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Un pezzo del pavimento alla volta. Pulisci quello che riesci a raggiungere, poi procedi. Siuan e le altre avrebbero dovuto anche occuparsi dei complotti di Halima.

A Egwene faceva male il posteriore, ma quel dolore stava diventando sempre più irrilevante per lei. A volte rideva quando veniva picchiata, a volte no. La cinghia era priva di importanza. Il dolore maggiore — quello che era stato inflitto a Tar Valon — era più pressante. Annuì a un gruppo di novizie biancovestite mentre la superavano nel corridoio, e quelle si profusero in riverenze. Egwene si accigliò, ma non le rimprovero’; sperava solo che non avrebbero subito delle punizioni da parte delle Rosse che la seguivano per aver mostrato deferenza a Egwene. Il suo obiettivo erano gli alloggi dell’Ajah Marrone, la sezione che ora si trovava lungo l’ala. Meidani se l’era presa comoda nel rendersi disponibile per addestrare Egwene. Finalmente oggi l’ordine era arrivato, settimane dopo la prima cena con Elaida. Stranamente, però, anche Bennae Nalsad si era offerta di insegnarle oggi. Egwene non aveva parlato con la Marrone Shienarese dalla loro prima conversazione, alcune settimane prima. Non aveva mai ripetuto lezioni con la stessa donna due volte. Eppure quel nome le era stato dato al mattino come la prima delle sue visite della giornata.

Quando raggiunse l’ala orientale, che ora ospitava il settore della Torre delle Marroni, le sue badanti Rosse presero posizione nel corridoio all’esterno, attendendo il suo ritorno. Elaida probabilmente avrebbe preferito che rimanessero con Egwene, ma dopo che le Rosse stesse erano state così esigenti nel proteggere la loro sezione, c’erano poche possibilità che un’altra Ajah — perfino le miti Marroni — lasciasse che un paio di Sorelle Rosse si infiltrassero nei suoi alloggi. Egwene affrettò il passo mentre entrava nel settore piastrellato di marrone, superando donne affaccendate con abiti semplici e dai toni smorti. Sarebbe stata una giornata piena, con i suoi appuntamenti con le Sorelle, le sue punizioni programmate e il suo abituale carico di lavoro di novizia a pulire i pavimenti e a sbrigare altre faccende.

Arrivò alla porta di Bennae, ma esitò lì davanti. Parecchie Sorelle acconsentivano a addestrare Egwene solo quando vi erano costrette, e l’esperienza era spesso spiacevole. Alcune delle insegnanti di Egwene la disprezzavano per via della sua affiliazione con le ribelli, altre erano irritate da quanto facilmente riusciva a intessere i flussi, mentre altre ancora si infuriavano una volta scoperto che lei non voleva mostrar loro rispetto come una novizia. Queste ‘lezioni’, però, erano state fra le occasioni migliori per Egwene di piantare semi contro Elaida. Il soggiorno all’interno era ammassato con i residui dell’erudizione. Pile e pili di libri — come torri cittadine in miniatura — erano appoggiate l’una contro l’altra. Scheletri di varie creature erano montati in vari stadi di costruzione; la donna possedeva abbastanza ossa da popolare un serraglio. Egwene rabbrividì quando notò uno scheletro umano completo nell’angolo, messo dritto e tenuto assieme da fili, con delle annotazioni dettagliate scritte direttamente sulle ossa con inchiostro nero.

C’era a malapena lo spazio per camminare e solo un posto sgombro per sedersi: la sedia imbottita della stessa Bennae, con i braccioli consumati con un paio di concavità gemelle, senza dubbio dove le braccia della Marrone erano rimaste appoggiate durante innumerevoli sessioni di lettura fino a notte fonda. Il soffitto già basso lo sembrava ancora di più per via di diversi volatili mummificati e marchingegni astronomici che pendevano dall’alto. Egwene dovette abbassare la testa sotto un modellino del sole per poter raggiungere il punto dove si trovava Bennae, intenta a rovistare fra una pila di volumi rilegati in pelle.

«Ah» disse notando Egwene. «Bene.» Fin troppo magra, aveva capelli scuri striati di grigio dall’età. La sua chioma era raccolta in una crocchia e lei, come molte Marroni, indossava un vestito semplice che era ormai fuori moda da un secolo o due.

Bennae si diresse verso la sua sedia imbottita, ignorando quelle più rigide presso il caminetto, le quali avevano accumulato entrambe pile di carte dalla scorsa visita di Egwene. Egwene sgombrò uno sgabello, mettendo il polveroso scheletro di un ratto sul pavimento fra due pile di libri sul regno di Artur Hawkwing.

«Bene, suppongo che dovremmo procedere con la tua istruzione, allora» disse Bennae, reclinandosi sulla sedia.

Egwene mantenne il proprio volto calmo. Bennae aveva davvero richiesto un’opportunità di addestrare di nuovo Egwene? Oppure era stata costretta? Egwene riusciva a figurarsi una semplice Sorella Marrone che veniva regolarmente imbrigliata in un dovere che nessun’altra voleva.

Su richiesta di Bennae, Egwene eseguì diversi flussi, qualcosa che andava molto oltre le capacità della maggior parte delle novizie, ma facile per Egwene, perfino col suo potere smorzato dalla radice biforcuta. Cercò di saggiare la reazione di Bennae sullo spostamento dei suoi alloggi, ma Bennae, come molte delle Marroni con cui Egwene aveva parlato, preferiva evitare quell’argomento.

Egwene eseguì qualche altro flusso. Dopo un po’ si domandò quale fosse lo scopo di quell’incontro. Bennae non le aveva chiesto di dimostrare quei medesimi flussi durante la sua visita precedente?

«Molto bene» disse Bennae, versandosi una tazza di te da una cuccuma che si riscaldava su un piccolo braciere sopra dei carboni. Non ne offrì a Egwene. «Sei piuttosto abile in questo. Ma mi domando: hai una mente acuta, la capacità di affrontare situazioni difficili, come richiesto a una Aes Sedai?»

Egwene non disse nulla, anche se si versò di proposito del te. Bennae non obiettò.

«Vediamo…» riflette Bennae. «Supponi di essere in una situazione in cui ti ritrovi in conflitto con la tua stessa Ajah. Ti sei imbattuta in informazioni che non avresti dovuto conoscere e i capi della tua Ajah sono piuttosto irritati con te. All’improvviso ti ritrovi a essere condannata a eseguire alcuni dei doveri più spiacevoli, come se stessero cercando di spazzarti sotto il tappeto e dimenticarsi di te. Dimmi, in questa situazione, come reagiresti?»

Egwene quasi si strozzò col suo te. La Marrone non era molto sottile. Aveva iniziato a fare domande sul Deposito Tredici, vero? E quello l’aveva fatta finire nei guai? Si supponeva che solo poche sapessero delle storie segrete che Egwene aveva menzionato con molta noncuranza durante la sua precedente visita qui.

«Be’,» disse Egwene sorseggiando il suo te «lascia che mi ci accosti con mente sgombra. Meglio vederla dalla prospettiva dei capi dell’Ajah, suppongo.»

Bennae si accigliò un poco. «Suppongo.»

«Ora, in questa situazione che descrivi, possiamo ipotizzare che questi segreti siano stati affidati all’Ajah per essere mantenuti tali? Ah, bene. Dunque, dalla loro prospettiva, dei piani attenti e importanti sono stati sconvolti. Pensa a come deve sembrare. Qualcuno ha appreso segreti che non avrebbe dovuto conoscere. Questo lascia intendere un’inquietante falla da qualche parte fra i tuoi membri più fidati.»

Bennae impallidì. «Suppongo di poterla vedere a questo modo.»

«Allora il miglior modo per gestire la situazione sarebbe duplice» proseguì Egwene, prendendo Un’altra sorsata di te. Aveva un sapore orribile. «Per prima cosa, i capi dell’Ajah devono essere rassicurati. Devono sapere che la fuga di informazioni non è stata colpa loro. Se fossi io l’ipotetica Sorella nei guai — e se non avessi fatto nulla di sbagliato — andrei da loro e spiegherei. In tal modo potrebbero smettere di cercare chi si è lasciato sfuggire l’informazione.»

«Ma» disse Bennae «questo probabilmente non aiuterebbe la Sorella — l’ipotetica Sorella nei guai — a sfuggire alle sue punizioni.»

«Male non farebbe» replicò Egwene. «È probabile che venga ‘punita’ per tenerla fuori dai piedi mentre i capi dell’Ajah cercano il traditore. Quando sapranno che non ce n’è uno, sarà più probabile che guardino con solidarietà alla situazione della Sorella caduta in disgrazia, in particolare dopo che lei ha offerto loro una soluzione.»