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Gawyn lasciò andare il soldato e schizzò dietro Katerine. Raggiunse le tre donne nel mezzo della polverosa piazza principale. Tutte e tre voltarono quei visi senza età verso di lui, ognuna con un identico cipiglio e labbra serrate. Gli occhi di Covarla erano particolarmente severi, ma a Gawyn non importava se gli avrebbero tolto i Cuccioli o se l’avrebbero legato in aria. L’umiliazione non aveva alcuna importanza. Solo una cosa ne aveva.

«È vero?» domandò lui. Poi, sussultando, intrise di rispetto la propria voce. «Per favore, Katerine Sedai. È vero quello che ti ho sentito dire sulle ribelli e sulla loro Amyrlin?»

Lei lo squadrò, valutandolo. «Suppongo che sarebbe bene passare queste notizie fra i tuoi soldati. Sì, l’Amyrlin ribelle è stata catturata.»

«E il suo nome?» chiese Gawyn.

«Egwene al’Vere» rispose Katerine. «Che le voci diffondano il vero, una volta tanto.» Annuì verso di lui con un brusco congedo, poi iniziò a camminare di nuovo con le altre due.

«Mettete a frutto quello che vi ho insegnato. L’Amyrlin insiste affinche queste scorrerie vengano fermate, e questi flussi dovrebbero garantirvi una mobilità senza precedenti. Non sorprendetevi se le ribelli dovessero anticiparvi. Sanno che abbiamo la loro cosiddetta Amyrlin, e probabilmente hanno indovinato che anche noi abbiamo i nuovi flussi. Non passerà molto tempo prima che tutti abbiano il Viaggiare. Usate il vantaggio che vi è stato dato prima che si annulli.»

Gawyn stava ascoltando a stento. Un pezzo della sua mente era sbalordito. Viaggiare? Qualcosa di leggendario. Era così che Gareth Bryne manteneva approvvigionato il suo esercito?

Comunque la maggior parte del cervello di Gawyn era ancora intorpidita. Siuan Sanche era stata quietata e condannata a morte, ed era stata semplicemente una Amyrlin deposta. Cosa avrebbero fatto a una falsa Amyrlin, a capo di una fazione ribelle?

Costretta a urlare — per mezza giornata…

Stavano torturando Egwene. L’avrebbero quietata! Probabilmente l’avevano già fatto. Dopodiche sarebbe stata giustiziata. Gawyn osservò le tre Aes Sedai allontanarsi. Poi si voltò lentamente, stranamente calmo, poggiando la mano sul pomolo della sua spada.

Egwene era nei guai. Sbatte’ le palpebre senza fretta, lì in piedi nella piazza, con il bestiame che muggiva in lontananza e l’acqua che gorgogliava nel canale accanto a lui.

Egwene sarebbe stata giustiziata.

Dove risiede la tua lealtà , Gawyn Trakand?

Attraversò il villaggio, camminando con passo stranamente certo. I Cuccioli sarebbero stati inaffidabili in un’azione contro la Torre Bianca. Non avrebbero potuto usarli per organizzare un salvataggio. Ma era improbabile che ci potesse riuscire da solo. Questo gli lasciava una sola opzione.

Dieci minuti dopo si ritrovò nella sua tenda, preparando con attenzione le sue bisacce. Parecchie delle sue cose sarebbero dovute rimanere. C’erano avamposti di esplorazione lontani, e lui li aveva visitati in precedenza per ispezioni a sorpresa. Quella sarebbe stata una buona scusa per lasciare il campo.

Non poteva destare sospetti. Covarla aveva ragione. I Cuccioli lo seguivano. Lo rispettavano. Ma non erano suoi: appartenevano alla Torre Bianca, e si sarebbero scagliati contro di lui con la stessa rapidità con cui lui si era scagliato contro Hammar, se quella fosse stata la volontà dell’Amyrlin. Se qualcuno di loro avesse avuto sentore di ciò che stava progettando, non sarebbe riuscito ad allontanarsi di cento metri.

Chiuse per bene le bisacce. Sarebbe dovuto bastare. Uscì dalla tenda, gettandosele in spalla, poi si diresse verso le file dei cavalli. Mentre camminava, fece cenno a Rajar, che stava mostrando a una squadra di soldati delle tecniche di scherma avanzate. Rajar mise un altro uomo al comando, poi si affrettò verso Gawyn, guardando accigliato le bisacce.

«Vado a ispezionare il quarto avamposto» disse Gawyn.

Rajar lanciò un’occhiata al cielo; si stava già offuscando. «Così tardi?»

«L’ultima volta ho effettuato l’ispezione di mattina» disse Gawyn. Strano come il suo cuore non stesse martellando. Calmo e regolare. «La volta prima ancora è stato di pomeriggio. Ma il periodo più pericoloso per essere sorpresi è la sera, quando c’è ancora abbastanza luce per un attacco ma è sufficientemente tardi perché gli uomini siano stanchi e pieni per la cena.» Rajar annuì, unendosi a Gawyn mentre camminava. «Solo la Luce sa se abbiamo bisogno di esploratori attenti ora» convenne. Gli stessi esploratori di Bryne avevano investigato villaggi a meno di mezza giornata a cavallo da Dorian. «Ti procurerò una scorta.»

«Non ce n’è bisogno» disse Gawyn. «L’ultima volta, all’Avamposto Quattro mi hanno visto arrivare da un chilometro buono. Una squadra solleva troppa polvere. Voglio vedere quanto sono acuti i loro occhi quando si tratta di un solo cavaliere.»

Rajar si accigliò di nuovo.

«Sarò al sicuro» disse Gawyn, costringendosi a esibire un sorriso beffardo. «Rajar, sai che lo sarò. Cosa c’è? Hai paura che venga catturato dai banditi?»

Rajar si rilassò, ridacchiando. «Tu? È più facile che prendano Sleete. D’accordo, allora. Ma assicurati di mandarmi un messaggero non appena sarai tornato all’accampamento. Rimarrò in piedi tutta notte a preoccuparmi, se non torni.»

Mi spiacerà costarti il sonno, allora, amico, pensò Gawyn annuendo. Rajar corse di nuovo a supervisionare l’allenamento e presto Gawyn si ritrovò appena fuori dal campo, slacciando le pastoie di Challenge mentre un ragazzo del villaggio che faceva da stalliere gli andava a prendere la sella.

«Hai l’aria di un uomo che ha preso una decisione» disse all’improvviso una voce sommessa. Gawyn si voltò, con la mano che si abbassava sulla spada. Una delle ombre nei paraggi si stava muovendo. Guardando con più attenzione, fu in grado di distinguere la forma di un uomo in ombra con un naso ricurvo. Alla malora quei mantelli da Custode!

Gawyn cercò di simulare disinvoltura come aveva fatto con Rajar. «Felice di avere qualcosa da fare, suppongo» disse, voltando le spalle a Sleete mentre il giovane stalliere si avvicinava. Gawyn gli gettò un pezzo di rame e prese la sella, congedando il ragazzo.

Sleete continuò a osservare dall’ombra di un imponente pino mentre Gawyn metteva la sella in groppa a Challenge. Il Custode sapeva. La recita di Gawyn aveva ingannato chiunque altro, ma lui poteva percepire che non avrebbe funzionato su quest’uomo. Luce! Avrebbe dovuto uccidere un altro uomo che rispettava? Che tu sia folgorata, Elaida! Che tu sia folgorata, Siuan Sanche, e la tua intera Torre! Smettetela di usare la gente. Smettetela di usare me!

«Quando devo dire ai tuoi uomini che non tornerai?» domandò Sleete.

Gawyn strinse per bene le cinghie della sella e aspettò che il suo cavallo espirasse. Osservò Challenge, accigliandosi. «Non hai intenzione di fermarmi?»

Sleete ridacchiò. «Ho combattuto tre volte oggi e non ho vinto nemmeno una tornata, sebbene avessi un uomo capace di aiutarmi. Tu hai l’aria di un uomo pronto a uccidere, se necessario, e io non sono assetato di morte quanto qualcuno potrebbe supporre.»

«Tu mi combatteresti» disse Gawyn, terminando di allacciare la sella e sollevando le bisacce al loro posto e poi legandole. Challenge sbuffò. Al cavallo non piaceva mai portare del peso in piu’. «Tu moriresti se lo ritenessi necessario. Se attaccassi, perfino se io ti uccidessi, causerebbe confusione. Non sarei mai in grado di spiegare perché ho ucciso un Custode. Potresti fermarmi.»

«Vero» disse Sleete.

«Allora perché lasciarmi andare?» chiese Gawyn, aggirando il castrone e prendendo le redini. Incontrò quegli occhi in ombra e pensò di cogliere una minima traccia di sorriso sulle labbra sotto di essi.

«Forse solo perché apprezzo vedere uomini a cui importa» disse Sleete. «Forse spero che troverai un modo per porre fine a questo. Forse mi sento pigro e dolorante, con lo spirito ammaccato da così tante sconfitte. Che tu possa trovare ciò che cerchi, giovane Trakand.» E, con un fruscio del mantello, Sleete indietreggiò, svanendo nell’oscurità della notte ormai prossima.