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«Astuto» disse Egwene.

«Geniale» replicò Siuan con un sospiro. «Ma sapevamo che una di loro prima o poi si sarebbe fatta strada a gomitate davanti all’altra. Continuo a sviarla verso Romanda, ma non so quanto potrò tenerla distratta.»

«Fa’ del tuo meglio» disse Egwene. «Ma non preoccuparti se Lelaine rifiuta di essere sviata.»

Siuan si accigliò. «Ma sta usurpando la tua posizione!»

«Rafforzandola» disse Egwene sorridendo. Finalmente notò che il suo vestito era diventato marrone, poiche lo fece tornare com’era in un batter d’occhio, senza interrompere la conversazione. «Lo stratagemma di Lelaine funzionerà solo se io non dovessi tornare. Sta usando me come fonte di autorità. Quando tornerò, non avrà altra scelta se non accettare la mia supremazia. Avrà speso tutti i suoi sforzi per rafforzare me.»

«E se tu non tornassi, Madre?» chiese piano Siuan.

«Allora sarà meglio per le Aes Sedai avere una Amyrlin forte» disse Egwene. «Se è stata Lelaine colei che ha ottenuto quella forza, che sia.»

«Ha buone ragioni per assicurarsi che tu non torni, sai» disse Siuan. «Come minimo, sta scommettendo contro di te.»

«Be’, non si può fargliene una colpa.» Egwene abbassò la guardia quanto bastò per mostrare una smorfia. «Io stessa sarei tentata di scommettere contro di me, dall’esterno. Dovrai semplicemente occuparti di lei, Siuan. Non posso permettermi di farmi distrarre. Non quando vedo così tanto potenziale per il successo qui, e non quando il prezzo per il fallimento è ancora più ingente.»

Siuan conosceva quel piglio ostinato della mascella di Egwene. Non ci sarebbe stato verso di persuaderla stanotte. Siuan avrebbe dovuto semplicemente provare di nuovo durante il loro prossimo incontro.

Tutto quanto — la purificazione, gli Asha’man, il dissesto della Torre — la faceva rabbrividire dall’inquietudine. Anche se si era preparata a questi giorni per la maggior parte della sua vita, era comunque sconvolgente vederli infine giungere. «L’Ultima Battaglia sta davvero arrivando» disse Siuan, perlopiù a se stessa.

«Proprio così» replicò Egwene con voce solenne.

«E io la affronterò con solo un pizzico del mio Potere originario» disse Siuan con una smorfia.

«Be’, forse possiamo procurarti un angreal, una volta che la Torre sarà di nuovo integra» disse Egwene. «Useremo tutto quello che abbiamo quando cavalcheremo contro l’Ombra.»

Siuan sorrise. «Sarebbe gradito, ma non necessario. Sto solo borbottando per abitudine, suppongo. In effetti sto imparando a convivere con la mia… nuova situazione. Non è così difficile da digerire, ora che capisco che presenta alcuni vantaggi.»

Egwene si accigliò, come se stesse cercando di capire quali vantaggi potevano esserci in un Potere diminuito. Infine scosse il capo. «Una volta Elayne mi parlò di una stanza nella Torre, piena di oggetti di Potere. Suppongo che esista davvero…»

«Ma certo» rispose Siuan. «Il magazzino seminterrato. Si trova nel secondo livello sotterraneo, sul lato nordest. Una piccola stanza con un uscio di legno, ma non puoi sbagliarti. E l’unica chiusa a chiave nel corridoio.»

Egwene annuì fra se. «Be’, non posso sconfiggere Elaida con la forza bruta. Tuttavia è un bene saperlo. Ci sono altre cose degne di nota da riferire?»

«Non al momento, Madre» rispose Siuan.

«Allora torna e dormi un po’.» Egwene esitò. «E la prossima volta ci incontreremo fra due giorni. Qui nel refettorio delle novizie, anche se potremmo iniziare a incontrarci in città. Non mi fido di questo posto. Se c’era un Reietto nel nostro accampamento, scommetterei metà della locanda di mio padre che ce n’è uno a spiare anche la Torre Bianca.»

Siuan annuì. «Molto bene.» Chiuse gli occhi e presto si ritrovò a risvegliarsi nella tenda di Bryne. La candela era spenta e lei poteva sentire Bryne respirare piano dal suo giaciglio dall’altro lato della tenda. Si mise a sedere e lo guardò, anche se era troppo buio per vedere qualcosa oltre a delle ombre. Stranamente, dopo aver parlato di Reietti e Asha’man, la presenza del robusto generale le dava conforto.

Se ci sono altre cose degne di nota da riferire, Egwene?, pensò Siuan oziosamente, alzandosi per cambiarsi d’abito dietro il paravento e mettersi la camicia da notte. Penso di poter essere innamorata. Questo è abbastanza degno di nota?

Per lei pareva più strano della corruzione che era stata ripulita o di una donna che incanalasse saidin.

Scuotendo il capo, infilò il ter’angreal del sogno di nuovo nel suo nascondiglio, poi si rannicchiò sotto le coperte.

Lasciò perdere i topi, solo per stavolta.

9

Via da Malden

Una fredda brezza primaverile solleticava il volto di Perrin. Una brezza del genere avrebbe dovuto portare con se gli odori di polline e fresca rugiada mattutina, di suolo rivoltato da germogli che si spingevano fino alla luce, di nuova vita e di una terra rinata.

Questa brezza portava con se solo gli odori di sangue e morte.

Perrin le voltò le spalle, si inginocchiò ed esaminò le ruote del carro. Il veicolo era costruito di robusto legno di noce, scurito dal tempo. Pareva essere in buono stato, ma Perrin aveva imparato a essere cauto quando si trattava di equipaggiamento preso da Malden.

Gli Shaido non disprezzavano carretti e buoi come facevano coi cavalli, ma, come tutti gli Aiel preferivano nel viaggiare leggeri. Non avevano mantenuto efficienti carri o carretti, e Perrin aveva trovato più di un difetto nascosto durante la sua ispezione.

«Il prossimo!» gridò mentre controllava il mozzo della prima ruota. Il commento era diretto alla folla di persone che attendevano di parlare con lui.

«Mio signore» disse una voce. Era roca e profonda, come legno che sfregava contro legno. Gerard Arganda, primo capitano di Ghealdan. Il suo odore era quello di armatura ben oliata.

«Devo insistere stilla questione della nostra partenza. Permettimi di cavalcare avanti con Sua Maestà.»

La ‘Sua Maestà ‘ a cui si riferiva era Alliandre, regina di Ghealdan. Perrin continuò a lavorare con la ruota; il lavoro del carpentiere non gli era familiare come quello del fabbro, ma suo padre aveva insegnato a ciascuno dei suoi figli a riconoscere possibili difetti in un carro. Meglio aggiustarlo prima di partire che rimanere appiedati a metà strada. Perrin fece scorrere le dita lungo il liscio legno marrone. Le venature erano chiaramente visibili, e le sue dita le saggiarono in cerca di fratture, tastando ogni punto di pressione. Tutte e quattro le ruote parevano in buono stato.

«Mio signore?» chiese Arganda.

«Marciamo tutti assieme» disse Perrin. «Questi sono i miei ordini, Arganda. Non lascerò che i profughi pensino che li stiamo abbandonando.»

Profughi. Ce n’erano oltre centomila a cui provvedere. Centomila! Luce, erano molti di più degli abitanti dei Fiumi Gemelli. E Perrin aveva il compito di nutrirli tutti quanti. Carri. Molti uomini non comprendevano l’importanza di un buon carro. Si stese sulla schiena, preparandosi a esaminare gli assali, e questo gli fornì una visuale del cielo coperto, in parte bloccata dalle vicine mura cittadine di Malden.

La città era grande per essere così a nord nell’Altara. Era quasi più una fortezza che una città , con mura e torri imponenti. Fino al giorno prima, la terra attorno a questa città aveva ospitato gli Aiel Shaido, ma ora non cerano piu’. Molti erano stati uccisi, altri erano fuggiti, i loro prigionieri erano stati liberati da un’alleanza fra le forze di Perrin e i Seanchan.

Gli Shaido gli avevano lasciato due cose: odore di sangue nell’aria e centomila profughi a cui provvedere. Anche se era lieto di aver ridato loro la libertà , il suo obiettivo a Malden era stato diverso: salvare Faile.

Un altro gruppo di Aiel era avanzato verso la sua posizione, ma avevano rallentato, poi si erano accampati e non si stavano più affrettando verso Malden. Forse erano stati avvisati dagli Shaido fuggiti dalla battaglia che davanti a loro c’era un grosso esercito, uno che li aveva sconfitti nonostante le loro incanalatoci. Pareva che questo nuovo gruppo dietro Perrin non avesse un gran desiderio di attaccare lui quanto invece lui l’aveva di attaccare loro.