Che fosse folgorato se quel fatto di per se non faceva venir voglia a Ituralde di credergli. O quest’uomo era chi affermava di essere, oppure era un completo folle.
«Se andiamo fuori dallo stedding, proverò di essere in grado di incanalare» disse lo sconosciuto. «Questo dovrebbe contare qualcosa. Dammi il permesso e farò venire qui diecimila Aiel e diverse Aes Sedai, che ti giureranno in massa che sono chi ti ho detto di essere.»
Le voci dicevano anche che gli Aiel seguivano il Drago Rinato. Gli uomini attorno a Ituralde tossirono e si guardarono attorno a disagio. Molti erano stati Fautori del Drago prima di venire da Ituralde. Con le giuste parole, questo Rand al’Thor — o chiunque fosse — poteva essere in grado di far rivoltare l’accampamento di Ituralde contro se stesso.
«Poniamo che io ti creda» disse Ituralde in tono cauto. «Non vedo che importanza avrebbe. Ho una guerra da combattere. Tu hai altre faccende che ti riguardano, suppongo.»
«Tu mi riguardi» disse al’Thor, con occhi così duri che parevano pronti a penetrare nel cranio di Ituralde e a cercare al suo interno qualunque cosa risultasse utile. «Tu devi far pace con i Seanchan. Questa guerra non ci fa ottenere nulla. Ti voglio su nelle Marche di Confine. Non posso privarmi di uomini per sorvegliare la Macchia, e quelli delle Marche di Confine hanno abbandonato i loro doveri.»
«Ho ordini» disse Ituralde, scuotendo il capo. Un momento. Non avrebbe fatto come chiedeva questo giovane anche se non avesse avuto ordini. Tranne che… quegli occhi. Alsalam aveva occhi come quelli, quando erano stati entrambi più giovani. Occhi che esigevano obbedienza.
«I tuoi ordini» disse al’Thor. «Provengono dal re? È questo il motivo per cui vi siete scagliati a quel modo contro i Seanchan?»
Ituralde annuì.
«Ho sentito parlare di te, Rodel Ituralde» disse al’Thor. «Uomini di cui mi fido, uomini che rispetto, ti rispettano e si fidano di te. Invece di fuggire e nasconderti, ti asserragli qui per combattere una battaglia che sai che ti ucciderà. Ma è il momento di cambiare e combattere una battaglia che significa qualcosa. Una che significa tutto. Vieni con me e io ti darò il trono dell’Arad Doman.»
Ituralde si mise bruscamente dritto, in allerta. «Dopo aver elogiato la mia lealtà , ti aspetti che detronizzi il mio stesso re!»
«Il tuo re è morto» dichiarò al’Thor. «Oppure la sua mente è stata fusa come cera. Sono sempre più convinto che sia nelle mani di Graendal. Vedo il suo tocco nel caos di questa terra. Qualunque siano gli ordini che hai, con tutta probabilità provengono da lei. Quello che non sono ancora riuscito a stabilire è perché vuole che tu combatta i Seanchan.»
Ituralde sbuffò. «Parli di una dei Reietti come se l’avessi avuta ospite a cena.»
Al’Thor incontrò di nuovo i suoi occhi. «Ricordo ciascuno di essi — le loro facce, le loro maniere, il modo in cui parlano e agiscono — come se li conoscessi da mille anni. Li ricordo ancora meglio della mia fanciullezza, a volte. Io sono il Drago Rinato.»
Ituralde sbatte le palpebre. Che io sia folgorato, pensò. Gli credo. Dannate ceneri!
«Vediamo… vediamo questa tua prova.»
Ci furono obiezioni, naturalmente, soprattutto da parte di Lidrin, che lo riteneva troppo pericoloso. Gli altri erano scossi. Qui c’era l’uomo a cui si erano votati senza mai incontrarlo. Pareva esserci una… una forza in al’Thor, che attirava Ituralde, pretendendo che facesse come gli veniva detto. Bene, prima di tutto avrebbe visto questa prova.
Mandarono dei messaggeri a far prendere dei cavalli per uscire dallo stedding, ma al’Thor parlò come se Ituralde fosse già un suo uomo. «Forse Alsalam è vivo» disse al’Thor mentre attendevano. «In tal caso, riesco a capire che tu possa non volere il suo trono.
Preferiresti l’Amadicia? Avrò bisogno di qualcuno che governi lì e tenga d’occhio i Seanchan. Ora lì combattono i Manti Bianchi; non sono certo se sarò in. grado di fermare quel conflitto prima dell’Ultima Battaglia.»
L’Ultima Battaglia. Luce! «Non lo accetterò se ne ucciderai il sovrano» ribatte Ituralde. «Se i Manti Bianchi l’hanno già ucciso, o se l’hanno fatto i Seanchan, allora forse.»
Re! Cosa stava dicendo? Che tu sia folgorato!, pensò. Perlomeno aspetta finche non ti avrà fornito la prova prima di accettare un trono!
C’era qualcosa in quest’uomo, nel modo in cui discuteva di avvenimenti come l’Ultima Battaglia — eventi che l’umanità aveva temuto per migliaia di anni — come se si trattasse di attività sul rapporto giornaliero dell’accampamento.
Dei soldati arrivarono con i loro cavalli e Ituralde montò in sella, così come fecero al’Thor, Wakeda, Ankaer, Melarned, Lidrin e una mezza dozzina di ufficiali minori.
«Ho portato un vasto numero di Aiel nelle tue terre» disse Rand al’Thor mentre iniziavano a cavalcare. «Avevo sperato di usarli per ripristinare l’ordine, ma ci stanno mettendo più tempo di quanto avrei desiderato. Ho in mente di mettere al sicuro i membri del Consiglio dei Mercanti; forse, una volta che saranno in mano mia, sarò in grado di migliorare la stabilità della zona. Cosa ne pensi?»
Ituralde non sapeva cosa pensare. Mettere al sicuro il Consiglio dei Mercanti? Suonava molto simile a rapirli. In cosa si era cacciato Ituralde? «Potrebbe funzionare» si ritrovò a dire.
«Luce, probabilmente e il piano migliore, tutto sommato.»
Al’Thor annuì, guardando avanti mentre superavano la palizzata e procedevano lungo una pista verso il limitare dello stedding. «Dovrò proteggere le Marche di Confine, comunque. Mi prenderò cura della tua patria. Che siano folgorati quegli uomini delle Marche di Confine! Cosa stanno combinando? No. Non ancora. Possono aspettare. No, lui andrà bene. Può farcela. Lo manderò con degli Asha’man.» All’improvviso al’Thor si voltò verso Ituralde. «Cosa potresti fare se ti dessi un centinaio di uomini in grado di incanalare?»
«Folli?»
«No, la maggior parte di loro è equilibrata» disse al’Thor, all’apparenza non restando offeso.
«Qualunque follia in cui siano incappati prima che io ripulissi la corruzione è ancora lì — rimuovere la corruzione non li ha guariti — ma pochi di loro si sono spinti fino a tal punto. E non peggioreranno, ora che saidin è pulito.»
Saidin? Pulito? Se Ituralde avesse avuto propri uomini in grado di incanalare… Le sue damane, in un certo senso. Ituralde si sfregò il mento. Tutto stava accadendo rapidamente… d’altra parte un generale doveva essere in grado di reagire rapidamente. «Potrei usarli bene» rispose. «Molto bene.»
«Ottimo» disse al’Thor. Avevano lasciato lo stedding; l’aria pareva diversa. «Hai molta terra da controllare, ma parecchi degli incanalatori che ti darò sono in grado di filare passaggi.»
«Passaggi?» chiese Ituralde.
Al’Thor gli lanciò un’occhiata, poi parve digrignare i denti, chiudendo gli occhi e scuotendosi come in preda alla nausea. Ituralde si mise dritto sulla sella, improvvisamente in allerta, mano sulla spada. Veleno? Quest’uomo era ferito?
Ma no, al’Thor apri gli occhi e parve esserci uno sguardo rapito in quelle profondità. Si voltò, agitando una mano, e una linea di luce separò l’aria di fronte a lui. Gli uomini attorno a Ituralde imprecarono indietreggiando. Una cosa era che un uomo affermasse di poter incanalare; vedere che lo faceva davanti ai tuoi occhi era tutto un altro discorso!
«Quello è un passaggio» disse al’Thor mentre la linea di luce ruotava, aprendo un grande buco nero nell’aria. «A seconda della forza dell’Asha’man, può essere creato un passaggio tanto ampio da essere attraversato da un carro. Puoi Viaggiare quasi ovunque con rapidità , a volte istantaneamente, a seconda delle circostanze. Con pochi Asha’man addestrati, potresti fare colazione la mattina a Caemlyn, poi pranzare a Tanchico poche ore dopo.»