La palizzata era ultimata solo per tre quarti, ma il lavoro stava progredendo rapido. Forse lui avrebbe scelto di circondare l’intero esercito prima o poi, se l’assedio fosse durato ancora abbastanza a lungo. Per ora, Bryne pensava che il piccolo posto di comando fortificato non avrebbe solo dato ai soldati un senso di sicurezza, ma anche di autorità.
I pali di legno da quattro metri uscivano dal suolo lì davanti come una linea di sentinelle ritte fianco a fianco, le punte levate al cielo. Nel mantenere un assedio, di solito molta forza lavoro era impegnata per cose come queste. Le guardie al cancello della palizzata sapevano di doverla lasciar passare, e Siuan si affrettò a dirigersi verso la tenda di Bryne. Aveva davvero del bucato da fare, ma buona parte di esso probabilmente avrebbe dovuto attendere fino al mattino. Non appena si fosse fatto buio, doveva incontrarsi con Egwene nel Tel’aran’rhiod, e il bagliore del tramonto stava già iniziando a svanire.
La tenda di Bryne, come al solito, era illuminata da una luce molto fioca. Mentre la gente di fuori scialacquava l’olio, lui lo economizzava. Parecchi dei suoi uomini vivevano meglio di lui. Sciocco. Siuan entrò nella tenda senza annunciarsi. Se era così stupido da cambiarsi senza mettersi dietro un paravento, allora lo era tanto anche da essere visto mentre lo faceva.
Bryne era seduto alla sua scrivania a lavorare alla luce di un’unica candela. Pareva che stesse leggendo i rapporti degli esploratori.
Siuan tirò su col naso, lasciando che i lembi della tenda si richiudessero dietro di lei. Nemmeno una lampada! Che sciocco! «Ti rovinerai gli occhi a leggere con così poca luce, Gareth Bryne.»
«Leggo alla luce di un’unica candela dalla maggior parte della mia vita, Siuan» disse lui, sfogliando una pagina e non alzando lo sguardo. «E vorrei farti sapere che la mia vista è la stessa di quando ero un ragazzo.»
«Ah sì?» disse Siuan. «Allora stai dicendo che ci vedevi poco fin da allora?»
Bryne sogghignò, ma continuò a leggere. Siuan tirò di nuovo su col naso, forte, per essere sicura che lui sentisse. Poi intesse un globo di luce e lo mandò a fluttuare accanto alla sua scrivania. Sciocco. Siuan non avrebbe permesso che si accecasse tanto da essere abbattuto in battaglia da un colpo che non aveva visto. Dopo aver posizionato la luce accanto alla sua testa — forse troppo vicina perché lui fosse a suo agio senza farsi un po’ da parte — si diresse a tirar giù i vestiti dalla corda dove li aveva messi ad asciugare, tesa lungo il centro della tenda. Lui non si era lamentato per il fatto che Siuan avesse usato l’interno della sua tenda per stendere il bucato, e non aveva tolto la corda. Quella sì che era una delusione. Siuan aveva pregustato la ramanzina che gli avrebbe rivolto se l’avesse fatto.
«Una donna dal campo esterno mi ha avvicinato oggi» disse Bryne, spostando la sedia da un lato, poi prendendo un’altra pila di pagine. «Si è offerta di farmi il bucato. Sta organizzando un gruppo di lavandaie nel campo, e ha affermato che potrebbe occuparsi del mio bucato in modo più rapido ed efficiente di quanto potrebbe fare una sola domestica distratta.»
Siuan si immobilizzo, scoccando un’occhiata a Bryne che stava sfogliando le sue carte. La sua mascella forte era illuminata sulla sinistra dalla luce uniforme del globo e sulla destra dalla tremolante luce arancione della candela. Alcuni uomini venivano indeboliti dall’età , altri assumevano un aspetto stanco e trasandato. Bryne era diventato semplicemente inconfondibile, come un pilastro, costruito da un maestro scalpellino e poi lasciato agli elementi. L’età non aveva ridotto l’efficienza di Bryne o la sua forza. Gli aveva semplicemente dato carattere, spolverando le sue tempio d’argento e increspando il suo volto deciso con rughe di saggezza.
«E tu cos’hai detto a questa donna?» chiese.
Bryne voltò una pagina. «Le ho detto che ero soddisfatto del mio bucato.» Alzò lo sguardo su di lei. «Devo dire che sono sorpreso, Siuan. Credevo che una Aes Sedai ne sapesse poco di un lavoro del genere, ma di rado le mie uniformi hanno conosciuto una combinazione talmente perfetta di rigidità e conforto. Sei encomiabile.»
Siuan gli voltò le spalle, nascondendo il proprio rossore. Sciocco! Lei aveva fatto inginocchiare dei sovrani davanti a se! Aveva manipolato Aes Sedai e pianificato il destino dell’umanità stessa! E lui si complimentava con lei per come sapeva fare il bucato?
Il fatto era che, da parte di Bryne, era un complimento sincero e significativo. Lui non guardava con aria di superiorità lavandaie o portaordini. Trattava tutti con equità. Una persona non guadagnava rispetto agli occhi di Bryne per essere un re o una regina; lo guadagnava tenendo fede ai propri giuramenti e svolgendo i propri compiti. Per lui un complimento per un bucato ben fatto valeva quanto una medaglia conferita a un soldato che aveva mantenuto la posizione davanti al nemico.
Gli lanciò un’occhiata. La stava ancora guardando. Sciocco! Siuan si affrettò a tirar giù un’altra delle sue camicie e iniziò a piegarla.
«Non mi hai mai spiegato a dovere perché hai infranto il tuo giuramento» disse lui, Siuan rimase immobile, guardando la parete posteriore della tenda, con le ombre del bucato ancora appeso. «Pensavo che avessi capito» disse lei, continuando a piegare. «Avevo informazioni importanti per le Aes Sedai a Salidar. Inoltre non potevo certo lasciare Logain in giro libero, no? Dovevo trovarlo e portarlo a Salidar.»
«Quelle sono scuse» disse Bryne. «Oh, so che sono vere. Ma tu sei una Aes Sedai. Puoi citare quattro fatti e usarli per nascondere la verità con la stessa efficacia con cui qualcun altro potrebbe usare delle menzogne.»
«Allora affermi che sono una bugiarda?» domandò lei.
«No» rispose Bryne. «Solo una spergiura.»
Siuan gli lanciò un’occhiata. Lui la stava ancora osservando, immerso nel bagliore delle due luci, gli occhi pensierosi. Riservati, ma non accusatori. «È stata quella domanda a guidarmi qui, sai?» disse. «È il motivo per cui ti ho dato la caccia fin qua. I!. per cui mi sono infine votato a queste Aes Sedai ribelli, anche se non desideravo certo rimanere invischiato in un’altra guerra a Tar Valon. Ho fatto tutto quanto perché avevo bisogno di capire. Dovevo sapere. Perche la donna con quegli occhi — occhi così passionali e ammalianti — ha infranto il suo giuramento?»
«Ti ho detto che sarei tornata da te e avrei portato a termine quel giuramento» replicò Siuan, voltandosi da lui e facendo schioccare una camicia di fronte a se per toglierle le pieghe.
«Un’altra scusa» disse lui piano. «Un’altra risposta da Aes Sedai. Otterrò mai la piena verità da te, Siuan Sanche? Qualcuno l’ha mai sentita?» Sospirò, e lei sentì le carte frusciare, con la luce della candela che tremolava a quei lievi movimenti mentre lui tornava ai suoi rapporti.
«Quando ero ancora un’Ammessa nella Torre Bianca,» disse Siuan a bassa voce «fui una delle quattro persone presenti quando una Predizione annunciò l’imminente nascita del Drago Rinato sulle pendici di Montedrago.»
I suoi fruscii si interruppero.
«Una delle altre tre presenti» proseguì Siuan «morì sul posto. L’altra poco dopo. Sono certa che lei — l’Amyrlin Seat in persona — venne assassinata dall’Ajah Nera. Sì, esiste. Se dici a qualcuno che l’ho ammesso, avrò la tua lingua.
«Comunque, prima di morire, l’Amyrlin inviò le Aes Sedai alla ricerca del Drago. Una a una, quelle donne scomparvero. Le Nere devono aver estorto i loro nomi a Tamra sotto tortura prima di ucciderla. Non avrebbe ceduto facilmente quei nomi. A volte rabbrividisco ancora pensando a quello che deve aver passato.