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Lan non era ancora il suo Custode, ma lei intendeva renderlo tale al più presto possibile. Era già suo marito, dopotutto. La faceva ancora infuriare che Myrelle avesse il legame.

«Potrei essere in grado di aiutare, Daigian» disse Nynaeve, sporgendosi in avanti e appoggiando la mano sul ginocchio dell’altra donna. «Se provassi a usare la Guarigione, forse…»

«No» tagliò corto la donna.

«Ma…»

«Dubito che potresti essere d’aiuto.»

«Ogni cosa può essere Guarita,» insiste Nynaeve con ostinazione «anche se ancora non sappiamo come. Ogni cosa eccetto la morte.»

«E cosa faresti, cara?» chiese Daigian. Nynaeve si domandò se si rifiutasse di chiamarla per nome di proposito oppure se fosse un effetto inconscio della loro relazione. Non poteva usare ‘bambina’, come avrebbe fatto con una vera Ammessa, ma chiamarla ‘Nynaeve’ avrebbe implicato parità.

«Potrei fare qualcosa» rispose Nynaeve. «Questo dolore che senti, deve trattarsi di un effetto del legame, e perciò avere qualcosa a che fare con l’Unico Potere. Se è il Potere a causare il tuo dolore, allora il Potere può farlo cessare.»

«E perché dovrei volerlo?» domandò Daigian, di nuovo col controllo di se stessa.

«Be’… be’, perché è dolore. Fa male.»

«Dovrebbe» disse Daigian. «Eben è morto. Tu vorresti dimenticare il tuo dolore se perdessi quel tuo grosso gigante? Fare in modo che i tuoi sentimenti per lui venissero tagliati via come pezzi di carne guasta su un arrosto altrimenti buono?»

Nynaeve aprì la bocca, ma si fermò. L’avrebbe voluto? Non era così semplice: i suoi sentimenti per Lan erano genuini e non dovuti a un legame. Lui era suo marito e lei l’amava, Daigian era stata possessiva nei confronti del suo Custode, ma era stato l’affetto di una zia per il suo nipote preferito. Non era lo stesso.

Ma Nynaeve avrebbe voluto che quel dolore le venisse portato via? Chiuse la bocca, accorgendosi tutt’a un tratto dell’onore nelle parole di Daigian. «Capisco. Mi spiace.»

«Non è nulla, cara» continuò Daigian. «La logica di tutto questo a me sembra semplice, a volte, ma temo che gli altri non l’accettino. In effetti, alcuni potrebbero obiettare che la logica della questione dipende dal momento e dall’individuo. Vuoi che ti mostri il prossimo flusso?»

«Sì, per favore» rispose Nynaeve, accigliandosi. Lei stessa era così forte nel Potere — una delle più forti al mondo — che spesso quasi non pensava alla propria capacità. Era molto simile al fatto che un uomo molto alto di rado prestava attenzione alla statura dell’altra gente: tutti erano più bassi di lui, perciò le loro stature differenti non avevano molta importanza.

Come doveva sentirsi questa donna, che era stata un’Ammessa per più di chiunque altra che si ricordasse? Una donna che aveva ottenuto lo scialle a malapena, facendolo — come dicevano molti — per un pelo e il rotto della cuffia. Daigian doveva mostrare deferenza a tutte le altre Aes Sedai. Se due Sorelle si incontravano, Daigian era sempre quella inferiore. Se più di due si incontravano, Daigian serviva loro il te. Ci si aspettava che lei strisciasse e facesse la leccapiedi davanti alle Sorelle più potenti. Be’, non esattamente: era comunque una Aes Sedai, tuttavia…

«C’è qualcosa di sbagliato in questo sistema, Daigian» disse Nynaeve in tono assente.

«Con la prova? Mi pare appropriato che ci sia qualche genere di prova per determinare il merito, ed eseguire flussi difficili sotto pressione mi da l’idea di soddisfare questa esigenza.»

«Non intendevo quello» disse Nynaeve. «Intendo il sistema che determina come veniamo trattate. Fra noi.»

Daigian arrossì. Era inappropriato menzionare la forza nel Potere di un’altra, in ogni caso. Ma, be’, Nynaeve non era mai stata brava a conformarsi alle aspettative delle altre persone, in particolare quando si aspettavano insensatezze. «Eccoti lì,» disse «che ne sai quanto le altre Aes Sedai — più di parecchie, scommetto — e nel momento in cui qualunque Ammessa slaccia il grembiule e indossa lo scialle, tu devi fare quello che dice.»

Daigian arrossì ancora di piu’. «Dovremmo andare avanti.»

Non era giusto e basta. Nynaeve lasciò cadere l’argomento, comunque. Era caduta in questa particolare fossa già una volta nell’insegnare alle donne della Famiglia a farsi valere di fronte alle Aes Sedai. Dopo poco tempo avevano iniziato a farsi valere anche nei confronti di Nynaeve, cosa che non era stata sua intenzione. Non era certa di voler tentare una rivoluzione simile fra le Aes Sedai stesse.

Cercò di tornare alla lezione, ma quel senso di tempesta incombente continuava ad attirarle gli occhi verso la finestra. La stanza era al secondo piano e godeva di una buona vista sull’accampamento all’esterno. Fu per puro caso che Nynaeve colse un’occhiata di Cadsuane; quella crocchia grigia ornata da ter’angreal dall’apparenza innocua era evidente perfino da lontano. La donna stava attraversando il cortile con Co’rele al suo fianco, procedendo a un buon passo.

Cosa sta facendo?, si domandò Nynaeve. L’andatura di Cadsuane la rese sospettosa. Cos’era successo? Qualcosa che aveva a che fare con Rand? Se quell’uomo si era fatto di nuovo del male…

«Scusami, Daigian» disse Nynaeve alzandosi in piedi. «Mi sono appena ricordata di qualcosa di cui devo occuparmi.»

L’altra donna sussultò. «Oh. Be’, d’accordo allora, Nynaeve. Possiamo continuare un’altra volta, suppongo.»

Finche Nynaeve non si fu precipitata fuori dalla porta e giù per le scale, non si rese conto che Daigian aveva usato proprio il suo nome. Sorrise uscendo sul prato.

C’erano Aiel nell’accampamento. Questo di per se non era insolito: Rand aveva spesso un manipolo di Fanciulle a fungere da guardie. Ma questi Aiel erano uomini, con indosso il polveroso cadin’sor marrone e lance al fianco. Un discreto numero di loro portava le fasce da testa che recavano impresso il simbolo di Rand.

Quello era il motivo per cui Cadsuane andava così di fretta: se i capiclan degli Aiel erano arrivati, Rand avrebbe voluto incontrarsi con loro. Nynaeve attraversò il prato — se tale si poteva definire — a grandi falcate con irritazione. Rand non l’aveva mandata a chiamare. Probabilmente non perché non voleva includerla, ma perché era solo troppo zuccone per pensarci. Drago Rinato o no, quell’uomo pensava di rado a condividere i suoi piani con altri. Nynaeve avrebbe pensato che, dopo tutto questo tempo, lui si sarebbe reso conto dell’importanza di avere consiglio da qualcuno con un po’ più di esperienza. Quante volte si era fatto rapire, ferire o imprigionare per via della sua avventatezza?

Tutti questi altri nell’accampamento potevano inchinarsi, fare i leccapiedi e adorarlo, ma Nynaeve sapeva che in realtà lui era solo un pastore di Emond’s Field. Si cacciava ancora nei guai proprio come faceva quando lui e Matrim giocavano scherzi da ragazzi. Solo che ora, invece di irritare le ragazze del villaggio, poteva gettare intere nazioni nel caos.

All’estremità settentrionale del prato — proprio di fronte al maniero, vicino al davanti del muro di difesa — i nuovi arrivati Aiel stavano montando il campo, completo di tende marroni. Le disponevano in modo diverso dai Saldeani: invece di file diritte, gli Aiel preferivano piccoli capannelli, organizzati per gruppi. Alami degli uomini di Bashere salutarono gli Aiel di passaggio, ma nessuno si mosse per aiutare. Gli Aiel potevano essere gente permalosa, e mentre Nynaeve trovava i Saldeani meno irrazionali di molti altri, erano una popolazione delle Marche di Confine. Negli anni precedenti, per loro le schermaglie con gli Aiel erano state all’ordine del giorno, e la guerra Aiel stessa non era così distante. Per ora combattevano tutti dalla stessa parte, ma questo non impediva ai Saldeani di comportarsi in modo un po’ più cauto ora che gli Aiel erano giunti in forze.

Nynaeve si guardò attorno in cerca di segni di Rand o di qualche Aiel che conoscesse. Dubitava che Aviendha sarebbe stata con quel gruppo: sarebbe stata a Caemlyn con Elayne, ad aiutarla ad assicurarsi il trono dell’Andor. Nynaeve si sentiva ancora in colpa per averle lasciate, ma c’era stato bisogno di qualcuno che aiutasse Rand a ripulire saidin. Non era certo il genere di cose che gli si poteva lasciar fare da solo. Insomma, dov’era?