«Perche mi hai detto questo?» chiese Siuan. «Per quanto ne sai, io sono una lacche’ di Lelaine.»
Sharina sollevò le sopracciglia. «Per favore, Siuan Sedai. Questi occhi non sono ciechi, e vedono una donna che lavora davvero sodo per tenere occupate le nemiche dell’Amyrlin.»
«D’accordo» disse Siuan. «Ma ti stai comunque esponendo per una ricompensa molto esigua.»
«Ricompensa esigua?» chiese Sharina. «Perdonami, Siuan Sedai, ma quale credi che sarà il mio destino se l’Amyrlin non ritorna? Nonostante quello che dice ora, possiamo percepire le vere opinioni di Lelaine Sedai.»
Siuan esitò. Malgrado ora Lelaine recitasse la parte della devota seguace di Egwene, non molto tempo fa era stata scontenta anche lei come tutte le altre per la faccenda delle novizie troppo vecchie. Pochi gradivano quando le tradizioni cambiavano.
Ora che le nuove novizie erano state inserite nel libro, sarebbe stato difficile estrometterle dalla Torre. Ma questo non voleva dire che le Aes Sedai avrebbero continuato a permettere l’ammissione di donne più vecchie. Oltre a quello, c’era una buona probabilità che Lelaine — o chiunque avrebbe finito per diventare l’Amyrlin Seat — avrebbe trovato un modo per ritardare o arrestare l’avanzamento delle donne che erano state accettate contro la tradizione. Questo certamente avrebbe incluso Sharina.
«Farò sapere all’Amyrlin delle tue azioni qui» disse Siuan. «Verrai ricompensata.»
«La mia ricompensa sarà il ritorno di Egwene Sedai, Siuan Sedai. Preghiamo sia presto. Ha intrecciato il nostro fato con il suo nel momento in cui ci ha accettato. Dopo quanto ho visto e sentito, non ho intenzione di interrompere il mio addestramento.» La donna soppesò il canestro. «Suppongo che desideri che questi indumenti vengano lavati e poi ti siano restituiti?»
«Sì. Grazie.»
«Sono una novizia, Siuan Sedai. E mio dovere e mio piacere.» La donna anziana si inchinò per rispetto e continuò lungo il sentiero, camminando con passo più rapido dei suoi anni. Siuan la osservò allontanarsi, poi fermò un’altra novizia. Un altro messaggero per Bryne. Giusto in caso. Sbrigati, ragazza, pensò Siuan rivolta a Egwene, lanciando un’occhiata verso il pinnacolo della Torre Bianca. Sharina non è l’unica il cui fato è intrecciato col tuo. Ci hai imbrigliato tutti in quella tua rete.
19
Stratagemmi
Caos. Il mondo intero era caos.
Tuon era in piedi sulla balconata della sua sala delle udienze nel palazzo di Ebou Dar, le mani serrate dietro la schiena. Nei terreni del palazzo — un lastricato imbiancato, così come molte superfici della città — un manipolo di armigeri Altarani in oro e nero provavano alcuni schieramenti sotto gli occhi vigili di un paio di ufficiali. Al di là si ergeva la città vera e propria, cupole bianche con striature colorate che si estendevano accanto ad alte guglie candide.
Ordine. Qui a Ebou Dar c’era ordine, perfino negli accampamenti di tende e carri fuori dalla città. à soldati Seanchan pattugliavano e mantenevano la pace; c’erano progetti di ripulire il Rahad. Solo perché una persona era povera, non era un motivo — o una scusa — per vivere senza legge.
Ma questa città non era che una minuscola sacca di ordine in un mondo di tempesta. Seanchan stessa era frammentata dalla guerra civile, ora che l’imperatrice era morta. Il Corenne era giunto, ma la riconquista di queste terre di Artur Hawkwing stava procedendo a rilento, ritardata dal Drago Rinato a est e dagli eserciti domanesi a nord.
Tuon attendeva ancora notizie del lenente generale Turan, ma i segni non erano buoni. Caigan sosteneva che l’esito avrebbe potuto sorprenderli, ma Tuon aveva visto una colomba nera nell’ora in cui era stata informata della difficile situazione di Turan. Il presagio era stato chiaro. Non sarebbe tornato vivo.
Caos. Lanciò un’occhiata da un lato, dove il fedele Karede era in piedi nella sua spessa armatura color rosso sangue e verde intenso, quasi nero. Era un uomo alto, col volto squadrato solido quasi quanto l’armatura che indossava. Aveva due intere dozzine di Sorveglianti della Morte con se quest’oggi — il giorno dopo il ritorno di Tuon a Ebou Dar — assieme a sei Giardinieri Ogier, tutti in piedi contro le pareti. Fiancheggiavano i lati della stanza dai pilastri bianchi e dall’alto soffitto. Karede percepiva il caos e non aveva intenzione di permettere che lei venisse portata via di nuovo. Il caos era ancora più letale quando facevi supposizioni su cosa poteva e non poteva infettare. Qui a Ebou Dar si manifestava nella forma di una fazione intenzionata a togliere la vita a Tuon.
Lei aveva evitato attentati alla sua vita fin da quando era stata in grado di camminare ed era sopravvissuta a tutti quanti. Li aveva previsti. In un certo senso, era prosperata proprio grazie a essi. Come facevi a sapere di essere potente se non venivano mandati assassini a ucciderti? Il tradimento di Suroth, pero’… Caos davvero, quando la persona alla guida dei Precursori si era rivelata una traditrice. Riportare il mondo a uno stato di ordine sarebbe stato molto, molto difficile. Forse impossibile.
Tuon raddrizzò la schiena. Non aveva pensato di poter diventare imperatrice per molti anni ancora. Ma avrebbe compiuto il suo dovere.
Si voltò dalla balconata e ritornò nella sala delle udienze per fronteggiare la folla che la attendeva. Come gli altri del Sangue, portava ceneri sulle guance in segno di lutto per la perdita dell’imperatrice. Tuon aveva nutrito poco affetto per sua madre, ma l’affetto non era necessario per un’imperatrice. Lei forniva ordine e stabilità. Tuon aveva solo cominciato a capire l’importanza di queste cose quando quel peso si era posato sulle sue spalle.
La camera era ampia e rettangolare, illuminata da candelabri fra i pilastri e il bagliore radioso di luce solare che penetrava attraverso l’ampio balcone sul fondo. Tuon aveva ordinato che i tappeti della stanza venissero rimossi, preferendo le lucide piastrelle bianche. Sul soffitto campeggiava un affresco di pescatori in mare, con gabbiani nell’aria limpida, e le pareti erano di un azzurro tenue. Un gruppo di dieci da’covale era in ginocchio davanti ai candelabri alla destra di Tuon. Indossavano costumi trasparenti, in attesa di un ordine. Suroth non era fra loro. I Sorveglianti della Morte si erano occupati di lei, almeno finche non le erano cresciuti i capelli.
Non appena Tuon entrò nella stanza, tutti i cittadini si genuflessero toccando terra con la fronte. Quelli del Sangue si inginocchiarono, chinando il capo.
Dall’altra parte rispetto ai da’covale, dal lato opposto della sala, Lanelle e Melitene erano inginocchiate in abiti decorati con fulmini argentei in pannelli rossi sulle loro gonne. Le loro damane al guinzaglio erano in ginocchio a faccia in giu’. Il rapimento di Tuon era stato insopportabile per parecchie damane; avevano cominciato a piangere inconsolabili durante la sua assenza.
La sua sedia delle udienze era relativamente semplice. Un seggio di legno con velluto nero sui braccioli e sullo schienale. Si sedette, indossando un abito pieghettato di profondo blu mare, con una cappa bianca che svolazzava dietro di lei. Non appena lo fece, le persone nella stanza si alzarono dalle loro posizioni di adulazione… Tutti tranne i da’covale, che rimasero in ginocchio. Selucia si alzò e si accostò alla sedia, con i capelli raccolti in una treccia che le scendeva dal lato destro e quello sinistro della testa rasato. Non portava le ceneri, dal momento che non era del Sangue, ma la banda bianca sul suo braccio indicava che lei — come tutto quanto l’impero — era in lutto per la perdita dell’imperatrice.
Yuril, segretario di Tuon e in segreto la sua Mano, si accostò all’altro lato della sedia. I Sorveglianti della Mortesi spostarono con movimenti scaltri attorno a lei, mentre le loro armature scure scintillavano debolmente nella luce solare. Di recente erano stati particolarmente protettivi nei suoi confronti. Tuon non gliene faceva una colpa, considerati i recenti avvenimenti.
Eccomi qua, pensò Tuon, circondata dalla mia forza, damane da un lato e Sorveglianti della Morte dall’altro. Eppure non mi sento più sicura di quando ero con Matrim. Che strano che si fosse sentita al sicuro con lui.