Aggirò il retro dell’edificio, come procedendo per una legittima ispezione delle guardie. Parecchie delle Aes Sedai nel villaggio non avevano Custodi: o erano Rosse, o se l’erano lasciati indietro. Alcune erano tanto anziane da poter aver perso i loro Custodi per la vecchiaia e non averne scelti di nuovi. Due donne sfortunate avevano perso i loro ai Pozzi di Dumai. Gawyn e gli altri facevano del loro meglio per fingere di non notare gli occhi rossi o i singhiozzi occasionali provenienti dalle loro stanze.
Le Aes Sedai, ovviamente, affermavano di non aver bisogno che i Cuccioli montassero la guardia per proteggerle. Probabilmente avevano ragione. Ma Gawyn aveva visto Aes Sedai morte ai Pozzi di Dumai; non erano invincibili.
Presso le porte sul retro, Hal Moir rivolse il saluto a Gawyn e lo lasciò entrare perché procedesse con l’ispezione. Gawyn san una breve rampa di scale dritte ed entrò nel corridoio superiore. Qui diede il cambio a Berden, il Cucciolo Tarenese dalla pelle scura che stava montando la guardia. Berden era un ufficiale, e Gawyn gli disse di andare a controllare la distribuzione del cibo nell’accampamento. L’uomo annuì e si allontanò.
Gawyn esitò di fronte alla stanza di Narenwin Sedai. Se voleva sentire cosa stava succedendo fra le Aes Sedai, la cosa più ovvia sarebbe stata origliare. Berden era stata l’unica guardia al secondo piano e non c’erano Custodi come protezione contro orecchie indiscrete. Ma il pensiero di origliare lasciò un sapore amaro nella bocca di Gawyn. Non avrebbe dovuto farlo. Era il comandate dei Cuccioli e le Aes Sedai stavano traendo una grossa utilità dalle sue truppe. Gli dovevano delle informazioni. Perciò, piuttosto che provare a origliare, bussò con decisione alla porta.
A quel suono rispose il silenzio. Poi la porta si schiuse per mostrare un pezzetto del volto accigliato di Covarla. La Rossa dai capelli chiari era stata al comando delle Sorelle nella città prima di essere riassegnata, ma era ancora una delle donne più importanti a Dorian.
«Non dovevamo essere interrotte» sbottò lei attraverso quello spiraglio aperto. «I tuoi soldati hanno ordine di tenere fuori chiunque, perfino altre Sorelle.»
«Queste regole non si applicano a me» replicò Gawyn incontrando il suo sguardo. «I miei uomini sono in serio pericolo in questa città. Se non mi metterete a parte dei vostri piani, chiedo almeno di poter ascoltare.»
Il volto impassibile di Covarla parve mostrare irritazione. «La tua impudenza sembra crescere ogni giorno di piu’, bambino» disse lei. «Forse è necessario che tu venga rimosso e venga scelto un rimpiazzo più appropriato per capitanare quel gruppo.» Gawyn serrò la mascella.
«Pensi che non ti metterebbero da parte se una Sorella lo chiedesse loro?» domandò Covarla con un debole sorriso. «Possono essere una pallida imitazione di un esercito, ma conoscono il loro posto. Un peccato che non si possa dire lo stesso del loro comandante. Torna dai tuoi uomini, Gawyn Trakand.»
Detto questo, gli chiuse la porta in faccia.
Gawyn moriva dalla voglia di fare irruzione nella stanza. Ma quello l’avrebbe soddisfatto solo per un paio di istanti, ossia il tempo necessario affinche le Aes Sedai lo legassero per bene con il Potere. Si domandava che impatto avrebbe avuto sul morale dei Cuccioli. Vedere il loro comandante, il coraggioso Gawyn Trakand, gettato fuori dall’edificio con un bavaglio di Aria in bocca. Ignorò la sua frustrazione, scendendo di nuovo giù per le scale. Andò in cucina e si appoggiò contro la parete opposta, fissando i gradini per il secondo piano. Ora che aveva congedato Berden, sentiva il bisogno di rimanere di guardia lui stesso oppure di mandare un messaggero a prendere un altro uomo. Ma prima voleva riflettere per un momento; se la loro riunione di sopra fosse durata a lungo, avrebbe designato un rimpiazzo.
Aes Sedai. Gli uomini assennati se ne stavano alla larga da loro quando era possibile e obbedivano con alacrità quando non lo era. Gawyn aveva problemi a fare entrambe le cose: il suo sangue nobile gli impediva di stare alla larga e il suo orgoglio interferiva con l’obbedienza verso di loro. Aveva appoggiato Elaida nella ribellione non perché gli piaceva: era sempre stata fredda durante i suoi anni come consigliere di sua madre. No, la appoggiava perché detestava il modo in cui Siuan trattava sua sorella ed Egwene.
Ma Elaida avrebbe trattato meglio le due ragazze? Chiunque di loro l’avrebbe fatto? Gawyn aveva preso la sua decisione in un momento di entusiasmo; non era stato il ponderato atto di lealtà che credevano i suoi uomini.
A chi andava la sua lealtà , allora?
Pochi minuti più tardi, un rumore di passi sulle scale e deboli voci dal corridoio di sopra annunciarono che le Aes Sedai avevano terminato la loro riunione segreta. Covarla scese per le scale in rosso e giallo, dicendo qualcosa alle Sorelle dietro di lei. «…A credere che le ribelli abbiano scelto una loro Amyrlin.»
Narenwin, magra e dal volto squadrato, veniva dopo di lei annuendo. Poi, con sua sorpresa, Katerine Alruddin giunse dalle scale dietro di loro. Gawyn si mise dritto, sbalordito. Katerine aveva lasciato l’accampamento settimane prima, il giorno dopo l’arrivo di Narenwin. La Rossa dai capelli corvini non aveva fatto parte del gruppo originario inviato a Dorian e aveva usato ciò come una scusa per tornare alla Torre Bianca.
Perche era tornata a Dorian? Come era tornata? Gli uomini di Gawyn glielo avrebbero riferito, se l’avessero vista. Dubitava che alle sentinelle fosse potuto sfuggire il suo arrivo.
Lei squadrò Gawyn mentre le tre Aes Sedai attraversavano la cucina con un sorriso scaltro. Avevano notato il suo sconcerto.
«Sì» disse Katerine, voltandosi verso Covarla. «Immaginalo: una Amyrlin senza un trono su cui sedersi! Sono un gruppo di ragazze sciocche che hanno creato uno spettacolo di burattini per bambini con bambole vestite come le Sorelle migliori di loro. Era ovvio che scegliessero una selvatica per quel compito, e una mera Ammessa, per di piu’. Sapevano quanto era patetica quella decisione.»
«Ma almeno è stata catturata» fece notare Narenwin, soffermandosi sulla soglia mentre Covarla la attraversava.
Katerine proruppe in una brusca risata. «Catturata e costretta a urlare per mezza giornata. Non vorrei essere nei panni di quella al’Vere in questo momento. Ovviamente, non merita niente di meno per aver lasciato che le mettessero la stola dell’Amyrlin sulle spalle.»
Cosa?, pensò Gawyn sbalordito.
Quelle tre uscirono dalla cucina, le loro voci che andavano svanendo. Gawyn se ne accorse a malapena. Barcollò all’indietro, colpendo la parete in cerca di un sostegno. Non poteva essere! Pareva che… Egwene… Doveva aver sentito male!
Ma le Aes Sedai non potevano mentire. Gawyn aveva sentito voci che le ribelli avessero il proprio Consiglio e la propria Amyrlin… ma Egwene? Era ridicolo! Lei era solo un’Ammessa! Ma quale scelta migliore per un potenziale fallimento? Forse nessuna delle Sorelle era stata disposta a rischiare il collo assumendo il titolo. Una donna più giovane come Egwene sarebbe stata una pedina perfetta.
Rimettendosi in sesto, Gawyn si affrettò fuori dalla cucina per seguire le Aes Sedai. Uscì nel pomeriggio ormai inoltrato e trovò Vasha in piedi a bocca spalancata mentre fissava Katerine. Apparentemente, Gawyn non era l’unico rimasto sbigottito dall’improvviso ritorno della Rossa. Gawyn prese per il braccio Tando, una delle guardie dei Cuccioli di fronte alla casa. «L’hai vista entrare nell’edificio?»
Il giovane Andorano scosse il capo. «No, mio signore. Uno degli uomini all’interno ha riferito di averla vista incontrarsi con le altre Aes Sedai: pare che sia uscita tutt’a un tratto dalla soffitta. Ma nessuna delle guardie sa come sia entrata.»