«Molto tempo fa ti promisi che il Signore Supremo poteva restituirti il tuo amore perduto. Non pensi che possa far rinascere con facilità coloro che lo servono?»
Un altro nome per il Tenebroso era Signore della Tomba. Sì, era vero, perfino se Rand desiderava poterlo negare. Perche si sarebbe dovuto sorprendere nel vedere tornare i suoi nemici quando il Tenebroso poteva ridare la vita ai morti?
«Siamo tutti rinati,» continuò Moridin «filati nuovamente nel Disegno più e più volte. La morte non è una barriera per il mio padrone, tranne per coloro che hanno sperimentato il fuoco malefico. Quelli sono oltre la sua portata. E un miracolo che riusciamo a ricordarli.» Dunque alcuni degli altri erano davvero morti. Il fuoco malefico era la chiave. Ma come aveva fatto Moridin a entrare nei sogni di Rand? Lui metteva delle protezioni ogni notte. Lanciò un’occhiata a Moridin, notando qualcosa di strano negli occhi dell’uomo. Piccoli puntini neri fluttuavano nel bianco, passando avanti e indietro come fiocchi di cenere soffiati da un vento tranquillo.
«Il Signore Supremo può concederti il senno, sai» disse Moridin.
«L’ultima volta che mi hai donato il senno non mi ha portato alcun conforto» disse Rand, sorprendendo se stesso con quelle parole. Quello era un ricordo di Lews Therin, non suo. Eppure Lews Therin era svanito dalla sua mente. Stranamente, Rand si sentiva più stabile — in qualche modo — qui in questo posto dove tutto il resto pareva fluido. I suoi pezzi combaciavano meglio. Non perfettamente, certo, ma meglio di quanto avevano fatto di recente.
Moridin sbuffò piano, ma non disse nulla. Rand si voltò di nuovo verso le fiamme, osservandole contorcersi e guizzare. Creavano delle forme, come le nuvole, ma queste erano corpi senza testa, scheletrici, con le schiene che si arcuavano dal dolore, torcendosi per un attimo nel fuoco in preda agli spasmi prima di annullarsi in un lampo.
Rand guardò quel fuoco per qualche tempo, meditando. Qualcuno avrebbe potuto ritenerli vecchi amici, che si godevano il calore di un focolare in inverno. Tranne che quelle fiamme non emettevano alcun calore e che Rand un giorno o l’altro avrebbe ucciso di nuovo quest’uomo. O sarebbe morto per mano sua.
Moridin tamburellò le dita sulla sedia. «Perche sei venuto qui?» Venuto qui?, pensò Rand sconcertato. Non era stato Moridin a portarlo?
«Mi sento così stanco» continuò Moridin, chiudendo gli occhi. «Sei tu o sono io? Potrei strozzare Semirhage per quello che ha fatto.»
Rand si accigliò. Moridin era pazzo? Di certo Ishamael era sembrato folle, alla fine.
«Non è il momento di scontrarci» disse Moridin, agitando una mano verso Rand. «Va’. Lasciami in pace. Non so cosa succederebbe se noi due ci uccidessimo a vicenda. Il Signore Supremo ti avrà molto presto. La sua vittoria è assicurata.»
«Ha fallito prima e fallirà di nuovo» disse Rand. «Io lo sconfiggerò.»
Moridin rise di nuovo, la stessa risata senza allegria di prima. «Forse lo farai» disse. «Ma credi che abbia importanza? Riflettici. La Ruota continua a girare. Le Epoche continuano a susseguirsi e gli uomini combattono il Signore Supremo. Ma un giorno egli vincerà , e quando accadrà la Ruota si fermerà.
«Questo è il motivo per cui la sua vittoria è assicurata. Io penso che avverrà in quest’Epoca, ma se così non fosse, sarà in un’altra. Quando tu sei vittorioso, questo porta solo a un’altra battaglia. Quando lui sarà vittorioso, tutte le cose finiranno. Non riesci a capire che non c’è speranza per te?»
«È stato questo a indurii a schierarti dalla sua parte?» chiese Rand. «Sei sempre stato così pieno di pensieri, Elan. La tua logica ti ha distrutto, non è così?»
«Non c’è nessuna strada per la vittoria» disse Moridin. «L’unica strada è seguire il Signore Supremo e dominare per qualche tempo prima che tutte le cose terminino. Gli altri sono sciocchi. Sono in cerca di enormi ricompense per l’eternità , ma non ci sarà alcuna eternità. Solo il presente e gli ultimi giorni.»
Rise di nuovo, e stavolta era un suono pieno di gioia. Puro piacere. Rand si alzò in piedi. Moridin lo squadrò con cautela, ma non si alzò.
«Esiste un modo per vincere, Moridin» disse Rand. «Io intendo ammazzarlo. Uccidere il Tenebroso. Fare in modo che la Ruota giri senza la sua corruzione costante.»
Moridin non ebbe alcuna reazione. Stava ancora fissando le fiamme. «Siamo connessi» disse infine Moridin. «È questo il modo in cui sei giunto qui, anche se io stesso non capisco il nostro legame. Dubito che tu possa comprendere la portata della stupidità nella tua affermazione.» Rand provò un accesso di rabbia, ma lo ricacciò indietro. Non si sarebbe fatto provocare.
«Vedremo.»
Si protese verso l’Unico Potere. Era distante, lontano. Rand lo afferrò e si sentì strattonare via, come su una fune di saidin.
La stanza scomparve e con essa l’Unico Potere, e Rand entrò in una profonda oscurità. Rand smise finalmente di dibattersi nel sonno e Min trattenne il fiato, sperando che non ricominciasse. Sedette con le gambe rannicchiate sotto di se, avvolta in una coperta mentre leggeva sulla sua sedia all’angolo della stanza. Una piccola lampada tremolava e danzava sul corto tavolo accanto a lei, illuminando la sua pila di libri ammuffiti. La frana, Osservazioni e contro-osservazioni, Monumenti del passato. Libri di storia, perlopiu’.
Rand sospirò piano, ma non si mosse. Min lasciò andare il fiato e si riaccomodò sulla sedia, con il dito che teneva il segno su una copia di Meditazioni di Pelateos. Con le imposte chiuse per la notte, poteva ancora sentire il vento mormorare fra i pini. La stanza aveva un flebile odore di fumo per quello strano incendio. La prontezza di spirito di Aviendha aveva tramutato un potenziale disastro in un mero contrattempo. Non che fosse stata ricompensata per questo. Le Sapienti continuavano a farla lavorare come l’ultimo mulo di un mercante.
Min non era stata in grado di avvicinarsi abbastanza a lei da parlarle, malgrado il fatto che ormai si trovassero nello stesso accampamento da diverso tempo. Non sapeva cosa pensare dell’altra donna. Erano più a proprio agio fra loro quella sera, condividendo l’oosquai. Ma un giorno non rendeva amiche le persone, e di certo la condivisione la turbava.
Min lanciò un’altra occhiata a Rand, che giaceva supino e col respiro ora regolare. Il suo braccio sinistro era steso lungo le coperte, col moncherino esposto. Min non sapeva come riuscisse a dormire, con quelle ferite al fianco. Non appena ci pensava, poteva avvertire il dolore: era tutto parte della palla avvoltolata delle emozioni di Rand sul fondo della sua mente. Lei aveva imparato a ignorare il dolore. Aveva dovuto. Per lui sarebbe stato molto più forte. Min non sapeva come riuscisse a sopportarlo.
Lei non era Aes Sedai — grazie alla Luce —, ma in qualche modo lo aveva legato a se. Era sorprendente: poteva capire dove si trovava e se era sconvolto. Perlopiù riusciva a fare in modo che le sue emozioni non la sopraffacessero tranne quando erano passionali. Ma quale donna non avrebbe voluto essere sopraffatta durante quei momenti? Era un’esperienza particolarmente… eccitante col legame, che le faceva provare il proprio desiderio e la fiammeggiante tempesta di fuoco che era quello di Rand per lei.
Quel pensiero la fece arrossire, e Min aprì di nuovo Meditazioni per distrarsi. Rand aveva bisogno di dormire e lei aveva intenzione di lasciarglielo fare. Inoltre a Min occorreva studiare, anche se questo la portava a conclusioni che non le piacevano.
Questi libri erano appartenuti a Herid Fel, l’affabile vecchio studioso che si era unito alla scuola di Rand a Cairhien. Min sorrise, ricordando il modo distratto di Fel di parlare e le sue scoperte confuse, eppure in qualche modo geniali.
Herid Fel era morto ora, assassinato, fatto a pezzi dalla Progenie dell’Ombra. Aveva scoperto qualcosa in quei libri, qualcosa che aveva avuto intenzione di dire a Rand. Qualcosa sull’Ultima Battaglia e i sigilli sulla prigione del Tenebroso. Fel era stato ucciso appena prima di trasmettere quelle informazioni. Forse si trattava di una coincidenza; forse i libri non avevano nulla a che fare con la sua morte. Ma forse sì. Min era decisa a trovare le risposte. Per Rand e per Herid stesso.