«Soluzione?» chiese Bennae. La sua tazza di te giaceva poggiata fra le dita, come dimenticata. «E quale soluzione offriresti?»
«La migliore: competenza. Ovviamente, alcune persone fra le Ajah conoscono questi segreti. Be’, se questa Sorella dovesse provare la sua affidabilità e le sue capacità , forse i capi della sua Ajah si renderebbero conto che il posto migliore per lei è come affidataria di quei segreti. Una soluzione semplice, se ci rifletti.»
Bennae sedette pensierosa, con un piccolo fringuello mummificato che volteggiava lentamente sulla sua corda sopra di lei. «Sì, ma funzionerà ?»
«Di sicuro è meglio di servire in qualche magazzino dimenticato a catalogare pergamene» rispose Egwene. «Una punizione ingiusta a volte non può essere evitata, ma è meglio non permettere mai che gli altri dimentichino che è ingiusta. Se lei accetta semplicemente il modo in cui la gente la tratta, non passerà molto tempo prima che supponga di meritare la posizione in cui l’hanno messa.» E grazie, Silviana, per quel piccolo consiglio, pensò Egwene.
«Sì» disse Bennae annuendo. «Sì, suppongo che tu abbia ragione.»
«Sono sempre disposta ad aiutare, Bennae» disse Egwene con voce più comprensiva, tornando al suo te. «In una situazione ipotetica, naturalmente.»
Per un momento, Egwene si preoccupò di essere andata troppo oltre chiamando la Marrone per nome. Comunque Bennae incontrò i suoi occhi, poi giunse addirittura a chinare lievemente il capo come ringraziamento.
Se l’ora passata con Bennae fosse stata isolata, Egwene l’avrebbe comunque trovata notevole. Però fu sconcertata di scoprire, mentre lasciava la stanza della Marrone così simile a un covo, che una novizia attendeva con un messaggio per lei, con istruzioni di assistere Nagora, una Sorella Bianca. Egwene aveva ancora tempo prima del suo incontro con Meidani, perciò andò. Non poteva ignorare una convocazione da una Sorella, anche se senza dubbio avrebbe dovuto eseguire faccende supplementari per compensare l’aver saltato la pulizia dei pavimenti. All’incontro con Nagora, Egwene si ritrovò a essere addestrata nella logica, e gli ‘enigmi logicì che le vennero sottoposti suonavano molto simili a una richiesta di aiuto nel trattare con un Custode che stava diventando frustrato per via dell’avanzare dell’età e della sua crescente incapacità di combattere. Egwene fornì quanto aiuto poteva, che Nagora dichiarò essere una ‘logica senza fallò prima di lasciarla andare. Dopodiche ci fu un altro messaggio, questo da parte di Suana, una delle Adunanti dell’Ajah Gialla.
Un’Adunante! Era la prima volta che a Egwene veniva ordinato di assistere una di loro. Si affrettò all’appuntamento e venne ammessa da una domestica. Gli alloggi di Suana erano più simili a un giardino che a delle stanze vere e proprie. In qualità di Adunante, Suana poteva richiedere alloggi con finestre, e lei si avvaleva appieno del suo balconcino interno come serra. Ma oltre a quello, aveva degli specchi posizionati in modo tale da riflettere la luce nella stanza, che era piena di vegetazione, con piccoli alberi in vaso, arbusti che crescevano in grosse ciotole di terra e perfino un piccolo orto con carote e ravanelli. Egwene notò con disappunto una piccola pila di tuberi guasti in un contenitore, probabilmente appena colti ma in qualche modo già marciti.
Nella stanza c’era un forte odore di basilico, timo e una dozzina di altre erbe. Malgrado i problemi nella Torre, malgrado le piante marce, venne avviluppata dall’odore di vita nella stanza: la terra rivoltata di fresco e le piante che crescevano. E Nynaeve che si lamentava che le Sorelle nella Torre Bianca ignoravano l’utilità delle erbe! Se solo avesse potuto trascorrere un po’ di tempo con la grassoccia Suana dal volto tondo.
Egwene trovò la donna decisamente piacevole. Suana le fece eseguire una serie di flussi, molti dei quali collegati alla Guarigione, in cui Egwene non aveva mai brillato. Tuttavia la sua abilità dovette aver impressionato l’Adunante, poiche a metà della lezione — Egwene era seduta su uno sgabello imbottito fra due alberi in vaso, Suana era accomodata in modo più appropriato su una sedia rigida coperta di cuoio — il tono della conversazione cambiò.
«Apprezzeremmo davvero molto averti nella Gialla, ritengo» disse la donna. Egwene sussultò. «Non ho mai mostrato una particolare dote per la Guarigione.»
«Essere nella Gialla non riguarda le doti, bambina» replicò Suana. «Riguarda la passione. Se ami sanare le cose, riparare ciò che è rotto, qui ci sarebbe uno scopo per te.»
«I miei ringraziamenti» disse Egwene. «Ma l’Amyrlin non ha Ajah.»
«Sì, ma proviene da una. Riflettici, Egwene. Penso che troveresti una buona casa qui.»
Fu una conversazione sconcertante. Era ovvio che Suana non considerava Egwene l’Amyrlin, ma il semplice fatto che la stesse reclutando nella sua Ajah la diceva lunga. Voleva dire che accettava la legittimità di Egwene, almeno fino a un certo punto, come Sorella.
«Suana,» disse Egwene, saggiando fino a che punto poteva spingere quella legittimità «le Adunanti hanno parlato di cosa fare per le tensioni fra le Ajah?»
«Non vedo cosa possa essere fatto» replicò Suana, lanciando un’occhiata verso il suo balcone stracolmo di vegetazione. «Se le altre Ajah hanno deciso di vedere la Gialla come loro nemica, non posso costringerle a essere meno sciocche.»
Probabilmente loro dicono lo stesso di voi, pensò Egwene, però ribatte: «Qualcuno deve fare i primi passi. Il guscio della sfiducia sta diventando così spesso che presto sarà difficile da rompere. Porse, se alcune delle Adunanti di Ajah diverse iniziassero a consumare i pasti assieme, oppure venissero viste a camminare per i corridoi in reciproca compagnia, si dimostrerebbe istruttivo per il resto della Torre.»
«Forse…» disse Suana.
«Non sono tue nemiche, Suana» disse Egwene, infondendo maggior fermezza alla propria voce.
La donna si accigliò verso di lei, come se all’improvviso sì rendesse conto da chi stava ricevendo consiglio. «Bene, allora, credo sia tempo che tu vada. Di sicuro hai molto da fare oggi»
Egwene uscì, evitando con cautela rami pendenti e gruppi di vasi. Una volta lasciato il settore dell’Ajah Gialla della Torre e raccolte le sue sorveglianti dell’Ajah Rossa, si rese conto di qualcosa. Aveva superato quei tre incontri senza che le venisse assegnata nemmeno una punizione. Non era certa di cosa pensare al riguardo. Aveva perfino chiamato due di loro per nome!
Stavano giungendo ad accettarla. Purtroppo, questa era solo una piccola parte della sua battaglia. Quella più vasta era assicurarsi che la Torre Bianca sopravvivesse agli sforzi a cui Elaida la stava sottoponendo.
Gli alloggi di Meidani erano sorprendentemente confortevoli e intimi. Egwene aveva sempre considerato le Grigie simili alle Bianche, prive di passione, perfette diplomatiche che non avevano tempo per emozioni personali o frivolezze.
Queste stanze, però, lasciavano intendere una donna che amava viaggiare. C’erano mappe in cornici delicate, centrate sulle pareti come opere d’arte di valore. Ai lati di una di quelle mappe erano appese delle lance aiel; un’altra rappresentava le isole del Popolo del Mare. Sebbene molti avrebbero potuto optare come ricordi per delle porcellane, così comunemente associate al Popolo del Mare, Meidani aveva una piccola collezione di orecchini e conchiglie dipinte, incorniciate attentamente e messe in mostra assieme a una piccola placca al di sotto, che elencava le date in cui erano state raccolte.
Il soggiorno era come un museo dedicato ai viaggi di una persona. Un coltello nuziale altarano, con quattro rubini scintillanti incastonati, pendeva accanto a una piccola bandiera cairhienese e a una spada shienarese. Ciascuno aveva una piccola placca che ne spiegava il senso. Il coltello nuziale, per esempio, era stato offerto a Meidani in cambio del suo aiuto nel sanare una disputa fra due casate per la morte di un possidente terriero particolarmente importante. Sua moglie le aveva dato quel coltello come segno di ringraziamento.