Выбрать главу

«Sì,» disse infine Egwene, ritrovando la lingua «ma perché?» Aveva ritenuto che, dopo aver aiutato Min e Siuan, Laras non avrebbe avuto alcun desiderio di aiutare un’altra fuggitiva. Laras tornò a guardarla, nei suoi occhi una determinazione risoluta come quella di qualsiasi Aes Sedai. Di sicuro Egwene aveva sottovalutato questa donna! Chi era davvero?

«Non mi renderò complice dello spezzare lo spirito di una ragazza» disse Laras in tono severo. «Quelle percosse sono vergognose! Sciocche Aes Sedai. Ho servito lealmente per questi anni, oh sì, ma ora mi hanno detto che devo farti lavorare il più duramente possibile, a tempo indeterminato. Be’, riesco a capire quando una ragazza passa dall’essere istruita all’essere schiacciata. Non lo permetterò, non nelle mie cucine. Che la Luce folgori Elaida per aver pensato di poter fare una cosa del genere! Giustiziarti o renderti una novizia, non m’importa. Ma spezzarti è inaccettabile!»

La donna si alzò in piedi, mettendo le mani sui fianchi, con uno sbuffo di farina che si sollevava dal suo grembiule. Stranamente Egwene si ritrovò a riflettere su quell’offerta. Aveva rifiutato quella di Siuan di salvarla, ma se fosse fuggita ora, sarebbe tornata all’accampamento delle ribelli essendosi liberata da sola. Questo sarebbe stato molto meglio che essere salvata! Sarebbe potuta sfuggire a tutto questo, lontano dalle percosse, lontano dal duro lavoro.

Per fare cosa? Starsene seduta all’esterno a guardare la Torre mentre crollava?

«No» disse a Laras. «La tua offerta è molto gentile, ma non posso accettarla. Sono spiacente.»

Laras si accigliò. «Ma, ascolta…»

«Laras,» la interruppe Egwene «nessuno usa quel tono con una Aes Sedai, nemmeno la maestra delle cucine.»

Laras esitò. «Sciocca ragazza. Tu non sei Aes Sedai.»

«Che tu lo accetti o meno, io non posso andarmene comunque. A meno che non intenda ficcarmi tu stessa dentro quel buco — legandomi e imbavagliandomi per impedirmi di gridare, e poi scortandomi di persona dall’altra parte del fiume — ti suggerisco di lasciarmi tornare al mio lavoro.»

«Ma perché?»

«Perche» rispose Egwene, lanciando un’occhiata all’indietro verso il focolare «qualcuno deve combatterla.»

«Non puoi combattere in questo modo» ribatte Laras.

«Ogni giorno è una battaglia» disse Egwene. «Ogni giorno in cui rifiuto di piegarmi significa qualcosa. Perfino se Elaida e le sue Rosse sono le uniche a saperlo, è già qualcosa. Una piccola cosa, ma più di quello che potrei fare dall’esterno. Mi rimangono ancora due ore di lavoro.»

Si voltò e iniziò ad avviarsi di nuovo verso il camino. Una riluttante Laras chiuse la botola per la sua camera segreta, poi si unì a lei. Ora, mentre camminava, la donna faceva molto più rumore, strusciando contro i ripiani e facendo risuonare i suoi passi sul mattonato. Curioso come era stata in grado di essere così silenziosa, quando voleva.

Un guizzo di stoffa rossa, come il sangue di un coniglio morto nella neve, si mosse attraverso le cucine. Egwene si immobilizzò quando Katerine, con indosso un abito con gonne rosse e finiture gialle, la notò. La bocca della Rossa era tesa in una linea sottile, i suoi occhi stretti. Aveva forse visto Egwene e Laras allontanarsi?

Laras si immobilizzò.

«Ora capisco dove stavo sbagliando» si affrettò a dire Egwene alla maestra delle cucine, scrutando un secondo focolare, posto vicino a dove si erano trovate nella dispensa. «Grazie per avermelo mostrato. Sarò più attenta ora.»

«Vedi di esserlo» disse Laras, riscuotendosi dal suo sbigottimento. «Altrimenti sperimenterai una vera punizione… non come quelle sculacciate poco convinte che da la maestra delle novizie. Ora torna al lavoro.»

Egwene annuì, affrettandosi a tornare al camino. Katerine sollevò una mano per fermarla. Il cuore di Egwene prese a martellare a tradimento.

«Non ce n’è bisogno» disse Katerine. «L Amyrlin ha richiesto che la novizia la assista stasera a cena. Ho detto all’Amyrlin che una giornata di lavoro non avrebbe certo spezzato qualcuna così stupidamente testarda come questa bambina, ma lei insiste. Immagino che ti verrà concessa la tua prima opportunità per dimostrare la tua umiltà , bambina. Ti suggerisco di coglierla.»

Egwene abbassò lo sguardo verso le sue mani annerite e il vestito insozzato.

«Va’, corri» disse Katerine. «Lavati e ripulisciti. Non bisogna far aspettare l’Amyrlin.» Lavarsi si rivelò quasi altrettanto difficile che pulire il camino. La fuliggine le aveva macchiato le mani in modo molto simile all’abito da lavoro. Egwene passò quasi un’ora a lavarsi in una vasca piena di acqua tiepida, cercando di rendersi presentabile. Aveva le unghie frastagliate per aver raschiato i mattoni e pareva che, ogni volta che si risciacquava i capelli, lavasse via un’intera secchiata di fiocchi di fuliggine.

Comunque era lieta per quell’opportunità. Di rado aveva molto tempo per farsi il bagno: di solito non poteva fermarsi per più di una rapida passata. Mentre si risciacquava e si strofinava nella stanzetta da bagno piastrellata di grigio, meditò sulla sua prossima mossa.

Aveva rifiutato l’opportunità di fuggire. Questo significava che doveva lavorare su Elaida e le Rosse, le uniche Sorelle che vedeva. Ma potevano essere indotte a vedere i propri errori? Desiderò poterle mandare tutte quante in punizione e sbarazzarsi di loro.

Ma no. Lei era l’Amyrlin: rappresentava tutte le Ajah, inclusa la Rossa. Non poteva trattarle come Elaida aveva trattato le Azzurre. Erano le più ostili verso di lei, ma questo voleva solo dire una sfida maggiore. Pareva che stesse facendo qualche progresso con Silviana, e Lirene Doirellin non aveva forse ammesso che Elaida aveva commesso errori gravi?

Forse le Rosse non erano le sole che poteva influenzare. C’erano sempre incontri casuali con altre Sorelle nei corridoi. Se una di loro l’avesse avvicinata per parlare, le Rosse non avrebbero potuto trascinarla via. Avrebbero mostrato un po’ di decoro e questo avrebbe dato a Egwene un’opportunità di interagire un poco con altre Sorelle.

Ma come trattare con Elaida stessa? Era saggio lasciare che la falsa Amyrlin continuasse a pensare che Egwene era quasi sottomessa? O era il momento di farsi valere?

Quando ebbe finito il suo bagno, Egwene si sentiva molto più pulita e molto più fiduciosa di se. La sua guerra aveva subito una seria svolta per il peggio, ma poteva ancora combattere. Si spazzolò rapidamente i capelli bagnati, si mise un nuovo abito da novizia — cielo, che bella sensazione le dava quel tessuto morbido e pulito a contatto con la pelle! — e uscì per unirsi alle sue sorveglianti.

La scortarono su fino alle camere dell’Amyrlin. Egwene superò diversi gruppi di Sorelle e si tenne attentamente dritta a loro beneficio. Le sorveglianti la fecero passare attraverso il settore Rosso della Torre, dove le piastrelle sul pavimento cambiavano in un motivo di rosso e carbone. C’erano più persone che si aggiravano qui: donne coi loro scialli, servitori che recavano la Fiamma di Tar Valon sul petto. Nessun Custode. Questo era sempre sembrato strano a Egwene, dal momento che erano così comuni in altre parti della Torre.

Una lunga salita e qualche svolta e arrivarono agli alloggi di Elaida. Egwene controllò inconsciamente le proprie gonne. Durante il tragitto aveva stabilito di dover assistere Elaida in silenzio, proprio come aveva fatto l’ultima volta. Irritarla ulteriormente non avrebbe fatto che condurre a nuove restrizioni. Egwene non si sarebbe umiliata, ma non avrebbe nemmeno fatto di tutto per insultare Elaida. Che quella donna pensasse ciò che voleva.

Un servitore aprì la porta, facendo entrare Egwene negli apparta menti e poi nella sala da pranzo. Qui lei fu sconcertata da quello che trovò. Aveva presunto che avrebbe assistito Elaida da sola, o forse con Meidani. Egwene non aveva considerato nemmeno per un momento che la sala da pranzo sarebbe stata piena di donne. Ce n’erano cinque, una per ogni Ajah tranne la Rossa e l’Azzurra. E ciascuna donna era un’Adunante. Yukiri era lì, come Doesine, entrambe facenti parte delle cacciatrici clandestine dell’Ajah Nera. Ferane si trovava lì, anche se parve sorpresa di vedere Egwene; la Bianca non aveva saputo prima di questa cena o semplicemente non ne aveva fatto menzione?