rhuarc riferisca quello che ha sentito dire ad altri, passando l’informazione alle Sapienti. Non desidera causare vergogna ad altri rivelando chi ha dato voce a tali paure.»
Amys annuì. Qual era lo scopo di quella domanda? Di certo la donna aveva ipotizzato la stessa cosa. Non doveva certo andare a chiedere consiglio ad Aviendha.
Corsero in silenzio per un po’, senza parlare di punizioni. Le Sapienti avevano perdonato la sua ignota mancanza? Di certo non l’avrebbero disonorata in quel modo. Ad Aviendha doveva essere lasciato tempo per capire cosa aveva fatto, altrimenti la sua vergogna sarebbe stata intollerabile. Poteva sbagliare di nuovo, stavolta in modo peggiore.
Amys non fornì alcun indizio sui suoi pensieri. Quella Sapiente un tempo era stata una Fanciulla, come Aviendha. lira dura, perfino per una Aiel. «E al’Thor?» chiese Amys. «Cosa pensi di lui?»
«Lo amo» rispose Aviendha.
«Non l’ho chiesto ad Aviendha, la sciocca ragazza» disse Amys in tono brusco. «L’ho chiesto ad Aviendha, la Sapiente.»
«È un uomo dai molti fardelli» disse Aviendha con maggiore attenzione. «Temo che renda molti di quei fardelli più pesanti di quanto dovrebbero essere. Una volta pensavo che ci fosse un solo modo per essere forti, ma ho imparato dalla mia sorella prima che ero in errore. Rand al’Thor… non penso che lui l’abbia ancora imparato. Temo che confonda la durezza con la forza.»
Amys annuì di nuovo, come se fosse stata d’accordo. Queste domande erano una qualche sorta di prova?
«Lo sposeresti?» chiese Amys.
Credevo che non stessimo parlando di Aviendha, la ‘sciocca ragazza’, pensò Aviendha, ma ovviamente non lo disse. Non si dicevano certe cose ad Amys.