Di recente, comunque, quelle sensazioni non erano state affatto sussurri. Erano più simili a urla distanti, sempre più forti. O come onde che si infrangevano l’una contro l’altra, ancora lontano verso nord, tuttavia sempre più difficili da ignorare.
«Be’,» disse Daigian «sono certa che questo non è l’unico periodo nella storia in cui è stato nuvoloso per dieci giorni!»
Nynaeve scosse il capo, strattonandosi la treccia. «Non è normale» disse. «E quei cieli coperti non sono la tempesta di cui sto parlando. È ancora distante, ma sta arrivando. E sarà terribile. Peggio di qualunque cosa io abbia mai visto. Molto peggio.»
«Bene, allora,» disse Daigian, suonando leggermente a disagio «ce ne occuperemo quando arriverà. Hai intenzione di sederti, così possiamo continuare?»
Nynaeve guardò la paffuta Aes Sedai. Daigian era estremamente debole nel Potere. La Bianca poteva essere la Aes Sedai più debole che Nynaeve avesse mai incontrato. Secondo le regole tradizionali — seppur non scritte — questo voleva dire che a Nynaeve doveva essere permesso di essere al comando.
Purtroppo la posizione di Nynaeve era ancora discutibile. Egwene l’aveva elevata allo scialle per decreto, proprio come aveva fatto con Elayne: non c’era stata alcuna prova, ne Nynaeve aveva giurato sul Bastone dei Giuramenti. Per molte — perfino quelle che accettavano Egwene come la vera Amyrlin — quelle omissioni rendevano Nynaeve qualcosa meno di una Aes Sedai. Non un’Ammessa, ma non certo pari a una Sorella.
Le Sorelle con Cadsuane erano particolarmente ostiche, dal momento che non si erano dichiarate ne per la Torre Bianca ne per le ribelli. E le Sorelle votate a Rand erano le peggiori; parecchie erano ancora leali alla Torre Bianca, non vedendo un problema nel sostenere sia Rand che Elaida. Nynaeve si domandava ancora cosa fosse passato per la testa a Rand, a permettere a delle Sorelle di giurargli fedeltà. Gli aveva spiegato il suo errore in diverse occasioni — in modo piuttosto razionale — ma parlare con Rand in questi giorni era come parlare a una pietra. Solo meno efficace e infinitamente più irritante.
Daigian stava ancora aspettando che lei si sedesse. Piuttosto che provocare uno scontro di volontà , Nynaeve lo fece. Daigian stava ancora soffrendo per la perdita del suo Custode — Eben, un Asha’man — durante il combattimento con i Reietti.
Nynaeve aveva passato quello scontro completamente assorbita dal compito di fornire a Rand immense quantità di saidar da intessere.
Nynaeve riusciva ancora a ricordare la pura gioia — la meravigliosa euforia, forza e totale sensazione di vita — che era derivata dall’attingere così tanto Potere. La spaventava. Era lieta che il ter’angreal che aveva usato per toccare quel Potere fosse stato distrutto.
Ma il ter’angreal maschile era ancora intatto: una chiave d’accesso per un potentissimo sa’angreal. Per quanto ne sapeva Nynaeve, Rand non era stato in grado di convincere Cadsuane a restituirglielo. E lei aveva fatto bene a non darglielo. Nessun essere umano, nemmeno il Drago Rinato, avrebbe dovuto incanalare così tanto dell’Unico Potere. Le cose che poteva essere tentato di fare…
Nynaeve aveva detto a Rand che doveva dimenticarsi della chiave d’accesso. Come parlare a una pietra. Una grossa pietra idiota, con i capelli rossi e il volto impassibile. Nynaeve bofonchiò fra se. A quel rumore, Daigian sollevò un sopracciglio. La donna era piuttosto brava nel controllare la sua sofferenza, anche se Nynaeve — la cui stanza nella residenza domanese era accanto a quella di Daigian — udiva la donna piangere di notte. Non era facile perdere il proprio Custode.
Lari…
No, meglio non pensare a lui, in questo momento. Lan stava bene. Solo alla fine del suo viaggio di migliaia di chilometri sarebbe stato in pericolo. Era lì che intendeva avventarsi contro l’Ombra come una freccia solitaria scagliata contro un muro di mattoni.
No!, pensò Nynaeve. Non sarà solo. Ci ho pensato io.
«Molto bene,» disse Nynaeve, costringendosi a concentrarsi «continuiamo.» Non mostrò alcuna deferenza a Daigian. Stava facendo un favore a questa donna, distraendola dal suo dolore. Era così che l’aveva spiegato Corele, comunque. Di certo non era a beneficio di Nynaeve che si incontravano. Lei non aveva nulla da dimostrare. Era una Aes Sedai, e non aveva importanza quello che gli altri pensavano o insinuavano.
Tutto questo era solo un espediente per aiutare Daigian. Tutto qua. Nient’altro.
«Ecco l’ottantunesimo flusso» disse la Bianca. Il bagliore di saidar si diffuse attorno alla sua figura e lei incanalò, creando un complesso flusso di Fuoco, Aria e Spirito. Complesso ma inutile, il flusso generò tre anelli di fuoco ardente nell’aria che brillavano di una luce insolita, ma che scopo aveva tutto cio’? Nynaeve sapeva già come creare palle di fuoco e globi di luce; perché perdere tempo imparando flussi che ripetevano quello che sapeva già , solo in modo molto più complicato? E perché ogni anello doveva essere di un colore leggermente diverso? Nynaeve agitò una mano con indifferenza, ripetendo esattamente il flusso. «In tutta sincerità ,» disse «questo sembra il più inutile di tutti! Che scopo hanno?»
Daigian increspò le labbra. Non disse nulla, ma Nynaeve sapeva che Daigian pensava che tutto questo sarebbe dovuto essere molto più difficile per lei. Infine, la donna parlò. «Non ti può essere detto molto sulla prova. L’unica cosa che posso dirti è che ti servirà ripetere questi flussi con esattezza, e in una situazione di estrema distrazione. Quando giungerà il momento capirai.»
«Ne dubito» disse Nynaeve in tono piatto, copiando il flusso ben tre volte mentre parlava.
«Poiche — come credo di averti detto già una dozzina di volte — non ho intenzione di sottopormi alla prova. Sono già una Aes Sedai.»
«Ma certo che lo sei, cara.»
Nynaeve digrignò i denti. Questa era stata una cattiva idea. Quando aveva avvicinato Corele — che presumibilmente faceva parte della stessa Ajah di Nynaeve — la donna si era rifiutata di riconoscerla come sua pari. Era stata cordiale, come era spesso Corele, ma il sottinteso era stato chiaro. Era perfino sembrata comprensiva. Comprensiva! Come se Nynaeve avesse bisogno della sua pietà. Aveva suggerito che, se Nynaeve avesse conosciuto i cento flussi che ogni Ammessa imparava per la prova per diventare Aes Sedai, poteva contribuire alla sua credibilità.
Il problema era che questo metteva Nynaeve in una situazione dove praticamente era trattata di nuovo come una studentessa. Lei capiva l’utilità di conoscere i cento flussi: aveva passato troppo poco tempo a studiarli e virtualmente ogni Sorella lo sapeva. Comunque, accettando le lezioni, non aveva voluto sottintendere che vedeva se stessa come una studentessa!
Allungò una mano verso la sua treccia, ma si fermò. Le sue evidenti manifestazioni emotive erano un altro fattore che contribuiva al modo in cui veniva trattata dalle altre Aes Sedai. Se solo avesse avuto quel volto senza età ! Bah!
Il flusso successivo di Daigian emise uno schiocco in aria, e ancora una volta il flusso stesso era inutilmente complesso. Nynaeve lo copiò solo con un pensiero, mandandolo a memoria allo stesso tempo.
Daigian fissò quel flusso per un momento, con un’espressione distante in viso.
«Cosa c’è?» domandò Nynaeve con irritazione.
«Eh? Oh, nulla. È solo che… l’ultima volta che ho intessuto quel flusso, l’ho usato per spaventare… io… non importa.»
Eben. Il suo Custode era stato un giovane, di appena quindici o sedici anni, e lei aveva nutrito molto affetto per lui. Eben e Daigian giocavano assieme come un ragazzo e sua sorella maggiore piuttosto che come Aes Sedai e Custode.
Un ragazzo di soli sedici anni, pensò Nynaeve, morto. Rand doveva proprio reclutarli così giovani?
Daigian si irrigidì in viso, controllando le sue emozioni molto meglio di quanto Nynaeve sarebbe mai stata in grado di fare.
Voglia la Luce che non mi ritrovi mai nella stessa situazione, pensò. Almeno non per molti, moltissimi anni.