Ituralde si sfregò il mento. «Be’, questa sì che è una cosa da vedere. Proprio da vedere.» Se quest’uomo diceva la verità e questi passaggi funzionavano sul serio… «Con questo potrei far sloggiare i Seanchan da Tarabon, e forse dall’intero territorio!»
«No» esclamò al’Thor. «Faremo pace con loro. Da quello che mi riferiscono i miei esploratori, sarà già abbastanza difficile farli giungere a un accordo senza promettere loro la tua testa. Non li irriterò ulteriormente. Non c’è tempo per i battibecchi. Abbiamo faccende più importanti di cui occuparci.»
«Nulla è più importante della mia patria» disse Ituralde. «Perfino se quegli ordini fossero contraffatti, conosco Alsalam. Sarebbe d’accordo con me. Non permetteremo a truppe straniere di stazionare sul suolo dell’Arad Doman.»
«Una promessa, allora» disse al’Thor. «Farò in modo che i Seanchan lascino l’Arad Doman. Ti prometto questo. Ma non li combatteremo più di così. In cambio, tu andrai nelle Marche di Confine e le proteggerai dalle invasioni. Tratterrai i Trolloc se dovessero arrivare e mi presterai alcuni dei tuoi ufficiali per aiutarmi a mettere al sicuro l’Arad Doman. Sarà più facile ripristinare l’ordine se la gente vede che i loro stessi lord stanno lavorando con me.» Ituralde riflette, anche se sapeva già quale sarebbe stata la sua risposta. Quel passaggio poteva portar via i suoi uomini da questa trappola mortale. Con gli Aiel dalla sua parte — con il Drago Rinato come alleato — aveva davvero una possibilità di mantenere al sicuro l’Arad Doman. Una morte onorevole era una buona cosa. Ma la capacità di continuare a combattere con onore… quello era un premio molto più prezioso.
«D’accordo» disse Ituralde, protendendo una mano.
Al’Thor la prese. «Và a levare il campo. Dovrai essere nella Saldea per l’imbrunire.»
11
La morte di Adrin
Penso che dovrebbe essere picchiato di nuovo, disse Lerian, muovendo le dita nelle figure complesse del linguaggio segreto delle Fanciulle. E come un bambino, e quando un bambino tocca qualcosa di pericoloso, viene picchiato. Se un bambino si fa male perché non gli è stato insegnato a dovere a stare lontano dai coltelli, allora la vergogna ricade sui suoi genitori. L’ultima volta che è stato picchiato sembra non aver sortito effetto, replicò Surial. L’ha accettato come un uomo, non come un bambino, ma questo non ha cambiato le sue azioni. Allora dobbiamo provare di nuovo, ribatte Lerian.
Aviendha lasciò cadere la sua roccia nella pila accanto al posto di guardia, poi si voltò. Non rivolse alcun saluto alle Fanciulle che sorvegliavano l’ingresso all’accampamento, e loro fecero lo stesso. Parlare con lei mentre subiva la punizione avrebbe soltanto accresciuto la sua vergogna, e le sue sorelle della lancia non avrebbero fatto una cosa del genere.
Aviendha non diede nemmeno indicazioni di aver compreso la loro conversazione. Sebbene nessuno si aspettasse che una ex Fanciulla dimenticasse il linguaggio delle mani, era meglio essere discreti. Quel linguaggio apparteneva alle Fanciulle.
Aviendha selezionò una grossa pietra da una seconda pila, poi iniziò a tornare nell’accampamento. Non riusciva a capire se le Fanciulle stessero continuando la loro conversazione, dal momento che non poteva più vedere le loro mani. Ma la loro discussione indugiò dentro di lei. Erano arrabbiate per il fatto che Rand al’Thor fosse andato a incontrare il generale Rodel Ituralde senza una scorta. Non era la prima volta che agiva in modo così sciocco, tuttavia sembrava restio — o incapace — a imparare la maniera corretta. Ogni volta che si metteva in pericolo senza protezione, insultava le Fanciulle proprio come se le avesse schiaffeggiate una a una.
Aviendha probabilmente aveva un piccolo toh verso le sue sorelle della lancia. Insegnare le usanze aiel a Rand al’Thor era stato compito suo, ed era piuttosto evidente che aveva fallito. Purtroppo aveva un toh molto più grande verso le Sapienti, perfino se ancora non ne sapeva la ragione. Il suo obbligo minore verso le sue sorelle della lancia avrebbe dovuto attendere un momento più appropriato.
Le dolevano le braccia per aver trasportato rocce. Erano lisce e pesanti; le era stato richiesto di dissotterrarle dal fiume accanto al maniero. Solo il tempo che aveva passato con Elayne — quando era stata costretta a farsi il bagno nell’acqua — le aveva dato la forza di entrare in quel fiume. Questo non le aveva causato vergogna. E perlomeno il fiume era di piccole dimensioni, quello che gli abitanti delle terre bagnate in modo inesatto chiamavano torrente. Un torrente era un piccolo deflusso montano nel quale potevi intingere le mani o riempire un otre. Qualunque cosa troppo ampia per essere superata con un passo era decisamente un fiume.
Il cielo era coperto, come al solito, e l’accampamento era neghittoso. Uomini che solo giorni prima — quando erano arrivati gli Aiel — si davano da fare, ora erano più apatici. L’accampamento non era affatto trasandato: Davram Bashere era un comandante troppo attento per permetterlo, per quanto fosse un abitante delle terre bagnate. Però i suoi uomini si muovevano davvero lentamente. Aviendha aveva sentito alcuni di loro lamentarsi che il cielo scuro stava abbattendo il loro umore. Quanto erano strani gli abitanti delle terre bagnate! Cosa mai aveva a che fare il tempo con l’umore di qualcuno? Poteva capire essere seccati che non ci fossero scorrerie in vista o che una caccia fosse andata male. Ma perché c’erano nuvole in cielo? L’ombra era così poco apprezzata qui?
Scosse il capo, continuando per la sua strada. Aveva scelto pietre che avrebbero tirato i suoi muscoli. Agire altrimenti avrebbe voluto dire prendere alla leggera la sua punizione, e lei non lo avrebbe fatto… anche se ogni passo faceva male al suo onore. Doveva attraversare l’intero campo, in piena vista, compiendo un lavoro inutile! Avrebbe preferito essere nuda davanti a tutti loro fuori dalla sauna. Avrebbe preferito correre mille giri del campo o essere picchiata così forte da non poter camminare.
Raggiunse il lato del maniero e depositò la sua pietra con un sospiro di sollievo dissimulato. Due soldati delle terre bagnate, facenti parte dell’esercito di Bashere, montavano la guardia alla porta del maniero, una controparte delle due Fanciulle all’altro capo del percorso di Aviendha. Mentre si fermava e raccoglieva una grossa pietra da una seconda pila accanto al muro, li sentì parlare.
«Che io sia folgorato se fa caldo» si lamentò uno degli uomini.
«Caldo?» replicò l’altro, lanciando un’occhiata al cielo coperto. «Stai scherzando.»
La prima guardia si fece aria con una mano, sbuffando e sudando. «Come fai a non sentirlo?»
«Devi avere la febbre o cose del genere.»
La prima guardia scosse il capo. «E solo che non mi piace il caldo, tutto qua.»
Aviendha raccolse la sua roccia e ricominciò ad attraversare il prato. Dopo averci riflettuto, aveva stabilito che essere un abitante delle terre bagnate richiedeva un attributo comune: un’inclinazione a lamentarsi. Durante i suoi primi mesi nelle terre bagnate, lei lo aveva considerato disonorevole. A quella guardia non importava che stava perdendo la faccia di fronte al suo compagno mettendo in mostra la sua debolezza?
Erano tutti così, perfino Elayne. Se la ascoltavi parlare dei dolori, della nausea e delle frustrazioni della sua gravidanza, avresti potuto pensare che stava per morire! Però, se lamentarsi era qualcosa che Elayne faceva, Aviendha rifiutava di accettarlo come un segno di debolezza. La sua sorella prima non avrebbe agito in modo tanto disonorevole.
Perciò in questo doveva esserci dell’onore nascosto. Forse gli abitanti delle terre bagnate mettevano in mostra le loro debolezze ai loro compagni come mezzo per offrire amicizia e fiducia. Se i tuoi amici conoscevano le tue debolezze, questo avrebbe dato loro un vantaggio, se avessi dovuto incrociare le lance con loro. O forse quelle lamentele erano il modo di un abitante delle terre bagnate di mostrare umiltà , proprio come i gai’shain mostravano onore essendo servili.