Gawyn si mosse con ‘Il gatto sulla sabbia bollente’ mentre Marlesh provava ‘Il colibrì bacia la rosa’. Quella del colibrì non era la forma giusta da usare per un attacco del genere; di rado veniva usata contro qualcuno sulla difensiva, ma era evidente che Marlesh era stanco che i suoi attacchi venissero parati. Stava diventando impaziente. Gawyn poteva sfruttarlo. E l’avrebbe fatto.
Sleete stava avanzando di nuovo. Gawyn riportò indietro la spada in guardia mentre i Custodi si avvicinavano in coppia. Gawyn si spostò immediatamente in ‘I fiori di melo nel vento’. La sua lama guizzò tre volte, ricacciando indietro un Marlesh dagli occhi sgranati. Marlesh imprecò, scagliandosi in avanti, ma Gawyn sollevò la sua spada dalla forma precedente e passò in modo fluido a ‘Scuotere la rugiada dal ramo’. Si fece avanti in una serie di sei bruschi colpi, tre per ciascun avversario, ricacciando Marlesh indietro e a terra — l’uomo era arretrato troppo rapidamente nella lotta — e deviando con forza da un lato la lama di Sleete due volte, poi terminando con la spada contro il collo dell’uomo.
I due Custodi guardarono Gawyn sbalorditi. Avevano avuto espressioni simili l’ultima volta che Gawyn li aveva sconfitti, e la volta prima ancora. Sleete portava una spada col marchio dell’airone ed era quasi leggendario nella Torre Bianca per la sua maestria. Si diceva che avesse sconfitto perfino Lan Mandragoran in due incontri su sette, ai tempi in cui Mandragoran si allenava con altri Custodi. Marlesh non era celebre come il suo compagno, ma era comunque un Custode addestrato e del tutto capace, non certo un avversario semplice.
Ma Gawyn aveva vinto. Ancora. Le cose parevano così semplici quando si allenava. Il mondo si restringeva, compresso come bacche da cui veniva estratto il succo, in qualcosa di più piccolo e più facile da vedere da vicino. Tutto quello che Gawyn aveva da sempre voluto era proteggere Elayne. Voleva difendere l’Andor. Forse imparare a essere un po’ più come Galad. Perche la vita non poteva essere semplice come un duello di spada? Avversari chiari e disposti davanti a te. La ricompensa era ovvia: la sopravvivenza. Quando gli uomini combattevano, si creava una connessione. Si diventava fratelli mentre ci si scambiavano colpi.
Gawyn tolse la spada e indietreggiò, rinfoderandola. Offrì la mano a Marlesh, il quale la prese, scuotendo la testa mentre si alzava in piedi. «Sei davvero notevole, Gawyn Trakand. Come una creatura di luce, colore e ombra quando ti muovi. Mi sento come un bambino con in mano un bastone quando ti affronto.»
Sleete non disse nulla mentre rinfoderava la propria spada, ma annuì a Gawyn in segno di rispetto, proprio come le ultime due volte che avevano combattuto. Era un uomo di poche parole. Gawyn lo apprezzava.
Nell’angolo del granaio c’era un mezzo barile pieno d’acqua e gli uomini si diressero in quella direzione. Corbet, uno dei Cuccioli, si affrettò a immergervi un mestolo e lo porse a Gawyn. Lui lo diede a Sleete. L’uomo più vecchio annuì di nuovo e prese un sorso mentre Marlesh afferrava una tazza dal polveroso davanzale della finestra e si prendeva da bere.
«Ti dico, Trakand,» continuò l’uomo basso «che ti troveremo una spada con degli aironi sopra. Nessuno dovrebbe affrontarti senza sapere in cosa si sta cacciando!»
«Non sono un maestro spadaccino» disse Gawyn piano, riprendendo il mestolo dal Custode dal naso aquilino e bevendo a sua volta. Era calda, il che andava bene. Era un minore contrasto, più naturale.
«Hai ucciso tu Hammar, vero?» chiese Marlesh.
Gawyn esitò. La semplicità che aveva provato prima, durante il combattimento, stava già andando in frantumi. «Sì.»
«Bene, allora sei un maestro spadaccino» disse Marlesh. «Avresti dovuto prendere la sua spada quando è caduto.»
«Non sarebbe stato rispettoso» disse Gawyn. «Inoltre non avevo tempo di reclamare trofei.»
Marlesh rise come se si trattasse di una battuta, anche se Gawyn non l’aveva intesa come tale. Lanciò un’occhiata a Sleete, che lo stava osservando con occhi curiosi.
Un fruscio di gonne annunciò l’avvicinarsi di Vasha. La Verde aveva lunghi capelli neri e stupefacenti occhi verdi che a volte sembravano quasi felini. «Hai finito di giocare, Marlesh?» chiese con un lieve accento domanese.
Marlesh ridacchiò. «Dovresti essere felice di vedermi giocare, Vasha. Mi pare di ricordare che questo mio ‘gioco’ ti ha salvato la pelle un paio di volte sul campo di battaglia.»
Lei tirò su col naso e sollevò un sopracciglio. Raramente Gawyn aveva visto una Aes Sedai e un Custode con una relazione così disinvolta come questi due. «Vieni» gli disse lei, girando i tacchi e dirigendosi verso le porte aperte del granaio. «Voglio vedere cosa ha trattenuto Narenwin e le altre così a lungo all’interno. Ha tutta l’aria di decisioni da prendere.»
Marlesh scrollò le spalle e gettò la tazza a Corbet. «Qualunque cosa stiano decidendo, spero che comprenda il muoversi. Non mi piace starmene con le mani in mano in questa città con quei soldati che ci giungono addosso furtivi. Se nel campo la tensione dovesse aumentare ancora, è probabile che me ne andrò a unirmi ai Calderai.»
Gawyn annuì a quel commento. Erano passate settimane dall’ultima volta che aveva osato inviare i Cucciali per una scorreria. I drappelli di ricerca di Bryne si stavano avvicinando sempre di più alla città , e questo permetteva sempre meno scorrerie nella campagna.
Vasha varcò le porte, ma Gawyn pote ancora sentirla dire: «A volte ti comporti in modo così infantile.» Marlesh si limitò a scrollare le spalle, salutando Gawyn e Sleete prima di uscire dal granaio.
Gawyn scosse il capo, riempiendo ancora il mestolo e prendendo un altro sorso. «Quei due mi ricordano proprio un fratello e una sorella, a volte.»
Sleete sorrise.
Gawyn rimise a posto il mestolo, rivolse un cenno col capo a Corbet, poi fece per andarsene. Voleva controllare il pasto serale dei Cuccioli e assicurarsi che venisse distribuito a dovere. Alcuni dei giovani avevano preso l’abitudine di allenarsi e scontrarsi fra loro quando avrebbero dovuto mangiare.
Mentre se ne andava, però, Sleete allungò una mano e lo prese per un braccio. Gawyn guardò indietro dalla sorpresa.
«Hattori ha solo un Custode» disse l’uomo con voce bassa e roca. Gawyn annuì. «Non è senza precedenti per una Verde.»
«Non è perché non sia propensa ad averne altri» disse Sleete. «Anni fa, quando legò me, disse che ne avrebbe preso un altro solo se io lo avessi giudicato degno. Mi chiese di cercare. Lei non pensa molto a questo genere di cose. È troppo occupata con altre faccende.» D’accordo, pensò Gawyn, domandandosi perché gli stava dicendo questo.
Sleete si voltò, incontrando lo sguardo di Gawyn, «Sono passati oltre dieci anni, ma ho trovato qualcuno degno. Ti legherà a se quest’ora stessa, se lo desideri.»
Gawyn sbatte le palpebre dalla sorpresa verso Sleete. L’uomo dinoccolato era avvolto nuovamente nel suo mantello cangiante, indossando al di sotto semplici abiti verdi e bruni. Altri si lamentavano che, per via dei suoi lunghi capelli e basette, Sleete sembrava più trasandato di quanto un Custode avrebbe dovuto. Ma ‘trasandato’ era il termine sbagliato per quest’uomo. Rozzo, forse, ma naturale. Come delle pietre non tagliate o una quercia nodosa, ma robusta.
«Sono onorato, Sleete,» disse Gawyn «ma sono venuto a studiare alla Torre Bianca per via delle tradizioni andorane, non perché avevo intenzione di diventare un Custode. Il mio posto è accanto a mia sorella.» E se qualcuno, deve legarmi, quella sarà Egwene.
«Tu sei venuto per quelle ragioni,» disse Sleete «ma quelle ragioni sono obsolete. Hai combattuto nella nostra guerra, hai ucciso Custodi e hai difeso la Torre. Tu sei uno di noi. Il tuo posto è con noi.»
Gawyn esitò.
«Tu cerchi» disse Sleete. «Come un falco, che guarda da una parte e dall’altra, cercando di decidere se appollaiarsi o cacciare. Alla fine ti stancherai di volare. Unisciti a noi, diventa uno di noi. Scoprirai che Hattori è un’ottima Aes Sedai. Più saggia di tante, molto meno propensa a litigi e a sciocchezze di parecchie nella Torre.»