Chi avrebbe pensato che la donna tremebonda della cena di poche settimane prima potesse avere una collezione tanto splendida? Il tappeto stesso aveva un’etichetta, il regalo di un commerciante che lo aveva comprato ai porti riservati a pochi di Shara, poi lo aveva dato a Meidani come ringraziamento per aver guarito sua figlia. Aveva una foggia strana ed era intessuto con quelli che sembravano minuscoli cannicci dipinti, con ciuffi di un’esotica pelliccia grigia che orlavano i bordi. Il disegno raffigurava creature esotiche con lunghi colli.
Meidani stessa sedeva su una curiosa sedia fatta di rami di vimini, foggiata per sembrare un folto di rami crescente che per caso aveva assunto la forma di una sedia. Sarebbe stata orribilmente fuori posto in qualunque altra stanza della Torre, ma pareva adatta a questi alloggi, dove ogni oggetto era differente, nessuno legato eppure allo stesso modo connesso al tema comune di oggetti ricevuti durante i viaggi.
L’aspetto della Grigia era sorprendentemente diverso da come era stato durante la cena con Elaida. Invece del variopinto abito a taglio basso, indossava un vestito dall’alto collo di un semplice bianco, lungo e avvolgente, fatto come per non accentuare il suo petto. I suoi capelli color oro erano legati in una crocchia e non portava nemmeno un gioiello. Quel contrasto era intenzionale?
«Te la sei presa comoda a convocarmi» disse Egwene.
«Non volevo destare sospetti nell’Amyrlin» disse Meidani mentre Egwene attraversava l’esotico tappeto di Shara. «Inoltre, non sono ancora certa di come considerarti.»
«Non m’importa come mi consideri» disse Egwene in tono calmo, accomodandosi su una sedia di quercia troppo grande, recante una placca che la identificava come un dono da un presta soldi a Tear. «A una Amyrlin non serve la stima di coloro che la seguono, sempre che le obbediscano.»
«Sei stata catturata e rovesciata.»
Egwene sollevò un sopracciglio, incontrando lo sguardo di Meidani. «Catturata, vero.»
«Il Consiglio delle ribelli a quest’ora avrà scelto una nuova Amyrlin.»
«Guarda caso so che non l’hanno fatto.»
Meidani esitò. Rivelare l’esistenza di un contatto con le Aes Sedai ribelli era un azzardo, ma se non riusciva ad assicurarsi la lealtà di Meidani e delle spie, si trovava davvero su un terreno instabile. Egwene aveva reputato che sarebbe stato facile ottenere il sostegno della donna, considerando quanto Meidani era stata spaventata alla cena. Ma pareva che la donna non si lasciasse intimidire così facilmente come sembrava.
«Bene» disse Meidani. «Perfino se questo fosse vero, devi sapere di essere stata scelta come una marionetta. Un pupazzo da manipolare.»
Egwene sostenne lo sguardo della donna.
«Non hai alcuna vera autorità» continuò Meidani, e la sua voce tremolava solo un poco. Egwene non distolse lo sguardo. Meidani la esaminò, con la fronte che si increspava lentamente, passo passo, e le rughe apparivano sul suo liscio volto senza età da Aes Sedai. Cercò negli occhi di Egwene come un muratore che controlla che un pezzo di pietra non abbia difetti prima di metterlo al suo posto. Quello che trovò parve confonderla ancora di piu’.
«Ora,» disse Egwene, come se non fosse stata appena messa in discussione «mi dirai precisamente perché non sei fuggita dalla Torre. Per quanto io ritenga che il tuo ruolo di spia presso Elaida sia prezioso, devi essere al corrente del pericolo in cui ti trovi ora che Elaida è al corrente della tua vera lealtà. Perche non andartene?»
«Io… non posso dirlo» rispose Meidani, distogliendo lo sguardo.
«Te lo ordino come tua Amyrlin.»
«Non posso dirlo comunque.» Meidani abbassò lo sguardo verso il pavimento, come imbarazzata.
Curioso, pensò Egwene, nascondendo la propria frustrazione. «È ovvio che non comprendi la gravita della nostra situazione. O accetti la mia autorità , o accetti quella di Elaida. Non c’è via di mezzo, Meidani. E ti prometto questo: se Elaida resta Amyrlin Seat, scoprirai che il modo in cui tratta quelli che considera traditori è piuttosto spiacevole.»
Meidani continuò a guardare in basso. Nonostante la sua iniziale resistenza, pareva che le rimanesse poca forza di volontà.
«Capisco.» Egwene si alzò in piedi. «Ci hai traditi, vero? Sei passata dalla parte di Elaida prima di essere messa allo scoperto oppure dopo la confessione di Beonin?»
Meidani alzò lo sguardo immediatamente. «Cosa? No! Non ho mai tradito la nostra causa!» Pareva nauseata, il volto pallido e la bocca una linea sottile. «Come hai potuto pensare che appoggerei quella donna orribile? Odio quello che ha fatto alla Torre.»
Be’, quello era abbastanza diretto; c’era poco spazio per aggirare i Tre Giuramenti in quelle affermazioni. O Meidani era sincera, oppure era una Nera, anche se Egwene aveva difficoltà a credere che una Sorella Nera si sarebbe messa in pericolo dicendo una menzogna che poteva essere rivelata in modo piuttosto semplice.
«Perche non fuggire, allora?» chiese Egwene. «Perche rimanere?» Meidani scosse il capo. «Non posso dirlo.»
Egwene trasse un profondo respiro. Qualcosa in tutta quella conversazione la irritava. «Vuoi almeno dirmi perché ceni con Elaida tanto spesso? Di certo non è perché gradisci essere trattata a quel modo.»
Meidani arrossì. «Elaida e io eravamo amiche di letto durante i nostri giorni come novizie. Le altre hanno deciso che, se avessi rinnovato quella relazione, forse mi avrebbe portato a ottenere informazioni preziose.»
Egwene incrociò le braccia sotto i seni. «Mi pare avventato supporre che si sarebbe fidata di te. Comunque, la sete di potere di Elaida sta guidando lei stessa a compiere azioni avventate, perciò quel piano forse non era così imprudente. Nonostante ciò, non ti ammetterà mai fra le sue confidenze ora che conosce la tua vera lealtà.»
«Lo so. Ma è stato deciso che non avrei dovuto far capire di essere al corrente che lei sapeva. Se dovessi tirarmi indietro ora, rivelerebbe che siamo state avvertite, e questo è uno dei pochi, preziosi vantaggi di cui ora disponiamo.»
Talmente pochi e preziosi che sarebbe dovuta scappare dalla Torre e basta. Non c’era nulla da guadagnare, nel rimanere. Allora perché? Qualcosa stava trattenendo la donna, pareva. Qualcosa di forte. Una promessa?
«Meidani,» disse Egwene «devo sapere cosa non mi stai dicendo.»
Lei scosse il capo; pareva quasi spaventata. Luce!, pensò Egwene. Non le riserverò lo stesso trattamento a cui la sottopone Elaida quelle sere a cena.
Egwene si rimise a sedere. «Raddrizza la schiena, Meidani. Non sei una novizia leziosa. Sei una Aes Sedai. Comincia a comportarti come tale.»
La donna alzò lo sguardo, con gli occhi che brillavano per quella provocazione. Egwene annuì in approvazione. «Noi ripareremo il danno causato da Elaida, e io mi siederò al mio giusto posto come Amyrlin. Ma abbiamo del lavoro da fare.»
«Io non posso…»
«Sì» disse Egwene. «Non puoi dirmi cosa c’è che non va. Sospetto che siano coinvolti i Tre Giuramenti, anche se solo la Luce sa come. Possiamo aggirare il problema. Non puoi dirmi perché sei rimasta nella Torre. Ma puoi mostrarmelo?»
Meidani inclinò la testa. «Non sono certa. Potrei portarti a…» Si interruppe di colpo. Sì, uno dei Giuramenti le stava impedendo a forza di continuare. «Potrei essere in grado di mostrartelo» terminò Meidani debolmente. «Non sono sicura.»
«Allora scopriamolo. Quanto sarà pericoloso se quelle Rosse che mi sorvegliano ci seguiranno?»
Meidani impallidì. «Pericoloso.»
«Allora dovremo lasciarcele alle spalle» disse Egwene, tamburellando un’unghia contro il bracciolo della sua sedia di quercia troppo grande mentre rifletteva. «Potremmo lasciare la sezione della Grigia nella Torre passando per un’altra strada, ma se veniamo viste, questo potrebbe causare domande difficili.»