«‘Trattare’ è diverso da ‘collaborare’» osservò Egwene. «Il Drago Rinato non doveva essere lasciato libero di andare in giro, ma da quando la Torre Bianca ha l’abitudine di rapire le persone per piegarle al nostro volere? Non siamo forse note come le persone più caute e sottili? Non ci vantiamo di essere capaci di far agire gli altri come dovrebbero, al contempo facendogli pensare che è stata una loro idea? Quando mai in passato abbiamo rinchiuso dei re in una cassa e li abbiamo picchiati per la loro disobbedienza? Perche ora — proprio ora, per la Luce — abbiamo abbandonato i nostri metodi accorti e siamo diventate invece semplici banditi?»
Ferane scelse una noce. Le altre due Bianche si stavano scambiando uno sguardo turbato.
«Quello che dici ha un senso» ammise infine l’Adunante.
Egwene mise da parte lo schiaccianoci. «Rand al’Thor è un brav’uomo, nel suo cuore, ma ha bisogno di essere guidato. Sono questi i giorni in cui avremmo dovuto agire con quanta più sottigliezza possibile. Lo avremmo dovuto portare a fidarsi delle Aes Sedai sopra chiunque altro, ad affidarsi al nostro consiglio. Gli avremmo dovuto mostrare la saggezza nell’ascoltare. Invece gli abbiamo mostrato che l’avremmo trattato come un bambino indisciplinato. Se anche lo fosse, non possiamo permettergli di pensare che lo vediamo in tal modo. A causa del nostro pasticcio, lui ha preso prigioniere delle Aes Sedai, e ha permesso che altre ancora venissero legate a quei suoi Asha’man.»
Ferane si erse rigida sulla sedia. «Meglio non menzionare quella atrocità.»
«Di che si tratta?» chiese Tesan sconcertata, la mano sollevata sul suo petto. Pareva che alcune Bianche non prestassero mai attenzione al mondo attorno a loro. «Ferane? Tu sapevi di questo?»
Ferane non rispose.
«Ho… sentito queste voci» disse la robusta Miyasi. «Se sono vere, bisogna fare qualcosa.»
«Sì» disse Egwene. «Purtroppo non possiamo concentrarci su al’Thor in questo momento.»
«Lui è il problema maggiore che il mondo ha di fronte» disse Tesan col suo volto stretto, sporgendosi in avanti. «Dobbiamo occuparci di lui come prima cosa.»
«No» replicò Egwene. «Ci sono altre questioni.»
Miyasi si accigliò. «Con l’Ultima Battaglia che incombe, non vedo altre questioni degne di importanza.»
Egwene scosse il capo. «Se ci occupassimo di Rand ora, saremmo come un contadino che guarda il suo carro e si preoccupa che non vi siano caricate mercanzie da vendere… ma ignora il fatto che l’assale è crepato. Se carica il carro prima del tempo, non farà altro che romperlo e si troverà in una situazione peggiore di prima.»
«E cosa vuoi dire, con esattezza?» domandò Tesan. Egwene tornò a guardare Ferane.
«Capisco» disse Ferane. «Ti stai riferendo alle divisioni nella Torre.»
«Una pietra incrinata può costituire delle buone fondamenta per un edificio?» chiese Egwene. «Una corda lisa può trattenere un cavallo imbizzarrito? Come possiamo noi, nelle nostre attuali condizioni, sperare di gestire il Drago Rinato in persona?»
Ferane disse: «Allora perché continui a fomentare la divisione insistendo di essere l’Amyrlin Seat? Sfidi la tua stessa logica.»
«E rinunciare alla mia rivendicazione del ruolo di Amyrlin sanerebbe la Torre?» chiese Egwene.
«Aiuterebbe.»
Egwene sollevò un sopracciglio. «Supponiamo per un momento che, rinunciando alla mia rivendicazione, io riesca a persuadere la fazione ribelle a riunirsi alla Torre Bianca e ad accettare Elaida come Amyrlin.» Sollevò il sopracciglio ancora di piu’, indicando quanto riteneva improbabile quell’eventualità. «Le divisioni sarebbero sanate?»
«Tu hai appena detto che lo sarebbero» rispose Tesan accigliandosi.
«Ah sì?» replicò Egwene. «Le Sorelle smetterebbero di sgattaiolare per i corridoi, spaventate di essere da sole? Gruppi di donne di Ajah differenti cesserebbero di osservarsi a vicenda con ostilità quando si incrociano nei corridoi? Con tutto il dovuto rispetto, non ci sarebbe più bisogno di indossare i nostri scialli tutto il tempo per sottolineare chi siamo e a chi va la nostra lealtà ?»
Ferane abbassò lo sguardo per un breve istante sul suo scialle frangiato di bianco.
Egwene si sporse in avanti e proseguì. «Di sicuro voi, fra tutte le donne della Torre Bianca, potete capire l’importanza della collaborazione fra le Ajah. Ci servono donne con capacità e interessi differenti da radunare nelle Ajah. Ma per noi ha senso rifiutare di lavorare assieme?»
«La Bianca non ha causato questa… deplorevole tensione» disse Miyasi sbuffando. «Sono state le altre, che agiscono con emozioni in abbondanza.»
«È stato chi detiene ora il potere a causarla» disse Egwene. «Insegna che è giusto quietare altre Sorelle in segreto, giustiziare Custodi prima ancora che la loro Aes Sedai venga giudicata. Che non c’è nulla di sbagliato nel togliere lo scialle a una Sorella e ridurla a un’Ammessa, che non c’è nulla di sbagliato nello sciogliere un’intera Ajah. E l’agire senza il parere del Consiglio per qualcosa di così pericoloso come rapire e imprigionare il Drago Rinato? È così inaspettato che le Sorelle siano tanto spaventate e preoccupate? Quello che ci è successo non è tutto completamente logico?»
Le tre Bianche rimasero in silenzio.
«Io non mi sottometterò» disse Egwene. «Non finche farlo ci lascerà divise. Continuerò ad affermare che Elaida non è l’Amyrlin. Le sue azioni l’hanno dimostrato. Volete aiutare a combattere il Tenebroso? Bene, il vostro primo passo non è trattare col Drago Rinato. Il primo passo dovrebbe essere tendere la mano alle Sorelle delle altre Ajah.»
«Perche noi?» chiese Tesan. «Le azioni delle altre non sono una nostra responsabilità.»
«E voi non avete alcuna colpa?» domandò Egwene, lasciando filtrare un po’ della sua rabbia.
Nessuna delle Sorelle avrebbe accettato un briciolo di responsabilità ? «Voi, della Bianca, avreste dovuto vedere dove avrebbe condotto questa strada. Sì, Siuan e le Azzurre non erano prive di difetti… ma voi avreste dovuto accorgervi dell’errore nel destituirla, permettendo poi a Elaida di sciogliere l’Azzurra. Inoltre, credo che diverse Sorelle della vostra Ajah siano state parte integrante dell’elezione di Elaida ad Amyrlin.»
Miyasi sussulto. Alle Bianche non piaceva che venisse ricordato loro di Alviarin e del suo fallimento come Custode degli Annali di Elaida. Invece di rivoltarsi contro Elaida per aver estromesso la Sorella Bianca, parevano essersi rivoltate contro il loro stesso membro per la vergogna che aveva causato loro.
«Io penso ancora che questo sia un compito per le Grigie» disse Tesan, ma suonava meno convinta di qualche momento prima. «Dovresti parlare con loro.»
«L’ho fatto» disse Egwene. La sua pazienza stava iniziando a logorarsi. «Alcune non vogliono parlare con me e continuano a mandarmi a ricevere la penitenza. Altre dicono che queste fratture non sono colpa loro, ma con qualche lusinga hanno acconsentito a fare quello che possono. Le Gialle sono state molto ragionevoli, e penso che stiano cominciando a vedere i problemi nella Torre come una ferita che va guarita. Sto ancora lavorando con diverse Sorelle Marroni: paiono più affascinate che preoccupate dai problemi. Ne ho mandate diverse a cercare fra le storie degli esempi di divisioni, sperando che si imbattano in quella di Renala Merlon. Dovrebbe essere semplice effettuare la connessione, e forse inizieranno a capire che i nostri problemi qui possono essere risolti.
«Ironia della sorte, le Verdi sono state le più ostinate. Possono essere come le Rosse per molti aspetti, il che è irritante, dato che sarebbero dovute essere disposte ad accettarmi come una che sarebbe stata un loro membro. Questo lascia solo le Azzurre, che sono state bandite, e le Rosse. Dubito che Sorelle di quest’ultima Ajah saranno molto ricettive ai miei suggerimenti.» Ferane si appoggiò contro lo schienale, pensierosa, e Tesan sedette con tre noci dimenticate in mano, fissando Egwene. Miyasi si grattò i capelli grigio ferro con gli occhi sgranati dalla sorpresa.