«C’è da chiedersi se questo sia davvero fattibile» trasmise Selucia. Tuon era intrigata.
«Che numeri saremmo in grado di usare per un tale attacco?»
«Con un pieno dispiego di forze?» chiese Yulan. «Credo di poter radunare fra gli ottanta e i cento to’raken per l’assalto.»
Da ottanta a cento to’raken. Dunque, forse circa trecento soldati con equipaggiamento, lasciando spazio per portare indietro le marath’damane catturate. Trecento sarebbero stati una forza considerevole per una scorreria del genere, ma avrebbero dovuto muoversi rapidi e leggeri, in modo da non restare intrappolati.
«Se compiace la Somma Figlia,» disse il generale Galgan, facendosi avanti «credo che il piano del generale Yulan sia molto valido. Non esclude grosse perdite potenziali, ma non avremo mai un’altra opportunità simile. Se entrassero nel conflitto, quelle marath’damane potrebbero neutralizzarci. E se potessimo accedere a questa loro arma o perfino alla loro abilità di percorrere grandi distanze… Ebbene, ritengo che rischiare ogni to’raken nel nostro esercito valga la pena.»
«Se compiace la Somma Figlia» proseguì il generale Yulan. «Il nostro piano richiede l’uso di venti squadre dei Pugni del Cielo — duecento truppe in totale — e cinquanta sul’dam collegate. Pensiamo che, forse, sarebbe anche appropriato un drappello di Coltelli del Sangue.»
Coltelli del Sangue, il fior fiore dei Pugni del Cielo, che già di per se erano un gruppo esclusivo. Yulan e Galgan erano proprio determinati per questo attacco! Non si impegnavano mai i Coltelli del Sangue a meno di non fare davvero sul serio, poiche non tornavano dalle loro missioni. Il loro compito era rimanere indietro dopo che i Pugni si ritiravano e causare danni — più danni possibile — al nemico. Se potevano piazzarne alcuni a Tar Valon, con ordine di uccidere quante più marath’damane possibile…
«Il Drago Rinato non reagirà bene a questo assalto» disse Tuon a Galgan. «Non è forse connesso con queste marath’damane?»
«Stando ad alcuni rapporti» disse Galgan. «Altri sostengono che si oppone a loro. Altri ancora dicono che sono sue pedine. Le nostre scarse informazioni in questo ambito abbassano i miei occhi, Somma Figlia. Non sono stato in grado di separare le menzogne dalle verità. Finche non avremo informazioni migliori, dobbiamo supporre il peggio: che questo assalto lo farà adirare parecchio.»
«E tu pensi comunque che ne valga la pena?»
«Sì» rispose Galgan senza esitazione. «Se queste marath’damane sono connesse al Drago Rinato, allora abbiamo ancora maggior ragione di colpire ora, prima che lui possa usarle contro di noi. Forse l’attacco lo farà adirare, ma lo indebolirà anche, cosa che ci metterà in una posizione migliore per negoziare con lui.»
Tuon annuì pensierosa. Senza dubbio, questa era la decisione difficile vaticinata dal presagio. Ma la sua scelta pareva molto ovvia. A tutte le marath’damane di Tar Valon doveva essere messo il collare, e questo era un modo eccellente per indebolire la resistenza all’Esercito Sempre Vittorioso, con un unico, potente colpo.
Ma il presagio parlava di una decisione difficile. Fece un gesto a Selucia. «C’è qualcuno nella stanza che disapprova questo piano?» chiese la Parola. «Qualcuno che presenta obiezione a ciò che il generale Yulan e i suoi uomini hanno proposto?»
I membri del Sangue nella stanza si guardarono l’un l’altro. Beslan poteva essersi leggermente agitato, ma rimase in silenzio. Gli Altarani non avevano mosso obiezioni quando alle loro marath’damane era stato messo il collare; pareva che nutrissero poca fiducia verso coloro che erano in grado di incanalare. Non erano stati prudenti come l’Amadicia nel mettere fuori legge queste Aes Sedai, ma non erano neanche le benvenute. Beslan non avrebbe obiettato a un attacco contro la Torre Bianca.
Tuon si appoggiò contro lo schienale, in attesa… Di cosa? Forse non era questa la decisione a cui si riferiva il presagio. Aprì la bocca per dare l’ordine di procedere con l’attacco, ma in quel momento l’apertura delle porte la fece esitare.
I Sorveglianti della Morte a guardia della porta si fecero da parte un momento dopo, ammettendo un so’jhin di servizio nel corridoio. L’uomo dalle forti braccia, Ma’combe, si inchinò fino a terra, con la treccia nera sopra la sua spalla destra che pendeva da un lato e colpiva il pavimento piastrellato. «Se compiace alla Figlia delle Nove Lune, il tenente generale Tylee Khirgan desidererebbe udienza.»
Galgan parve sbigottito.
«Cosa c’è?» gli chiese Tuon.
«Non mi ero reso conto che fosse tornata, Somma Figlia» disse. «Suggerisco umilmente che le sia dato il permesso di parlare. E una dei miei migliori ufficiali.»
«Può entrare» riferì Selucia.
Un da’covale in vesti bianche fece il suo ingresso, precedendo una donna in armatura con l’elmo sottobraccio. Di carnagione scura, con corti capelli neri portati in stretti ricci contro il capo, era alta e snella. La sua chioma era striata di bianco alle tempie. Le piastre sovrapposte della sua armatura erano striate di vernice rossa, gialla e blu, e cigolava mentre camminava. Era solo del basso Sangue — elevata di recente per ordine del generale Galgan —, ma era stata informata di questo via raken. Portava i capelli rasati a malapena a un dito dai lati della testa. Gli occhi di Tylee erano arrossati dalla fatica. A giudicare dalla puzza di sudore e di cavallo che emanava, doveva essere venuta dritta da Tuon non appena arrivata in città. Fu seguita nella sala da diversi soldati più giovani, anch’essi esausti, uno dei quali portava un grosso sacco marrone. Quando ebbero raggiunto lo spazio dei supplici — un quadrato di stoffa rossa — tutti si inginocchiarono. I soldati comuni quindi toccarono il pavimento con la fronte, e Tylee sussultò come sul punto di fare lo stesso, ma si fermò. Non era ancora abituata a far parte del Sangue.
«È evidente che sei stanca, guerriera» riferì Selucia. Tuon si sporse in avanti. «Si presume che tu abbia notizie di grande importanza…»
Tylee si alzò su un ginocchio, poi fece un gesto di lato. Uno dei suoi soldati si alzò in ginocchio e sollevò il suo sacco marrone. Era macchiato sul fondo di un liquido scuro e incrostato. Sangue.
«Se compiace la Somma Figlia» esordì Tylee, con una voce che tradiva spossatezza. Fece un cenno col capo al suo uomo, il quale aprì il sacco, riversandone il contenuto sul pavimento. Le teste di diversi animali. Un cinghiale, un lupo e… un falco? Tuon fu percorsa da un brivido. Quella testa di falco era grossa quanto quella di una persona. Forse di piu’. Ma non erano… giuste. Quelle teste erano orribilmente deformate.
Poteva giurare che la testa di falco, che rotolò in modo che potesse vederne la faccia chiaramente, avesse occhi umani. E… anche le altre teste… avevano fattezze umane. Tuon represse un fremito. Che orrendo presagio era questo?
«Che significa tutto cio’?» domandò Galgan.
«Presumo che la Somma Figlia sappia della mia impresa militare contro gli Aiel» disse Tylee, ancora su un ginocchio. Tylee aveva catturato delle damane durante quello scontro, anche se Tuon non sapeva più di quello. Il generale Galgan aveva atteso il suo ritorno piuttosto incuriosito di ricevere il resoconto completo.
«Nella mia impresa,» continuò Tylee «si sono uniti a me uomini di varie nazionalità , nessuno dei quali aveva pronunciato i giuramenti. Presenterò un rapporto completo su di loro non appena ci sarà tempo.» Esitò, poi lanciò un’occhiata alle teste. «Queste… creature… hanno attaccato la mia compagnia durante il nostro viaggio di ritorno, a dieci leghe da Ebou Dar. Abbiamo subito pesanti perdite. Abbiamo portato con noi diversi corpi interi, oltre alle teste. Camminavano su due piedi, come uomini, ma erano molto simili ad animali.» Esitò di nuovo. «Credo che siano quelli che, da questo lato dell’oceano, chiamano Trolloc. Credo che stiano venendo qui.»